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alli principianti giovano tali libri, ed a chi non hamodo di aver Ie Medaglie istesse. Desidero, ehe 1'Iatoria vostra Ecclesiastica vada inuangi, Ia quale vi puo i inmortalare piu , che queste attre ei ance., henche state atto per cicatare di ogni cosa bene. Questa estate messi in ordine certe famiglie Roma in . ne, e nelli vostri fasti trovai alcune coae, ehe ρο- trebbono mutarsi, e vorrei mandarvete. Come eis torno delia visita, che sara isa uri meae, ve li ma dero eon queste attre baje, che' volete, se avrb uapoco di ozio. M a se it vostro Padrino ha i libri det
Pirro nostro , ii trovare te ogni eosa a tutio Pasto ,ed a merenda , e colaEione . Interim vale , mi Pa
vin te, pane et vino dulcior Dat. in Tam aridalii X ut Febraro deI MDLXVII.
LV. II or sis , padre mio sing. ' Ecco che desiderando servirvi ho fatio 1a risegna delle nate med agite subito eo me rit ornat in Lerida per veder se si tro va- . Va in esse quanto mi era domandato da voi id est da V. S. R. et exe. e perche no' se vi calet a Per excellen ga, come dice va papa Giulio III, che maia eva trovato buo ne pianelle se non quelle prime Diuili eo by Gorale
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eolla croce sopra, che se Ie guardava in pi edi, comesanno i pulti te scarpet te rosse OV ver indorate. Che vi pare che debba aggiungere a questo hel Proennio' una narrativa Iunga dieci carie 3 non hotanto otio. Mandovila prima boZZa che ho fatio vol-tando Ie prelibate; so bene che non intenderete Ie miecifre. F. vol dire it Franeese Choul, RI. Sebastiano Erlce, o v vero Rigo. LO N. aer. O N. arg. Nummus aereus, vel argenteus, ii quale chiamo ancora denarius. I
non vi curate che servono a me solamente, perchese volete che vi mandi ii disegno ou vero impronio in piombo o in gesso di qua Ictina med agita, scri ve- rete eon quali cilae si legge in questo se hieto. Masapete che hisogna ancora mandarmi Ia ricetia comesi cavano li impronii in piombo ovvero in gesso . Non vi amenticate ancora colla prima dirmi con chei ne hiostro si cava dei rame , ovvero si stampa soprati rame alcun disegno ou vero inscritione, perche hodi bisogno. Ηo intego chesiete alle mani con te centurie di Luterani, portate vi da Valent liuomo, Come ete, e mette teli i Piedi solio, che sono canaglia. Sevorrete et e vi ngluti in qualche cosa , aVisat emi. .
Di Lerida alii XI di Aprile dei LXVII. Di V. R. S.
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d alii XX l. di oti obre in i ta data in Messina quando era per partirmi per questa Citta, e non ebbi tempodi farie risposta, ne manco ora Ie rispondero apieno per molle occupazioni , solamente significaro inquesti versi, che mi su gratissima, e che desidero che non sta sola. Di quel Sig. che habbia fallito las trada det venir in quel alto grado , che Ii desideriamo, mi duole per beneficio publico, e dubito chesia per volonth di Dio, perche non meritiam o tantobuon pastore, e cosi essendo it fallir h i1 nostro, che non ci porti amo bene da esser degne pecoreΙ-le di tal grege. II resto delia lettera Iessi volentieri, edendo appleno it fonte delle discordie dei conclave, ma non seneta doIore di tanto gran plaganelle viscere della Santa Chiesa. N. S. Iddio I a s ni con met ter concordia.. tanta discordia, it quale conservi V. S. nella sanita dei corpo e deli' anima. Alli carissimi suoi figliuoli rendera li saluti. Da Palerino alii X di Dicembre I 559. Tullo di V. S. A. A. V. ' d'Αllisse.
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lolio magnifieo S.'r A tre lettere di V. S. de
bo risposta, Ie due salte sopra Ie cose deI conclave, e come in esse si porto Valorosissima mente ii nostro Sig. Vargas, cosa a me non nova, mn Pero molio
grata. La terga lettera era data Pultimo dei LIX. eon Ia nuova delia selicissima assumpzione di Pio IV . cosa a me gratissima, giucundissima, e certo allis prima nova saria subito partito a baciar i piedi a S. Santita , perelie altrimenti sacendo mi pure maneandet debito in; o alla servi tu ehe hebbi sem pre coraessa; ma pol ho pensato diliberarmi prima di questo ostieio di Visitatore per poter dedicar mi tutio libero a serviria, Perclio mentre io saria questo vi κηgio due volte potria esser che fossi qua sinita mi a impresa: e se comandera e he Ia Iasci saro ancora apparechiato; e confido della Maesta Catolica chesi eontentara di quello otia sarh pili caro a N. S. Ita. terim V. S. riscaldi te orechie det S. Gab. Faerno con darii aviso di quel modo, col quale conviene che ajuti suoi amici e a se medestino , clie de Iasua volonta e asse gione verso di me non dubito, ne di quel eredito clie S. S '. gli porge; e conservi mi V. S. in graetia det Ill. S. Vargas, it quale soquanto ben vuole a V. S. secondo che da hoc ea sua Ilo sentito, e non Io disse a sordo nh muto, come
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esso potra render huon testimonio. Delli ossiet alia inovi e baone speran Ze di molli desidero una lettera di v. S. passati questi primi gior ut di gratularioui, nelli quali dice Ioan Andrea nostro grancanonista, o altri, che li pontifici non sanno quelloche si sacciano parte per quella grande allegrezza, parte per Ia novita dei grado. So eerto che Sua Santita sarasem pre bene, ed empira quel luogo, massi elli principj sara metiato da molli Per non pareringrato. Desidero ancora molto Piu saper se consediva la volonta, ehe dimostra va a V. S. eon beneficara, suoi figlivoli, per la quat cosa tanto piu volentie-24 and ard a Roma, quando mi sarii concesso. In questo meras V. S. stia sana con inita Ia sua casa. Di
Falermo alli LVII di Genaro I 56o. Di V. S. A. A. V. d'Alli . , Alli xvi II ho rieevato un breve di N. S. e te fere di Mon di Pesaro e det S. Ambascia eor Vargas e dei P. Ottavio, dove sono per tre vie sollicitato da Sua Santith, ehe vada, e penso coli' agiuto di N. S. Id dio col primo passagio di navi o galero far queIIo elio S. Beatitudine mi comanda.
LVIII. l ouo magnifieo εig. mio. La lettera di V. S. del. Ii LIII di Sellembi, eon I. alligate di Spagna, cho
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Moiiς ignor de lachia te die de , mi sui olio grate : mi displucque bene sapere Ia malatia di detto Monsignor, cui iubeas bene valere. Eo rite vuto ancora una di M. Horatio vostro figlio delii XV. di oti bre, la quale ebbi cara per esser sua e per te cosaeonte nute. M. Philippo vostro anzi nostro si poribbravissima mente, ed e la mi glior peza che abbiano
questi Signori Legati. V. S. li ringratii dellie servit j salti per me . come io ringratio quella diesser stato causa. Audi amo pure lenta mente a Pi-gliar questa medicina dei concilio e reformatio nersi amo giunt i at numero de'quar anta di Bologna, esea poco tempo si aspellano quelli che sono tu viae in loci circum vicini. Pure in Franeia menano lamant alia barba nostra. della quale Dio voglia e heresti alcun. pelo di sede, che d 'altro si amo net ei. Delli prelati Spagnuoli non Vedo nova Certa contuito the ho lettere stete he delii XXIII di Settem bre; si dice bene che si a pareclitano, e con essi ilRegente Figheroa, non so se imbaseiatore Regio. Della Corte Cesarea non comparisce alcano. V. S. mi conservi nella sua huona gratia, e in quella delli mei patroni, ed amici: e a M. Horatio e at Cavalier Ugolino li mi oi saluti. Da Trento ii di XXIII di Ottobre deI LXI. Di V. S.
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Instruxione data a Mon signor Antonio Ago-atino mandato Nuncio in Inahilterra ultimo ui Cennajo I 556. Si manda Mon signore Antonio Agostino a visitare Ii serenissimi Re e Regina d'Inghil terra, eon ii quali, o
Prima neis uolassar da Brusselles con t Imperatore, averti da congratularsi della sania e merit evole n presso Id dio, e gloriosa appresso it in ondo rid uti ἡ- ne in quel Regno delia perpetua dan natione allavera via della salute, osortare con ogni asset tione, e efficacia a non lasciar indietro', come si spera, .
si puo pro metiere per certo della bonia e pieta delle Maesta loro, at cuna diligenaa per la perseaionae continua mento di tanta bell' opera ; it che prin- ei palmente dipende dat provedoro che ii dis viati, sperversa non abbino ricorso, risugio, ricetio, e sa-vore it 'auri Principi, e questo pare che uom si Po. a Di iii od by Corale
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altra rnente esset tua re Se non Cori una Pace uim er-
sale, la quale ancora sarebbe unico ri medio a ras enar u Turco, gl Heretiei, e Scismatici in tuti ala Christiani tu, e massima mente in Germania, it qualoiugio con tanto maggior animo si move a fare Sua Santita quanto che ha intes o da un personaggio diqualche autor ita, che accordandosi frat Imperatore e ii Re di Franei a te discordie delli stati priuei-pbli , ii det to Re intendera Ie cose della Religione
cosi contro li Turchi come contro gre retici net modo e he 1'intendera Sua Santita e Sua Maesta Cesarea. e quel personaggio, ehe ha esposto questo, si ho Ferto di mettersi in Castello S. Angelo , ehe gli gia tolla la vita, se non gli succedesse questo esset to . Appresso a vera da soggiungere, che S. Santita non ha mai maneato dei Possitio in Ogni occasione che se gl'e rappresentat a d a jutar e favorir te cose delia tede e religion nostra, massima mente do ve e concorso ancora it commodo deII Imperatore e deIRe de' Romani suo fratello, a richiesta dei quale hadeputato nova mente ii Boverendissimo Cardinale Morone per assistere a S. Maesta regia neIIa Dietad'Augusta, ancorchh S. Santita l'abborrisee est rem amente, Per essere un convento misto di cattolicie d' eretici, o prelati ecclesiastici e signori imperiali, alli quali non appartiene it traitar cose per tinenti alla medes ima sania sede eat tollea: a1 cho
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S. Santilli s'e indotta coci sermo opinione che esso Re do' Romani per la pieta piglier a parte, e che ε
cara eon intervento de 'Principati, e non de' procuratori e coali inissa rj, come qui si dice, uel quale evento iron sarebbe onore della aedia apostolica mamda rvi legAto. Non permettera, Che Li statuis ca cosa ale una perti uelites allu Ri ligione contro l'uso antico delia Clitesa. e determinata mente de' Sami Padri, e de'
concilj appro vati et massime quello di Trento. uquale quando s' alterasse in un mi uim o putato, tutinta la dis ei plina cattolica, e vera e sana dot trina unde rebbe in ruina, e sarrbbe eae inpio pernieiosissimo fioche durasse ii monitot E simit mente ha ser-ma opinione. che it Serenissimo Re non Perin et tera,che sita violata l'antorii a dei vicarii, di Chri .io be- med otio. e che te loro maesta C area e Regia noum a noli eranno porgervi Ia mano det suo a juto e s more. Crime conviene alia dignita . e pieta loro, eat debito verso Dio, dat quale hanno rice vuto ilgo verno di tanti regni e di tante ereature, e alla corris ponden Ea deli amore , che S. Santita gli porta, e confiden ga. che ha in 'sse. Ea vera ancora eo a bet modo e opportunita ditem po di em rare a partare della resor mazione, edic che S. Santita dat primo glorno det suo Pontifi-roto sino aI presente a nessu ua cosa ha cara massior
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desiderio atteso, ma Vi ha tro Vato una est rem a dis- , fleolia causata dat la misera condi Zione de ' tem pinostri, ne ili quali da una Parte te persone di Chi es a sono tanto trascorse ne i desiderj dtula carne, e vi- ver licen Eloso , che h quasi impossit,ile a poter noliri tirare. Dait 'alira handa li Ministri se stolari go dono tanto d' usurpare, o P Primere, susso gare, e si puo dire, annichilare la giurisdi Zione ecclesiast ira, che
d ogni danno, e di sonore, che sanno at Clero , arbitrano obsequium se praestare Deo, dis preetetando tui te cen 'ure, e pene di sacri Canoni, e concilj,
it quai dis preet et amento sa nascere la provoca Zione deis ira divina. la discordia e di sentione de' popoli, ruine , rebellioni, diis obbedieneta non solo versoli Prelati, ma ancora verso Ii SS. Imp. 1i, te distru-tioni delle Citiit, e dei regni, e li sitigelli, che Dici permet te, pero S. Santita si e assati cata di ri mediae alle persone ecclesiastiche in quello, che ha potu-to. in cominciando dalla crea a ione det Papa sino aIultimo ordine. Ma quanto agi' abusi e usurpaZiona, e innovaetioni, che si eo nam et tono dat te persone se- colari contro Ponor di Dio, e giurisdietione Ecclesiastica, bisogna e he si prove da dulle Maestii loro, couordinare alli paria menti delli loro regni. ehe non
iano cosi facili a violentare, e carceriare te PDrso ne ecclesiastiche . e vili pendere lμ lettere apostoliche, dat te quali quando pervenisse qua Iche giovo'
