Deliciae eruditorum seu Veterum anekdotōn opusculorum collectanea Io. Lamius collegit, illustravit, edidit Historiae Siculae Laur. Bonincontrii pars prima. 5

발행: 1739년

분량: 392페이지

출처: archive.org

분류: 그리스도교

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Ηrs TORIA SICULA. 3I9toribus Venetis pignori dedit , quem illi

Venetiis custodiendum curarunt. Praete rea culmina sacrarum aedium plumbea, Spostgiam , Lanceam, S Crucis Dominicae Iignum Venetis item pignori dedit , ut sibi

obsesso ab Imperatoribus Graecis opem ferrent. Immissae ab iis triremes XXV. & is Rhodum ex foedere promissum consigna Vit. Sacram Lanceam Ludovicus Francorum Rex postea redimens Parisios detulit. Postea vero quam Fridericus de Anathemate in eum prolato certior s.ctus est , ad se purgandum ad universos C milianae Religionis Principes R egesque misit Petrum de Vineis suarum epistolarum scriptorem ut orationem in Pontificem haberet quam maxime luculentam , Qui in Friderici laudem exorsus ab olo Pontificis , di eius nefandis gestis cepit exordium , multaque beneficia Friderici in Romanam Ecclesiam

collata commemorans , quae a Pontifice non solum considerata , sed ne cogitata quidem suerant,quibus ille in Friderici largicoris perniciem abuteretur. Nec esse mirandum si haec in eum patraret, & Ecclesiam Romanam bene firmatam in discrimen adduceret, quum Imperatoris auctoritatem ,

S Patrum consilium repudjaret , quippe quod ab eo, qui parens bonus & tutor fidelis fio manae Ecclesiae esse deberet, tamquam

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32o ' L. BON INCONT RIS a malefico praedone diriperetur patrimonium dignitatis; nec esse mirandum si Ecelesiam pessimis consilias pessundaret, quum verba Christi contemneret dieens : Deo praedicate Evangelium omni creaturae rQuod si qui audire noluerint excutite in illos seditionem. Postremo deploravit Dignitatem Pontificatus in tales homines esse redactam,

qui non amicis non Ecclesiae , non

fratribus, non denique sibi ipsi consului si sent , nec cognoscerent qui praediti dignitate Christianae Religioni praeessent. Postremo, etsi alibi saepius, in fine suae orationis Imperatoris egregia facta commemorando audientium animos a Pontificis benevolentia ita alienavit, ut plerisque Fri-derici caussa adprobaretur; scripsit praei

rea idem Petrus ex eadem re contra Pontificem ad plerosque Christianorum duces Pontificis scelera detestat iis nefariaque, a foeda ipsius gesta. Theobaldus Campaniae Comes post mortem Regis Navarrae surAvunculi Rex Navarrae essicitur; & Ludovicus Franciae Rex conduxit Margari-ram Comitis Provinciae filiam ; & fames valida eo anno Francos oppressit. tr I

IJ De controversis inter Fridericum & Pontificem exortis pIuria diximus ad Leonis Vrbevet ani

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Chronicon Imperatorum , ubi Epistolas quasdam e Latino in Etruscum sermonem translatas produximuS. Sed quantum ira & suror in Pontificem Fridericum transversum egerit ex insequenti Epistola intelligere est , quam ex Codice MS. Ric cardiano edimus. Ω uesa mando Federigo essendo in Soria , at Prineduri quis a intendendo , ehe la Chiesa ii volea fare . adveleuare , e iurare gli suoi fedeii . A A ben gran maravi glia si toglie, che la unis de no i attende vamo grande gragia con grandi be- nefiZi, inde rece vemino diverse generaZioni d' i-

, , gamente la speran Za , che molli in ganna, ha in- ,, gannato not. E bene pote essere , che at nostro, , tempo vegna la fine de' secoli 3 Conciossa colache,, chiareZZa di verace amore si tro vava a Geddatas, non pur nelle ramora, ma nello radice. E non ,, si leva pur gente sopra gente , non pur ream e mis, naccia altro rea me , non pur sanie e pistolen etia, , conturba i euori de' viventi; ma effa chia reZZa, per ,, la quale si go verna it Clelo e la terra, par turba , , ta non solamente ne fiumicelli, ma entro la prin-

,, cipat sontana . Quando Io mperio di Roma , lo,, quale per divine prooisoni su posto a de sensio- ,, ne della Cristiana Fede e grave mente infestato, ,, non dat te piccole genti , ma da ' Ρadri mede simi , ,, quali ii ditio Imperio a onorati e innaneti polli.,, Che se incontro noi si levasse uomo, inimico no- , , siro, o persecutore della Chiesa ; o se alc uno ,, avversario ismo vesse a ri bellione i popoli sotto- ,, posti alto 'ruperio nostro, certo not prenderem mox a

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322 . L. BON IN CONTRI Iis arme di di sensione , e ii coltello , dei quale E,, data a noi potesta da Dio per defensione della, , Cristiana sede, e delia Ecclesiastita libertade , ed, , a tuito nostro podere com incerem mo te battaglieri di Dio. Ma quando i 'universale Padre vicariori de Cristo, e successore di Santo Piero, ne i qua- te no i abbiamo messa tutia la sede , e la speran-

,, 1. , si muove cosi indegna mente , e cosi aspra- , , mente contra nostra forZa, e in tui te mani e re si

ssorZa di recare contra no i ta malavciglien Zia diis tuito ii mondo; chi sara quelli, che non si turis bi, e si mara vigil , veggendo tante crudeli batis,, tagite apparecchiate contra la nostra innocenda. ,, alle quali contra stare non ci potrebbe menareis altra tota , se non viva necessitate. Conciossia se colache noi sermamente credem O , che per reve-

ren Aia di Dio si a da sofferire Santo Piero , at qua- ,, te die de balia di legare, e di scio gliere in ,, terra. Ed ad unque intenda la terra tutia , che,, no i a dire parole samo traiti quasi per so reta di stritte , e di messi , ii quai contra not ha,, mandat O la madre Chleta , la quale E ora contra, , la nostra divoZione presso a ustio e uso diri matri gna . Credemo bene, che voi avete udito, cheis la 'nipera trice Gost an ra madre nostra avendo not,, suo solo figli uolo uelle genti sollicitudine, alla, , sua deritana voluntade in suo testamento , non M lenza molto pro uvedimento commesse la nostrari persona Dei senno, e nella guardia di Santari Chiesa , acci ocche 'l figli uolo non lasse privatori d 'aluto di madre. An Zi Ia salutevole cura di,, nuovo preta, tanto pila compensa gPinsolla retiri della perdura madre, quanto piu puo te la spiri. M tuale, e temporale potenga pro uvedere at Puti-

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,, lilade det pupillo , e delia tutela. Avvegnache,, I 'Apostolicat Sedia do vesse avere lo do vere dellas, guardia; nondimeno appa tono pericoli della per- , , sona a non piccolo dannaggio desse sue cole. E,, bene paleis cosa che nostro regno sue abbando nais, , to in tu ite lo parti nelle mani di quastatori, e, , di rubatori, sicco me navi senχa timoni nelle tem , , peste, cos i l 'eredita det pupillo senZa guarnito sis re di i et tore non disela la,ma divisa per parte, se e guastata per gran morsi de' nemici . Appresso, , clo it nobile uomo parente, a vegnache ne mices, , di casa nostra, con molio favore deli' Apostoli talis Sedia sue coronato dello 'mperio Romano , e la,, iusti aia det pupillo sosse abbat tuta, e ii suo stato,, pericolato, che la gente credea, che morisse, e pe- , , riisse dei tutio. E perci 5 altrimenti Uede l' uomo , , , e altrimenti Id dio , a vvenne che la divina misses ricordia ri pro vo l' umana intentione . Permise , , con molia pietade dei nostro parente , nostro av vengache ne mico , a vendo per superbia tutio ilis mundo , a vvenne non solamente contra noi puti pillo e ammesso alla Chleta, ina in questo tuto- re nostro, per lo quale egit sue coronato, sece , , solamente contro noi conspiragione , e prese ta maggior parte dei nostro regno , e l' Apostolicat Sedia medesima in molle manlere perseguito e on ,, sese , e dan neggio per larga si calda mente , chae vera mente quelli, ch' erano nella tempestata naQ,, ve di Piero poteano gri dare: Salva voi ehe peria - mo: d ' on de alia fine non trovandosi alcim' alis tro, che volesse ritenere te dignitadi dello 'mpeis rio contra noi, e contra la nostra iustigia , che, , presum esse di dare solaetio , e diporto alla picco-

la nave, piaeque a 'Principi, per seZione de qua .

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, li era a noi debita Ι' Imperiale Corona di chia mare, e d 'cleggere la nostra personas e lasciens, Ea de Dio che dormiva nella poppa d ' ess a naves, si risu eglio at grido de 'Discepoli, e per no i ab ο, bandonato ii quale egit avea maravi gliosa mentes, diseso suo ri dei l a credenZa delle genti , abbat-s, tendo it superbo, e innat Zando l' umile , comans, do quasi a tuiti, che tranquillita de , e pota MDs, se, e non solamente trasse di tempesta j a nave,s, anZi la mise in alto in maravi gliosa possan Ea .s, E Dio ne chiamo in testimonio , che suori del, α,.. seno deli' aiutoumano no i ci ponem mo la persos, na a molli pericoli , vegnendo nella Magna per est' a tuto de' Principi per la nostra opera . Las, divina potenZia abbati eo quello superbio in tals 'mani era, che prima sue ri formato lo stato dellas, Chleta, che Boi potessimo pro uvedere at nostro ri- , poso. Vnde noi pensando con divoto animo, ches, no i potessimo rendere a Dio per colanti beneficiri falli a n6i, avvengache appari chlaro non si pos-

di, tinente, che not avemo prela la 'inperiale Coro di, na . andasse alia cappella la . nostra Persona , e tutio nostro podere offerendo a Dio molio u- ,, milemente non in Sacrificio, ma in Olocausto ris, cevemm O l 'alteZZa ; e in suoco ii nostri uominis, per intendere enicacemente , e considerossi i stus, di a rico veramento della tam a. Terra; e a cio in- ,, ducem nio parecchi Principi, e grandi uomini, qua-M li per e sempio , e quali per promesse , e quali

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,, set tuosa mente , che per potere an dare in persona se piu tosto con gli altri Crociati no i domandam mori con molia istan Zia, che certo termine lasse asse- ,, gnato a noi, e agit altri di saxe ii passaggio δ, , E seneta salio noi l' averem mo volentieri satio, , se non fosse la volonta de' Principi, che non s' acias, cordava ancora. Ed altra manifesta necessitade su, , impedimento at nostri desideri, cloe che 'l turbata mento dello 'mperio non era bene polato . AU- vegnach h per sottile eagione di pictola di mora nis, , Za ha la nostra buona intenZione vocata malva- gia di quella parte Ond 'ella menava Iode, e lavo- , , re. Alia per fine not alia domandanta dei Messal, , Apostolico veni mino, e solennemente ricevem mo, . la 'mperiale corona . E perche Io nostro corona-

, , mento non fosse dannoso ali ' Apostolica Sedia Ie,, concedem mo dclle mi gliori, e delle piu utili ter- ,, re delia provincia d' Italia. E per maggior diu D Zione ricevem mo ancora lo segno della Santa, , Croce dat te mani det Reverendo Padre Messereri G. Agule Apostolico, ma allotta Uesco vo d 'ostia, , , crescendo voto a voto , e desiderio a desiderio. , , Appresso cid , no i intrammo ben a vventurosais, , mente net nostro Regno, ii quale per lunglie guer- ,, re era diminuito e dannato di tui te ricchezZe, e,, la trovammo sortissime Rocche , e Castella , , , te quali si teneano contra noi, e per Saracini, eo per Cristiani nostri rubelli, a e tuiti gli eonvenisseis avere di nuOvo , e riavere nostra Signor sa per ,, foreta e per battagliosa prodeZZa , non dimeno in- , , tra colante latiche , e infra tanti turbamenti not, , non ubi iam mo la terra Santa , ma innangi man.

se dammo gli diletti Principi nostri Dosi di Baviera, , , e Vesto vo, e di molli altri ai soccorso di Damia-X 3 , , ras

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.L. BON IN CONTRI ID ta , e spessa mente arrogammo mel si inpra messi, , , e letiore sopra lettere , pregando e domandando

M l' oste de ' Cristiani, ch' egii non si partissero dio Damiata , e attendessero lo navi lio , e lo ssorZos, nostro , essendo noi certi, che la nostra presen Zari avrebbe a mano a mano . Ma egit avendo peris niente te nostre lettere , e preghiere sene a consi- ,, glio de' nobili e savi, e non arte se ii nostro na- ,, vilio , e sue menato it popolo malia mente, e cadis de neli' ago : anZi I' ago non provesuto . E not, , non sapendo quello malavventuroso caso tramet- temmo Anselmo attolla maestro Mariscalco cones soccorso di Cristiani , e di vitio vagii a ,e 'l Conte, , Arrigo sedet nostro con XLI galea , ii quales, alta mente, e potentem ente per venire a Damiatas, non ne travo i ' oste . Ma perci occhh avea da nol,, in comandamento d'ubbidi real Legato della Chie- sa fin' at nostro passaggio, torno indietro per lo,, sume; e volendo si glugnere coli' oste , ecco cheis trovo i meis dei Legato , e det maestro dei Teinis D pio, e det maestro di Santa Maria degli Alamanni,

,, e ii Conte di Pitieri , i quali comandaro a lui, , i spressa mente da parte dei Legato ch 'egii torna L,, se con loro; et cosi sece. Egli non erano venutidi, Per altro se non per dare Damiata at Sol dano 4, per istam bio: di prest. In quella mani era sue peris,, diit a Damiat a s a vegnache salsamente, e peris nuOva men Zogna si dice contra no i , che Ia no- , , stra gente anda va per isturbare ii det to scambio is de ' preti, e non E verisimile che not con tantari sollecitudine, e con cosi dismi furate inese e tra- vagii, none ravamo per deliberare la Santa Tex- ,, ra , e venissimo contra it det to scambio, per Iori quale a vvenga porre 'i desiderato fine alle nostre

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terea Fridericus Veronae erat, & ut audivit Petrum , Venetiis enim Ponti sex erat, rediisse, in palustrem Venetorum terram invectus praedam inde abegit . Qui quum populabundus ultra progredi non posset in eos multa foeda oc in Pontificem conminatus est . Α Paduanis obsidem sub scepte ,

Veronamque pergens, obsessurus Mantuam

adsimulans , Parmam , & inde Lucam, &Pisas petivit . Quibus temporibus Egelinus Friderici copiis fretus Marchiam Tr visa nam occupavit ; & Parma Rossorum favore adnitente a Friderico defecit. Eodem anno Fridericus in AE miliam reversus , Faventinos post septem mensum obsidi nem deditione accepit , & omni deinde Flaminia potitus est. Quo serme tempore Nanfredus Friderici Filius Constantiam suam in matrimonium Petro Aragonia d sponsavit; & Gregorius Monte longus Legatus Pontificis Bononiae agens , di Venera Classis, Mantuanique, di Albericus E-2elini frater cum Ageone Estensi Ferra-

,, tiliche. Ma noi veramente udendo Ie dicivvenis,, tu rose novelle delia perdita di Damiata , e vo- is tendo contra stare a si peri colosi dannaggi, man

,, dammo i nostri messi at Reverendo Padre di seis se lice memoria Mesiar onorio PP. per partamenisse lare con Lui a Inversa , e per ordinare it pasiis saggio .

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328 . L. BON IN CONTRI Iriam invasere, quae Friderici praesidio imnebatur. Eius praefectus Salviguerra Ferrariensem rem administrabat , qui superioribus annis Egelini sororem duxerat , diuque oppugnatus in longum obsidionem pertraxisset , nisi in adloquium egresso cum fide publica sibi data Legatus contemta iuris iurandi religione intercessis. set adserens hostibus Romanae Ecclesiae non esse fidem servandam . Recepta urbs Α-goni Marchioni Estensi attribuitur pro

Romana Ecesesia gubernanda . Ceterum Salviguerra venetias perductus nando concessit. Deinde suasionibus Pontificis excitati numero navium ampliore classem exarrant i, bellum contra Frideri cum intentaturi . Quod Fridericus audiens Pisas contulit scrutaturus quae Etruriae civita-ues , quique populi cum eo sentirent , &qui Ecclesiae fautores essent. Inter ceteros sibi fideles Pisanos & Miniatenses , qui

eius Praesectum acceperant, magnopere eX

tulit; quibus etiam concessit id agri, quod alveo Arni fluvii inundantis abluitur , cu-

1ὶ Alibi etiam dieit exarrant, quae quidem vox etiamsi barbariem sapiat, nihilo tamen minus vulgo

explicari posset nouulano. Mecati. . - .

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