La Hecvba; tragedia

발행: 1543년

분량: 108페이지

출처: archive.org

분류: 미분류

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Poter toglier a let, Et recaria in me ste so rcho. Vn sol de suo i tormenti Bathrida fur uia' huomo Di felice infelice seneta sperne D lauer pace giamat. Tec. Tante miserie of lia Tutte ad uia punio mi I sin dassanti,c Uio me lesima non D di che dolermit

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ATTOChii infros lia inia nes tuo morire. Adunque cosa noua Non parra a chi Pascolla ;se 'rite terreno con benigno fauor Pamica 'sta Biada producersuol stlice er bella;

Seneta coltura alcuna , male piante cir nocive Per tutio partorisce.

Siuede per natura Functullo iniquo er rio; Sempre fid tal perfno algiorno estremo De la sua sepoltura, E'l buonfuse re buon: ne duersasorte Sorte acerba ex dolente Glipuo mutar Ia mente .che cio ne 'si auenga Piudaisymede padri, O da chi lor colliud co i precetti I teneri intelletti;

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Diletio inio con*rie: O me gia matre altera

Di si honorati parti;

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chi filice si sole

Na ben faresti officio dipietude

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Ando a turburgii altrui lidi quieti,

Per torre a Menelao La cara aniata mulier

Di cui Donnapin bella N in uide ii Sole in questi parte, o in qκe s. Di qui nucquero Cy planti, e afanni , er doglie A tu inia stanca uita; Et Ia steme e lunita Di mai tornar in libertasse , o in pace . E ifluben Felsia face, Onesia, ch'apparue in forino A quoti uecchia mitta,

Dele tre Diue: u lei dando Phonore,c b'ela Dea dei dolore, La Dea nata di fungues Per cui si more Cy langve . Pur un conforto solo Trogo ne Pelio dsola, C heu me porge ripψ0.

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Altra abbrucciando it letto Voto delfuo consorte, Sempre chlantando morte , si do ad' ester uiua . A T T V Q VARTOι

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A cui degno sepolchro, come intendo, Parecchiauuno i Greci. Ohime non polino Esser colanto arditi, che'Iso fruti di ueder quesi'occhi iniet. Ser. Anchor non se cos hiat casio empto er crudele r

Nec . Ohime , se non e let ;

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Hec. Dolor sei tanto crudo, che doler non mi lusi, Quanto deurei dolerint . Adunque quesbE Pobdoro inio fAneti non Pobdor: chrei non e uiuo :ciues, e ii suo corpo morio . O ,sol det sangue mio rimabo pegno; Horseistento dei tutio. Com'serpo, che Gioue

Non dimo ri uendetiai Di tanta crudeliade . Se a me ioglie l'eiade, V ser donna, e infelice, Di poter uendicarini; Giu non torra se uoglia

F in , ch in pie ct terra questi mid Φοglia .

Ser. Or cono sit id sorte Dei tuo curo 'livolo. Hec. ciet non uuol, ch io miri, liciet, che quanto hebb'io, inito mi toglie)Sola una brieue luce Seneta pianto ersos iri, Et seneta n uoue doglie .

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narro innocente Cr bella , Che doueu uendicar te nostre osse scrudel man, crudet serro , che aperse ii blanco petio D'unsemplice Agnestello, che anchor non pecco mai. Na tu, d0ue hui trouato Onesto misero corpo fSer. Cuiui ut lito det mur uicino u l'onde .

Hec. Ohime che ben mi dimostro it tuo fueLd imagin, che di te mi parue in sontio :Ld imagine dolente, abi iussu, Cr tale, Qual la ueggio at presente . Rhi crudo Re , cui ti commise ii padre. Cho. Ben potete aper chi Phabbia occiso . Flec. Chturamente io lo fio . Fu Pobnnesto: cui per saluar Ia uita: abi fato, ubi fori Nandollo it uecchio pudre;

Ne s' auedea, che lo mandaua a morte .

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come non f nutrio

A l' homicidio rio; Quando it bel petio aprio; Chauria mosso a pietate

innipiu cruda Fera. cla Hora non piu per Dio et Non dite piu parola. Ecco, che viene Il maggior Re de Greci, Agamennone . M. Donna io non soperche dimori tanto A sepellir la tuissetiuola morta. Noi concesso fhabbiam liberamentes vel, che per nome tuo Talthibio chise . Et il ιμο corpo non ha teco alcuno, Ne alculi fa per ioccar, pol che non uuoi .hior son ventito a te, per che rastretii. Et quanto a Iei; Phauem tuiti honorata , come honorar f deue: aggiungo bene; Se ben in cosa tat iroucr β puote: Nd quel Troiuia chi c, chegiace morio fFero, ch a panni ond'e uestito Cr cinto ,

Conosco , che non di nostra gente. Hec. O hecuba inflice, Cy che fur dei s Perche partando a te, purio a me 'sso .

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