Scipionis Gonzagae Cardinalis Commentariorum rerum suarum libri tres : accessit liber quartus Paraleipomenōn auctore Josepho Marotto, quos Aloisius Valentius Gonzaga card. primum edidit et Cajetano fratri inscripsit

발행: 1791년

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Che seggio elser non pub piu freseo , e molle. M E final mente net canto xx. alanga 4. manca it 7. , e s. Pers . M Tut te queste e se ho Io potulo notare a grande agio , stante la 1 in ,, golare benignit , eon eui si degna di riguardarmi it eispellabilissimos, Possessore di questo pregioso manuseritio, ehe ε S. E. ii Sig. Card. M Ualenti Gontaga Legato di Roma gna , nella cui nobilissima ea sa per- ,, venne gia questo Codice per giusto rei aggio , seeondo che laseib,, seriti ne suo i ragio namenti ii Barussaldi, ehe pur lo vide , ed av- M verti , ehe it principat nerbo si era nelt' orto grafia , ed in quale he,, par la attramente, e con margior finezta di lingua geritia , che ne- ,, gli stam pati .

Carmina , quae mutata in hoc codice sunt , numeratar ad ceTUI. Praeter Octavas, quas dicimus , quarum xv I t. demptae e guo loco sunt, et ad eodie is extrema relatae .

rIni impresse in Uenezia presso Glovan Battista Clotti 16 3. pag. I 63. ,, E certo se obtegione a icti na si pud dare a quest' opera meramgliosa, M. e ὲ 'essere troppo bella r in quella guisa appanto che altri potrebbe, , ri prendere un convito, do ve non lassero attre vivande , che di Eueri chero, e di mele . Pure perchε non vi ε altro vitio, ehe fovere hiais virtu , nh imper Eione, che non argo menti perseetione , contential, , U. S. di aver satio un parto , dei quale non so se it secol nostro sta, , per goder cosa , ebe li vada det pari r dei che non mi rati egro tanto , , con iei , che ait rettanto non me ne rat legri con noi medes imi, D ehe abbiam ventura di leggello, e sorse anche an dὶ di Wederio ea p. ., presentare in iscena . Staro dunque eon sommo desiderio aspellando,, che egit esca alle stam pe, e frat tanto mando a U. S. nota di a leune,, Poche .eos et te , cha sono ito considerando in tui : ma pro testo , ehe, , cib si fa da me pili tosto per servire a let, che me ne va rie hie- , , sto , ehe perchh ii poema abbia bisogno di torrexione , o perchε io, , speri di poter dir eos a , ehe piu tosto non iseemi , ehe aec res ea be

Ibid. 6s Et pag. 49. eius d. lib. habes epistolam, qua Guarinius Seiapioni respondet Ho doppio de to eon U. s. Ilicta, anEi, se bene io, , miro, triplicato, anai infinito; e delia troppo eortese diligenga da lei usata in torno at mici poema , e deIla umanis in Iettera seritiam iis su tal soggetto , e deli' onoratissimo testimos O , ehe ella ne n , iiri quale mi basta per tuiti i testimoni det mondo, e per quante vitinis torie gli antichi tragi ei mal ne avessero . Se io volessi renderis gra- hie di tante grazie, daret segno di non conoseere la loro grandeEra, is o per dirmestio la grandereta deli' animo di US. Ilicta , la qualeis bene Operando rieeve onore da se stessa . Ed h ben ragio nevole , eheis eos i sia: pote hh ni uno Ia pud meglio onorare di se stessa , se pueri I' onore deve sere propora tonata alta persona o norata . Μa troppori ho det to non potendo dire abbastan Ea : e peris la supplico, che me ne se scus i , ed anche in questo mi aia eortese. Degii avvertimenti satra

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ADNOTATIONEs ET NON UNENTA

Itoneum Balthassaris filium , quae nune pri icum editur . ILLusTRIS SI AEO SIGNORE ,, I modi prinei pali , che pos sono servire alia corre hic ne de libriri non trovo secondo it mio parere plu the qua tiro . Perci occhε o si is trasportano te parole da lucro a tuoso, o vero Si mutano , e si tra- ,, s formano in ali re, o si scemano ne i numero loro levandone at cune, final mente s' acereseono eon lyspriunxervere di quelle , che ncnis vi surono prima . Ben e vero, ehe a voler numerare i sopra det tiis modi secondo la divi Sione, che aleune dissere Dete quasi specifiche, , sanno di loro , riesco no in molio margior quantita ῆ come , pergra is ei a d esempio , se noi volessimo considerare ii modo delia muta- ,, Zione, troverem mo , che si pud sare o per materia , o per forma , is o per fine . Materia delle parolechiamo te letiere, ec me materia di,, una statua si puo chia mare ii marmo ; e it chlamario materia , eis proprieta di partare , nominando te tanto i Greei, quanto i Latini, eleis menti. Si muta la materia delle parole , quando si alterano , O per ,, migliora re t 'oriografa, O per accompagnarie con quegii accidenti, , , che te sanno rego late, secondo Puso delia lingua migliore, o sors eri per altro ris petio. Si muta la forma delle parole, quando diven- ,, tano assatio d flarenti dat te prime, e non si is mai questa mutagioneis di larma , che non si faecia aneo di materia , almeno per diversita diri colloca zione ; perchε te lettere nelle parole diverse sono eo si diverinis se, come la materia seconda ne eorpi naturali. Si mutano ultimari mente in diversi modi te parole per ris petio dei fine ; pere his o,, 2'ha rigundo alla tessitura , ed alia compost Eione delle voti , the,, i Naestri dei partare e hiam ano stile , o al sentimento delle senten-M Ee : e te sentenZe si mutano per diversa rispelli, i quali non e ne- ,, ee sario riserire particola mente in questo proposito . Quasi colla, , medes ima mani era di melodo potremo andar dividendo gli altri treis modi principali, che restano . Na passando ali' uso, ehe di loro sis, serve, e da presupporre , the non sem pre si adoperino net me destinis mo modo, eo me non sono medes imi i modi della seorreetione de , , Iibri. Sono i libri seorretii o involontaria mente , O volontaria menis Ie . Involontari amen re intendo seorretii quei libri, che non per v is lonta deIl'autore , che eosὶ gli abbia voluti serivere , ma per quaIis che aecidente o di tempo , o di mal ignit , o d' ignoran Ea d' altri, is o an eo Per qualehe altro rispello sono alterati, e salti diversi das, quello che furono net loro primo naseimento . Dali' ingiuria deltempia non solamente sono stati o rosi det tutio, o laeerati in granis parte innumerabili Seritiori della elasse piu hasta , ma molli dei,, principali egiandio , che per Ia Ioro eecellen ga par , che si potesser is Promet tere una incorrotta immortalita : ed Aristotele medes imo

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,, non prima , che at tempi di Silla uaeὶ metro Dacido , e guasto alia ,, luce degli uomini . La malignita ι' e implegata a d anno de' buoni,, Scrit tori, o per odio universale contro la gloria dΘue piu celebriis nazioni , e contro lo splendore delle buo ne lectere, come su ese rei- tata dalia suria de Barbari nelle ruine prinei palmente d' Italia j,, o ε' E messa per diabolico isti tuto con pensi ero di corrompere la, , vera relligione della Fede di Cristo. Cosi corruppero gli Ariani leis parole det Concilio Niceno , cosi se eondo alc uni surono dapti Ere- tici antichi perversa mente ripiene d ' errori te serit ture d 'Origene; ,, e net me desimo modo i Talmudisti hanno in diversi luoghi alteratois it testo delle Sacre Letiere , ed i moderni Eretici caminando peris te vestigia degli antichi ne mi ei delia verita , non cessano di insinua- ,, re nelle anime de' semplici infiniti errori solio falsa apparenta ose di migliori tras laetioni, o di piu sottili interpreta et ioni det te opere is de santi Seritiori . Non minor danno ha satio in diversi tempi aiis libri degli uomini dotti l ' ignoran Ea di coloro , che gli hanno traf- ,, eritii ; nh da altro principio, che da questo ha avulo origine quella, , eonfusa , ed indistinia varieta , che vel iamo tanto piu nelle opere,, de 'migliori, quanto diu es si erano mandati per molli luoghi, em per molle mam . Uolontaria mente pol die si possono storretii i li- ,, bri , quando 1' autore medes imo mos so o da una ea gione , o dari un altra scrive in modo , che e per sua propria ripularione , e peria publiea utilita i suoi seritii hanno bisogno di eorreetione . A una se gran parte di querit errori, che dissi potersi nominare involontari , ri mediano con molia diligeneta quei valenti uomini, ehe conseo ,, tando in si eme l' opere degit antichi deserit te da diverse mani , ed, , in diversi tempi, s' affaticano notabit mente per ridurre at lor primois splendore te buo ne lettere : e se alc uni si tro vano, che troppo aris dita mente corrono die tro alle proprie opinioni , mutando , e tras. M portando te parole a lor gusto , non deve la temerita di eerti poehi,, fare pregiuditio alla gloria , ea at merito di molli: e quandyaneo,, per la maggior parte fosse degna di bias imo i ' animosita di similiri uomini, po trebbe non dimeno basiare a sarei stimar buona 1 audaei ais in questa pro sessione ii valor solo di quel gran erit leo , ii quale eon ,, una magnanima prosuntione , eonservo at Mondo net modo, che leri veniam o , te opere dei Principe de ' Poeti . Agli errori, che volonta ria mente si commet tono dat me desimo Autore tanto in vita, quan- ,, to in morte di lui , s 'oppongono ale una volt a i raeeorti, a i' indu- ., stria degli amici particolari , alcana volta an eo ra it Principe , e Ieri leggi publiche delle eitta . II primo modo di correrione ε quelio , ehe loeeo Oragio in diversiluoghi , eo me partando di Quintipbio χ

is Hoe aiebat, et hoc. Ed altrove in persona propria ἔ. . . monitus, multumque monendusis Privatas ut quaerat opes , nec tangere Curetri Scripta Palatinus quaecunque recepit Apollo

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,, E cosi di eo no the su emendato Luereetio per opera di CIeerone , ad ,, i Maneta di Quinto suo Fratello ; e Uirgilio per opera di Uaro , e,, di Tucca , per eo mandament. d 'Augusto. It secondo modo di torrerione, che sem pre ha quale he riguardo,, at publico su ad operato dat me desimo Augusti ,quando comando a Uir ,, gil: O, che eangi asse te laudi di Cornelio Gallo nella nWola di Ari- ,, Ste . Non sola mente si correggono dat Principe , e dalle tergi gliis errori volontari , ma anco gl' involontar3, purehe si an o di qualcheis incommodo alla publica utilita . E questa e quella sorte di eorreis is Eione, che Platone giudica tanto necessaria innan Ei la divolgaxiose ne di alcuni libri, e per ris petio dei la quale stima convenirsi I 'istiis tu Eione di un nuovo Magistrato nella Republica , non rotendo- si quasi immaginare , non che es primere eon parole , quanto danno ai costumi delia vita ei vile possa apportare la libera publica Eione,, d' ogni mani era di libri : sebbene la riserva de nostri tempi, sen-M Ea che altri s ' affatichi , ha molto aperta mente satio cono se ere que- ,, sta verita. Per questo rispello gli Ateni est condan narono at suoco is l' opere di Protagora, ed i Romani i libri supersti Eiosi trovati ne l- la sepol tura di Numa Pompilio . Ne altra cura piu necessaria al,, culto divino, ne piu giove vole alia gloria di molli nobili Αuri tori pote va abbracciare Santa Chies a nelle calamit 1 di tante ereri sie , che questa det far correggere , ed es purgare diversi libri , dove aves sero qualche macchia d 'errore apparienente alia publica ,, salute deli' anime . Μa non ognuno per avventura buono esecu- ,, tore di questa santissima legge, sebbene in tuiti i Ninistri e lais meaesima bucina volonta , iridi ri2 Eata at bene universale de ' sedeli iais Ne io εb piu degit altri, o pretendo censurare te aetioni di piu inten-.,, denti di me . Diro sola mente, per ubbidire a V. S. Illiffia , ehe neI,, particolare delia correrione det Cortergiano io de ' qua tiro modi rav- ,, visati di sopra, mi servi rei principalmente di un solo , o di due a I,, piu , eioε deI levare, e det traspor te parole r perche ii mutare , is e 1' aggiungere pochissimo servano at fine, che ha introdotio lais eorrexione . II fine e , che con quel minor danno , che si puo delis la faeondia , e deli 'econom,a dei libri si eorrenano te parole ori scandalose , o pregiudietiali aperta mente alla Religione, e ai buo-

,, ni costumi. Il mutar te parole ne' libri graetiosi, ed eleganti, e is me vera mente e questo dei Conte Baldassare, e l' argiungervene di, , riuove , Olire the non e necessario at fine proposio , se non in po- chissimi tuophi, non e anco cosa da tuiti ; e pare appresso , cheri ne segua delle due eose l' una , cloe , o che conose endosi da' pos, teri queste Parole mutate , e argiunte, si levi ai libri orni graria, ri ed ogni sodisia Eione a chi leppe; o essendo confuse , e non con is se endosi, siano ingannati i Leitori con una men 2 gna non tro pro M lodevole . Ed io non so per questo vedere eo me desse ly animo a Giu ,, stiniano di ploriarsi di aver non sola mente satio argiurnere molieri parole ne libri, o per dir meglio ne ' fram menti de Giure Consulti,, antichi, ma satio anco mutare te opinioni mede si me con te raro -

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ADNOTATIONES ET MONUMENTA

Ie . So bene, che mella correZione de ' Testi Cano iei s ' E altera , petis ordine di Santa Chiesa, a far tutio il eontrario negli seritii de' Pa- , , dri . An incontro la traflazione , e lci seemamento , peae die eo si,co ,, reggono ogni sentenZa disonesta , e poco religiosa . e cessano tu ite,, te sconvenevolegae, che apportan seco li altri dus modi. Pere hE,, i libri non sono come te statue , che private di an braee io , o diis una gamba , o intagitate eon istraordinaria eolloea Eione delle parti, ,, riescono goire, e ridi colose 9 ma sono piutiosto a ruis a delle vesti , , , ehe possono contraersi, e dilatarsi , aver piu , o maneo sal de ia, , alcune parti , non senza grandissima graEia. E se i libri hanno corisse se qualebe proporrione con te statue,meglio ε, per giuditio di ehi sa, is avere una Uenere o di Prassitele , o di Lisippo eon una pamba me ZEO rotta , che averta rappeagata per mano di qualche Arteseeri ineguale a quei valenti uomini. E se in questa Citta si vergono is molli perri di diversi simo lacri poco grati alla vista , che pol rag-- giunti con altri pergi ries con belli, e di molia stima , cib avν teneia o perch h l 'artefice dei vecchio non trascende l' industria dei nuovo, is ci perchε trovandosi ii vecchio consumatissimo. , e traffiguratodelis tutio , ogni cosa , che se gli agglugne , lo migliora di nee essita . Lese quali due eagioni non hanno ora luogo neI Cortegiliano , e soro,, se meno in altri libri, ehe sono stati corretii fici ora. tuesta con- ,, sideraaione, credo i , che indueesse Augusto a comandar a Varo,

ed a Tutea , che net riveder i ' Eneide di Virgilio , non a ' arrisellias. ,, serct di agglugnera alcuna eos a dei loro , ma sib bene levassero , seis lasse bisogno , eo me secero nel principio det primo libro, e net, me2go dei seeondo . Non nego gia a come dissi di sopra , ehe eerte ,, parOluzze non pos sano mutarsi , e che alcune attre non vi si debisse bano alle volte metter di pia, ma cio giud leo doversi fare in po- is ellissimi luoghi , ed in easo di est rema neeessita , come io mi so-o no inregnato di sare net luogo det baeio, che altrimenti si perde- is rebbe tutio , e in alcune attre parti, secondo ehe verra vedendo si V. S. I lima , al giuditio delia quale solio pongo non solamente ii mio is parere nelle cose det te fin qui , ma rimetto insteme ogni opinione, is che possa ea dermi neli' animo in materia pili grave , e piu imporis tante di questa, e te bacio um timente te mani is . Ex Tabul. Ca-

,, stilioneor. Mantuae .

Pag. 333. c67 Est huie dialogo hic titulus is It Gon Eaga, overo is dei poema eroteo is Dialogo di Anselmo Ceba at Card. D. Allesandro

Pag. 343. 68 Habes hic Torquati Epigramma , quod primum ad

Vatias Scipioni agendas in coetu Aethereorum recitatum ab illo fuit . Ex Carm. Aethereolum . Pag. 138. edit. Ferrar.

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Fra' suoi he' lauri, e propria cura seIse, Tosto avverra the at eiei pregiato s' erga . E ealdi raggi, e Deseh aure, e ruggia de Pure ny attende a maturar possenti , E raddoleir l amare fruita acerbe, onde ii lor sueeo ait' api se hi se aggrade, E mel ne stilli, che si pregi , e serbe Poseia in Parnaso alle suture genti . Pag, 34 . 69 Ex epistola ad Sei p. pag. 413. UOl. IX. op. Tor quati Tassi is Ai dubbi della tragedia auro considera zione : deli' opere, M ehe si stam pano a Bergamo a leune non posso impedirne , attre si is stam pano di mio volere , ei Oh i D alogi dedieati a V. S. Ill fila : aninis Ei io sollectio lo stam patore, perchε quanto prima siano stam pati . Mi ha satio gran torto ii Liei no a mandar suo ri i di seorsi det Poe-

is ma Eroico tanto imperiatii, seneta dedicazione , e senEa altro di is mostramento della mia antica servi tu a V. s. Ilicta. penso di acere,, scerti molio . ete.

Pag. 343. c7o Usum esse Seipionem suasore Speronio ad de te rendam ab eo consilio Torquatum , propositis aulicae vitae periculis , etiam apud Serassium legimus in ejusdem Torquati vita pag. I 23.

Pag. 348. c7r Nolim mihi vitio dari, quod ad deelarandam Seipion Isin Tassum suum voluntatem , ae fidem , haee ego de Tasso ipso quasi criminator perhibeam . Sunt enim omnia, quae hie asseruntur, cum ex Scipionis , ac Torquati litteris perspeeta , tum ex iis , quae de Torquato ipso Serassius prodidit , longe exploratiss ma . Praeterea quis me his narrandis de hominis opinione aliquid detrahere velle putet, eum illud certissimum sit, quae hic absurde quandoque a Tasso saeta narrantur , ea ab illo mente perturbata fuisse saeta Pag. 3 r. cIa Sie enim Torquatus ad Antonium Constantinium operωVol. T. p. 38. epist. 6s. is Vorrei conservar memoria della servit., is e delia stima , che feci di quel Signore , non solamente in qualehem mio Sonetto , o Can Eone , ma in un Libro deli' Immortalita deli' aniis ma , neI quale vorrei introdurre Sua Signoria Ilicta a ragionare, eo , , me Io Sperone introdusse gia ii Cardinat Contareno . etc. , ,

Pag. 333. c73 In libro, eui titulus si Origine dei Templo dediis eato in Roma alia Vergine Maria Nadre di Dio presso porta Flami is ni a det to opti dei Popolo is Sie Ambrosius Lan dueeius scribit, gio nata a. pag. 32. dam Pontifices plures, ac Cardinales recenset , qui dinnariis suis templum illud locupletaverunt se Ed in particolare ii Card. ,, Seipione Gonzaga dono tu ita la sua sagrestia non solo di parati, mari d' argenti, e d oro, eo me ne sanno certa testimonianza i maestos i

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ADNOTATIONES ET MONUMENTA

is ne ii altare uel SS. Crocisisso . etc. is Et pag. I 38. memorat, hoc titulo , ex auctoritate Sixii V. , Cardinalem Novocomensem primum omnium esse' usum, cui deinde Scipio successor est datus , utpote qui tune Augustinorum, a quibus templum illud custodiebatur , patronus erat, cujus precibus illud impetratum a Gregorio XIV. perbibet, ut in ara maxima , in qua soli Pontifices antea sacra faciebant , caeteris etiam sacerdotibus liceret ea sacere. Pag. 3s s. c74 Ex actis Sanctor. Mens. Iunii in Uita S. Alois. tom. 4.edit. Uenet. sol. IOZ . haec in a. epistola a Nicolao Tabrinis scripta rogatu Virg. Ceparii. is Commostrarunt quoque inter se propensionem se mutuam non vulgarem, Alia is vis quidem profitendo ingentem suam , se qua tenebatur , Cardinali Obligationem , quem se dicebat agnosce se Te patrem alterum , et maXimum Oinmum, quos in hac vita haω,, bebat, benefactorem , quia ejus opera , et annisu , post tot sibi aliun - , , de objecta impedimenta, votorum Suorum summam obtinuisset, ri ingressionem in Sanctam Jesu Societatem . Marchio enim pater illum ,, totius negotii arbitrum tandem constituerat ,, .

Pag. 336. c73 . Ibidem . ,, Cardinalis vero , quamvis Aloisium

is longe superaret aetate , 3gnoscebat eum sibi patrem spiritualem , , , e cujus congressi ibus , salutaribusque dictis fatebatur , se semperis interno gaudio delibutum , et mirisco adjutum fuisse . . . die litans, is sua opinione, ipsum , qui tam sapienter elegisset , et tam constania ,, ter sequutus suisset vocationem suam , felicissimum esse omnium ,

,, qui unquam ita familia Gonzaghiorum felices fuerint ,, . Pag. as . OG Ibidem ,, Accidit quoque non multo prius , quam

is moreretur, me cum aliis Patribus una esse in cubiculo ejus, quanis do illue venit aegrrem visitaturus Scipio Gonzaga Card. sanguinisse vinculo ei conjunctus. Coepit ille nonnulla dieere de sua inva- ,, letudine corporali, et innuere, non longum sibi superesse tempusis vitae , uti exitus etiam Probavit . Quando incepit Aloisius eum is eo eolloqui de gratia singulari, quam illa in re praestaret Illustrisse simae Dominationi suae Deus , deque modo, quem tenere oporteat, ,, dum istiusmodi praenuntiis a Deo illustramur. Quae quidem, etsi is ignota non essent Cardinali Prudentissimo , sed probe perspecta , et ,, praemeditata , tamen ita affecerunt animum ejus , ut inde abun is daret consolatione mirifica . ete. ex eodem Fabrinii testimonio. Pag. eadem c77 Ex altera hac epistola a Scipione paullo antequam is moreretur ad Bencium scripta , iquamvis non aperte pateat quo morbi genere ipse fuerit extinctus , videntur tamen indicia supinpeditari, interiisse eum iis Podagrae, ac renum doloribus recrudescentiabus , quorum gravitate Praecisam omnem sibi spem valetudinia reeuperandae ipse profitetur

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,, Neque te uno amabilius qui equam , Benei , aut ossieti pleniua ,, fieri posse puto, qui eum maxime id quod amici est praestas , tum nam aliis quidem , ne dum tibi eredis satisfecisse . Gratissimae mihi fu

is runt litterae tuae , gratiores tamen suturae , si de tua valetudin. , id pertulissent, quoa ipse summopere desiderabam . Sed in eodems, Portu navigamus , mi Benei . Ego quoque putabam , caelum hoe,, mihi mirifice prosatarum , atque ea me huc potissimum causa imisti pulit: at neque caelum , neque adhibita remedia tantii Ium profueri runt. Tu in hoc felicior, qui si amicorum eonsiliis pareas, qui tib is suadent, ut tibi ipse mreas in laboribus, remittasque aliquid dari contentione animi, iam sperare potes, valetudini eonsuluisse . Hi his, Vero apea omnis adempta , ac praecisa est , nisi me ipse respiciatis Deus . Consolemur interea nosmet ipsos uterque , ut minus aegr is feramus infirmitatis molestias . Tu perge , quoad isthinc abero , , neque vero diutius abero , quam totum hunc mensem, ni fallor ,s, seribere ad me quo crebrius poteris : magno enim solatio mihi sunt ,, suavissimae litterae tuae : ego contra si nihil aliud habuero, quo is oblecteris , illud certe quantum potero e Ee iam , ut meum erga te is amorem quaeumque in re perspicias . Uale . Ex oppido Sancto marinis tino Nonis Novembris N DXCII. Εκ Biblioth. Coll. Rom. in eo C is dice, in quo clarorum Uirorum epistolae ad Beneium seriptae extant . Ibidem c78 In vita Uespasiani Gonga gae , quam laudatus saepe Rnobis Irenaeus Ata eruditisssime scripsit, ac Parmae edidit anno I78.. tota haec controversia inter Gon Eagas fratres, et Uespasianum ipsum usque ad ejus mortem dilucide exposita legitur : quomodo autem post mortem ejusdem , ae paullo ante mortem Scipionis dissidia , quae inde coorta inter fratres sunt, sublata suerint , atque Scipionis ipsius liberalitate composita , docemur ex eiusdem Asso ad Carolum Ualentium Gonzagam Epistola , evius partem hic nos afferimus .is Venulo Uespasiano a morte non h gia vero ei b , ehe it Donesinis mondi race ataei, che lasciasse cloe la sue Terre, e beni di Lomba

is dia , pere, ε si dividessero fra i detii quattro Platelli c Vita di Mona.

,, Franc. Gonet.. lib. I. c. s. pag. 2o3. mentre ε troppo certo , ehem, pel testamento suo rogato ai as . di Febbraio det lys I. chlamo suam erede universale la Figlia . Aliora it Carassa , ehe gia premuniteis avea te sorte2ge det suocero d' armi, e di gente , si diehiarb di vo- ,, ter ene mantener nel possesso . Pirro ait' incontro , e i Fratelli, is benehε inferiori di sorae, tu ita via si dichiaramno legit timi sue -s, cessori det Cugino . Ed eeeo tosto apparir segni ben manifesti dis, non Ileve contesa. Μa non fu eosὶ, impere ioeehε appena morio Veisis spasia no gli amici eo muni s interpos ero con tanta effcacia, eheis dispo sero te parti ad amiehevoli composia ioni . Capacitato it C ,, rasa ecim era inglusto ii testamento det suoeero , e conoscendo nonis avex elli a che sare sol tanto eo' signori di S. Μartino. ma si bene

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M eoi Dues di Mantova, che per la gi I stretia allean Ea non avrebberi tardato a mandar loro armi, e soldati, si plero di buon 'animo se a condiscendere ai consigit degli a mi ei ; pero , offerendosi a pagar,, Sabbioneta a quel pre2Eo , che destinato avesse la Μaesta deli 'Im- ,, peradore, cedet te a ' Fratelli Gonzaghi la Terra , e Castello di Bo-M Eolo munito come trovavasi , non me no deli 'altri tuophi gia pos- ,, sed uti da Uespasiano . Rie evellero ad unque i Fratelli te de ite Terre, is e vendetiero at Caram Sabbioneta per publico Istrumento rogato il giorno 6. di Narao dello stes so anno; di modo the in pochi giorni, suam rono tuiti gli apparati di vicina guerra . Gli ob lirhi pero , a se quali assors et tar si do velle it Principe di Stihliano , fur no , cheri non do vesse in Sabbioneta altro presidio tenere , che te solite gliar- die, che d 'ordinario tener si sogitono in tempo di pace; e cheis non potesse mai sar contratio di quel Ducato se non se o col Duca ,, di Mantova , o con i Fratelli venditori , e loro eredi ; e che mariis cando la sua linea maschile , succedes sero i venditori, e d Opo questiis it Duca di Manto ua , a condigione che a ' Signori di Stigliano sborsas.,, sero it preeteto della prima lor compera. In questa guis a disposte paci - si ea mente te cose , ando it Duca Vincen Eo a possesso di Rodigo, eri Rivalta e Boetolo, ostiano , Rivarolo , e Comessaggio rimaser se in potere de' quattro Fratelli , tra' quali G ulio Cesare , sem preis da gli altri diviso, ottenne it Principato di Bozolo in sua porEione. Pere hε per ν l' attendere, ehe ii preteto di Sabbioneta determinato , lasse da Cesare , e dilazione imporcava, e spese non poc gravore, se Pirro, e Ferrante col consenso di Scipione convennem dyaecordar , , lo amicti evol mente col Principe di Stigliano : laonde ben es a minate M le eose , ii primo glorno di Luglio deli' anno stesso decisero, che,, do vesse consistere in cento qua rarita mila sculi da lire sei moneta

di Borolo , e di S. Μartino . In quel tempo Giulio Cesare, si era,, portato alia corte Cesarea per farne egit disega ar il prergo : it pediis chh naeque ben tosto tra esso , e i Fratelli contesa , e lyatto gia sturi putato su avulo per insus sistente, cometiendo si ad altri Giudiei lais cogntrione di questo affare. Ha in tanto Pirro ii margior de Fratelliri a I s. di Giugno det I 392 veniae a morte , dei che su Scipione olire , , modo amittissimo, e te mendo di nuove discordie tra Giulio Cesare, e Ferrante nella givisione de' beni , deliberi, volersi egii contentareis di poco ; purc, E paghi restassero eglino , e vives sero in pace. Nonis si dimenti eo tuti avia di Franeesco suo Fratello, gia ministro Genes, rate de' minori osservanti, ed aliora Veseo vo di Cesalu impercio- ,, chε parendo gli , che alia dignita sua convenisse aver onde vivere,, splendida mente, gli impetro un Breve dat Ponteste sacen dolo ab iliis tare ad effer a parte neli' eredita DonesmonL Uita di Mons. Feane. M Gom.. lib. 3. e. s. pag. 2o8. a Cib satio lo mando a' Fratelli , per. ,, che fosse ministro di pacifiche composietioni, e venulo posci a Pe ,, sonat mente a S. Martino operis , che a Francesco sosse assegnata pers, tutio it tempo di sua vita la terra d' Ostiano , e eontentandosi egliri deI semptice ususrutto delia Terra di S. Martino , resta ronci R

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se Giulio Cesare Bo Eolo , e Comessaggio , ed a Ferrante R Ivarolo, e,, Cividate, stipulandosi l ' Istrumento de Ita divisione it glorno a.

di Gennato dei Panno appresso. Ma in questo tempo me desimo , o,, che t in comoda stagione i avesse mattraitato ne i vi aggio , Ο ehe alisis tre sue indispost Eioni I' avessero a poeo a poco condotio alla fine,, de' suo i giorni, sentiva si Scipione assai mal eoncio , ed insermo . A Dopo la stipulatione deli' ici dicato Istrumento si fece piu grave it suo is male : on de agit II. delici stes so mese manco di vivere con dispia-- cere comune . Ex Sched. Caroli Ualentii Gongagae .

Pag. 439. 79 Habes hie Clem. VIII. P. Μ. epistolam ad Iulium

Caesarem Scipionis Fratrem responso datam ex Tom. 38. Brev. Clem. P. VIII. in Tabul. Uatie. pag. ao 3 .

DILECTO FILIO NOBILI vIRO IULIO CAESARI CONTAGA

c LEMENS P P. VIII.

o Dilecte fili, Nobilis Uir, salutem. etc. Vere indicas, molestum, , nobis accidisse obitum Scipionis Cardinalis Fratris tui . Amaba- ,, mus enim illius modestiam , integritatem, prudentiam singularem eri itaque magnam ejus obitu iacturam factam esse intelligimus eam ,, vero iacturam omnem nostram esse : nam eum illo praeclare estis actum , qui in tantis rerum , ac temporum procellis expeditus e,, corporis compedibus , periculisque omnibus , atque hujus vitae maia, , lis solutus, et liber , evolavit ad illam alteram beatissimam , aeri sempiternam vitam , ad quam ille cum reliquo tempore , tum , ut ,, scriόis , in extremo illo se se sorti , ac magno animo comparavit . M Est haec sane magna , et vera communis iacturae consolatio , quais te sapienter uti, ad leniendum desiderium, quod affert naturae , ,, et sanguinis coniunctio ex tuis litteris animadvertimus. Te vero,, seinper Plurimi faciemus, nee ullo loco , ubi quid acciderit opus is esse tibi , auctoritate , atque opera deerimus . Dat. Romae apud is S. Petrum die v. Febr. IS93. Pont. Nobtri Anno secundo . Antonius Bocca adultus.

Pag. 36r. 8o Extat haec Guarinii Epistola in libro epistola.rtim ejusd. de quo supra nota 64. Ha perdulo Nantova un sinsolare ornamento , ii Princi. o Pe un gran congiunto , la sua casa un Ottimo Padre , Roma un,, futuro Pontesce, S. Chiesa un acerrimo disensore , la corona dei,, Cardinali una gioia , te lettere ii pregio lorci , i letterati la loro is protegione, e final mente it mondo un te soro . d ' ogni vi ri u , d ' ogni,, onore , d ' ogni bonia . Contuito cio non posso persuaderint, cheis ni uno abbia fallo piu grave perdita di quella , che ho f ait' io, e cheri ad opn 'altro non resti qualch e luogo da risto rarsi , se non a me , il,, quale dove trovero io mai piu, benehε vivessi mill ' anni un Sign is re nε tanto antico, ne tanto caro , nε tanto savio , ne si sincero, is nε si amore vole λ ii quale per mutare nε di luogo , ne di fortuna , ,, DE sua ne nata, non ha mai verso me mutato nε costume, nἡ vo

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