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Io sdi opere sante dobbiam1 Sua Diuina Maesta i
GHmus, ad hae ιn quantum possumus per ab men-ιiam resurgamus. in indi per i obligo dei nostro ossicio Paitorale, inerendo a cib, che hanno disposto i Sacri Canoni, ed ii Sacro Concilio di Trento, comandi amo aluiti. edaciast uno de' nostri sud-diti tui te te cola infra scritte, da osse ruar si inuiolabit mente nella Citta. e Diocesi nostra. Che nessu no di qua lunque stato, grado, ordine, e conditione si sta, ne ita Quadragesimam angi camne di verun a sorte solio pena graue a nostro arbitrio & in sucidio di scommunica; ne anche Ouaia abutiro, latte, formaggio, i Ealtricibi, qua lunque si fiano, vietatin et tempo Quadragesimale, solio penatassata n et Cap. Statuimus, dist. 7 a. ch'e di suspensione a eli Ecelesiastici, e delia scommunica alli Secolari. Che consorme ali obligo, che tuiti hanno solio pena di peccato mortale ,.ciascuno in clascun gi Orno Quadragesimale suo radet te Domeniche digium, eccet tuati quelli,che per I'eta sono c ssenti daque sto obligo. Che i cibi vietati non si poghino in Ogni luogo
a vendere pervis degrin sermi,ma solamete a certi luoghi determinati, ne in bottegat uita aperta, ma
la maggior parte si a serrata, ne si venda os ni fori di carne, ma solo quella, che a giuditio de ' Medicipuo seruire pergi Inserm a quali ricordia mo,che essendo a loro concessa in scriptis Ia liceneta di m
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flare nella Quadragesima earne, '& altricibi proi
it l, deuono mangiaria moderata mente ,e con quei
condimenti,che sono proportionalia gi Infer mi. Non sia perolecito a nes uno In sermo di man- stare delia carne,o altri cibi proibiti, lenEa nostraiicenaa in scritio, o dei nostro Vicario Generale, odelli nostri Vicaris Foranei ne gli altri luoghi delia Diocesi,quat licen Ea non si conceda senZa che si produca sed egi urata dei Medico, cheben cono-1cala complessione deli Insermo, grauando laco- scienZa de' Medici con peccato mortale a non fardette sedi, quando la necessita non to richi egga . Che tuiti i Bot tegari in tempo di Predica tengain noctii use te botte glie .
In olire racordia mo col Padre San Bernardo aluiti, che, metior es ab Inentιa υιtiorum, quam ciborum , che percio in questo sacro tempo Ogn 'uno
cerchi di riti rarsi ad una vita, che sia conforme altempo, ch 'e di Peniteneta ; Si lascino te inimicitie, gli odij, te risse, e i rancori, e si habbia pace con
In ogni tempo conuiene, cheli Christiano syastenglii dat te burte, e clancie ; maintcmpo deli et . Quadragesima tanto pu4 diligentem ente ha da famio, quanto piu fouente ha d 'attendere ali Oratione,& alia penitenda .
Fuggira dunque ogni Christiano i ragiona menti vani, emolio piu i lascivi, e scandalosii ; si aste ra dat lecaccie, e d alti giochi; ma ii passatem podiogn 'uno si a la lettura di Libri spirituali, assistenzaalli Diuini ossicij, oratione, e santa meditatione. Ogni mattina cerchi per Ogni modo vdire lia
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in questo tempo di Quadragesima pili Iarga nidia
sina, e massim amente ii ricco,il quale come rico da Sant' Agostino quelio , che auaneta di non spe-dere con l'astinenZa, deue dario per elemosina allipoueri di Christo. Et accioche questo nostro Editiosia a tuiti noto,ordiniamo,ch e dactast uno Arciprete delia nostra Diocesi si publichinella prima Domenica di Quadragesima, e copia di questo assigga nella pomta della Chiela per tutio it tempo quadragesimale, edintal modo habbia serra, come se a clascuno fusis personalmente intimato . Dato dat Nostra Palazro di Nardo questo di χ. Febraro I 68o.
PER LA RIVERENEA DELLE CHIES E
PER LA DIO GRATIA, E DELLA SANTA Sede Apostolica Vescouodi Nardo. SE Ogni Christiano attentamente consideraru
la conquanto maggior rispello di riuerenZa' sono traitate, e venerate in questi temps ca
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gere con lagri me di cu ore it poco conto, che si fauella Tremenda Maesta Divina; onde per questoris petio su da Gregorio Decimo Sommo Ponte fr-ce net Concilio generale di Leone santa mente statuito,che li sede lien trino in Chleticon ogni mag- gior humilia,e deuotione, e che in esse non si facci- 'no consegit, e publici partamenti d 'Universita , Ocessi no te confabulationi di quat suo glia sorte , emolio piuglio sceni, e profani colloquii , e final- mente siano aliene d alle Chie se tuite quelle cos , che ponno turbare i Diuini Oisc ij, & offendere gliocchi della Maesta Diuina, acci ocche doue si vaPer domandare per dono a Dio de' peccati , quiuinon si a occasione di peccare Et it Sacro Concilio di Trento per questo m de si mori spetio comanda a tuiti i Vescoui,& Ordinarij de'Luoghi , chesi leuino dalle Chie se ognicolloquio vano, passeggia menti, strepiti, & ogn al-tr' altione secolaresca , si che si conosca, e si possiacon verita dire , che la Chieti di Dio e Casa d 'Oratione, e con censere Ecclesiastiche, & attre penea loro arbitrio costringanti it Popolo Christiano ad osseruare inuiolabit mente quanto essi sopra di
Cio ordinaranno, non ostante qualsiuoglia consuetudine in contrario
E final mente ii Beato Pio Quinto volendo, clieri predetii Concilij iussero esse guttinet primo anno dei suo Pontificato innovando la Constitutione di Gregorio Decimo con lettere Apostolichelatio ii di primo Aprile t 166. ordino , che nelle'
Chlese entri it Popolo Christiano con ogni humilia, e deuotione,e cessino tulte quelle cola, che pos- sano
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sano portare scandalo e perturbare i Diuini Ech, comandando a tuiti gli Ordinar ij de 'Luoghi, clie
accino est attamen te osseruare it tutio nelle loro
Chiese, e Diocesi. Per tanto Not con Pautor ita nostra ordinaria , eper quella che a Not e data dalli sudetii Concilij,e- Constitutioni Apostoliche, & ancora come Delegati della Santa Sede Apostolica, con questo No-nro Editio per prima, seconda, e terZa perentoria monitione comandiam o a clascuna Persona diqualsi uoglia grado, stato, o conditione,che sia,tu te te infra scrit te cose, solio pena ad arbitrio nostro, etiandio sino ali inter detio dati 'ingresso delia . Chleti, e delia scommunica in lassidio . Che nemina Persona entri in Chiela, anche de Regolari, con Archibuggio, Pistote, o Armi simili, ne con li capelli ligati, ma ben composti, e col fer-raiolo , seu cappa accomodata sopra amen due Icispalle. Che nessu no Laico entri in Sagrestia . e Choro eos 1 de gli Ecclesiastici Secolari, come Regolaridi questa nostra Diocesi,mentre si celebrano,ecantano i Diuini Oisc ij , e nulla Sagrestia, e Chorodella nostra Caledrale . tutio citi pro ibi amo solio pena di scommunica lata sentenZa. Che nessu no ardisca nelle sudette Chie se in al- cun tempo mettersi ii cappello, passe ggiare, ne me-no far rumore, strepito, o altra cola, che possa diastu bare i Diuini Osficij: ne mettere ii cappello,obar retia su l 'Altare, o appoggiar si ad essi Altari , ne at sonte detrac qua sania, A fonte bat te sim ale. Che quando sta e sposto ii Santissimo Sacramento Sut 'Altare, ne ilano ardisca sed eis, ma stianoauanti
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auanti crvna tanta Tremenda Maesti in gio nocchiati con ambidue te ginocchia, o pure in pie di spermetiendo solo,chesed ino ne item po che si Preclica, purche it Santissimo si copra con qualche velo,che non sia trasparente. Che nella Messa stiano con rabito dei corpo tal- mente composto come comada it Sacro Concilio , di Trento che mostrino esser presenti non solam&te col corpO,ma con la mente ancora, e con diuoto
agetio dei cuore,ed a tutia la Messa stiano ing mo chiati con ambe te ginocchia, eccet to che quando si legge i Euangelio, cosi ii primo, come Pultimodi S Giouanni stiano in pie di ; E s'e laritio nelle
Sacre carte, ch'e male deito quel rhuomo, che fa leopere sacre con negligenZa; in quanta maggior maledittione incorrera quello, che celebra, o assiste ad un sacrificio, ch e rati ione piu sania, e piutremenda, che dat Pintelletio humano pota maicomprendet si con irri ueren Ea ΘChe nelle Chiese non si riponga grano, legumi, Iegna mi, o altra cosa profanar ne negli atrij d'esse bdietro te mura, o cimiter ij si urini, o si gettino immonditie di sorte alcuna,sotto pena di scommunica ipso ficto incurrenda. ' Cosi pari mente in nesiuna Chiesa tanto de S colari,come de' Regolari si ammetiano a magi are, Ba dormire liuomini, o donne di qua lunque stato, e conditione si si anci, e facendosi ii contrario,restiqκella Chiela ipso facto interdetta . E finalmente es orti amo nelle Viscere dei Nostro Signore Giesu Christo tu te te Donne di qua-runque stato,e conditione,che no entrino in Chissa col capo,che non sa coperto per quant si a PQ
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sibile, o almeno tenghino te spalle coperte coria qualche pann9,o velo,che non si a tra sparente, & λquelle Donne, che si appressa ranno ait 'Altare per comin unicarsi , o at Consessionale per con sessarsi, con gli bomeri, scuspalle denudate sine glii affatiola Santissima Communione, e Sacramentale assolutione, in et secutione degi 'ordini cmanati datia . Santita di Nostro S ignore papa InnocenZo Vndecimo. In somma mettia monella piacos de ratione dilutila sedet che allaChietis va per ottener da Dio it per dono de' peccati: questo fine tanto spirato mai si conse guira , se ii Christiano non procura quanto puo dat canto suo di placere, &vbbidire ali Iste sto Dio, che comanda,che la Chie-sa si a veno ata,e te muta come Casa delia Sua Diuena Maesta,
Con questo medes mo Editio Ordiniam o a tutiati quei Constati, che inter uerranno alle pro- .ccilioni, che vadino con l 'habito,e segni della propria Confraternita, senZa portare cappello; e, finitala Processione, non partino dati a Chic sa, se prima non hau ranno riceuuta labe nedittione dat Sacerdote, e ne tritorno, cheiar anno, vadino processi naimente col Crocifita eleuato, e con quella me- desima diu otione, ed ordine, conche sono an dati alla Chiesar Ordinando alli Pciori d 'esse Constaternite,che tutio cio faccino osseruare, latio pena dilibretre dicera bianca lauorata per cias cun ἰ
Che quando passala Prooessione per Ia Citta
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tiaran non elle stra destiano in piedi senZa cappello, ed anche stiano serrate te botteglie; e che ne ialan Sacerdote in quel tempo. che va in Processione debbia salutare, o leuar la baretta a qua lunquo Persona,che incontri, ancorche si a ii Signore del-l'istella Terra, e che nessun Laico s'intrometia tra, gli Ecclesiastici, tanto Secolari, quanto Regolari solio pena deli Interdetto dalla Chiela.. Allo spunta re, che sera it Santissimo Sacramento in qualch e stra da , anche quando si conduce per Viatico a grInsermi,tulti s'ingi nocchinocon ambedue te ginocchia. e non si leuino st Him non loli auranno perduio di vista . Et acci oche ne si uno possa allegare causa d 'ign ran Za,ordiniam o stretia mente, per Santa obedien-Σa a tuiti i Reuerendi Arci preti, e Curati di questa nostra Diocesi, cheogniterZa Domenica det mela. nella solennita della Messa publichino at Popolo questo presente Editto , & ammonis cano quelli. che contra uerranno a quanto si e dilapra ordina-eO,e quando non vorranno obedire, rastris cano abroi i contumaci, per prendere quegli e spedienti .chesarannopiu opportuni. Dato dat nostro Palaeeto Vesto uale, questo di ro. Decembre, 1678.
Paduano Molietzi Cancelliero .
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Da publicarsi Ogni Anno nella seconda sesta
PER LA Dio GRATIA, E DELL A SANTA
Sede Apostolica Vesco uo di Nardo.
re piu potenti i rimediit doue piu pericoloso si scorge it male, perla salute deli Anime . Quindi hauendo Not in teso con nostro grandissimo dolore, che in questa nostra Diocesi i Medici cosi Fisici, come Cirusici, senEa far conto deI-I'obligatione , che hano anche giurata ne li'alto delDottorato, di offeruaret a Constitvitone dei Beato Pio Quinto, che cominciar Super Gregem Domini- eum, seguino a medicare t 'In sermo anche doppo iltergo giorno de la di tui infermita, quatunque questi non habbia fatio loro presentare la schedula latioserina dat Consetare, nulla quale si facci a s de che t Insermo si sia consessato . In tanto, per ri- mediare ad vn si graue dis ordine, donde spesse fiate puo nascere,ochel 'In sermo pra pressi dat mombo, non possa pili confessar si, o vero per la graui Σ-Σa dei male non vagii a stultuosa mente farto et Ordiniamo solio pena dis communica ipso facto incurrenda a tuiti, & a cia scian Medico tanto Fisico,
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mo glorno, che visitaranno lIn sermo decumbente in letto per qualsiuo glia inferna ita, eccetio che di
Podagra , debbahq ammon trioa consessarsi sacramental mente, se pol net secondo glorno scorgera no , che t 'Insermo per ancile non si sia consessato , di bes nuo uolammoni scano, minacciandolo, chenon ritornara piu, se net seguente giorno non presentara la schedoIa accennata dat Consessore; e ri- tornando it tereto gior no , se non sara stata loro presentata la me desima schedola, vogliamo, che si a note nuti a lasciar la cura detrinsermo, e se altrimen
te facesseroi Medici , ii dichiaramo ipso facto incor si ne ita scommunica, la di cui assolutione la riserui amo a Noi, togliendo anche tal facotta at nostro Vicario Generale; & accioche non possino auIegare causa d 'ignoranZa,Ordinia mo alli Reuere di Arcipreti, che intra Missarum solemnia publichino questo Editio nella seconda festa delia Pentecoste ogni Anno. Dato dat nostro PalaEZo Vesco uale, questo di ao. Aprile i68o.
