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anche Dei Convito, Trat. I., C. VIII., p. , ove si Ieginge -I' utilita sigilla la memoria deli' iminagine dei dono. Pili sopra, alia voce reddissi ii P. Cesari ia questa glu- dicitosa osservagione --in tuoso di tornossiam maquanto Pili helio , o di hel suono qui it re issi s I maestrilia nuo certi privilegii, clie tulti non possono, no deli Doavere: ed anche uti senso pili delicato dei numero poetico e dei P arnioatia ,, - Ρur trovasi usato anche in Prosa dat-I' Uitiino - Pol redie i Platone in Italia a Pittagora
trovasi at modo congiuntivo impers. - Ed olla disse Setu non redissi y - . N. X., v. 82-9o. Trapassa it poeta a Duellare delia morte de I S. Patriarea. Il Loinhaesi, o it Codico Barioliniano , ed ancho Benvenuto leginno; alia mercede, Ch ' ernιeritis: gli altri; ch' egli aequisse. La regione con elie ilLombarm giustifica la sna varianto , si e questa m Primam che S. Francosco fosse tratio in Paradiso, non aveam acquislata , ma solo meritata la mercede des suo sarsim Pusillo , cloh povero, ed umilem. Ma Ella non Sembra amoi cosi evidente, secondo assema it Viviani , cho basis it riferiria yer essenne Plenamente coni isti. Anzi Ι' altra teis Zione ne Par pili poetica, eptu consentatim at deito doli'Ε-vangelio: H Regnum Coelorum vim statitur , et Niolanti rapiunt illud A. Se ii Begno de' Cieli si deo prendere colla violoneta, questo O un aequi stario, o conqui Mario colla sorZa; e appunto Σ. Francesco Lece tutis Io s reto nes suo 'rsi Pusillo. Que- Sta iiDmagine dei conquislatore sparisce dei tutio col astratia voce meritis. E, lasciundo stare quel eo di caeo Dia cheh nello vicine parole mercede cli' et merith, la voce mercede non Dericorda ella la bellissima sonteneta di S. Paolo - omnes quidem ciarrunt, sed unus accirit bravium- , per la quale it premio dei celeste reame, como quello do'. pubblici gluo. ebi , Pili propria mente si acquista pAi frati suoi ece. II S. Patri arca morendo ratcomandaa' suoi Dati, si come a giuste crede fere e da ereda, teris minaetio no autiquata j Ia poverta , AE' Egli amata aveva so-Pra te alue cose , e loro comanda , este l' amirao a sede, eloth sedet mente tosi Dei Centonovelle leggesi sem ire α fede ); con eho it poeta allude at testamento di S. Pranis Craco , ove raccomanda a' suoi di amare la povcria : laquai circostaneta it Mauro ha hen trasportata neIl' ultimo
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rna ques anima sania ad suo regno; at cieto , alquale Iddio 1' avea prodestinata, Pariando it poeta nongiusta Ie ideo di Platone, ma , come nota it P. Lombardi, giusta lasease deli Ecclesiastico, C. II. - Θiritus redeat ad Deum qui dedit illum. L' anima preciam si muove deI grembo di iei, clohdella sua Donna 'ite cara, E non det suo Proprio grembo, della carcere , dove su imprigionata , che e ii corpo , eo. me pretende it Biagioli, consutato Percio, o rimbeccato meritamente dat P. Cesari; colla quale spimazione spari-rebbe di subito tutio Ι'aslatio di quella gentilissima immagine ; e che e Pili, non si vedrebbe, siccome ne addita ilCesari A che qui Dante ebbe 1' occhio individualmente a
quello, che non pure in tutia sua vita, ma avvenne in Particolare alia morte dei sanio uomo, e su luculentissimo testimonio det suo amore alta verta, e degno di essere
in is at alta notato da Dante E nel vero qui allude Ι' industrioso Poeta a cio che contano Ie vecchie cronache rvale a dire, che -Τre di innaneti alla morte Francesco in Sulla nuda terra si sece locare, acciocche in quella ostrema ora, che ii nostro avversario Poteva Pur corvecia i ,
et nudo lottasse col nudo. E di certo, intrepido asPettavali trionso, e con te conserte mani strignea Ia corona dellagiustiata. Posto cosi sopra it suolo, levatosi la veste di Facco, algo, secondo l' usato, at cieto Ia sacci a ; e intesolutis a quella gloria , ricoperae colla sinistra mano la serita det dritto stanco, perche non lasse uedula a e disse aiFrati: Io quia che a me perienea l'ho latio ς vel cho Pertiene a voi, insesnilo Cristo. Questo veggendo i ii glivoli, distrumonsi in Iagri me , e dait' intimo petio lun-ghi sospiri tinendo, at foverehio dolore per Ia compaSSione Soccombono. In questo meaeto, dato com unque Sosia a
singulti, ii guardian suo, ehe per divina Spiraetione avea Pili veramente conosciuia la Ogion vera , intendi diquello vinitamento , cloe Per non αὐer nemure nella morte abiti suoi , ratio levossi, e presa una tonaca con brache, ed un cappuccio di sacco, disse at Padre : Codesta tonaeae te brache col cappuccio conoscer dourai, per virtu disanta obbedieneta, esserti da me date in Prestanga ; ma perche sappi che di quelle tu non hai per niente la proprieta , io di darie a chi che sia tolgoti la sacolla. Gode ii Santo e glubila per la tetigia dei cuore, dacchh veri di noereusno alia sine tenvia Iede alia sua donna pia eara. Ε di
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vero, tu te misue coge fave egli avea per Io zelo della mavelia , Perene aver non volea nh l ' abito proprio in sullo stremo , ma quasi da un altro prestatocli - Celano vita II. P. 268 3. Con questa narragione per Dot volgarizetata, me-glio che con quella imperseita pel Cesari messa dinanxi , Ralle vite de' SS. Ρadri tolla , vi mane chiarito non Puro xl concelto , E dei suo grembo ; ma E l' altro che seguita, , M at suo eo o cec. Ad intendere perb complutamente mirato secondo , in istrana sotata interpretato dalla pili parte cosi degli antichi, eome dei moderni comentatori, hcl'uopo recare in me2go cio este ii preallegato Celano, P. 27o.,
raeeonta , seguitato appuntino da S. Bonaventura : aver clohFrancesco a' suoi deito innanzi at mori re Quando mi πed rete ali' ultima ora eondesto, come mi veleste ntidolia tre di, eosi ponetemi sopra la terra s e gia desonio la- sciatemi per tanto tempo giaeere rosi , quanto si richiede Peresie altri con agiato passo it tratio compta di nn mi insito. - Alle quali parole nrroti queste attre des dotio esanto Cardinale, C. XIV. Ei volle per sermo in omicosa a Cristo croeissso essor consorine , ii quale vero endi olorato e igitudo si flette in stilla croee sospeso. Ilperesah, e net prinei pio di sua conversione I' edigione di Augusta dei 3759 mal pone conuersationis in luogo di.
conoersionis 3 si rimase ignudo di nangi at Veseovo ; e nella Consti mazion delia vita volle ignudo uscire dei mondo Per te quali cose saris ora manifesto , e re l' Alighieri abbia poetica mente signifieato, ehe Frandeseo volle moriepovero, e che ii suo corpo fosse ira gulla ignuda terra ap- Iresso la morte deposto. 'Ora , benche la poverta sta stata at poeta rappresentata di sopra solio I' immagine di dontia, ossia SP a, come gia it Santo Patri arca ad Ogni ora soleva appellaria , chi non doury litterarinente intendere
corpo Ε per te parole non volti ai suo como altra bara, me non si doura interpretare, ch' ei volle ii suo cadavero poveramente ignudo in sulla ignuda terra Iocato Sarehue fossi icheris it dire che la stessa loeugione qui escainhiata , e che serve a doppio intendimento, prima clohmetasorico, e pol proprio , o viceversa a dat ne spessonascono salsi conretii ; sebhene cio pure nella Stessa parot ac si pratica talvolta eon de E dat nostro poeta, e dat classici pili sommi: ed i Retori a eotal soggia cii partare han Po- sto ii nome di sillessi oratoria i mi du Marsais, des
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suoi giusti eredi la povei ta; e heri potea lavio clii ne POr-geva me inpio si luminoso , Inoreudo Senza abito Pro Prio ,ed an Ei igmido , che tanto vale Ia si ase; E det suo gre/ubo ecc. Perche ad unque in un periodo, ove it principalconccito elio comincia Ai stati moi ecc. e sta se coin-Plessa , che quattro principali pensieri racchiudo , o tulti Sulla Po verta , non Govra anche t ' ultimo ad ossa appartenereῖ Αdunque ii non oolere altra bara, che altro PDO egli Sere, se nota se ii volere per hara deli' ignudo corpo l' iis gnuda terra tE qui notero di passaggio cosa che non veggo per altri notata , e che ne dis vela I ' istorica diligeii Ea dei poeta.
La nna Pira cara a Francesco ne sa intendere che alti e allegorici, donne, ossi a Nirtit, a lui Sscro diicite ; iii ache sopra te attre amo egii la pDverta , Come Stia SPOSa. Ora con questo diro allude Dante alla visione delle tre donne, Cou Piu particolari narrata da S. Bona v. C. , II. ; Iu quali a Francesco, do veche Sia, si fecero visibit mente in cottistro, tu POvero arnesu, Onui Danaen te simi glianti di statura , d 'eta, e di se ibi ante: e salutato it beato Patri arca condirgii tuite e tre Sia Ia ben veli uta , Madontia poverta disparvero da gli ocelli suo i, E de' compasni. In esse, Per interpretagione dei sanio Biograia su misti ea mente figuratula helleχEa delia perseetione evangelica, in quanto alia cit- stilis , alta Obbedienea, e alia moeriale quali Deli' uomodi Dio ita eguai modo persettamente splende item, Cornwcelle eleggesse egii di gloriarii Dei privilegio della povevia ,
cui quando la ni re , quando la Uosa, quando la donna sua Solea non inure - A queste cloniae Pensar doveva ilMauro , pluit ioche alle niti se di Virgilio, per fare ono ranaa at suo Patri arca. Vedi L. VII. , an n. at v. 87S-898 Ma Perche pili aperto Si conosca , quanto da uno imitatore uri creatore ingegno si dii Diaghi ; e come te poeit clie sin2ioni tanto piu helle riescatio, quatilo alla religione, at costumi , e allo attre qualita ae' nostri temtii lilia si avvicinano, che h pregio singolare, e unico delPΛ-igliteri : laddove it Mauro reputo mi glior cosa i 'adomarela sua Epopea con imina gini, cho pili deli' antico teinpo
uOPO , e dui quale nessu uo additata ha la surgente. Nel XXX
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LXVIII des Paradiso , v. I 55 , Beatrice in ostra at Poeta uia tinyerial suggio, con tin' augustale corona, destinato ait' uu Ima doli' Imperatocu Enrico di Luciniburgo ; ii quale a dria zare Italia venir Moeι a , prima ch' ella fosse dimosta. Chicrederetibe essere stata questa tinniagine a Dante suggerita da una visione , che si legge dissusa inente narrata dat Celano, P. II S, c d a S. Bonaventura compendiata 7 Queste bono te parole di lui - Ε perocche a tuiti gli onori 1 u- ni ita prepone va, tanto in se , quanto DE' Suggetti, i amatore degli umili, Iddio, do' pili alti stanni giudicavato deis gno: secondo la quat rosa nR Un frate, compagno delsant' uoino, veder sece uti seggio fulgidissimo tie' cieli, ilquale era di tino degli Angeli di lassii caduti, vi Servato a Francesco , usi in che ait 'eccellen Ea della gloria, d'onde
stato era it superbo Angelo cacciato, uno veracementuti mile fosse malia tO -. Questa visiona quanto DCCon tu in mente si poleva introdurre ne ita Francisci ade, ove t 'av-
versario d' ogni hone col mezgo di Aletto si adoperava ut ulto potere di estirpare dei inondo it suo satale inimico iAltri esempi si flatii uoi pro turremo quandoche si a Dei II Rasionamento in torno alia natura dolia Dantesca Epopea, ove si dira dei lii Vlo visione elie Dati te te di ede. Poscia clah colle particolarita desti' istoria sono posti lix hiaro i pensi eri det tergetto : E dei suo grembo Cec., vegingasi come i pili vale uti rhiosa tori, per i Ora consultarie, sonoeaduti veli' in ganno. Bonventito , ii quale at verso M al
aliud , quo corpora lior latitur ud Septilchrum , nisi suam Domitiam da voi iti nonnulla colla dichiaragion clie v ' ag giunge quasi dicat: noluit aliam Sepulturam , rii Si coelum , inuo tegitur qui non habet urnam, ut ait Lucanus. - Ea SOSlEnere questo stratio comento, trae litori uia scivoloso raris Conto , cli' io non so donde si alibi a cavato , ni a dat puri sonti non gia: vale a dires . che beato Frane sco , di maiidat in suu es tremo da' frati suo i dove essor volca Sepolt O , ri Spose : a I mrnaro : ii qualo era tin tu ago stiori δ' Assisi , ove seppelli vatisi i cadavcri de' olisti hi uti. It P. Loin hardi , tanto gludi Eicisci chiosnlore. che col pili deuii interpreti ave-va intesci, ohe nma volse altra bara vale it in edesimo. rhenon volle astra bara se non m stessa Doreriis , parotidogli illi roriferire it prono ne nitro alla poverta, in quale, por Suo diro,
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prendo eoli' autorita dei Cinonio it pronome altro per ne
sun auro; sebbene, per consessione di esso Cinonio , gli empi dei Convito per lui allegati, leggansi diversamentene' MS., como pure oggidi nelle flampe ; o pero quei significato di altro esset deliba almeno sospello. olire dicio, sondato in su quella savola di Benvenuto, interpreta ,
non volle bara nessuna , nessum funerea pompar alia quale Sposietione contraddice in prima la grammatica , poscia 1' i-Storia; la quale ci recita , che solennissime esequie sumnosaite a Francesco , E it Celano che te conta nata vita I.,
e P. X. P. 98 , vi premette questa rubrica Quomodo cum gloria et laude sepultus est e pero bene ha satio it Mauro ehe ha descritte te mequie splendide e PompoSeis In fine anelio it Biagioli, ii quale a questo lilogo rasolutamente sentenetia - questa voce altra ha indotio in errore tuiti gl' interpreti da me veduti esce per modo de gangheri, giusta l' espressione dei P. Cesari, clie nec caput, nec caudat e affine di supplire 1' ellissi, come assai voltes a Delia sua per altro dotia Grammatre Dalienne, costruisce isti racchiando in tal guisa - non et Olle alcra bana chequella che esibisce la terra a mni coryo morio, che ρ una fossa. Indi, stragiato gia prima, giusta suo sare, it benemerito P. Lombardi, viene a dire it medesimo che quegii Con queste parole - chi risi uta ogni altra bara non mola se itura di sorte - . N. XI. v. 0I-06. Dalla erectioneta di S. Franceseo conglii ettura quai fosso la santita det suo degno collega. E qui osservisi, come l' Alighieri congiunga uti altra volta questi duo principi della Chiesa , ches insieme mantennerola harea di Pistro in alto mare per dritto seεno, clod petsoleo aea lui prima segnato Bia oli ). Sugli ultimi duoversi ii Poggiali sa questo comento is Chiunque OSSerVaesattamente la di tui remia, tu puoi bon discernere clictia buona provisione di capitali per Ia vita eterna, benchhnon professi in si rigida poverta de' Francoscani ri: ed ilBiagioli - paragona I' uomo in questo peregrinaggio ni
mercatante che va in lontane contrade a Procacciar merci
Non sarli ora per avventura suor di luogo it sare insulta sine alchine generali consideraZioni sopi a l' Inno , ola Francisclade , c, raggii agitandoli, mostrare , quanto l' uri poeta disterisca dati' altro. Dantes lia tessuto uti nobilissimo
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LXX cli' la sincera istoria aveva segnate; e benesae facesse unepisollio , ii quale meno che in centesima parte det suo POED a Comprende, ogli ha nondimeno i principali salti let suo eroe na agitificati; quelli eleggendo che Pili erano
la ricordare, altri a cerinando, O nlineno iacendovi conuia motio niliisione, o it tutio ra inodando con quella unita,
che della Lirica e propria; i' unita, vale a dire, dei Pen siero, ii quale si o - che la Provvidoneta si pro se disOccorrere alia disviata eristianita col serasico ardore diquesto Patri area, it quaIE Ed amo essO singolarmcnte laIRaverta , o Ne desto negli altri l amore . Ιl Mauro alI inis contro , che a tuite comprendere di Francesco te gesta, hascritto uti poema di quella maniera che cielico si appella, secondo che abhiamo Delia Prenetione alia Francisclade
dichiarato , e che Dei numero dei litisi e dei versi olire. passa di non Poco Ι' ΕDeida , ha imma nato di visvegliare in Pili magnifico concello dei Protagonista , o di lar pili
bella l' popea , se, di partendosi dati' istorica verita, vinuesse te poetiche sinetioni introdotte , cangiundo, togliendo, ed agglugnendo, conforme a tui parctva Piii convenevoleae avvegiraclis io Ahbia talvolta satio con lode, non abbiainmo dissimulato. quello elie a Dot partito sare e molis pili neconcio. Ma it M uro O uissuto in uti secolo, ii quale, inquanto ni meno alia poesia , ait' insuori degli immortalipomi deli' Ariosio e det I asso , o di altri pochi valorosi che it primo maestro deli' italico e moderno poetare iugmn parte Seguita rono , si pub clii amare ii socolo deli' imitaZione per eccellenZa. Cosi quanti scrissero emtiche rime, si misero dietro ni Petrarca ; quanti in prosa , studia, si a tutio potere di adagiare it loro stile a quello deICertatarae: E quei medosimi che, poetando in volgaro insulte orme di Messer Francesco, avevano Cantato uti Nestonmore e gentile, elli per I' opposto scri vendo versi latini, dimenticate te loro madonne , surono Deli' amore Diente Pero meno licenetiosi che i latini eantori di Lesbia, di Cintia , E di Neera. Tanto pilo la ei a ammiraZione, Chei nobili eatandio e liberi ingessi sa pusillanimi e servili lΙl perchh non sara meravigii a , che in un secolo Sissatio , tutiochh henemerito suor di modo Λ' ogni matitem di lettere, e di valenti seritiori copiosissimo. quella originale impmnia dei trecento , quel Diiovo stile per I' Alighi erit vato, rade volte , o in poctissimi si scontri: e ches ultimamente Pili insigne Poeta quello si giudicasse, che me-Diuiti Cooste
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LXXIglio at Diiovi tempi, cd ai cristiani amomenti te Vi gilian
sinat otii, o i sogni gentilesciti sapesse accon clare. Nojaron sig Italiani di quella mani era Δ' imitaχione , la quale Ponea al P in gegno te pastoje. Ε un tale fastidio tanto Pote , che,
Ome se la verare imitagione dei classici anticlii Diente Potesse generare di Iauono, si abbomina rono tutii que' cihi. Eliu della classica maniora sentissero atquanto it sapore; ovennem in amore i vergognosi delirii dei secento. Ma , Per to care alcuti 'altra cosa delia Francisci adem comparatione det poetare di Dante , diremo quanto alseguitare pili d' appresso 1' istoria avres he giovato at poema. Abbiamo notato, che it Mauro, in sulla norma di Virgilio, ha introdotio pili spesso che non hisognava diversi personatat, che i futuri avveni menti di Francesco pro
etiares le suture tribolagioni deIl' ordine; te quali ii sanio
Patri arca innangi at mori re numa Ρredet te , ct che at tem Po dei Mauro gia erano in grati parte avverate. Mi Saret De Piacinis simit mente , clie, antivegsendo 1' accrescimento deli 'ordine, avesse salti annungiam, i pili nota hili salti di quelli ira i figliuoli di S. Francosco, este deli' uiri an a g De raetione pili merita no. Di che heli esse lo uota saria Stato, ud esempio, it Presagire , che t 'immanissimo tiranno
Eet Zelino , ii quale, sendo it capo della ghi bellina. Eione
in Lombardia, gia negli ultimi anni di Francesco ora e-Crato per te sue Crudelta , trovato avrebhe un Oraggio vi prenditore iaci beato Antonio, che da Pado va n osso a
orona per an dare a sortemente ripi gliario di sua inaudita harbarie, e sel vide cadore ginocclitone a ' suoi pi edi lκ giaeelth la materia ei ha Nelim politiche cose condotto , Virgilio che , imitando di un personaggio tanto da' suo. empi lontano , avea Pur saputo alte cose dei tempi Tr jani quelle di Augusto e delia sua eth intrecciare, Botea suggeri rgii l artificio d'innestare net suo poema te satali discordie, che sotto Federico II., Ossia poco dor il passag-gio dei sanio Patri arca, scoppiarono per te scissure tra ilsacerdogio e l' imperio: tanto pili che frate Elia , aposta-tando, se3uito con molli de' suo i ta parte deli 'Imperator o gli altri ehe non vi aderi rono, o sum no perseguitati, Ddagii stati di quello caceiati . . :ia
In quanto alia natura del personamio primario , chegli opici poeti in tuiti gli aspelli ci debl ii O mostrare, ei arto perscito, giovandosi eetiandio dei verisimile, ove non
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XII soccorra i istoria, at,b aliis sivellato abbastanZo . toetandola nobilia, e Per conseguente, la cortesia che t 'italico vate gli attribuisce. Qui solo diremo , che it Mauro, sorse di-Megnando cio cho i litos, si ne contano delia sua caritati inva tener ZEa inverso i liruti animali, o tulte te creaturoche alcuna iminui ne i ita divina honta e belleZEa norappresentano, lia giudicato che questo alia gravita deli' eis Popea diseouvenisse: ne si e vicordato, che it chlamaroche iacea Francesco suore , o falalli te irraetionali o ina-Nimate cose, come si scorso 'in queli' Inno, che deito e
Cantico det Sole , e che as Perticari aneor par la lingua Piaeque colanto , egit era costume gia DelIa religiosa poesia introdotio dat sacro Salmista. Ma ehi ora far volesse dei sanio Patri arca argoinento δ' Italico eoema , non do-vrebhe dimenti care , che l' ordine de' Minori e pur bene merito dei nostro volgare; o elie sorse un poco innanai a Federico II., a' suoi figliuoli Ento a Mansredo , od aneo a Pier delle Vigne segretario di Federico, scrisse e Poeta italica mente B. Francesco, e quasi nel medesimo tempo, Date Pacifico, ii qualo hen esset douea di que' tempi so-Pra tuiti gli altri reputato: posti ach. esso Imperatore delia Poetica laurea fregialo. Cosi anteriori almeno alia Divitia Commedia sono te sacre poesis di irato da opone. 1 κAncor della macchina pel Mauro adoperata si h par. Iato nella annotaetioni delia Francisclade , dove alcuna volta Non abbiamo potuin approvaria , perche troppo pili ci e Paruta acconcia at mi ogici tempi, che at nostri et ilet chepero e stato it Mauro da autorevolt esempi ingannato , Eprincipalmente dat Sanalaam, ii quale nol Parto delia
versine, come heri noto Ι' acuto e severo Scaligero , haProianato uri cristiano argomento colle gentilescite su voledelle Driadi, delle Napee, e di Proteo , dat quale ita salto
vaticinare la incarnaetione dei Verbo. II Mauro non e ito tanc estre; posci ache, se si eccetiuino espressioni prosane qua e cola seminate , solo una volta ha poste net suo poeoma te Niti se, o due ii dio Sonno ; ed Eanzi lode sua pro. Pria Ι'aver conosci uto, che si migilanti finetioni troppo alnostri tempi disdicono : Ond' egii davasi vanto d' esse1 si da melle asten uto. Ma qui, non meno che nolle altro parti deli' epopea, not avulsi amo , che it Mauro , ove dati' istoriamen diiungato si fosse, angi se di alcune minute Particolarita avesse saputo Prositare , pili simit mente fama statala machina consorme alla Religione , e pili ad un teli po
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non tacea mestieri, este di 11uove ne immaginasse ii poeta quando I istoria gliene somministrava copia si grande. Vero e , ch 'egli da bel comines amento at poema con quel concilio diabolico , uel quale da II ' in mal si re si ris0lve di mandare in stilla terra Tisi sone, con tulit i in astri piurei, dalle cui instiga gioni sono i mortali tae' pili vitupere-voli vietii sospinti. Se perli questa furia non avesse renduta troppa similitudines alia Virgiliana Aletto ; se Don avesse egit temulo di troppo discosta rei dat te orine det vate latino , certo non avi ebhe trala sciati alcuni particolari, alia sua machina convenevoli. Abbiamo lodato it Mauro perche, introducendo it suo Protagonista pili volte a predicare, glial, hi a cosi satio adein piere la sua divina missione , SenZanora dimetio tacere qitello che a noi non pareva da essere PretermesSo. Ma , per sar vedere quanto tu machina attres Sarchbesi avvant aggiata col meZZo deli' istori u , reciteremo
due salti, secondo ii Darra it Celano. Contasi Dei primo pag. 2ob. 3 che it sanio Patri arca, glutilo io Areetao Dei tineti re che la citia tulta, tra vagitata da guerra intestina, imminentu occidio miti acci uva , risivite per questo 'in uix
borgo suo ni di quella, e, quivi stando, vide sit quella terra far festa i de inonii, e instigare alia propria ruma i citi uindini. II perche clii ama egit it compagno Date Silvestro, Momo cli Dio, o di una grati de seniplicitii: e gl' impone digiro da vanti alla porta della cilla , e d intimare ni demonii
Per parte deli' onni posse lite Signore , che ratio eS ano dolia citia. Ade inpiuto da costui it comando, torna ella Pomdopo ulla pace, e gli abitanti custodis Ono iii loro congrande tranquilli tu i di illi della citiam naneta : ondo predicando ad essi di pol heato Francesco , cosi a dire jὶico in nitici O- Α vo i liti tempo at dia volo sottoposti , E da' suoi eguini costi et ii, a voi favello , ine to So esserne Stati Perlo Preghiero d' ui 1 pove rello francati. - In via poema Delquale Tisi solae pri iaci palmente si adopera di suscitare uella misera Italia scismi e surore di parit, era ella da trapas- Sare Cora a Sciuuo piode si iratia avventura pSi vedra dat Meondo, che noi sedet mente traflateretuo, quanto si a salso quello che assermo, sorse per primo, il larii olatet , e coti tui poscia tanti altri critici : piti esser
