Delle priuate rappacificazioni. Trattato di Rinaldo Corso dottor delle leggi. Con le allegazioni ..

발행: 1698년

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questi, che questo facciano p Ε' crescivia tant' olire la malvagita nostra,che dei frequente Venire per te private inglurie a Duello, E nato un' abulo contro la Legge ; per lo quales molli han dei Duello, come di cosagiuridica , severamente traitato. A.' quali, se cib E stato lectio, doura purmaggiOrmente a me conceder si, cheio traiti delle private Rappacifica-gioni . Dico PRivATE , perchὰ a Leg-4gista E assai discorrere quanto pecLegge , O per usanga pub venire in determinagione tra' Privati ; e per-chd ii Duello, di cui queste in Contrarie, m'ho posto per oggetto. E ses ben sono per darne tal distin igione , che potra alle Pubbliche insieme, eclalle Private convenire ; nondimenoto seguiterb i meggi delle Private solo. Intendendo , che quelle sieno

Pubbliche, te quali si fanno tra duePopoli , Eserciti, o Nagioni ; e quelle Private, che tres Privati si fanno.

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INVOCAZIONE. MA perche, secondo Platone, se- 7guito dat suo Discepolo Demostene, non o lectio porsi ad alcu-8na impresa, senZa prima raccomandarsi ai Divino aluto ; e questo stilest da Giustiniano Imperadore servato in tuiti i principj de' Legati Vo- Iumii Perd io Ia TRINITA' Santis- , sima invoco . e prego , che siccomeella tira me net modo, che dalla Calamita e tirato it Ferro , a douer dire delia Pace, soggetto a Lei gratissimo, ed at Mondo nuovo ; cosi presti alle mie parole foreta di tirare a se tuiti quelli, che l'udiranno, e leg- geranno ; acciocchὸ finalmente si fac-cia una perfelta catena di Cristiano amore, e di soavissima pace.

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Da quai fonte di ragione dem

. teria da Legisti.

cun di sano intelletto , la Pasce esser cosa buona, e la Guerra cat-tiva. Adunque creato subito ii Mondo fu la Pace. Imperocchὰ Diovedro de cib, che aveva fatio, ed era buODO. NE conveni va, che essendo egliri bonissimo, facesse, se non cose similia se ; onde it Petrarca. Tulle te eine, di che 'I Mondo p adorno, cir Mone di man det Masero eterno. E questa E l'eta deli' oro, tanto Celera brata da'Poeti; la quale senZ'alcuno imperio di Magistrato servo it dritto, e l'onesto. olire a cib, che ne insegna altro la Natura, se non Vivereonestamente , non offendere altrui , Od a clascuno rendere ii suo doverep

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Questi, per certo, sono i precelli na-I 3turali. Questo E lo stabilimento della Pace. Il che traita Marco Cicerone a lungo negli Ussici . Ma Livio i4 ancora , quando quel reo Pedagogo volle tradire a Camillo la Citta de' Falisci, non introduce Camillo a dirtai parole p Mi veramente eo' Falisci Is non amo conventiti in amicitia alcu- ; ma quel a , cbe la Natura ha generato fra tuiti gli Vomini, e is l'aλbiamo , e amo per avrevela seuere . E la Legge Civile non dice essere i6slata invenZione umana la Guerra pDunque prima fu Ia Pace. Onde Id-dio, che o innangi a tuiti i Secoli , i chlamasi Iddio delia Pace, e non del-ISIa Guerra. E cili ne mostra di glor-Qo in giorno l' es perienZa ; perchὰ

ce intendendo della prima ) e per

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2o me ritrovamento loro E stata la Guerra. Ne E dubbio , che 'i discorrere sopra P una, e l'altra di queste Paci,ar e ivra la Guerra ancora, sia materiada Legisti , avendo essi per oggettole tre Leggi, Naturale, delle Genti, e Civile. Benchὰ niuno di toro, ch io sappia , insino a questi tempi ciabbia discorso.

una seconda Pace fatia, e non nata.

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Duello atto giudiciario , e Contenetioso , non ha da farsi in giorno fe- 27riato . E cade in gravi pene chi 'lconcede, chi 'l fa, e chi lo sta a ve-dere . Clire di questo, la Pace d buo-na; percho it nome di Pace , secondo la sua proprieta , non ad altro, che al bene, e tra i buoni, si convie- ne : Ε ricerca , come i' attre opera- 28gioni, la libera volonta. Che eglisiada Cristiano, venirci con quei modi, e con quelle reintegraZioni, che iosono per insegnariae, quando altri ne dubiti, oda Pietro Apostolo, ii quale dice. Muno patisca inglaris , come micidiale, o Ddro, o matricente, o avia do desi' astrui ; ma se pur Tuole , come Crisiano , patiria, non se ne Tergo i . Perdonare ad unque, siccome Cristia .

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no, ἡ il meglio vera mente. Ma non pertanto offende Cristo colui, che si pacifica , secondo l' onor mondano. Angi io tengo per sermo, che quando egii per amor di Cristo perdona, debba cili protestare; per non rimanere con macchia d'aver sopportatol'ingiuria, sicco me degno di quella: it che bia sima it Principe degli Apostoli. Biasi malo d da Aristotile pari-3o mente chi per villa sopporta l'ingiu-3 I rie ; e chi per virili 1e te scorda hati tot di magnanimo, e diventa, CO-3 a me Claudiano scrive, pari agit Dii.

delle brighe, a quat sine vivono estitia tale stato p E quanto tempo pens an di viverci Θ Certo non altro pΟΩson ragio nevol mente rispondere , se 33 non per aver pace, e finche l'abbiano . Or se la Pace ad unque E il fine delia Guerra, perche non piglian laPace, quanto pili tosto aver la possis-DO, rimedio at tutio sicuro; anzichEmettersi ali' arbitrio deli'arme, incer-3 to ; dove chi ha ragione ancora peti sce

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stringe ii coltello , se non per estrema necessita. Uero ἡ, in Conferma- gione delle cose deite di sopra , chese bene noi fiamo tenuit a rimetier 361' odio ; non pero fiamo tenuit i K- metiere ii danno delia vita, nὰ della faculta; e tanto meno deli'Onore. 37

uso la solennitsi dei Rappacificarii, dissicit cola d da sapere; 1 e nondiciamo elsere stato Tesco ; di cui scrive Plinio, ch'esto ritroud te Con- 38 sederagioni. Il quat vocabolo, se benlargamente comprende tuiti gli ac- Cordi , e tuite te leghe ; non dimen o propriissimamente conviene alia Pace . Onde Giustino strive , Arsace 39col figliuol di Teodoto aver fatio

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