Justi Fontanini ... De antiquitatibus Hortae coloniae Etruscorum libri tres ubi praeter historiam Hortanam alia non pauca res Romanas, Italicasque illustrantia proferuntur, cum figuris aeri incisis et gemina appendice monumentorum ex codicibus potiss

발행: 1723년

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DALLA CAMPAGNA DI ROMA. 87rant, ibi nune ad hastam Deamus , ut nobis ex transmarinis provinciis aduebatur frumentum , ne fame laboremus , O vindemias condimus ex infulis Cresadibas, ac regionibus Baeticis, Gallicisque. Quanto danaro, contra Ogni rego

la di buon governo , si v ede cire ogni anno da Roma per Ii vini navigati e forestieri a viis non meno della Citta, che deIIa Campagna, dove laole snestirsi copia grande delini Greci d'Ischia, e d altri pili ignobili l Aquesti forse non si polrebbe supplire ces vini della me desima Campagna , dove sono colline e siti altissimi a produr- ne in abbondanza, e d'ogni qualita ξMarziale celebra it vino de'campi Nomentani . Iu Nomentanis , Oυissi, quod nascitur agris , Accepit quoties tempora longa merum EE altrove Nomentana meum tibi dat vindemia Bacchum .

Pone quelli di Se ZEe net Laetio a paragone dei famosissimci

Massico. βTu Setina quidem semper vel Massica ponis ,

Pamphile ctc. E altrove ne paria pure nello stello tenore. sa3. Marco Catone fa menalone delini cotti, che iniquoi tempi si iaceano per uso dellae famiglia rusticale : si cum vinum coctum erit, facito , ut fervetur familia primum. Sono ripient i luoi libri, e quelli di Varrone , di Columella, e degli altri anticha Scrittorid'infiniti pre

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cetes per plantar viti,collivar vigne, potarie, vendemmiar te, e per sere e conservare i vini: e percib , at dire deIristesso Varrone, i Romani non me no adoravano Cerere per l'abbondan Ea della messe , ehe Bacco per quella delia vendem mia, e stratie I'una e l'altra da i madesimi fondii δTertio Cererem Liberum , quod horum fructus maxime neeessarii ad victum: ab his enim cibus ct potio venis δfundo . E Virgilio dopo avere net primo delia sua semose Georgica insegnatoauid faciat Letas segetes, quo sidere terram

Vertere , Macenas , ulmisque adiungere vites Conveniat,

passa pol net secondo ad insegnar Ia Colliva Zione dclle viti, e de gli utivit

Nunc te, Bacche, canam, nee nonsi obia tecum Virgulta , ct prolem tarde cres entis olivae .

1 . Chi puo ridire la quantita dei danaro,uscito in que- sti ultimi anni da Roma per te provviste degit olj forestieri di Genova, di Calabria, edi altri luoghi ancora ΘForse ii terreno della Campagna non alimenta gli ulivi, e anticamente non vi erano uliveti Veggansi i soprade ii Autori, i quali in pili luoghi insegnano ii modo di tareit seminario , la coltiva Eione, e Ia raccolla delle ulive, Re come debbano essere costruite Ie celle vinarie , e olea rie , te quali aveano te finestre in siti opposti, accio hel'olio ricevesse aria calda , c ii vino fredda. 32 I.Nella Tavola dipterea,in cui si contengono te dona-

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DELLA CAMPAGNA Da ROMA. Sygioni, sine da Papa Gregorio II. come di sopra accennat. alia Basilica di San Pietro per ii lumi da ardere perpetua- mente avanti alia Confessione de'Santi Apostoli, si veggono nominate molle Masse, te quali comprendeano sottodi se pili poderi plantati di ulive , sino at numero di qua-

ramotto , come apparisce dassa seguente copia, riserita distela mente des Doni. 16. Dominis Sanctis ac Beatis Petro ct Paulo Apos Iorum principibus Gregorius indignus Servus. βuotiens ς. Statuo enim ct a meis Successoribus fervanaum seuealiqua refragatione consimo , ut loca vel praedia cum Olibetis , qua inferius defcribuntur, quos pro concinnatione luminariorum vestrorum a diversis, quibus detinebantur , recolligens , vestra vobis dicavi, immutilata permanere : ides in patrimonio Appia Massa Victoriola . olibetum in fundo Rumelliano . Oliberum in fundo Octabiano . Massa abaliana . Olibetum in fundo Burrejano . Olibetum in , fundo Oppiano. Olibuum in fundo Puliano . Olibetum infundo Hυiano. Oliberum infundo Cattia. Olibetum infundo Soli iano. Olibetum infundo Marrano cto. 27. Da cib ne vien manifestamente dimostrato quanto erano in uso in quel tempo gli uliveti nolla nostra , ora dilabitata , Campagna , dove at presente non si trovera nEpure una planta di ulivo intendo pero di eccetiuare i Iu ghi ancor oggi abitati, fra quali ii territorio di Corneto , in cui e antica tradiZione, che da'coloni Genovesi, die-tro at costume delia lor patria, vi fosse plantato quel numero di ulivi e di aranci, che pure oggidi vi si vedo conservato e accresciuio . Non e dunque ii terreno,

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so DIsCORSO DELLA COLTiVAZIONE, che non produce, e non alimenta queste piante; ma sia-mO noi, che non to provvediamo di buoni collivatori 2 8. Ora passando avanti, SANTISSIMO PADRE, quanto danaro mes suole u scire ogni anno di Roma per te teledi canape e di lino, che si fanno venire di suori dello Stato ecclesiastico Non dico gia delle pili sottili di Cambrai, di mna, e di Costanza, ne di quelle celebrate da L

cano L

Candida Sidonio pellucent pectora Mo , ma delle piu ordinarie di San Gallo, di Marsiglia , deIIeBambacine , Cotonine , di quelle di Frustagno, e sinodelle piu vili, egrossolane d'Interlicci, o di CarmagnoIaper farne sacchi. Forse i nostri terreni non sono alti a pr durre canape o lino E E sorse anticamente non noproduceano Nel famoso Calendario rustico, fatio da'Romani con tanto studio e diligenaa per Ia coltura de 'loro torrent , si vede assegnato it tempo opportuno alia semen-eta delle canapi e de'lini, e per Ia loro raccolla - Uarrone e Palladio danno i precelli e Ie regoIe per isc gliere i terreni, alti a produrgii in abbondanχa . 3 Chidirem nol de'lavori di Iana e di seta E Ui e fori terra , o pae se nella nostra Italia, o suori, dove si possa avere pili copia degli uni, e degli altri Ea 9. Varrone neI traitato de re pecuaria dice' taui habet predium, habere utranque debet disciplinam , ct Agriculturae ct pecoris pascendi , ct υillaticae pastonis

Certe, inquit Fundanius , aliud pastio , ct aliud Agricul

tur s

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DELLA CAMΡAGNA DI ROMA . s Itura ,sed a is r O ut dextera tibia alia, quam iura , it aut sit quodammodo conjuncta. Col lanificio si sostenta-Va graia parte dei popolo di Roma: φ e it Lipsio, accuratissimo osservatore delle cose Romane , avverti: Lan cium Romanis antiquis impensae curae, docent nuptiae , in quibus Aponsa colus praeferebatur cum lana. Cingulum erate lanar poses velati lanar omnia videlice gna ct indicia matronis opera futura et lanam enim domi jedulo exercebant , telam texebant, coinciebant vesemr ct hae omnia

matronae etiam primi ordinis: taudabile hercle, fl quod aliud Roma insitutum. Indi segue ariferire te parole di Suetonio in Augusto. 3 Vese non temere alia , quam domesica usus es I, ab uxore Oforore O filia , neptibu Meonfecta . Ealtrove ' Aliam ct neptes ita insiluit, ut Olanscio assuefaceret. Ora te nostre lane si mandano quasi tuite suori di Roma, e dello Stato , acciocche con graVenostra vergrana e danno ci ri tornino Iavorate r il che in altri Principati non viene in modo alcuno permesso, co- me delia Francia , e deli Inghilterra afferma Giovanni

3 o. La semen Za de' ombici, e i Iavori di feta, bencheal parere di molli non sieno stati introdotii nella nostra Italia prima di Giustiniano Imperadore ; η nulladimenochecche sia di questo,dopo tanti secoli quale mai,anco tardo e tenue propresso , hanno avulo in Roma, dove per- altro e la qualita dei terreno e dei clima , e it grandi R

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dovulo far ia, che non solo la Citta ne restasse bastante- mente provista, ma che ella ne proved esse te provinciee i regni stranteri ancora. Nello Stato di Milano e altrove it padrone cava uia graudissimo emolumento dat laso-Ia glia de'mori, plantati pel piu ne'confini, e per te strade

de 'poderit e ii contadiuo e tenuio dare at padrone la meta desta feta, che si trae da 'vermi nudriti condette foglie , supplendo esse coli'altra meta a tuite te spelu . Tralasciodi an noverare parte per parte altre cose, delle quali anticamente era seconda e abbondante questa nostr Campagna , come per esemplo ii mellificio , tanto celebrato da Virgilio nel quarto delia sua Georgica , essendo non metro ii Calendario rustico , che i libri de'nostri antichi Scritiori ripient di regole e di ricordi circa il lcmpo, e modo di fare, e accrescere gli alvearj, di labbricare ilmele, e di estrarne te cere , le quali oggi in tanta copia qui si consumano, e tui te per lo piu vcngono di noridello stato , e sino dalia Turchia . 3I. Ma dira forse taliano , che non essendo piu i templde 'Romani, non si puo far quello, ch'e si fac evano. A ciolo rispondo, esser vero , che non sono piu i tempi de 'Romani, ma pero non si puo negare , che non sieno gli 1hessi elementi, te stesse stagioni, o gli stessi terreni, che eranoat loro tempi: onde se non producono quelle cose, cheproduceano anticamente , cio si dee attribuire , non gia

ai tempi, maalle sole persone , tanto diverse da quelle de 'tem se antichi . Hominum junt isa , non temporum, disse ad altro proposito Seneca. Posto dunque per vCTO ,

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eome e verissimo , che Ie nostre Campune seno ancheoggidi capaci di tuita l'antica Collivaetione, la quale certamente non consistea nella sola semeneta de'grani, comesi e deito : e posto ancora, che sia spediente al ben pub-blico di Roma, che debba farsi Ogni s&rzo per introdurre

questa univcrsale coitura, reste ranno ora a mostrarsi, ea do versi proporre alia S. V. i me Eeti piu facili, onde possa venirsi a capo di uia tanto disegno . 32. IO, quanto a me , lasciando ad ingegni piu sublimi ilproporre cose migliori, sono di pensiero, che non si posta

conse guire ii nostro fine , se non con introdurre i conta- dies a coltivare la Campagna : e sono ancora persuase , che cio posse farsi ac conclamente e conveniente mente in due mani ere . L'una si e d'invitar prima i padroni delle Tenute piu vicine a Roma con amorose insinua Zioni, econ promessa di qualche premio o franchigia te clorius cendo inutile,astringergli pol con autorita pubblica a plantare in qualche parte di esse delle viti, degli uti vi,de 'mori e altri alberi da frutio, come pure a seminarui delle canapi, ede 'lini in certa quantita propora tonata alia qtialita dei terreno , c alle forZe de'possessori, perche ricercando questa sorte di colli vagione i 'alsisten Za de'collivatori per tutioi'anno , necessaria mente verrebbono ad introdursi i conta-dini, e ad obbligarsi a do vervisi formare in Ogni tempo . 33. It secondo modo sarcbbe in dividere , eripartire con la stessa autorita pubblica premeis pero prima gi 'inviti e te insinua Zioni, comesopra le Te nute in piccio te porgioni d'asse gnarsi a coltivare a i mede simi conta-dini con una certa e discreta annua risposta, incomin-ciando, conforme si e det to , da quelle Tentate , che sonoptu vicine a Roma . Cio serebbe come una specie di rino

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vazione delle leggi Agrarie , riconosci ute tanto utili, enecessarie ne secoli Romanii e coli andar de 'tempi da ueste colonieneritrarrebbono i padroni de Eampi mag-gior frutto di quelio , che ne ritraggano oggidi, inentre si lavorerebbe ogni palmo di terra tanto fertile, che non fer ille , Iadoveat presente E pili quel terreno , che resta imculto , di quelio , chc si ara; non essendo ne tu tiri terreni alti a rice vere la semenEa dei grano, ne tuiti l padroni solleciti, e abili a procurar la coItura in tuite te partidelle loro vaste campagne . Percio su avvertimento di C lumella : Imbecilliorem agrum , quam agricolam esse δε- here ; quoniam, cum μεolluctandum cum eo , is fundus

praevaleat, allidi dominum . Nec dubium, quin minus reddat laxus ager non recte eultus, quam angusus, eximie . 'Riuscirebbe attresi questo secondo modo di maggior beneficio a poveri contadini, perche ripartendosi loro i terreni, e sapendo edi di coitivare illoro proprio campo , si applicher bero alia coltura di quello con piu animo , Ccon piu industria insieme con turea taloro famiglia , comeappunto pratica vano i Romani, i quali, accioeche i coloni alacrius colerent, asscgnavano loro terreni non tam ut tenerent, quam ut possiderent. 334. IO, C eriserente mente mi protestat nel bet principio di questo intoroeteto Discorso , non intendo altro che di proporre ali alto intendimento della S. V. questemie rissessioni, e percio non entrero a portar qui Ie ragi ni, e i fondamenti, perii quali posseno essere riputate giuste, legati, e di facile riuscita nella pratica, riserbandosicio

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eio alle clame, che se ne dovra fare nella Congrega Eione deputata , quando cosi velaga comandato dalla S. U. bastandomi ora di solo accennare , che appartie- ne alia suprema provviden Za dei Principe , e de' suoi Magistrati saluere ct pensare quo ordine , ct g scultura debeant uti subditi Di , e che pro bono publico Reipublicae non solo possono strZarsi i sudditi a colli-vare i loro beni, ma anche a vendergli, e alienarii 3 in tutio, e in parte coine per una causa tanto meno urgente di questa , cloe dei semplice ornato, decreto do-vesse farsi per leca se e vigne di Roma lasanta memoriadi Gregorio XIII. 33. Resta ora, che si dia qualche risposta ad alcune dissi colla principali, e molio comuni, che per avVentura si polrebbono fare in contrario. La prima si e det non tro varsi coni idini , che ven gano ad abitare queste nostre magne , e cio per l'intemperie detraria , nociva non me no a i corpi umani, che a i frutti delia terra. Columella astrive questa supposta intemperie ad altra cagione, dicendo 1 ε Nec pos hae reor intemperantia caeli nobis isa , sed nostro potius accidere vitio , qui rem rusticam pessimo cuique servorum, veluti carnifici, noxa dedimus , quam mesorum nostrorum optimus quisque optime tractaverit. Maperche collandarsi collivando, e popolando la Cam-

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legetiera, secondo l'uso desse case rusticali, tanto commen. dato da Giovenale, net nostro Laetio: Vivite contenti casulis ct collibus sis, O pueri, Marsus dicebat Hernicus oli mi. Ovvero quando si considerasse cio e sorbitante, po trebbe Iam unificen Za della S.Wfar contribuire la Camera Apostolica ad una parte della spesa, o at pagamento delic pigioni per qualche tempo. I Romani assegnavano a i coloni in is sieme col terreno anche te case; ut hinc certum At, diceii Goesio, non modo in Urbe , opidoque , sed in vicis territorii ades fuisse assignatas colonis. Cicerone partando di Antonio, dicet 3 Ille primum pollicetnr domos c. deinde ex omnibus portis deducturum in agrum vicinum , e

Virgilio εConnubiis, arvisque novis operata juventus Jura domosque dabam 37. Quando polriuscisse nella pratica di restituire Iabuona coltivazione at terreni della nostra Campagnata, coli incominciare ad introdurvi la permanen Za de 'con-tadini e delle loro famiglie, serebbe molio facile , ch econ la benediZione di Dio, e con Ie gra Eie della S. V. moltiplicassero in breve tempo, ed apprestassero un nota in bilissimo ajuto alia coltura de'campi seminator , la quale senZa dubbio conropera de'contadini originarj s fareb be con ispesa di gran iunga minore di quella, che si faoggidi col meZZodeTorestieri, i quali concorrono dati vicine provincie, e dalle lontane ancora, conforme si edetto. Si potria permetiere a questi nuovi coloni d 'in -

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