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poiche se Ella ha per magnanimo coitu me di op rar sem pre cosse grandi sti- me; sara ad Ogni modo gloria somma della bonia sua, it non isdegnare, che te pic- cole sano a Lei consacrate, per applauso di quelle. In-
chinan sola , resto Deli' A. V. S.
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iove,o Santissima Pace, esisendo tu da tutio ii cerchio delia Terra, e deIMare sbandita, ritroverat luogo scuro p Dove persona, cne gratamente t acco glia 3 Certo lonol veggio. Tanto E, doxunque io mi Volgo, pleno Ogni cosa di guerra, e di dis. Cordia. Ma pure vallene sotio rati deILEON ae Oro, alia cui Ombra anchyio miposo, e quivi sarai ricon ostium, e gradita. Quivi troverat gli animi a te sola intenti. Qui vi cesseri la tua dura persecuZione. E se alcun fia, che tenti di farti oltraggio. tosto te ne vedrai con fustiZia vendicata. Vallene pertanto ; vallene Ov'io i inse-gno: e non ii vergognare di portar tecoquesto mio breve discorso; parendoti, och egii sia imperfelto, da che non si stende alte cose pubbliche, o che sa temerario, se
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pensa di propor cosa a quelli prudentissumi Padri,non prevedula dat lor consigito. Che tal fatica non E stata fatia per loro liquali sol si prega, che ne sieno proteitori ma per gli altri. E giugnendoti tu colla
Pace pubblica , ch'elsi mantengono pertullo it loro Dominio, verrai ad unirti teco stessa, ed a farti perseita. E quando bene altri dopo me, pili dist usa mente, eme-glio,sia per traitare questa materiacto non- climeno sard sem pre stato quello, dalla cui hocca si sera collo it primo ramo deli' Ulivo. E perchἡ non avra poluto ancor Dio, suantunque debole striamento a colanta impresa, spirarmi a dir qualche cosa dibuonop rudes anco un' Ortolano a te o. E come disse ii Proseta. Udro quia, che in me parti H Signor Dio; Perih'Ei nelpopol suo partera Pace. Or va duraque, e fa sede a quella eccelsa Repubblica, ch'io , come cosa senta, la
ri la sua selicita, quanto durera it Mondo -
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IL Dotior Rivaldo Corso ,fra se opere bellissime, che nesseta trascors Hede
alia luce, visna forse amo tanto quanto upresente Traitato deue Private Rappaci azioni , avendol voluto adorno di varie , e dotii me autoritis, inpruo va so-gni suo detio. D tevre1emo volentieri, miliorato in parte datu diligenza desiemiesarve ; e vorret, che attreri volemtieri tu da me it riceves: imperciocchὰ
quantunque egii a libro di pochi fgli, ad Ogni modo Θ ripieno di mollissimi ius
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ponga ta remi me per compens faci- IV imo diageptis gravi inest ; porchὰ riga dijua natura ὰ tale. Esel' vo des Secu
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Da quat fonte di ragione discenda laPace, e che ella E materia da Legi .sti . Cap. i. onde sia deita Rappacificarione,e cheella sia giusta, favorevole, buona, e Cristiana. Cap. II. Da chi primo fosse trovato ii modo dirappacificarii. Cap Ill. Si distinisee la Rappacificagione. Cami Ua Come nasca la Di sugua gli anga fra te persone, e che cola ita Ingiuria. Cap. U. Quanti, e quali sieno i segni deli' In-giuria. Cap. VI.De' gradi delle Vendette. Cap. VII. Des meggi delia RappacificaZione.
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RappacificaZioni intervengono .
Come si a pid facile rappacificar si so-pra l'ingi urie di Fatto , che sopraquelle di Parole. Cap XI.
Conae te Parole s' annullino pisi Ieg-giermente de' Fatii. Cap. XII. Fino a quat segno la Remissione sta tolerabile, e s'e lectio di fenderit in al- cun calo a chi si rimette. Cap XlII.
. In quai casi celsi l' utilita pubblica . Cap. XIV. Conclusione dei Traitato, e perchὰ si tbcchi la mano, e si haci nelle Rap- pacificaZioni, e perche si porga angila Destra, che la Sinistra. Cap. XV.ed Ultimo.
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Non haec Spartani sunt horrida iussis
Sed pia Romani dogmata POMPILII.
