Francisci Mauri hispellatis minoritae Francisciados libri 13. annotationibus historicis et criticis inlustrati a Raphaele Francolinio ... addito nunc primum Hymno Italico Dantis Alighierii in laudem D. Francisci Asisinatis cum selectis variorum atque

발행: 1833년

분량: 528페이지

출처: archive.org

분류: 시와 노래

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cosi rae ammonisce ν. Due cose siligolarinente s' hanno naiotaro; la Prima si h , rispello Q senso Ι' aecidente delnascere ii sole lalvolta di Gange, cic h pili det solito arciente , e insocato, a dimostrare da che parte denomina ilpoeta sole S. Frances , che h riguaeso a Auel , sera fico ardore deuo di sopra, onde su tutio aeceso; 4 a seconda hIa hella stase poetica, ina frange Piu sua raueaza, Per Ia quale questa non meno bella dei XII. dei Pg., Si ro eiciet morior P ardua foga, et si ricorda a doppio diletto M.

N. IV. v. 25-27. v eoncetio racchiuso in questo temetis es dat P. 4' Aquino reputato tin' argutia non Poco leg-ςera, e non elegna di cori gracte poeta; epertanto ei I' natrapassato seneta voltario in latino: ma ii suo constatello P. Venturi lo dice eoru euo di ire quattrini; sul qualmordace ruotto ni uno de' moderni Commentatori Piu celebrati ha Sapirio contene re la Propria indignaZione. II Pa dre Lombardi Shust a qui xl Venturi. Ma se bene , -- me benissimo, areella Darito S. Francesco un Sole, se S. Bonaventura Delia vita det medesimo S. Patri arca ne 1

Prologo appropria a lui quelle parole deli' Apocalisse:

k idi alterum Angerum ascenaenuem ab ortu Solis, habentem signum Dei υλή ; hen anche puo richiedere, clae non Asceri , ma Oriente si appelli it luogo, onde ii medesimo sanis patriarca naeque -Il niuioli, seguitando it suo stilo do villanamenta at Venturi dest' ubhriaeo; sinat mente ii P. Cesari usa pariae in apparen m gentili, ma che non bellauo, ne' stragiano meno - Da quel Messere che e Pera assa. benemerito nes le vi Gioni partenenti a si r

sarum, quae Usus ore. νet a fidelisux, et probatis restibus interlexi Il medesimo si asseruia dat ite eompsani netl epἰιtola ui Generale Cr Mentio, avendo elli geritis iti quello alasso anno cte iI Celano serisse lam vita. Forae si dourelibe supplire eon piu pariae, aggiungendo, che ilCesano eompose di pol uae altra vita, e eio ch'egii raceonta net sermone precitato di papa Gregorio . e Aludendo la elliosa eoi Sommario che ne fece F. Bemardo; selibene queste ultime parole nia te crediamo interi' late, pertae r Alighieti ai sonti, non ai rivoli deir Istoria si dissetava, massimametite in eo aseritis at tergo ordine Franceseano Im conosceva

pia veraci biosras det Santo, eome pei molli luoslii da noi allegati e

manifesto,

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xxxvria m' a euava cho Io appre22assa ancho meno, Cloetiti suscet di paglia - E qui vosio che tu rida, o cortesct lenitore, dei modo, con cui que' duo Messeri si escusano delia loro irragionevol censura. Il P. d' Aquino soggi-D eost alle parole per not allegate. -- Io non cedo a veis Tuno nella Stima , anai nest' ammiratione di qithsto impa, resgiabit Poeta; ne' solamente l' ho dimostrato in attremae opere, col Iodarne la singolarila deli' ingesno, eprenderne in parecelli luomi la disesa, ma lo dimostro assai palesa mente di Presente. colla intrapresa di questa

arditissima traduat Oue ; tuitavia non posso non avvertire,

o dissimulare alculi e Piccole macchie di questo sole, per non dipartirini dati' allegoria daI modesimo introdotta in qucsto Passo - Ε it P. Venturi, copiando it P. d' Aquino, E mutando at Suo Proposito, dopo i ire quatirini, proste-guo di tal guisa Io non cedo ad aIcuno nella stimadi questo imparemiabile poeta : o mi pare di averto dimo- strato, intraprendendo it fasti Moso lavoro di questa dichiarazione r pure non tio per bene dissimulare te piccolemacchie di questo sole, diro cosi per non diparirrmidait' ais orta , di eui esti ancora in questo PasSo Si vale. Io mi sono meravi gliato, este ii dotio Rosa uorando,u quale cosi per minuto rivide te bucce a colesto spositoin re da Siena, gli abbia Iasciato passare intalia quella censura. At che ho io ora supplito, tanto Piu che, fetido Pergrande ventura regiJi in onore e netl' Italia e suori lostudio di Danto, illi Pesa sorte ii ve4er risiampar cosi Spesso, e hir Per te mani de' giovani it Venturiano Comento , iI quale ha satio alla D. C. quel servigio, che abi' Eneida la harbara interpretazione latina dei p. do lanuo, la quale ne' primi soli mi ,ersi contiene almancodice; soletilii spro siti. Ma Per venire ulla sonanaa, e i h da lenere per sermo, che i pensieri dedotti diale rei molosie, e in breve, igi uochi tuiti di parole non sono da hiasi mare, quando ne su3geriscono natiirat mente adcura gradevol concotto ; siccome

qui avvenne all' Alighiori, it quale nominar dovendo lapatria di S. Francesco, allor dulta Ascrai, aiserte, elaechi dee sar Parole di ossa, se vuol dpr Proprio, cloh adoperare uri vocabolo che tuita ne sἰgnisi hi l' idea , enota con dilatio, come sa sempre Elii paria sen2a proprictu, debba chlamaria oriente, per essere ivi nato questo meta

ibrico sole di sant ita. Io Penso, Ac questo amore desie

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etimologie, per altri ancora osservato ness' Al hieri, glisia stato ispirato da Virgilio , onde egli tolse ii suo bello

stile, sin cla quando compose te canZoni, e che rael solo

primo Libro delΙ' Eneida ha due versi, i cui concotti sono tolti per simit guisa dalle parole Mura , o Iulus. s. Saxa vocant Itali, mediis quae in fluctibus , aras: VIII. xi 5. At puer Ascanius , cui nune cognomen Iulo Additur Ius erat, dum res stetit Ilia rano v. 272. - e Pili speetat mente net VI. v. Ilia. A snde locum Grai dixerunt nomine Aomon m i quali viersi , perchh sembra che vistieno a grande di sagio, i moderni critici sti hanno vo-Iufo espugnere ς ma ben si legaevano nex codici antichi, pol chh commentali Servio, ii quale su letto e studiato dat nostro Alighieri. Quanto alla voce Ascesi in Iuno di Assisi. conio OP o si chiama quoeta citth, nota it Lombardi, che ancho G. Villani coci I' appella ; e noi aggiungeremo, che cosi pure E seritia ne' Floretti, e neti Ottimo , dei quale ,

ehe nes medesimo modo Ieggesse non ne lascia incerti

Ia Chiosa is Dice che non hasta dire Aueri . cli' h adire montai is It Codice Bartoliniano legga Asse si, a ilsuo editore preserisce la Iezione di queli' unico' codice, come pia pressima ali' odierna foreta di pronuntiare quel

ne latina . si come ne mostrae it Mauro in quei versi Hanc, quoniam montis radicibus assides 'imis , Assisium Prisci latio sermone vocarunt. Francisc. L. II. v. 5 5. N. V., v. 28-56. Era ancor giovinetto Francesco, per

trasse,' quando cominesb a far conoscere ali' ingannata gente, quanto gran bene si ritrori nella poverta. Questo hil concello raca iuso nei primi tre versi; ma it poeta, almodo che tensono i Tre Compagni nes prologo V. nota III. , eontinuando sa metasora deI Sole, Io ha Poetica mente significato. Diuiti su by Coosli

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xxxvii π oomineo a far senti la terra Alcun eo orto ere. h eostruito. latino ; comiscio a fare la terra sentire, cio come interpetra it Bia ioli, a fa re che la terra sensisse. II nostro volgare ita presi molli rostrutti Dasi dat latino. clie usavasi di que' templ. Εsempj di modi simigilanti sit vano tu gran numero, e in versi e in prosa, ne' nostri antidhi: eccone un sasgio dat Convito Lo tempo chia-nia , e domanda la mi a nave ustire di porto aerat. I.

che questa sposietione conviene essere litterale e allegorica.- E pero rugionato delia imperiale autorita ) , procedereolire si convicne la mi a digressione a vedero di quella des Filososo Trat. IV , c. Vs, P. 25o. E in sine di esso cap.

che etc. - Un regolare Costruito dei verbo fare , coniici concello simidiante a questo di Dante, si velle net se-guente Iuogo dei Petrarca

vero, che radii omnium malorum cupiditas, non potest Francesco far at mondo maggior bene, che a sare aga v

mini amaro la pouerili is P. Cesari. Quanto alia si ase corsa in guerra deI piare, esso chi atore bene splega, ana gueri che gli mos ea it piare; e nota esser rauovo questo inodo et Ia quale sposietione Dot anteponi amo a quella dul Lombarda the qui trova una tmesi, invece di dire incorae guerra dupadre; e 'cosi pur dice ii Biagioli. Α noi sembra che altrosia incorrer guerra, o in guerra, e altro correre in guerra, comecelth sieno in realta te stesse rarole. Col primo modo si esprime una mala cosa , nulla quale l' vomis casca , os' incontra inavverti tamente, seneta et Oe elie se l' aspeltasse; Iaddove eoil'altro viene significata quella deliberata volonta,

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xviri

Chi lia letto negli aulichi Cronisti, Piu volte per notrieoritati, e inassi mainentie Dei Celatio, che nella v. IAE , C. V; piti distesamente degli altri narra questo satio, co- ne ciM Francesco , ancor novello alleta di Cristo, sape do clie it pase, eo Phociato seco oliremisum', it cercava , menire in casa it cappellatio di Damiano suori d' Assi si ei fac a di mora, appi attossi sti una hum da esso sca- ata , e Per uri mese vi stette, arrischsandosi appena ae u-sci me alcuna volta ad carasam humanae necessuatis ς Chequivi coti dirorte lagrime, e continue pr ava ii Signore , perchh dalle ihani de' suoi persecutori Io liberasse, chesebhene niente sidasse nelle sua serae, nondimeno, la Diomerch, avendo ivi gustato una illesplicabile e inusitata alis Iegreaza , vi subito levossi pronio, sbllecito e glutivo, Eimbrandito lo seudo dolia sede a combattere pel signore , e delle armi di grande si sicia suemito, si mise in cammi inno per alia citia, e di divitio ardore inflammato, comincio ad ac gionare se stesso di miseria di cuore, e di dappocagine; che infine appresso qumto Nil sostende imperturbato ee tanto besse ed inglurie dat Popolaeteto, villani rimp veri, battiture, e ogni guisa di mali trattamenti dat pa-dre , infino ad essere da questo disumatio in tenebrosastaneta vinclituso et chi sa queste cose tuita comprendera lasoreta e la helleaza della novissima dantesca espressione ,

in guerra det ea e corae, la quale h come uri ristrettodi questa istoria. Fh crediamo a' insanuarci, assermando , Che con esso modo ha I' Alighieri significato cio clis Vir-silio egregiamente disse, ruere in bella; VII. 782., curruque in bella ruebas; e IX. 82. , pariterque in bella ruebant ; oil ruere in sema, XI. 886 oriturque miserrima caedes Defendentum armis aditus , inque arma ruentum ς o l' alistro di tuiti bellissimo - Aoneadae in ferrum pro libertatomebant. VIII. 6 8. Perciocche, sebbene abhia egii satio ita- Iiano ii latino ruere Virgiliano, Dei senso Deutro assolutodi precipi arsi - aut quo ruis p inquit, II. 52o. - dicendo

in guerra dei pa e h la medesima cosa, che ii ruere ire bella , o in arma , o in ferrum di Virgilio. E AEnami alia sua spirital eorte , Et coram Pire teri feee unito - Ιl salto h pili per minuto raccontato Deli

Ingenda de' Tre Compagni, C. VI, at quali Per nostro av-

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dro di Francesco , tornato a casa, tib ritro atori figliuolo cui gia Ia madre avea liberato della prigione, corse at μ' Iaaeto det comune, richi amandosi di tui dinaneti ai consoli: ehe avendolo esso cit'to a comparire davanti a loro, Frane eo riputandogi Fiolio daIla loro giurisdietione, comoaddetio at serripio di Dio, si risiuio d' andarvi, nh quellive lo volt ero .stringere; cho sendo percio Mato citato dupiam dinanai at Vescovo, e I ma da questo amorevol- mente ammonito, vi βi eondusse, e Per soletinc modo rinungib a tutia ha paterna eredith . insino at Festi'mo, cheaveva indosso. Tutto cio h con poetica pre usione e nobilia compendiato dati' Alighieri. La miritat corte e adunque i, ribunal vescovile, ossia spirituale, che dicesi comune- mente curia o foro ecclesiastico; e pel radre intender si delibe it natural pagro di san Francesco, no ii padre spirituale , o 4sia it Vs ovo , con te male .con alui Splega ilVentutia , che inolino iaccia di voci goZZinali la tine te sa-role Et coram patre, perche, dice Icuta mente ii Lo liba di, da mi non imoate tra P eleganete det Manuetis. Melio Dot aggiungeremo, che it poeta accenna con quelle iaseguenis passo dei preallegato librettO - Et intrans ea meis ram Episcopi, exuit omnia vestimenta de xebus suis , Et Ponens pecuniam Supra ipsam coram 'is ko, et Patre, aliisque astantibus , nudus IJ foras exirat et dixit Elc. - Vedi I' ann. at v. 769. l. IV. Francisc. Ma , come hgia Stato por altri notato, n*n intra ponendo mai I' Ali-ghieri latitie parole at suo poema SenZa mgione , crediam averto satio questa votia , Amne di signi sicare, .che, seb-beno a dispello dei padre, Francesco legitii ima mente si di-oposo nil a poverta , e cho ne su salto, pex cosi dire, formal istrumento per m n di notato in lingua latina, secondo it cois tume, che e durato insiao ni nostri telori. Dara luce a questa nostra eoughietturo la chiosa di Benventito is Hie Thomas probat per effectum, quomodo FranciScus vero amore diJoxerit dominum Pauportatem , quia accepit enm in logilia

mam uxorem suam , et con ensit in eam M E chi rimem.

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I XL

mo Patrem Suum , et matrem , et adhaerebit uxori suae , et crutit duo in carne una - si avvedra, cho qui figura 'tamente si varia det matriinonio, per Francesco strettoeolia reverta, di naneti ai trib.unale dei Vescovo, a mal grado des padre suo, ivi presente, ma solio confligioni duris, si me, ConSenZiente, e corumlato seramente col figli uolo oppunto per questo suo grandissimo amore inverso la ΡΟ- verta cose tilite consentanee ali' istoria, e dat poeta ado nate con Poeticiae immagini , E locvetioni.

Il everso , Poscia di H in Hi P amo piia forte, h per talmodo esposto da Ben veniato ineglio che dagii altri chiosatori - Tam quani honus in arithis , qui numquam caram suam uxorem dctrclinquit usque ad 'ortem , linmo nec in

morte oblitus est eius. -

N. I., v. 57-4η.Dice che mille cento anni, e piu,.IRPoverinde dispella , cd oscura stetie dalla morte di Cristo, Suo primo marito, in sino at di, elie I beato Francesco lasposo, clie su riel Panno det Signore ruo , o poco pili, o Poco meno ; che nullo , dice, la invitb. L' Ottimo. Αlla pa- Tola, si stelle seneta inuito, chiosa it Cesari ., o che gem ma questo incitos Non sit anima che te dimandasse lamano is Ε ven ventito - Dicit, quod ista mulie ita tur-Pis steterat vidua per mille annos et ultra, quia nullus voluerat eam videre , vel audire, nedum accipere eam in

uxorem , et amplexari - E perchh a questo luogo pubsumore dissicotta, come sia , che per tanto tempo la PQ verta si si esse senta invito; quanao che molli santi Padried Eremiti amarono la poverta , ed ehbero ii mondo in dispello per Gesti Cristo , egli risponde Nullus tantum

et in totum amavit paupertatem tam persecte, tam Sen Taliter , tam volenter.

scito alla poverta deli' etnico Amietate con quμllo di G. C., ct con questo quello della B. V. M. - Ma it P. Cesari con assui Iunglie parole riprende Ia Iorgina , Ne vulse

Ie quali tutraoia il luccistare abbagitante di questo pensierodi Dante non auea prima lasciato Dedere ; it quai concettoegit, pariando per altrui hocca, dice avere un cereo che di bello ardire, che scuste non Poco; parere molio forte einas etlago; essere sem re Piaciuto at possibile, come cosa Duiligod by Cooste

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XLImerauigliosa : ma ne, se debbe dine reni suo Pensiero , da qualche teni Po in qua gli e dioenulo Vetto , e nom

-' Le principali ragioni, cli' egii ne rende, sono tre is x. Nov. e Tagionevole, e giusto ii raggua glia e la P exta personificata per ligura, ed una vera , e yiva persona , come e la Vergine Maria. a. It poeta abbassa qui la Vergine per in inualetare SOvr' rasa Ia poverta, e questo eZiandio nol credo troppo beia satio; essendo tale la dignita di questa creatu.

do at pie' della Croce Non doveva ella, ne Potea salirvisopra , Salvo se Cristo non gli et comandaya. H Λ queste Cois appone - Che sentenZa e nascosta SOtto questo si gurato salire in Croce della po verta 3 Certo quesis; che G. α amo tanto questa sua sposa, che la volle seco morendo in Croce, a tMonsar della morte, o degli amori torrent. Quo-sto .concello h bellissimo; e Potiendolo solo , Se a altro Taggua glio, Plusciva a crescer quine, e sotuinendaetione acleSSAE POverta. Ma , contrapponendogii ii restar di Maria gilia pie' della Croce , che si .e satio di bello ξ Nulla , parea me - Ε conclude - Quel haglior di concello non hasostati Za - BelleZZe eo. Par. Diat. V. pag. vo5 ὶ Noi, Per l' amore che Porti amo a xarato Poeta, icome ch hci riconosci amo colanto tu seriori at sentio di questi due Ietterati , pure , da silial rtyercneta e pieta sospinti , ct sa cia ino innangi ardimentosi a disendere, come ineglio Sarpiamo, ii primo padre della Italica lingua, e Poesia; Per-

e in osso a pigliarne te di sese. Dat che apprenderantio i glo- vani speciasmente , doversi aver sei re it pio nibo at pie-

di net ripi gliare sit altissimi in segni, i quali, pel conSuιι-

timento delle naetioni e dei secoli, sono da tenerat Per inaestri e per Memplari deli' universa posterito. Rispondia ino ad unque at Pontali, non aver lui poSlo mente ai due sensi, morale e anagogico , delia Daut scin Commedia, nella quale it poeta si fa guida re per i luserinno, e pol Purgutorio dat poeta Virgilio; che rappresei, lata morale sitososa, o, cho h il medesimo, l' uniana ra-gione, o SapienZa , accompagnala eolla sinetione poetica; come Per Beatrice cho guidulo in Clelo, o sigurata la I ei

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XLII

Cani te net suo Poema. Ma la moralita pue do tili non ei sa esla conoscere Ogni generaetione di viriti, e diyight y Gli antichi Filosofi non liana1o elli saucitato egregia- metite di clascheduna di qtielle, eccetis to virili per nox appellate teologali, che non si possotio Hoc dati uom. Senaa it superno sumo acquistare Cho lasse adunque Po-

erta uri bene , non uti male , come universat mente si estima , hanno ve luto alcuni olandio de' gentili Filosofi, o tu particolare i Legislatori dello antiche republiliche. Divelli l' Alighieri nomina solo Lucano , filoso e Pouta simit mente, it quale, net V. della Farsaglia, v. 526, savella dei povero Pescatore Amiciate , niente Pauroso alla vista di Cesare, che a tutio it in ondo face a paura: ii quat luoso daremo trauatato da esso Alishicri, ripis laiulo pero e sue eloquenti parole nn poeo dati' alto , me quelle ache versano appurato sui bena delia Poveria, E Sur malidelle ricchc2Ze. π Cagione e di male la lor possessioue in

che sa pure v ghiando lorossessore timido e odioso. Quanta pauim h quella di colui, cho appo se Senoto ricchezZR , in 'camininando , tu soggiormando , non Pur veggbiai disma domendo, non pur δέ Perder l' avcre, ma tu Personaser Ι' avere t Ben to sanno li miseri in orcatanti clie Pero mondo vanno, che Ie Eglic, che I vento sa dimen armii sa tremare , quando seeo ric herae portano ; e quar do Ean Za esse sono, pleni di sicurta , cantando e ragionando, sanno IO cammino piti bHeve. Ε pei 5 dice ii savio is Sovoto camminatore Entrasse nol caminino , dinanEt a'ladroniranter-heis E cio vitot dire Lucano nol quinto libro, quando commenda la poverth di sicuranga, dicenciorioli sicura suculla in della povera vital oli stretti abitaculi e masserigi l ol, M non ancora intcse ricchegete delii Deil Α quali templi c lim quali muri Polco questo avvenire, cloε Non temero cor Im si cun tumulto, hussando I mano di Cesare is E quellodice Lucano, quando ritrae , come Cesare di nolle alla cainsetta des Pescatora Amicias venne , per Passarc ii marct

Adriano - Convito Trat: IV. C. Xlia. p. - . Ma Se

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aecoppia ai fatii delli' istoria sacra que' della prosana, edella savolosa attresi, ine sotis it velamo allegorico morali veri nasconde ; ne mancano comentatori, che gliene clieno hiasimo , e mala voee: it che ac de per Non aver iessi heno atteso allo scopo morale, ed ascetico delia Dantesca Commedia : tutioche iI poeta ce ne abbia ammoniti ines principio det suo Poema. Dalle quali eose conserita, condannaria a gran torto ii poeta di poeo criterio, Ia ove, Per Ι' opposito, sommo diis

scemimento ne mostra: Per iocine it concetto, che in questo teraetto, coci breve dire ed arguto, che proprio e di, Dante, racchiudesi, quat altro egit e se non questo - Non valse a mettere agit uomini in amore la povertat' avere i Filosofi insegnato cli' ella procaceia ai mortali sicurezza , e che ali' incontro te doviEie sanno i possessoricli esse tremare ad Ogni ora per la paura di perder l' avere, ed anco per l' avere la persona; come, tra i molti eis sempi che si polrebbono allegare, ne da a vedere it poscatore Amiciate, it quale, in me o ai tui nulli delle clita.dine battagite, dormiva nella sua capanna tranquillo, Deltempo che qumli che a tutio it mondo sece paura , ii ric- , chissimo e potentissimo Cesare, timido e mal si dando inelle sue sorte, ait' uscio dei eolui abitacolo humava per foe- Eorso. - Come cader poteva in mente d' alcuno, che qui si saccia comparaetione dei Pracalore Amiclate col divitio Liberatore pChe se pravato e non aver tuom sissatio confronto, trapasseremo ora a mostrare, tae Detaure Deli' altro tergetto, Ne vatie esser costante etc., trovasi alcun rasguaglio del-I' af ito di G. C. alla poverta coci quello della B. V. M. , me pretende ii Prigiali; quanto alta sconvenevolema, agerazine, e salsita, che in parte almeno vi seorge ilP. Cesari, proporremo ingenuamente ii nostro parere. E in prima vvolsi osservare, ehe it poeta commenda

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