I dialogi di Messer Speron Sperone.

발행: 1542년

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DE CATHAIO. t 68tuardarmi dasse sue notes cheld n bruti senet uertus non pu uenire se non fastidio 'iaceuois Iezaa. O R. brutti amati alle o donne sono simili asse noci immature; equali sono amare da se, me condite ne Tuccher diuengon cibo duum peradore Dunque comandate ad Amore , he prenda, bruti ne suo dolcesi condisca nora piu uolentieri Passaurarete, che non faret unbellissimo. R. Poniam ch 'gli condisca tin belgiouane . M AE . Questae cosa impos ibile , perci che i bello ba,n suo sapor naturale no men schieno de condimento amorosio , chesia a noce de mele, pol ch 'ella gluta a perfeltione: anza chein bello uane, conoscendo che egi e persona da se amabile, et da doue have caro iba venione, che a donna chel ama situ tenuia ad amario ser qua cosa suis perbendo parimente dessa beIezz destri etasua;

rade uolte adiutene hesi sic amor si reciproces et tanto ami quanto e amato fiderat . I chei bruti non faci 'ecialmente se gli e An poco attempulo quando co' configlio desta prudentia 'olgouerna gli appetiti. Itquale innamorato desia fuddonna , et distilandos dede doti della naturi, non attramente che fedelmente amando humilmen este seruendi, tenta ii dono deIustia gratia . P O R. Dunque se si e , perche amate bella giouine donnus, Ora . Perch 'Amore i comanda liquale e signore de gli huοmini , a servido desse donneci

se fors no mi credet comandategi Mn foco che

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es prenda questo mio corpo ; condendo lora modo suo, 'addolcisca con actua manna per sentireredi che sapore i saro Fors it furei, se of si illi che adorate iboecheri dolce de uostro animo non bimestieri di condimento cio fare sustini bene che se non siet ii mi Dio, sate a men ii suo tabernacolo; vra tale, es fulta, che Padorarui non si diresse idolatria ad uostra fronte lanchis ima erit chrittallo de tabernacolo, si 'oci hi sono i etaphiri, rubin i labri, peries denti, o lagoia si e la colonna delalabastro iche in sul altare de uostro etto sede res tenta cluso edifcio, coronat di ricco ornamento di si se tetro . Fies naimente questo is soaue e lo stlendore de uiuo foco amoroso, che ne ego te ui apparisce le uostreparoleson Parmonia de egratie de quali mal non fanno ultro che cantur et da lodi a magisterio deluostro viso. Deb signor mio perche scendido de miracoli det Cain dio tan'altra uoltu siet enetrato et uano desse mi lodi ' non, 'accorgete ch 'el. Ie non meritano 'esse truitute concie penne de voti

stro ingenes lascium , lasamo tarde sugie,

tornium alle merauigii di questi lusibi desse quali per a lor carione uitae esse caro ii partare M O M. Pario uolentieri det tabernacolo, per te reliquie, che ui sono retro pretiose si comeson esue gemme ma dure, fredde piu dei christa deI'alabastro, di che adorno it sitio auorio. O R.

Promettetimidi non pariarne mairtu, ut perα dono

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Bacchidone molio bene si uenditurebben d ches fas 'irare fercio che te anzare astramente pungendone,non ci liniano riposare: de bis cie dictina uolta ciso uenate ' nelle camere o pur ultr'hieri solio et litto dePAlamanni, Vel archi, ne fuerorat una grande, borribile fu fatica Puccideria . M O M. Os questa bilicia sigηiscarva ageto' er 'invidia, heporta ii sume a ridiuali che riceuet qui dentro fors uinta dassa Eblcraeta de uesci' due poeti diuini, entro in casa per ascollarii: fu unpeccato 'uccideria. O R.

Hora iliarchi,mentre rarionaliate Mi Pardalia,

rideua sol riuolto assa compagni disse oro nos che cosa. M O M. Puo egi esse chlagii intenes desse e nite parole Fors ridea percheu nostro ragionamento si secreto ungo per non gli pare che iosa persona, conda quale, parvostro pariundo debbia stendere inutilmente i suo

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te o . Et certo it puria meco in distam, separa donicia a signora , , da loro perdonat i)e flatu Ura perdata in I . O Varchi inuidios . μ' benesi di che gli ride ma one ingratio Domenedio .che il

e molesto chelio mi dia

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DIALOGO IN TITO LATO. PANICO, ET BICHI.L' sera, Bichi, da nobialislsima donna invitato a tuo care , in m. duo se ad arbitrio de ' uincitore, gitio cui reuinsi felicernente . Hor pensvid assa mia uittoria, quel che io uoglia

tamente abon dante , che perdendo mi nella copia io non conosco it megliore B L . Dunque fatet do es no della uittoria; efella di tanta corte a quantala nostra sara , ut sara senipre obligata N. Verament ii farei, se io fossi certo che e a credroeche tui dono osse opera di coriosa; non risui dam e fuit per ignorantia , o per uilla de mi animo. B L . Forse temet cheu nostri pregbi 'offendino, de s iacciau placerui N . Qui nos che

se essa e nota a se pessa , conoscendo se , esse cosa perfelta, diuerse agioni disiderabile

timabile molles; non de a nota reccas se abrila mi, eo disidera mitem bene he i troppo amor

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cbea leporto ultra i mio merito tras ortandomi, non mi meni a regaridu'alcuna cosa , che o non si degno delottenere tonde indiscreto si riputato. BI C. Non e uitio Pesse poco discreto per trono amar a sua donna; forsi sertu a Cliore che ossa hauere uno innamordio; conciosi cosa , che ibaldanetosi , sando ludor proni Ta, i facilmen αte recano a sne idor disiderii cheu discreti non fanno siquali, stellando sempremaida occasione 'unubora , miseramente , i mes . gli anni sono satidi consiuniare. P A M. Piu tosto silio uiuere in desiderio seneta steraneta de a sua gratia iche conmio esse profontuoso indur ei a doue fur limia

tuostro senno faret. ma se io givocasse conda iudonna una cotale discretione, o uincessiti; qualchegra cosa e chiederet et credere di fur bene, nisi

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grormente inuit;domi ella a douer uocares: qualcosa sena cauione esse fatia, to ii modo non midaresbe ad intendere . in . Comes, credete holche una genti donna comesso non uocasse a talio le

telletio, come e uello della mi donne seneta dicun ne parti, oo' iniuna cosa. I C. Tranqκechelio Iliun dire ch 'ella intendesse hestiuocasse P A N. Certorio nolso; et non e cosa chesio intendesi piu uolentieri. B I C. Procuriamo 'intenderio, et in quel modo chess nostro humano intelletio suo te istiare, secreti delia natura i ditio facciam prona di penelatrare per entro ii More di questa donna P A, Anai quanto pos io ui prego, che a trarmiftiori degli errori, Messapaura che mison si eli'anima; afluanto discorriat con eo meco in torno a Mella materii considerando primeramente id uitiori della mi donna, cloea dire, se uincendo ella me,alctina

cosa mi dimandasse; aqua molt ualesse, fosse se

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pari e ragioni deli'unoiam te, et det altro, che priuilegi deIe dZneson muniori de nostri: ma ad dia mande chepur dianzi distingueuate, giungete se Cli ut place huna quarta cosi; aquale per auentura ui chiederesse id uostra donna id iderando di cono e chiaram et se tibi Pamate, et haliete cara perdicio che te piu uolteio amanti modesti solete amare in manter te uostre donne, che non ch 'ultri, a de eo non se 'auggono P A . A me par altra umentes et ho perfermo hegli alti, leparole modeste a no usui asse nostre donne, oltra che esse sonocose in se amabili, et gratiose, scinprema son testimoni de suo no amore che lor portiam , in contra u

rio, leparole prson tuos sono segni certissimi, he

queste poco apprezziamo B IN I pouere falsa, mat nons esse modesto in procura si dei pane, mae senipre ne dimadarne oltra modo importuno, et fastidioso. N. I polieret non ama iliane,ma lasam funendo, corre arcibo; onde ei ostenti id uita sui mario amo somniumente lese eZZe, et e uertudi cost et squali , come os diuines con in inito ries guardo, di non parere resontuoso, riuerisco, et inchino. Et quantunque grademente sideri digodere dolsuo amore,non e per che havendo in odio it mi disiderio, que o cerchi di satiare, et impierne insilia: dsique agioneuole os e, che i mio amore cyali re tanta modestia situ accopagnato a me iliche quantonii, gna fuit , a te ioccidi giti dicares certo insimhora non ho mancato di procurario, et, tentando lo

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ωtauia. BI C. I crederes, chen 'radu deIu moes destia, si come uia di uertus se os troppo intricarta, quale difficilinente, et opo unga fatica a suo dino albergo, ci conducesse,s ecialmente ne uiani amors il cui sine non e ultro hel diletto, et lagio id beserba amore ait innum orati P A N. Giatio nouoglia che seneta ultro,io umi asine di copiacere appetito che se tofosse, no una sola,ma molle, trahuelle anet amere una meretrice, che dona nobile, et Mertuosa. dul&3κale auegna Dio che uello havere disideri, che uni ui feminetia perloco prezzo mi Aenderesse,nondimen non in altra maniera,che gentil. mente con nmodi di ei degniis conueneuoli ulsu ualore, solirire di piliario Bes C. amoremaraulli oci a marauiglia non mi de essere, behuuendo uintan uostra donnatiuo cEdo,tio non sapete che dimandarieci muratilliomi bene de uostropoco ardimento,che amando si morulmente L,ostra donna, tentate ascoso amore', et non ositate manife dista lielo. N. Non te eascoso heu Pam , ne ho dura chlassa Laeda mal uolentieri conoscendo spes bene ti belleaza, et L uertu sua sim elmente conosco quantocio debba disiderare, I erare manon soli comparare a uole suo, et dit umor i 'io leporto,i nostro gilioco, et L mi Mittoria. in mameera,che io si dire di uoler uincer alclina cosa, b d a sua gratia pertegna Iero dianzi io diceua, he esu

minudo con es meco lsu animosi operaste, he ad dican de βιοi placeri te te dima de sit confacessero. iii

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t ramo

ne dimandare. Pin, Io non bram altro, salvi non id offender condidimunda che io e fari pero

m liquale a uoi,che set est eri de costumi di done grandi, et gentili, non pu esse cosi celato, che alcuns creto non ne intendiate. Bes C. Ioliarare che piniost uor reste bauer persito questa nostra discretione, che,inta. 'AM. Per certo silercioche io sono alto anzi a seruire a mi donna, che a comandari . Bes C. Poniam che ella uincendo,ui bauesse impostoche te diceste,quale ela dona, che tio amat oltra ad

resbe id lingua BQ C. he credete che ella dicesse, dimidando te Eoi,che ella ilsu amate, nominasse f A N. Peralitio Poro de mondo tu dimunda non te faret; si per non ascirsuor de termini dessu moes destias per non dari occasione d entrare in nouel. te de nostri mori che nominando ella me,lo mi torei per schernito; et nominando alcun 'altro,quotlinque o uessest, che scherzando it mi nominasse,non potrei far che di tui se rema non uiuesi in gradisima gelsia. a C. Dunque,come dianzi affermai, non uti ci che ella tuo comandasse,ni e permes odi dimandarie. Pram . Non cieramente B IC.

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