La Hecvba; tragedia

발행: 1543년

분량: 108페이지

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분류: 미분류

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Nandollo a me, come in tutela ut pudre: Temendo altior, si come possita auenae, Del Regno suo P eccidio er Iu roina.

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A ra sedio uerre' uis ultra uolta De te nouelle nuru irati , Cy fieri: Ne uorre', che mai res sebeme

DeI grati vostro nemico; onde mole anni

come ut passato assedio han futto Cy sanno:

Onde bifogneria contra mia uoglia,chestesso ossee tutia Thracia in arme. Qvqti, intes a Ia morte deIRliuolo , Cou colorato Uficio di volare Di certo suo thesor notitia darmieci,'u te ruine de tu sua cit lude Esianuscino hauea solio Ia terra; M'indulse a entrar ne te hue tende solo et Senon in quanto la crudel pur uolse , Asyegnando di cio certe rugioni)clai misi picciolfancini rej ber meco. lo; si come colui, che nou pensana, che tanta crudelia cadesse in let ῆ

Di dotiso ioeme Ars altro ne timento

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Abbracciundo Cr bucciando; alquanto statio misi innocenti allonianar dat patre. Quindi, dupol poebe puro te det te Tru loro ne Porecchie; da te uesti Tra Fero tuor certi collesti igitudi: Et quei tenendo pe i capelli d'oro Di mi epunte trapassuro a un trutio I delicati lor, teneri petii. In quel medesino tempo ultre mi foro correndo a dosto,aguisa di nemici. hi mi lien ne te braccia: Cr chi ne piedi: hi ne capesti: Cr chi coli donia fores A trauerso mi cinge. onde uolendo Dar a figliuoli iniet mistri aluto:

Nouer i non potea piede ne mairo. N a non satie di questo: aneti bravisse D'uniunger male a inal le Serpi audaci,con pungenti Aghi a tui licio adduitini forar gliocchi; Cy conmia graue pena A 'tia a stilla ne cauar Ia luce . Pol mi lasciar ; per Id funguigna stineta Et correndo Cy Aggendo alto lurore

Di me ; clytua per tutio; come Fera,ch a sanguitiosi cuia porge Ia ccccia ;O come cacciutor; che diligente

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A Υ Τ Ona non potendo fur alcuno effetio, Alfit, quat diterato, spinsi a terra Da molle parti testietate tende. Questi e Iaboma de gli eliremi mali Re, c'ho patito sol per furti cosa iVtile, uia leuando con la morte IIgiouanetto, tuo nemico fero:

che quat picciola famina, a poco apoco Hauria fulto un' incendio cosi grande , chefatica sirebbe ad ammorearis. Ma per dar fine a te parole niter Se per adietro mai lingua uerace

Se alcuno fur a mai per dirne male; Io breuemente in cambio di clusiuno Adesto ne diro tanto, che basti. Io dico, che produr terra,ne mare;

Ques, netbuo piu largo horrido fondo rQuella inpiu)laune piu salsose parti, Non suot pepgior, ne pin nocivo Mostro. Et, che questi fia uerit 6perienda

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Latiustitia dei ciet, che ne Pestremo

Le abcose falsita fiano palecti.

Senon fera nemico alcun di loro

Facsi ben. Μι come et Fer pso qgesis; Se permolii Cr moti anni per deletro Eri congiunto in amicitia meco,

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Na tu te aeui, che ne id tua terra

Venisse a dipredur nelfuo ritorno La gente Greca. a chi cio prouerui sVoro se constitur non resti ii uero Voro fu Ia cugion perfido: Poro, Et quella ingorda Cy maladeitubete; che a questo empto homicidio ti condulle. Or uedi , egit e uer: che mentre ui se con id uita d'Hettor nostra salute; Visse ii mio Poldidor ne te tue coermapoi, che Pupparir deI primo fumo

Allior subitumente ; Ah Mostro fero ;Glifacesti cungiar la uita in morte . Se uoleui recur, come tu fugi, Vtile a Greci: per che albora, quando Sidua in pie Troia mia, non l'occidesti O perche ne lor man no id i uiuo sna dimini oscelerato, e a cio ristondi .

Se tu portauitor colunto amore: Perche ad Agamennon, e a Greci; quando

Nehuu eun inanior bifogno, come questi , che assedio ui tener molli er mole anni ;

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αVINTO. Di quel non tuo thesor non 'si partes Anti fit hora putir non uolando, che alculi tel caui da te muni uuare A gusa di Tirun, nato a tesolo, Ne tuoi palaeteti Io postedi Cr lieni . Nabe hauesti alleuato ii mio figliuolo come a spirito human si conuenias

Come ciuscun di noi credeua a pleno , Resa te nefaria laude immortale .

Pero, che quali songli amici ueri; sol si di nostra ne te cine aduerse rche quando godi a la fortuna lieta , E facit cosse a ritrouarne molli. Et fetu di thesior bibogno haueuis II mio figliuolo rimanendo in uita Ti fora stato assui largo thesoro. Hor, clyucciso tu Phai senda clione; N on pero que, b Re t' e fatio amico sEt bai, si come proui, acerbamente Perduto nel guadagno de tuoi danni . Io diro con tua puce Agamennone: Se rinchini a fauor di Pobtinesti. Tenuto non sarai Principe buo sorche d dfinder Pucusa d'mi Tiranno ;Altro non e , che dimostrassi tale.

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A me par Polγnnesti e intendi bene che tu occi esti questi Pobdoro Non per ser cose a me, ne a Greci cara rna sol per Ia rapina di queroro, che it meschin ii rec) per suo sol no. E t hor, che Isti caduto in quem pena,

cerchi coprirti: Cy uai tro fido bcusa, Ch'in qualche parte in tuo fauor ritorni :Laquai appresso me non ba ricetis. Forbe a uoi gente Barbara Cy ingrata Par lieue male a tor di uitu altrui: Na noi ques, tenem peccato graue . Et s'io dicesii, che siti innocente; Ηuom non furet, che la rugione amasse , Et di cio mi uerria blasmo Cy uergogna. Si, ch'e ben degno, che havendo commeso Q vel, che non ti sis lectio is a quest' hora Falisca Cysen tu quel, che non ii place . Pob. I o uinto da una stmina cultius

A pepgiori di me sola fulto sempio .

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Hec. Non suroto condoitu a i liti Greci sPob. II mar ii coprira , d'alto cadendo . Hec. lo non pono cader, se non Peudo . Pob. Lu rabbis ti Iuris, Mollia o non Moglita . Hec. Io non intendo quel, che mi minacc i . Pob. Forbenata latrar conuersa in cane.

Nec. Et di questi tuo mal nulla predi e sPob. La staude tua non m'hauerebbe aggiunto. 4Bec. Morro nel mar, o uisapiti morta sPob. Mortu : ma ben havrai seposthro Cy nome: Hac. Nome da Ia mutata inia persona sPob. Di Can hepolchro ; a marinari Megilo .Hec. Sia pur: pol, che di te preso ho uendetia. Pob. coriuen, che mota anchor Ia tua cassandra . Hec. Questi annuntio ritorni rael tuo capo. Fob. Ualpra di co bli moglie occiderasta. Hec. Gia non βc'ιo cor de la cognata . Fob. Occidera ancho Iui mderamente .Hec. Rugiona dei tuo mal, che t'e duuanti . . cos ut ne sente molio, cerca periis . Pob. Occidi me . Tu ara' occibo in Argo .

. Leuaterni di qua quest liuom bestiale.

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chegiunti di fit de te fatiche tante

Ritornando a tu patria amica Cr dolce Troui te cose intesttici er liete .ch. I te Donne insitici, Meat porto; Cytornate A te lasciate tende D'inostri alti nemici. Ivimes, aspeltate Fene fere Cr horrende Di struitu ε che ci consurus er strugge , come neue tuthor ranio di Sole. cosi comanda Cy uuole

Dura necesita, che mal ge. 1 L FINE. IN VENETIA APPRESSO Gabriel Gioli di Ferrarij da Trino di

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