Rime amorose, e pastorali, et satire, del Mag. Sauino De Bobali Sordo, gentil'huomo Raguseo.

발행: 1589년

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ALU ILLUS T. SIGIL SIGNORMARINO DI ANDREA

Avs N D noi, Illustre Sig. Marino , per molia instanga fallacida nostri amici, specialinenteda V. S. Illust deliberato di mandar in luce queste Rime, che ianostro fratello M. Sauino dissio. me si selicemente compose labbiamo pensato douer esse ben fati,d'adornarie, assecurarie coli nouae di alciana persona degna, meriteuole, a cui in segno diriuercnga os ferte fossero percioche douendo esse veni frana gente,

erano astrette di pauentare alciani giudicii troppo acuti & diffidarsi ancora destiuoi proprisornamenti, chea tutti generalinente sodisfar potessero nella qua parte,qualpersona doueua effer preposta dinoi a V.S liquale cosi per a molta diuotione, Masscitione hauuta alle uirtudi let, come peril utile deli opera, era stata gia diam se is desimo

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desimo Autore, come no sapiamo, ilial fine eletta, liquale non solo per debito di comune famigiit ma ancora per tulte 'altre sue conditioni, degne veramente di somnia ode, edi amo, che corri sponde otii mamente a questa di tui, nostra intentione. Perciocheilire alia graia nobilia, delfio antichissimo, lonoratissimo legia aggio, ii qualio poti emino con verita lodare, lodia moto pili parcamente per hau erui anco no partest attre dignissime qualitὰ dei sao animo, che portano an coieco una vera, Jomina nobilia, sono tali tante, cli essendo a sua grandissima richegga, in tale ch eccede d assa ogn'altra di suoi pari non dimeno ella d di grant unga dari uelle superata, linia. Alle quali per cumulos aggiungi clieno non uog liamo pastar consilentio anco questi che mostra che la natura concla fortuna in adorna V. S. habbia contes yla gratia, cla dignita deli aspello, Hella persona dimostratrice delia belleg-Za deli'anima, concla quale olla si vede atrarre t animidi tuiti alen volersi, ii ueriri onde si fregiano te sue rarissime uirili la qua non pur qui fra noi, doue meritamente da uitii tanto amata, iregiati mater tuti te maggiori, pili famose citia d'Italia ha sparso losplendor dis , lassando ut per tutio chiarissimi segni di magnanimita, di magnificenga, di liberalita, di cori anco di humanita, di benignita, di modestia, dia flabilita che in pisi alto stato, pili ri splendono, & diluit te attre piu degiae virili in massim amente di una singula prudenZa, superiore lygio uani anni suoi, conia quale ella ui dando per buona via l'alte sue attioni lelia condotte ali ottimo fine, con stupor certamente Sogia' uno, gloria diae grande, che hormai per tulte leparti de mondo balte 'ale in uisa, che non purda fami-glia nostra di ei, quasi div maggior lume,s'illustra, in anchora a nostra patria salta perdet pili chiara, se ne gloria,

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gloria, tanta Mai superquo occuparci neIle sue Io-di , si per esse quelle notissime a tuiti, si per non parerdi volerci oda nollessi. 'epars dunque per tui te ledette aggioni conueniente dedica questa opere ita a V. S. illust 4 tanto pili, quanto a nostra propria affet-tione, diu otione, che indotii dat valor suo, te habbiamo portato sempre,4 porti amo, vi ci in china ua,4 sprona uia farie questo dono It qua se beniiccolo holio inseriore fi suoi meriti preghiamo V. S. che per sua humanita, in segno solamente della prefuta diu otione di nostro fratello di bo me. nostra, vogli condieto volto accellare, contentandosi, che queste Rime, nelle qualiella ha interesse in te quali per suo consigito anchora escono Dory escano sotio rhonorata protellionii ei, non pur dinoi ma anco dat medesimo suo Autore bra-matae portando data antici glorioso nome di ei, non gia per alcun honore ch'ella ne speri, che dogni honor, lode abondi; ma sol per uia degno fregio, faldo scudodi lorosesses alia quale pregando dat cieto Ogni contenteZZa, prosperita con tutio it core ci offeriamo,

Di Ragus a, ii primo di Febraro, Mi LXXXIX. Di V. S. Illust. Affettionatiss.4 diuolisi parenti,

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IN LO DE DE SIG. A VINO DE BOBALI,

Dimon signor inccngo Giliano. Alma Cirtὰ , he ne Liburno lido Lietiti odi in libertate , o pace erit de prisco indauro , ch vorace Tempora di ulto, se reliquia nido; Hors che ola chonorato rido De tuo valor sopra Lardente face De Sol ne per calor ABrugge, o face, Merc de buon auis, duce suo do Sen disjuoi tu con voce altera , e humile, Pol che de ciet iji benigni lumimis fatio tygis iei, igni canori Non h. dis inuidiami orae de flumi, O famoso Arno, o Sebet gentile, De la cetra, o de cantoci primi honori.

Intode dei medes mo, at S. Franc dimichele dictam agno, Gentiphuomo Ragus eo.

Tec da ricchi liti di Epidauro, 'di ei tun suci sequιά cristasii Menan te infe diotis basii, Dando a listri or dole restauro Sorge n meo, a licui sera i Mauro, Ei Indo se ueli Sol iri caualli, La terra E mar ver san pero, se coralli,

Et gemme pretiose, e argento, C auro

Egli eguendo famorose norme, Abbagitato a due lucenti rui,S'orna di mini, se rosci cape santi Ma tu, Giamagno mi , se uendo forme Di Pasiade, lasontesti ornerat Discre oliue, Hae eterni amaranti.

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De Savino Bobalio patritio Ragusino, Vincenti Giliani. Sauinus quoniam plectro felice Liburnae Et Thusc. tetigit sta canora lyrae Hunc portant Thusim Phoebus, Phoebuta Liburnis Alier ad Eoos, alter ad Hesperios. Aliud eiusdem Vincenti Giliani,

De Eoden . Sassino cantante , nouem Hupuere sorores,

Et liquere alti ancya vireta iugi. His smul est Helicon Epidauri ad rura secutiu Et iridi Aonius stonde reuinctas apex Illyrico ergo solo pondes, latice que , modo que Dan Aon, Helicon, atque Heliconiades. Aliud eiusdem Vincenti Giliani,

Σαβίνος μύση τυρρ , 1 l λβουρνη, ΗΑ ἔρωτι ἐρων καλὸν οἴεισεν ἰπος. Σαβίνω τάφον αμφοτέρα , - δὶακρυα μουσα , X τας μυρσίνας , - ρογὶς διώ- ἔρως Aliud eiusdem Vincenti Giliani,

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Rc hi in ben purgato Eile Cherae Mus 'Etruria hau chlaro albergo Ne Epidauro ancora; ecco I gentio Scrittor, che lascia alti Scristorita tergo. venio, chel a con poco humor asergo Mentre e lodi se M'ὰ Bauro, eia Thione conte, e ouunque Amor non iens a vile Con ro carme, in breui righe is ergo rodia ei un de S o, e consu re, I Hlce canto, e lassa Patria altera Non haria inuidia is pelli trini posit,

de come non cede Hirui di uera Gloria, si hor, merce unciant autore,

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RIME

AMOROSE E PASTORALI,

ET SATIRE, Del Magr Savino de Bobali ordo,

- Da la suasio sede, e et eri ingannis Guanaeei pronto , e leuis mosse a misi anni Con te sue fori entro in caro molio Motirommi tutio Phesio insieme accollo Che puὸ veni qua gi da gli alti Fanni. Stupine is aliora e , qua augellinivole Che cibo mede pien 'alta be vi corsi tu , he addi a lacci teso. mi di piaeque che due Bede, in Sole, Rubin, peris , oro , e tanta altra belli Puron oste esca, e retes naeis fui prese

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x RIME

Dolce moue , eis incende a tuit thore Si 'ogni altro iacere entro' mi core Homa tener per nuda ho per otiume.

Senac arces, sen. benda . seno plumetis beata fiamma ori Amore sE par che dira , cco in diuino ardore

Mne die per forta at 'Diue misit et benigno id , e care duci sch ogni hor segu i co cor puro , e sincero. inest con te lor hiare, e sente luci Mi signa se re it dristo erto sentiero sche mena iunge da teterno oblis. Guo ei lumi, ch'Amor at tuo coDe lassa bera acces Pentro' mio oreo 2 agh rui mandar. chela in ardore Soauri, e diletioso gni hor mi coco. Dolce mia sed , Olce tempo , e loco Ch ab alto ben 'Mn mi merto suore S m'inal se Uni placer maniore D'ogni altro amante a par di quem poco. olgo, e Marte, e Gioue egit altri Dei Foria seris gentile , eis alma fiamma Scendere in terri, e cavia formi, elato Et is, altiorno nolle elgam' i amma

A mero honoris mi fido anchor conii Salis a cita . e diuenis beato

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6ome questi pendente , e ferma mole, Che fora da se Lissa horrida, miles Diuentro legulari , e s gentile Sol per i tu delira planeta suoleb

os suo per malor de mi he Sole

Chela quanto copre' riel, non a simile Uien taliora it mi nil di nudo humile Ricco alto disensi, e di parole.

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4 RIMEzer is i Eruli , e suci Amor mi iura, Che quante gratis, e donis partes parte In misi annivi tuite attre Diaei compartes Die,siem a Di , cui fila si cor mi cura. Ε vero e , ch'effata Sol ince cura Co begi occhio e coicris cressi senet: arte Di no oro , legar puo Gioue , e Marte sε fur loro cangiariat, e gura: co dolo paria da mortes ita

me la Fortuna an pia cruda , e rubelga. Sommo de mondo honore , es infinita Gloria ben elia de celeri choro. Felice alma , ch'a Di diuiene ance a .

Srgenti feri, e maga a cor di mors

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