Deliciae eruditorum seu Veterum anekdoton opusculorum collectanea Io. Lamius collegit, illustravit, edidit Historiae pontificiae et Augustae pars prima Chronicon pontificum Leonis Urbevetani complectens

발행: 1737년

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, , Occupatere delie tue mis, entro ne' confini det tuo

Regno, e distendendo te togii trici mani, posse aiab, sedio a monte' Cassini, e grandi ed aspri assaltim vi- fece per ' molle sate, adoperando tutio suo , potere per prendere ', & avere la terra . Ma in

ἡ, questo non venne -meno la solleritudine dellas, Chiesa, la quale per due Cardinati, e spela non ,, picdola, porse agli assediati intera mano ratulo, indebolendo la larga dello assediatore , e menOm'ando it pcitere dei nemico. Ma conciolassecosay, che lo fine non rispondesse at suo , desiderio , ,, e veggendo, che lai defensione era iunga , eta che,, knsmici prerideano cuore di contatare, illi det tob, ni mics si parti Siandonne in Sicilia i , pensando, ,, che se egit delia tua persona potesse complereis silo intenstitilento, temermeme pol arebbe la Si- ,, mbria' det Riegno. Ma niente quivi ritrasse Sana ι, ta Chiela Ia 'mano deli' usata disensione , i anni, , tramisella' olire at 'Cardinale Cario, e ih Conte 1ac5p, fons clino dei nostro, predecessore ' deito con ' quolis cava lieri sin tuo a tuto , & ''un altroia Cardinale su deputato mila gliardia delia tua persona proprismente se illo itale non lento alle tu , , utilit adi passo l ' anno aedesimo da questa, vita ;

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,, di molli, e grandi. E conciolassecolache non ,, vesse la Chleta chi la levasse in quello paese, an-- Zi avesse perdute te molle spese , che essa per te ,, avea falle negli uomini della contra da di mob,, te migliata d'oncie, ricevetis in suo nome pales m mente dat Conte C. . . . saramento di sedet-ta; iramisse tui ne i regno per rompere te corna ,, at superbo nimico. Fu ad unque quest' opera da

se tradi re it garZone λ Fu questa opera, che la Chie- ,, sa volesse rubare it pupillo da credere. E venga ,, la sentenZa dei trono di Dio, ed aprasi ii glu- dietio 8ella virtu deli' Altissimo, se alla tua, Alis teZZa si conveni va di credere cotali cose controis alla madre Eclesia , o se la conceputa credenZa,, doveasi compari re che parola se ne trovasse. Ma,, sorse la divina Prou videnZa ha cio voluto, perchE., si possa avere pili sicura cagione delle cose vedu- ,, te intorno at convenente deli' uomo strano, ii qua- , , Ie su elevato nella sedia det Padre tuo, se se- ,, dia di Padre si dee chlamare quella, che si co is cede non per ragione d 'eredita, ina per eleZio-M ne. Certo it tuo trovamento si dovea ben tacere,, contro alla Chiela, imperocche colui ,- che rieri da, e niega la verita nelle cose manifeste, ritie-M ne meno sede nelle celate . Gia ben .saputa cosa se e da ogni canto. dello 'mperio, chedopola mores te dello 'mperadore Arrigo tuo Padre, te volon-

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,, cose si a sua utilita de , chei pensando lui, eheu, ,, lo 'mperio non gli potesse sallire, si mise ii suo, , intendimento in occupare lo regno di Sicilia; A ed a torto trami se ii vescovo di Guermaga, ea ἀ attre genti. Ne in questo non ti falla la provvi- , , dena a deli'Appostolicate Sedia, angi mando a rina se contro ii det to Cardinale Cario , e molli vas-

, , salii della Chiela, i quali abbatierono te sorte

D de' nimici intro la Marca, e non gli lasciaro- no approsinnare agit eonfini di deito regno. ,, Pol vera mente passato ii deito pilippo di vita, is convenne che noi consentissimo alia eleetione delis detio Otto di Sansogna , la quale ne su pro se sentata per concordia di tuiti i Prencipi in tal mari niera , che a noi non su lectio vietarii Ia 'mpeis,, riale corona. Ma esso, siccome tu scri vesti , su-j,, bita mente divenne ingrato, volgendo te reni neI- ,, la saccia a Santa Chiela, e avvegnache esti l provocasse di molia in giuria, tutiavolta la Chleta ,, infingea la misericordia per la usata paZienga, se Ma da che esso pure si ruppe nelle tue ossese, nonis pote la Chieta pati re tanto contrario in te, si is come luce dei suo occhio , angi pensb molle vie M per te quali ella potesse plena mente lavvenire al,, suo Pupillo. O come tu eri prosilmano a' peri. ,, colit O come tu eri apparecchiato alia eadulat

,, umili , e che eomanda at mare, ed a' venti , eis cassa te tempestadi ; che dipone i potenti dallari sedia , e gli umili pone in alto. Chiamo anco ,, ra i cuori de' sedeli Principi, sollecitando i grati. di, ed i piceoli, serelie te porgessero te loro alia- ,, iatrici mani at rilevamento delia tua ro vina. Ma

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M alia sine la divina potenga contrastelle allo ssoris ,, Zo dei detio avversario ; e sece in te segnate diis bene , perche tui cadesse, e tu montassi; ego in- is debilisse , e rinsorgasse gastigo lui alia sua ina- , , Ii Zia r e ri prese tui Ia sua iniquita , . per tal i

,, niera, che esso, che troppo avara mente desidera-

va I' altrui cose , per gi ullo gludigio di Dio per- ,, de te sue proprie. It perche tu , a cui appena

,, eran rima se I' est remiti dei tuo regno , acqui sta- ,, sti Io 'mperio, e tui te te colui cose, con tale ri- is medio , e salvamento , con l' a tuto de' Pren-

,, cipi , e con te virtu della divina Pro v viden- ,, Za , innanZi riprovide la madre Eesesia. Coisis tali benefieti porse a te pupillo . Postia creis sciuio , che dunque poteva pia lare , e non Iois sece ; quando essa non lasci ava a sare niente diri quello si conventua, e di quello v' agglugne va, is ond'ella non era tenuia Onde noi ci maraviis gliamo , che tu in questo ricordi te tue satiche,

se dicendo , che venisti metiendoti in grande avvenisis tura, venendo a quella, Onde altri si procacclava. E cosi en trasti netl'altrui opere nitetendo quello, ,, che tu non seminasti; e ricogliendo cib , che tu ,, non spargesti. Ancora ne' tuoi trovamenti non diis menticasti la nostra persona , cine che noi tro-M Vammo buOno seguitatore neti' opere dei nostro antecessore , non bene considerando , che quanis to era nelle tue proprie utilita, noi desideramo in is tuite gui se, non che tui aveva incominciato intoris no at proponimento de tuoi onori . E a cib sareis n0i metiemino potenternente, e palesemente molis te cola : patim mo di menomare ii nostro onore per accrescere it tuo; divenim mo guastatori del-

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,, sti , e per altri benefici , ne rispondi tu di tota -

, , te gui derdone, che di che noi menomammo neI- , , te nostre costituZioni la ragione , la . quale i Redi Sicilia snglio no a vere per usanga nelle eleZioni, , de' Prelati . Ma se tu a vessi con sollecita mano rived ute , e rivolte te scritture tue , e delia tua. ,, Madre , e vedessi bene te costi iugioni de ' Santi,, Padri , non incolperesti la Chieta in torno alla de- sensione delia Eclesiastica liberta , percio, concio D, , si acosache . non debbe altrui bia si mare delia glu- ,, stiata colui , ii , quale contende delia mala usan-

,, messi Prelati in alquante Chiese det Regno vaca- , , te. Ma chente si 'sta quella forma non sappiamo, ,, se non che troppo sarebbe ssormata, se ii gludiato, , deli 'Appostolicate Sedia pendesse dat tuo arbitrio. . ,, Ma per tanto non e di nostra in tenetione di proa,, movere persona suspelta , purche tu . non appon- ,, ga pili suspensione , che P ordine della ragione se non pati sca. Dopo tutio cio non volemo no i la- ,, sciare P Arci vesco vo di Τaranio, ii quale essendo,, appresso di te in alteZEa di graZia , subitamen te, , P abbattesti in prosondo di malavoglieneta ; sicche, , chi poco dinanZi era tenuio unocuore , ed una ani- ,, ma con teco in sieme , di subito su chi amato suro, is e ladro , e det to traditore dei tuo sangue. E ma- ,, ravigii anci , che piu n' a spetii : che cacciato luid alia Sedia , e tollo gli te sue possessioni, e con- ,, tro a Dio , e contro a ragione , seguendo tuo se arbitrio di gia P ai punito, e la pena e Venuta, , prima che la sentenZa: sicche PesecuZione non ,, at tela libello . M a soria e alchino , che dice, che

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obliare it Uesco vo di Callania, per la cui superbia , e largheZZa , vat dicendo , che tutio ii Regno E divorato . M a se la divoraZione e gia cos .fatta in tutio onde sono soperchiate cotante remanenZie a divorare. Eda colui se merito rispondesse allo studio suo , e stulto alle suel sati chealtro senaa fallo avrebbe, che non gli E dato diquello , che tu promettesti a noi nelia Terra di Florentina. Quello ancora, che tu prometresti a'no- , , stri Frati in san Germano tu lo sat bene. In questa, , maniera, & in molle attre , percuoti tu illa colonne, , della sania Chleta, quando i 'aspreZZa dei tuo gravamento si stende nelle persone de' Prelati, e ne 'gra-

,, di , e negli ordini de' Cherici , e quasi volendo,, coprire & emendare gli altrui disetti, vat dicen- ,, do la negligenZa de Prelati , non pensando, chos, ancora non e venuta maneo Pautorita delia mag-

,, gior Sedia , la quale i peccati elaminati in dili-

,, gente giudicio punisce con tanta giusti etia, che Ia,, distruetione delia pena toglie elamplo di colpa, e. ,, la severita delia vendetia puote agit altri esset ,, termine di mal fare. E perci ocche noi non pol ,, m O, De VOgliamo, ne dobbiamo venire alia se is ta Chleta di Dio sopra tulte queste cose , . e al ,, tre , che toccano ait ' Eclesiastica liberiade , perci, segui remo no i in tal mantera in debito delP ufi- ,, Zio nostro , che noi satissa remo a Dio, ed at mon- ,, do. E di cio laremo utit mente la vicenda della ,, nostra salute, e della tua , conciossiZcolache placere,, agit uomini contra Dio si a nuOeere; il perdonao re sia condannare; acci ocche Ie mani delle pietο- ,, se madri cuocono agit loro figliuoli; perciocchen 'l verace amota ha sue plaghe , nec quali dive r

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,, tano piu dolci, quanto elle si danno pia amaraia,ν mente. Dicesti ancora , che do po la tua tornata ,, net regno , dacche avesti re integrate te tue sor-

,, ete , te quali erano disperse per lo Dari amento de tempi , e che avesti scacciati i tuoi ri belli ,

,, la madre Eclesia, contro ali'ussicio di madre, ave- va ritenuit i suspelli det figli uolo . E certo delis reintegramento delle sorge si amo allegri . Ma Diois volesse, che l' esseZione det reintegratore lasse s ,, contenta de' diritti termini , che dalla giustiata dei rico veramento delle sue cose non trapassasse ad ingluria, e ad usurpamento deli' altrui; perci oc- ,, che suori di quelio , che at novissimo glorno si rendera per distretia vendetia det sevrano Giudiis

,, ee, conviene, che la sustaneta ei consumi, la qua- ,, te neI beneavventuroso tempo sara ammassata

,, per non legittimi accrescimenti. Sopra at satio,, degli scacciati det regno potem o noi bene sota- ,, rire la risposta; se non che alcuna gente potrebis., be credere , che ii tardamento di nostra respon- sone giustificasse questo tuo richiamo satio gia peris piu volte. Ora risponderemo per dimostrare cheo l' affigi mento det rispondere e ri tardato, ed ora ,, viene innaneti ad istanetia di richiarimento. NE non crediamo noi che sia delia tua memoria ca-M duto, cheal Conte Ramondo , & a Rinaldod 'AD versa , ed a' loro saltori , aneti che essi rendestino M le Castella , che tu per sorZa avere non potevi,

se intra l' attre cose, te quali sono stritte in patii ,, pluvichi , ed autentichi , si conti ene spressainente M la plena sieurta, , che tu desti loro , e sacesti. EM perche ella avesse sermamento di maggiore sicurta, ,, pregasti tu nol, ed i nostri statelli per messi , e,, per lettere speziali , te quali seno probate pres, chiara

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chlara testimonianeta , che Ia Chleta di Roma si curamente 'gli ricevesse inpra se, e che tu plenaniente atterresti loro tuite sicurta , e promissioni . Ma come i salti seguono alle parole, come sede segue la promessione, piu che non conviene ait 'Apin postolicate Sedia, & ali' Imperiale Allegeta dimo strano te pubbliche asilitioni , e te manifeste pene

tuperosa morte e percio nonne potemo noi temere nella n

lare nome , ed effetio di veraceta quat cosa non credere the cid fiaxv vegnache sia nato sospeso. Ma pelmili cose ii simi gliante vedranno per tui commetiere i minori; e da questo piceolo es,, plo Potranno prendere specchio , e vedula, net la , quale quanto sia menomata la utili inde dest' Appo.

Bolitate Sedia , la quale per molli tuoi prieghi

is aveva ricevuti loro sotio sua sicurta, dicanto queruis li , che sanno ii satio dei Conte Matteo, ii quale tu ai dispogliaio di tuiti i suoi beni, stando ita is a defensione delia Croce, ed in servigio det Croci- ,, fisso; e dei Conte Ruggieri imperaddietro preio e is me sal ta, e dappo i diliberato come sapemo notῆis e di molli altri, i quali per la tua persecuZioneis sono suggiti Σ Roma ed in quelle parti. Non

is tu questo nella memoria di Giulio Cesare , ii quale, , riserbo in vita Dornigio desideratore di pena , eis dispregiatore di perdom. E Metςllo, che pure si

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se offeriva alte coitellat, P ira di colanto Principeri puto cheesso non lasse degno di morte. Ma cer-- to te Citta erano risugio at Popolo d' Israelle , e ilia Popolo Cristiano non tro vera Citta dove. .rifugga pse David era sostenitore degli amitti, jed , ii Som-,v mo Pontefice Vicario dei grande David. non

in ostrer .la saccia at molestati, e massim amen-ψ, te quando essi contra a te non sanno alcuna cOsa, se sorse tu non ii voglia recare a in giuria , se che essi si lascino vivere. Dei Conte Ι . . . a s . A di Brenna nobile suocero tuo, se not avessimo sa- ,, puto che non facesse verso di te quelio , che do- vea , noi certo P a remo ammonito , e pregato ,

,, desiderando che es o sem pre ii susse gragioso. Ma , in tui si mara vigilano molle genti, che sogitono se gli altri crescere dei parentado de' maggiori; ma

,, es o ne pare, che ne si a menomato , non senZa scan- , , dolo di molli , ne senZa gran danno delia Terra ,, Santa , ne senea gran blasmo dei nome tuo Certo cosi salte cose non si tro vano ne i memoriali, degl' Imperadori; queste non sono i' usanZe si deali altri Principi ; cosi non si procura l' uti lith, k della Terra Sama , sopra la quale tu dii, che notii ponemo sorti legami , e pes da non portarne . ,, Ma non ti ricorda , che tu med simo per tua - spontanea volonta ti summet testi a questi pesi , gi λδε sono molli an nil passati, quando nella Magna ,, tu prendesti it segno delia Croce p. E non ti ri- ,, eorda quanta gente, e grandi , e piccoli si sono i, botati ai fervigio della Crocep E non si ricordas, quanto grande carico n' ha sufferto la s hieta neIIe,, decim e de' Prebenti degli Eclesiastici. Per gli,, mercatanti di Roma sappiamo bene , che V ave mo,, piti volte scritto, siccome tu dicesti. Ma polchE , ,, essi

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,, essi non sono uditi di loro ragione, non debbe lo- ro fallire l' Eclesiastica giustigia . E de' vassalli, de 'quali tu ne scrhvesti come piacque a te , lao ragione, che tu V 'ai, si v ede ne' privilegi tuoi, ,, e delia tua Madre , e de' tuui antecessori. E non per quanto se tu avelli voluto di gragia alaun is cosa in alutorio della Chiesi sania', nui aremori volentieri in tela la tua periZione , se tu Pares

is voluta dare. Pero vesi 'ancora , cheo'i troilio chu,, tu ti ponesti d'Avocheria piu sono fiate , t tu inon ,, io tragga a mala usanda. Poiche Au vocato: di, , Chleta , si debbe intendere quello medesimo, ,, che n' e di sensore. E se tu lasci l' esset to delle di- ,, sensioni , per niente ritient ii nome deli' Avo, cheria. La quat cosa ta at ben mostra m-Amo- ,, vata , ed in attre Castes la di nostri sedeli., lete quali tu tieni occupate senZa ragioni . si quan- ,, do es si se ne richi amano, tu dii che ne farai ra- ,, gione nella tua Corte. E sopra questo si racco- ,, vano novelle leggi , e regnano innangi chel 'an- ,, tiche non pati scono .iΜa perci ocche la mano di,, Dio non e Si abbreviata, cli' ella non possa pie- ,, gare t 'alteZZa degli uomini, ed umiliare la gran- ,, deZZa de' grandi, guarda , che quando lo splen- ,, dore dei benea vventurosi avveni menti t' alluma ,, net tuoi placeri , tu non ti dimentichi ne I ss,, reno quelio , che tu profferi net turbato. Nol cre- ,, di amo , ad a Viamo speranZa , che dimenticaneaeri non adducera tanto Vota mento nella memoria di

,, cose discreta persona , ch' ella caggia in vitio,, d 'ingratitudine. Non t' in gannino dunque te pro- speritadi. Tanto ii debbiano avere insegnato i 'av- , , versitadi. Che la tum iera delia nobiliade e tale , o che l' attre cose non inurgogliscano te menti de

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