La Hecvba; tragedia

발행: 1543년

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분류: 미분류

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Ag. Tu, perche riuolgendo a dietro ii uiso

or dimini chi e cosmi, chegiace morios Hec. Forsi tenendo me nemica Cy serua Ni scacciura da leginocchia altere; Onde accrescera at cor tormento Cr doglia . . Io non bo indouinar, ne intender post o vel, che Panimo tuo preme Cr molesti . Ηec. Et perche ripular nemico deggio Vn Magnanimo Re, pietoso, Crgiusti sSe tu non uuoi, che'I tuo secreto intenda , A me non cute di saperto anchora . Hec. Seneta Paluto di costui non phlo Deis urso sangue inio prender uendetia .ma che piu indugio f Cr che perderpos'io: Se non auen, ch ottenga quel, clato brumo sPur migioua Pardir. Agamennone,

Io ti prego per que' tueginocchia,che humile in terra , Cy riuerente abbruccio: Per questa facra, coronata testi pDd Id quai dopo Dio deriva er pendeLasteraneta Cy Phonor di tuiti i Grecit Per questi tua uittorio a muno: Io ti prego Signor, cbe mi concedi;

S'io ne son degna; questi gratia sola . Se tu brumi finir in liberiade Lo spatio de Ia uita , che reddid:

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N don si si concede. Hec. io cio non chenis Aneti contenta i bou di uiuer strua Fin,ch in pie si ierra questi in id vita. Nupunisci Signor, pμnisci questi,

Hec. Fu mio parto: e'I portui iret uentre inio.

. Fone e costui de tuoi 'liuoli aliuno rHec. E: non di quelli, che periro in Troia. . Adunque olire a coloro altri Utaueui sHeo. N 'hebbi, ima inutilmente, come uedi.

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hec. Per acqua, ond'io lauasi Pol bena. Ag . colui ruccise , Cy Iogietth net mare . Hec. cossi fece 'I crudel d'un corpo humano . Ag. Ben βι fommersa in infiniti mali. Hec. nul non mi resti piu: clyto songia morta . . c hi e quella in lice, ch anchor uiue s

Questi e Signore, Ia Miberia is klsa.

Se suor d Gni rugion ς furui uendetis Dei clanno iniosopra quel fer Tirannoche con tu propria man d 'oro Cy dis ungue Bramosa se re ,e olire, Uni auara, Ea fulto uis homicidio it piu crudele , che uedulo su mai fotio tu Luna, Non ostiiste,che mille ex mille uolte Raccolio su ne te inie proprie caseLa, doue hebbe con noi mensa comune , comun Phospitio, Cy te uiuande, Cr Palma aBista gliamici ii primo Iuogo tenne. Hor dopo tanti riceuuti honori

al mio 'liuol, tu mia uita, ii mio cuore . Ne tanto su uerbo di tui cortefe

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cosa clatri meeteto Parme, in meeteto a frripiu crudi nemici non si istega irmugietto in mur queli innoccente corpo ς Chauria mosto a pieta te lagri illi se . Ioson istinina, uecchia , e in streta ultrui: Napollente e lanian , po stente e libruccio Dei somnio Dio, de Id giustitia eterna . Egli egiv o Signor: Cr come questo, ch'in ciet berba la legge; uvol, ch'in terra Vol, ch'a Uemplo di tui renete i moneo . Osseruiate ad Gnibor te leni uosire . Ilche ; benon si β: se non punite Vopere scelerate de mortali iFunira Id quiete ut uiuer nostro, Ne alcula esser potra securo o Iieto. Dunque se'Ifutto e sit crudele Cr brutto rΗani pieta de te miserie inieri B dguiba di Pittor contempla a lunge Questo , di tuiti i md ritratio adorno: Gia R et id, hor sonserua :gia di tanti Filiuoli cinta horbeneta buuerne unsolo, In estrema uecchieeteta, CT posti a tale,

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Et per acquistir Iei ripular nullui diuinanti , i rubis,le perle Cr Poro, Accio P animo human Iieto confiegua QManto,uuol quanto pensa, er quanto bruma. Pero, che Id ragionsenta coibi ;E quassenta alma Cy seneta uitu corpo .

Dunque ii crudeli ara lieto Cr felice, Et io misera er metti s egli ha da luto I curirili is io ne son priua Cr feneta sEi uedra i suoi Palatii interi ex suidi; Et io de Pulte inie superbe alterete Veggo uolar da tuite parti it Amo 'Hor pol, che non mi ual preghiera honesti ;Prouero; s'io polro per ultra uia impetrar que sti gratia, clyio dimando . Signor, uengati a mente; che mia 'lia

vende ne tuoi placer tulte te notiis Et glace appresso a it a Regal persona. Vagliami quel, che partorisce amore, It comun letto, Cy rabbracciarsosve, I doloι basci, Cy P accogitende care. Cum , ch' e morio, e sangue di cohi: Ε suo frutello . ella ramaua, quanto

si iii

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Fd cotul gratia a Iei ; s'io non ti merto. Egli e parente tuo: questo ii mossa, mapoco e unasol lingua,una sol uoce .

Deb perche queste mani , cr queste braccis , infesti canuti crini, G questi piediri on possisno 'rmar parole humane sAccio tuiti abbracciundo purimente Le tue Regalginocchia ; parimente

ni dolente su on de mepi accenti . Plegati o chiuro Re ,1plendor de Greci;

T 'una tua ferud debole Cr infirma Porgi ratio poter de Iu tua mans. In gnito non fia tanto peccatorche posto,che non 'sse altra cagione che ti moueste a questo: tuitauia Oscio e di buon Re di fauorire Sempre rhonesto, quanto e puote: e inseme Di csgar con lagiustitia i rei ψEt dar lor pena a gli delitii Quale .cho. O come uaria tra mortui fouente La sorte di qua giu. uenon si amici Diuentur i nemici: Cy d'ultra parte Quei, che samur, in se riuolger tame 3 Et di sangue bagitur 'esso la terra; Ouerd odiis reti accender Palme 'Ag. Hecuba fasto Dio, che gran pietade

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Porii delfuo fastir supplicio degno,

S'io cedro , che cio posta, Cr in che modo: ma non uorm pero, che si credese, che d Id morte a lui debita, io m'inchini Per umor di Cassandra: che per certo Uumo, quanto si po cosa mortale. Turba Panimo mio questi ristetio. Appresso da is no tre armate genti Tenuto Fobnnesso e per amico: E'l tuo morio 'liuol nemico fresso: Si come que che de ne nici nostri Era Cr stitos arid , sente Cr rampostos' et te Phu occiso, Cr di cio senti afanno; inses, e priuato mul: non appartiene A Poercito nostro o poco o molis . Onde da Pun d'e luti in tuo fauore Me t' olyrisco pronto; ma da Pultro Caninio caldosi rasredda Cygelu: che non uorrebbe fur cosa; per cui

Ilpopol nostro se tenesse olyso.

Libero ueramente alculi non uiuer

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Uo,cheqsecreto mio ti fia palest; Et quanto intendo fur, stia net tuo petio . In tanto , se per forte in meetro a Popra Qualche tumulto succedes Si albora Ti chenio ben, che Pallo tuo fauore A tal bibogno mi concedi Cr presti ,

Sotio a nuoua cregion coprendo it fatio, che supra ritrouar tanta prudenza, Persaluar quest honor, che re sit caro .

Fur ii conuien, CT ti bifogna aluto. Hec. Qui dentro cegran numero e infinito

Di semine Troiane: ilche fa e assii. Ag. Oves, fisse, cheson preda de Greci f

Ag. Et come otra fur si audace fatio Distini ille man debole fretu sylec. E sen re forte: Cy resta inuita Cr stanca

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α V A R T O. Una femina sola duduce π forte molli con la sua mangiouani occisie, Et di sangue uirit tinfe P Egitto sEt che runtiche femine di Lenno Gid tuiti i mochi lor tol er di uita sTu, come far si dee si degna in resa,

Lusciuiae pur a me Ia cura inter a . Sol mi concedi, che securumente

Per P sercito tuo mi po lagire Tal, che ii mio bel pensfer non fia impedito . Et se intender u qnet, per nome mis, Cho da seco truttar di molle cose; C partengono a lui quanto a me si si,

Onde a me se ne uenga, e d' est anchora.

I l grande animo tuo bruma Cy defla: Pero, cles e cosa; di chegode riniurio,

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II mio buon Sposio intanto Al letto sen' und)securo Cr lieto . II tutio era quieto: Ne si uedeano piu ne i liti aprici Le Tende de nimici. Ondeglud P oblio di cuore in cuore Fortundo dolci er riposte l'hore. Io; chegran parte de Id nolle hauea

Di pensata fra Pultre Donne honesis Nel comune di nothostaeteto cratoco:

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