La Hecvba; tragedia

발행: 1543년

분량: 108페이지

출처: archive.org

분류: 미분류

81쪽

Sel uinate contrude Ueder u'e caro f Ηor su, piu non tardate: Vccidete , prendete, Cy abbruciate.

cose albor per te uene uia 1 reddo gelo irE'lfungue, che Aggi: ratio d'intorno Sisparse ut cor, o ad'io rima i mortu . Gia ueno in Ogni parte arder ii cielo: Et Ia nolle parea mutata in giorno rchi plange, o fune, CP chι noueste apporta . Iobentis guida Cr scorta, Gια prese in mano iI mio marito purnii , Cerco in uan di saluarmi: Et de la Santa Pulla a uis sacro altare Verso lagrime amare Pregando tu i numente, che da morte Distudesse me lassa, e' l mio consorte.ria non glosso S che tui di uita tolbe Dinanetigi iocchi inie istietatu mano ;Et me, hor mi son, fece cultius. Hor, pol che Troia fotiosivra uose L'iradi Gioue: e'lbelbe ne Troiano

82쪽

AT ΤΟ Da tu paterna riuu

Le lagrimose molle Ruine fue , che rimanedno a dietro. Or, perche non impetro

C Helena , sol eugion di tanto male, Giusto dat ciet punisca e ardente strale 'Pudre benigno, Gioue, Fa , che co hi non uetad hora ferena :Fd , che debitu pe ut Forte dei sangue si arsio , Cy de te morti Di toti huomini 'rti. Fa, che non tocchi ηrui lito ne sponda , Ma ct card bella ne copri Porida .

V gendo te, tu tua citii superbaLa tua forte nemica, et qsti c'hora Tua innocete 'liuola ta e sotterra . Obime, che nulla cosa es otto'l cieto

Stabile π firma: er ne stlici glorni; Quando si teme meniremptu fortuna Nel solido Phuom de te miserie abbassa. Na che bifogna timenturii in darno;

Et di Iugrime Gnihor bagitur il petio sQuando it piunto e'l lamento ut mal, che pati, Render non pilo rimedio o medicina.

83쪽

che tanto uie te a dir, quanto infinito . Pero,s'io non ho fulto piu per tempoQuesti debito oscio in uisitarii; Troui appresso di te ficus a non uile Vesser quando giunge'i a questi lidi,

bl ele piu interne parti dei inio regno .

La ricchie , che a me sice, a tuo nome , Seneta punio tardar, qua in inviai .

Da Pultra parte rem irar iton posto Ua bello tuo , senon con torto Iguardo . Pero, s'io mi riuolgo in altra parte; Io non Io io per odio, che ti porti. Non ne hauendo cagion, come tu fui. Senea , che certa lene e tra te Donile Di non guardar ne te trilhetete loro Gli liuomini in uolto, infino a certo tempor Et cio co*ιmesu det Regno inio. Pob. Io non mi inaraullio dι cotes, .

84쪽

Nee. Io ti uoglio scoprir certo secreto, Et aselivoli tuoi . Pero durui Hor comune liceneta a questi urinati: Et lunge lor da que i albergi manda . Pob. Dipartiteui uol: che qui posse' io Sturmisecuramente, Cr feneta guarda .

Pero, che tu non mi se amicasola, Pesercito Greco purimente.

Far cosa grata: che seneta di deita Iosaro a Ie tue uritie accinio Cr presti: Sendo tu bibognosa; io ricco assui . Hec. Di cio ni auserui tu primuinente . Pobdoro inio stlio; liques ti ne Ruccomandato giu dat uecchio padre; Et commesso a tua se, quanto Id uita;

85쪽

Hec. Se auten, che ninori, accio, che'lf pian questi. Tob. I ut fulto bene, er conprudentia moltu. Hec. doue in Troia era di Palla it Templo s

86쪽

Hor portem te pene . Cr, come questo, Ch'errando ua per tempestosio mare

Seneta ueser da n sun lato it porto :cocti tu privo de P amato lume

Dopogiusto supplicio finirat,

Qualf conuien, lascelerata vita. La crudelia, la fraude, e'l tradimento Sono peccati abominos Cy tuli, che sipiaccion parimente at mondo e a Dio Et congillo castigo snalmense Puniti son ,se ben ta pena e tarda . Haueaspeme it Tirati d' altro guadagnovie dei primo muggior es ecco it theboro , che tu Thaurui ben meritato Cr degno . Cnesti speranda e per aprirti it calle Giu tra damnati ai sempiterno piantος Oue quanti fur mai, tormenti Cr pene

A eccesso si crudet poche sar anno. Et tu, clyeri piu dianeti cosi forte: Et D uca Cy Re di s feroce gente;

Morirai per te mun deboli e inermi Di semine , ad ultruiserue Cr prigioni . Polγ. Ohime ollime son privo : obimeson priuo , ohime de liocchi Cr de tu luce cara . Sem. Sentite uoi di quel Tirduno tigrido fPob. Ohime, ohime: che occidon miel 'liuoli . Sem. S' e di dentro 'rnitu a quel, ch iobento, La nuosa sorte di supplicio amaro . Vol

87쪽

Et uedrai in me ibuoi duo curi figli, Ambi trulfiti da te nostre muni Portar diluori sanguinos Cr morti.

88쪽

Lo murrito caminsolo a me Inso. Ah maledetto sente, Donne spietate Cy rie, Doue ui nascondete sPhebo, splendor delgiorno, De nostri pasi duce, concedimitu luce Tanto, ch 'io o hi Pira , Viragiusti dei cuore , Lo di degno, e' ljurore Sopra Ie scelerate .ao bento i pusi loro. Non mi altero io, Furie instrauli Di clueste carni, σ ossa snudoue purni inuis,

At iusto ii fungue inio A que k fere inique:

La cui spietata bocca, Hor se to asciuga Cy bee fAh crudeli Nedee,

89쪽

Dentro a questi sanguigni infami alberghi,

Fer distnder, s' io posso, La uostra cara uita, Clyto temo, che fugita . Cho. Mibero hor ben patisci estremi mali . Ma degnamente: pol, ch'a Pempie mani

s ri di fars scelerato estio .

Pob. Obime, obtine: o stroceo bellicosa gente De Id mia Thracia, o gente Sopra a yrti cor fer con Pulti in muno Vulorosa Cr possente. U Greci, o Greci: o uoi Tor capi e Imperadori amennone, Cr Menalao et i ut chimo I ui chlamo, i ut chlamo . Deb uenite ui prego Per tuiti i Santi Dei

90쪽

Et be non 'se. he fi uede anchora II negro sumo,che mingombra it cieto, chidro a mortali er man filo segno

De Pincendio , per cui Troia e dissulta; Que1la rumor, che di lontano s'ode, Ni polrebbe recur molto bos etio . Pob. Molto amato da me, Re Agamennone, che id uoce di te notitia dammi,

Pol, che tu faccia tua ueder non posso: Mira a quanta miseria io son condotio . . Misero te ; chi rha de gliocchi privo schisu quel tuo cosi nemico est resso , Cha questi figli anchor stenti di uita sPob. Hecubas celerata, con Paluto

De Pultre serue tue; fmine inique . Ag. Hecuba, che ri*ondi s hui tu comeso Si scelerato e abominosio elyιtos

SEARCH

MENU NAVIGATION