Francisci Mauri hispellatis minoritae Francisciados libri 13. annotationibus historicis et criticis inlustrati a Raphaele Francolinio ... addito nunc primum Hymno Italico Dantis Alighierii in laudem D. Francisci Asisinatis cum selectis variorum atque

발행: 1833년

분량: 528페이지

출처: archive.org

분류: 시와 노래

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B. Franeesco dat singolare amore, ch edi sopra si altrisanti pose nella poverta, Ia quale dopo la morte dei primo suo sposo G. C. era rimasa per tanti secoli dispreetza a ed oscura. Gia sopra avea detio, che per questa donna

Franceseo em ito incontro alla guerra dei padne: ct cheuutiosi a lei l aveva di . di iti di amata pili sorte; tutioche gli alti . uomini at pari della morte l' abhorrissero , me quella cile oudi vano non poter loro Metiti placerear Care. Contro questa torta opinione h il salto clel ρε- scatore Amiciate, vale a dire la moralita cli essi gentili, la quale aveva almostro la voveria essere ali' uomo dipriae; posciachir eon lei mena sua vita sinum, che e it primo bene dei vivere; laddove te riccherae Non Possore

nativita, net suo vivere , e sinat mente net suo mori re altili sopra tutio la poverta. Ma per significare ii concesto,contiu pariare it pili riciso ed essicaee, ha desto elie Cristo volle sopra Ia croce la poverta, in che Maria a pie di quel

Io creature dat suo divin Figlio inriti posta, Non riesco egIia questo dire, che ii Rederatore pili ehe alia sua madu Santissima , e per consegriente Pili che ad Ogni altra creata cosa, et e diterione alla Fnvertit 8'Il qualeoneetto, at incte leologieamente partando, trovasi eousorme at vero ;Perctoecho Cristo venulo era at mondo per amma tramento degli uomini : e it primo consiglio , inli' ei diede a

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partar proprio, si is qui un vero ragguaglio infra la Veris

gine e la poverta , sendo ragguuglio Sol tanto apparente,

perci oecho it poeta , in iureo di rappresentarci quel elisseee Cristo per la poverta, dovendo l' amor degli sposi e

sere Scambievole e tiguale, Ne mette invece diu angi quelloche per lui sece la poverta , che Deli' amar is su costante per ta perseveraneta, e feroce, Perclih Non leme morte L' Ottiino. Dat quat modo di rappreseritare it pensiero non neglii amo che alcuna Ombra non Si assa cci, sebbeiae per nostro parere ii concello, sic me ne Sembra di avere in strato, sia per sh vero; e , non essendovi la comparaetione di che vien notato , non si debba di sconvenevoleZeta iacis clare. Ma comeeelth lasse quivi ragguasliata la verta perofonificata per figura, ed una vera e viva persona , si do-vra dire per questo , non essere ii concello ragionevole Eousto Il P. Cesari , che qui mal comporta it Paragonetra un essere vero, e tin essere ideale , perche nori riprenis

de poscia di falsito te sponsalieti e tra san Franeesco e lapoverta 3 Perelth non, net canto Seguente. te altae sponsaliis 2ie complute intra sati Domenico e la Fede; v. 6 -65 γε, per Soprappila, complute at Sacro sonte , cicth quando Do-menico su batte2Eato , e . Ove emo ε la sedes si dotaro di mutua salute p Non genera falsi concelli it paragonare insieme cose veraci e immagitiarie; nh si Pot retitie con ra-gion hiasi mare est dicesse - L' Alighieri pili ebbe amo is re alia sua gloria che alia sua patria-; Dv vero-il Peistrarca amo pila che Laura la Filosofia - . Οr che altro linvoluto in questo lilogo dire it poeta , Se non che G. C. , lyiu che la Vergine madre, amo Ia poverta , perche datis' memplo suo apprendessero gli uomini a porre in let , non nelle Hocheetete, I 'amore 3 Ma questo documento, tarato pili insigne dei primo, non valge; Perciocche con tutio questo continuarono elli ad averta in ahhominio come lamorte. Cade net salso colui solamente che, Delle metasore e nelle immagini, personisi cando esseri ideali ed astratii, non serba modo e mi sura; e loro attribuisee quegii alii orenimenti elie proprii sono delle vere persone. Quindi ven-gono la sonfoeta , la salsita , la stianegeta , l' esagera etionee it hastior de' coneetti: quello in breve, che not con unsolo vocabolo Sogliamo appellare secento, perche di cotali

viasi la pili parte degli scritiori di quel secolo deliro suis rono imbratiati. Se col e iee Bartoliniano si leggessepianse invece di salse; queli' atto troppo scusibile deI

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xo mere, attribuito alla rverta, non solo i operirebbe, eererebia I' idea, si ome asterina II dotio romano editore signor De Romanis, ma, particolari getando di trop-Po l' immagine, e troppo anna tui .in gelidola, te dar Desembi ante di salsiui. Laonde concludasi, inhe, a bene intendere it pensi ero di questo tergetto, e d' uopo aver tamente alte cose innaneti dette dat poeta; che ii doppio Paragoue, vedulo dat POggiali, non sussiste, e che da questolato I' Alighieri non e da riprendere; che it ramuaglio trata Vergine e la poverta , ta lato per pili rispelli dat Cesari, e Solo apparente , dacche qui non si vuOl Inostrare , qual delle due, se la Vergine o tu poveria, lacessero di pili Per amore di G. C.; ina che, giusta it coinento deli 'Oltimo M tanto Della morte su po vero ii principe det Helo Edella terra, cli igia udo in croce non Ehhe doxe posare ilea ρο - . Cosi, appresso i insegna motito della morale Filois solia, P Alistiteri reca in meEgo quello che uir dove vati oppo maggior larga in su i cristiani , perche prendessero

Amore alla poverta: ii quat memorabile eSenapio Diuno Fregi: itato livendo a tuito rigore, I 'averto Francesco imitatoae cto cho torna a coin mendaEloiae di tui; che o appuntoquello cho it sanio Pulvi arca di sar si propose, e che dat poeta quivi si loda. Il solo disellia Pero che a Dot sein brarotecti Dei modo deli' espressione notates, e che noi Pro. Porremo coti quella reverona a che at principe de' nostri Poeti si destitie , si e t 'aver voluto essur qui tro PPO breve ed arguto. It pereste, tacetido P e cesso della brevita cadere Nella oscurita , h qii indi proceditio che i pi dei chiosa tori Don sono ent rati bene addentro Della meu te dei poetaea significare pol il pensi ero nol modo it pili in gegnoso , avendo egit usata l' aliti test , Moia dire, che l' una rima se a ipie' della eroee, e l' altra in su .quella salse con Cristo, in satio, con questa troppo sensibile Opposietione, apparereii concello in parte almeno Monveueviae, salso, e coravano hagliore. , Conchiud eremo con dire, a commendaZione dei Mauro, che egli, siccome a suo lurio abbiamo notato V. Franc. l. VI ann. at uersi Si - 9: e l. XI, v. 5. - 4 9 )o ba divitiamente imitato questo concello di Dante, immaestiando verta abhra i ii diletio suo sposo , inuaneti che esso da let si divida; ma seiam ii ragguagEO , cosi l 'apostro sala ove ne canta te laudi - Summo tu denique malo Pulvμr o ais, quin liventia I, racbia tabo, Suspicis , a tque avidis nudatum amplecteris ulvio. - , Diuiti Corali

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continuata tin poco a iungo partar diffuso ). Prendi r

N. VII. v. 49-Set. Questi versi dei primo teretetto in Spirano dilerio e an ore, eome proprio due novelli spost dilor sorte eontenti - Diagioli. 1la it costrullo rosi e spie gato dat P Ollimo - La eoneordia cli' era tra loro due, e V allegrmeta . E la henivolenza , e si miracoli, e te conis templa Eioni era materia ch' egii fosse credi to sanio da chi

at ire di Betive nuto - Ideo statim habuit sectatores - etroversi lae trans ione heri Danca e naturale. Quanto alia voce marmelia rael serim di miracolo accene Mempii assainei Convito,st Dello vite de' SS. Padri; henelie i voeabolarii ne manehino: ed eccone due per saggio - Non minore marm lia mi seirabra reducere a ragione det tutio Spenta , ehe reducere in vita colui , che quatim di e stato Dei sepolero - Trat. IV. c. VII. Per divinae graetia era v Nuto a tanta per Elon , che Iddio per tui saceva molle me ostiis -- Vita di S. Apollonio. Ma in questo temetto , aletando si velo allegorico , Iaconcordia dei due αmanti denota la ragione niente tursata dalle passioni, che tuite Frances o S'avea solio meSSe, domando colla povota I avarietia , che s' ammoglia a tutis

Ie ree cupidita : i lieti sembianti, ossi a la leti Eia det volio,

re di Francesco per la poverth: dei quat modo di dire,. ehiamato grem mente Endiaris, cloh divisione d una cosa in due . .edi Servio Aen. Ι. 65 ; in sine it dolae Uuardoche indiehi , insegnato Dante nes Convito , col quale tante altro cose s spiegano dolia Cominedia. Parta delia Filosofia, Esnna Plena di Soleerna , la dou diee - mi υedervvol la salute meeta che gli oechi S esta donna miri: gliocchi di questa donna sono te sue dimostraetioni, te quaἰidritte negli oechi dello intelletio innamorano l' anima , liherata nelle condi zioni i soti. umane L Oh doleissimi ed ineffabili seinhianti, e ruhatori suhitani della menteumana, che negli oechi delia Filosofia apparite, quando

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essa alli suoi drudi ragiona i Veramente in voi e Ia saIute per la quale si ta beato chi vi guarda, e salvo dalla moriocleti ignoranga, E dalli vi Eii - Trat. II. C. XVI. Conquoste parole it poeta ne iudica , quanta foreta avessero 1 eis sempio e la predicagione det Santo. It costruito dui verbo fare rassomiglia a quello del

pensieri in alti ui. Laonile it poeta nomina poseia i primiche presem l ' ordine della poverta; tanto ella lor piamive: ma dei primi dollici aut overa tre solamente, come i Pili insioni : e sono F. Bernardo da Quintavalle, it quale primo 'abhraecio l' instituto di S. Frances o, e clono Stant E, per l' ardente amore che pose nella poverta , gli parve diessere stato tardo di tui favella iungamento it Mauro L. V. verso 4ob sino alla sine); it secondo e F. Εgidio, sopranis nomato P estatiso, Ovvero ii contem latioo , det quae si narra Ia vita net libro do' Floretii ; il tei Eo e F. Silvestrod'Assisi , dei quale vedi l 'an n. at v. I9 , Frauc. III. Π Poeta ha ram memorati tre soli dei primi dodici s uaci , non tanto perche nobili erano , o rἰcchi ed agi ati , quanto perche questi sono annoverati per primi dagli anilefii bio-grasi, sebhene con qualche piceola disserenza. Tulli danno ii primato a B. Bernardo : ma it Celano recita subito do- .po B. Egidio, ii quale da S. Bonaventura . annoverat per tereto, senZa dirne clii lasse it secondo, e quindi eglaxaceonta la conversione dei sacerdote Silvestro. Ma i ir gompagni pongono in secondo luogo F. Silvestro, e F. Egi dio per tergo , dei quale assermano essersi convertito Po-ehi di appresso l' altro. Ben verace io leggo coi Piu, Donferace col codice Bartoliniano, per due ragioni che mi pa-iono di non picciol momento. Ε imprima I' idea delia fe-rMith o secondita d rinchiusa Delia parota ricchezza; ne Dante suot ri petere te cose gia deite. ΡOvertu ne apportari heZZe non conosci ute, perche ai poveri di spirito hpromosso it reame de' cicli; ed ella h hen verace , percthse ricchcage terrene nou sono veracemento un bene, manngi uri male. Secondamente ii nostro poeta con quel verso ha brevemente significato quel che ne dice esclamando Lucano V. nota Precedente p. 553: e alia sicura Deoithdella povera vita risponde ii oen et erace, no ii strace; adlericcher te degli Dei non ancor conosciuie risponde e ignota

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N. VIII. v. SN a. Didi sen να quel piare e quees maestro. Parie h chlamato Francesco per rispello alla Jhmulta, maestro per rispello alia Posteria, Ia quale egit insegn6 a discepoli suoi: i quali elio lassem asini pochi aliora ederano undici solamente j e indicato da quella forma- E

glia S. Francesco appellava lo corpo suo, e come tale vo levato traitato , . Ne certo. mestieri esser maestro in diis

vinita, astine di non ignorare che lae mortal parte dei Puomo , quat sterissi ina inimica della parte piu Nohile, cloe

Subnectetque semur eampestribus, . ilia reste. - Era nc. VI, 2r9. e note sono te frasi latinst restim dueere', , aes restim res

rediit. Ma l' epiteto umile iatre che, come osserva ili Biaωgioli , hasta Ver se a rimouere dialia voce .ca estro P tam che comunemente Porta seco , mostra egialidio douer quot loesser semale della cristiana umilia, Rntainetito di tuitele virtu; quia, dice Benvenuto, csiosando questo Iuogo, Fra res minores Portant chordam, super q- solebant omesse humilis , nunc autem ficti sunt superbi. Attre due volte si e valuto it poeta, di colat vocabolo a signifieari' ordine de' Minori: netl' Inferno C. XXVIJ. set. i Gui e te di Montoseltro , retidulosi state tieli' estrema re in zza, si lagna che Bonifacio uou avesse in 'lui riguardo a quel

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Da qnesto evestro o corda i Minori fur detti Panceis scaniente cordisseri, e i Domen Iealii ali' incontro dat lacorre M , Diade cingevansi , mrremieri. Ne sara qui estraneo it notare, che dati essere la eorda fra i Minori si inholo deli 'umilth , in sulla quale si po- sano tulte te cristiano virtu, h venula queli altra figurata pressione dei nostro poeta in lodo dest' ottimo re Pierii' Aragotia :

Prender tu loneta alia pelle dipinta :si specialmetito quello det C. l. , ossia Prologo di tutia IaCotninedia , net quale di essa loma si tralia. Dante suaseritto at Teret' ordine di S. Francosco: e con quest a. hito dicesi lappresso la morte vestito, e sepollo. Sendol' allegoria di Dante polisensa, come abbiam dello ve-di N. III in , non si dourii interpretaro la longa , e neppureii leone, e 'la. lupa net senso morale sola mente, maprivia nel smin lettorale o istogeo , che anche politico Uin si potvebhe': e questo per insegnamento di Dantes Convito Trat. II. C. 1, pag. 58 , sem re Me an re innanti, siccome questo nena eui sentema gli altri sono inchiusi. Concedo a . iisque che la Ionaa in ambidue i tu sui significili moralmente la libidine: il earattere dei qual vitio e heu sim leniato da quella sera Iemera e Presfα molis , e di maculato peto eoperta. Ε nel vero, eest 'umillu e colla. morii ficaaione eh ella ne insegna , vincest la libidina ς ε Dutite elie consessa δ' esseme stato impigliato , spero benei quellai fera alia misita 'elle , eome di potidice: di aeter pensato ulcuna volta prender tolla coma, otide era citato i, ita loneta alia 'elia: dii inta. Ma istori -rnente, glacclih esso Dante, giusta l' ottimo V. N. I, p. i5 secotido varii rispelli, varii ossiZii e nomi attribuisee alle, rose, che altro ipuo significare la Ionra, se non Ia invidia dei popolo fiorentino: l' invidia, este, sebbene si a Diuitirso by Go le

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delia da raso poeta Morte, e eomune deue eorti viris In LXIII., 66 3 , pure signore gia principalmente Dei popolari

reggimenti Codesto popolo , codesto vigio sperava Dante di vincere , e di trioniarne, com 'egii afferina nel Prologo; e Pili tardi, ricordando la stessa speran Za prima conceputa, dic che alcuna volta penso di prendere la Ioneta con quella corda , vale a dire, mi mostrarai umile e rispetioso in verso

dei popolo: in breve, col rappresentare in sh un altro Po-blieola. Ε nel vero, ritrovandosi egii net numero de' Priori, supremo magistrato delia Bepubblica, in tempo che il

seire di quella oscura selva colla luce delia filosofia , delia quale dopo la morte di Beatrice innamoro e studio elie misseia gli su dati' ambigione intermito. Il eonsistio ch' ei di ede net suo Priorato, net mentre che i Neri e i Bianis elii, armatisi di privata autorita, minacciauarao l' incapacer gimento, ora riuscito aliora a buon sine: sebbene pereia Messo edi s se in frande amanno, attesa la leggereZeta dei popolo. ii quale, vittima deli' invidia, ha sempire abis handonati i suoi sostenitori chs prima at eielo innalgava. Al suo pensiero di risormare la repubblica con filosofici divisa menti si oppose anche ii Leone , ossia la superbiades' Bianehi, e de' Cerchi, semigii a capo di questo partito elie tuiti occupava gli.ossicii, e che sorte coria ectato eraeoli ' Alighieri , perche ii suo consistio cacciati avesse a consae aleuni de' suoi primarii , sca' quali esso Guido Cavaleanti , chlamato da Dante ἰ' amico delicuore 3 eomo eaeetati erano it principali dei Neri, parto infestissima ai Bianehi. 'Ma nondimeno it poeta, sendo egii dei Bianehi , non ne. temeva gran satio, Spera si di poterit ridurrealia rarion , da h eib che consio seo aveva , era conis forme alia giustigia, ed alle imgi di savio regumento.Quello pero che gli porse graveaza magooro, e per cui perde la speranza doli' allegeta, si su la Lupa, irreconciliabile eoi Bianehi. Ia quale, Deli' aluto strantero fidando, cae-eiar Ii voleva di simoria ; obe Hu per avari Zia che per altro sempro si oppose alia riconciliaetione delle parti, E cha sopra o i cosa volle o cereb l' esilio di Dante. Qui hasti questo breve cenno, perchh la compluta ilis lustra zione dei Prologo delia Dantesca Commedia rielii edo

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gione nelle noto at VII. della Franei sciade. Ma it poeta , mctutreche narra stringendo it suo dire, sic me ha satio Vi Ilio in simili casi, det quale nota servio at verso et O. det VI. rem plenam historiae per transitum tetigit, ne ri-Dagge arcora it carattere det A. Patriarca. Egli era ignobile per nascimento, Perche sicliuolo det merea ante Piero Bemardonea ma nobilissimo appariva agit oechi det poeta sit oib, ehe la vitta di clascuna cosa dalia imperseaione di quella , e cosi la nobilia delia perseetione prendeva ; che, nella Cannone sulla gentileaza , ossia nobilia, detio aveacon Giovenale - Ε' gentileam dOvunque virtute - ; e che

Che t uom Giama colui Vomo gentit, che puo die ro i' sui dii pote o figlio di colat valente, i

no ed 8 maloagio , ma etiandio e vilissimor e net C. XIV. erranti aspella quei che tenevano is che uomo prima villanomai gentile uomo dicer non si possa; e uomo che si gliosia di villano . similinendi mai dicer non si γγssa gentile - :e percib net C. XVII. dimostra, clis te morali virili, ρ ρii ximi nostri frutti, delle quali enumera undita con Aristotile, procedono tulte da nobilia, sic me essetis da ca-gione. It B. Celano avea gia deuo Vita Prima p. Iou. ,

alludendo at secondo nome imposto a Francesco . che Gio- vanni era stato appellato at sacro sont - Et vere Franciscus, qui super omnes cor staneum , et nobile gessit - ; e lo aveva pii r chlamato amante delia curialita , o v liam dir cora sis: Perciocchh come la voce latina curia era interpretata dat Trecentisti per corte; cosi non trovando Del latino iis, dioma un vocabolo che alia italica eortesia rispondesse, usamno elli la voce curialitas. IJ is Coclesia e onestade ,

ii Curialitas per usansa di eorte, eorteata, e anche place olera soavita; earialia pet uomp di e te, corteae, umano, seacevotri e anche

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LIIIclice Dante net Convito, e turi' uno: e peracchh velle cortianti mente te virtudi e li belli costumi si usavano, sic- come oggi s' usa it contrario , si tot se questo voca holo dat-le corti . e su tanto a dire cortesia quanto iam di corte. - A questo non pose mente ii Tassoni, ii quale at verso dei Petra rea, Vedi Signor cortrae Cana: Italia mia St. IV. Io. glosso con queste stolle Parole-L'attributo di eorω- se dato in questo luogo a Gesii pure ira seriore, e POCo-: ne vi Pose mente I' Alfieri, che travolto in errore dat Tassoni, giusta I servagione det Biagioli, allato ait' epiteto cortesecurialiter, more eurialium, orata eortesemente, umanamente, vocἱ δε-

rivate dat utino curia, net senso di eo te, risaigono sorse molto at dila det secolo uessicesimo; mmecche gli Esempii, clae ne arreca it Du. Cangenet suo Glossario della media, e infima latini lii, non sieno eosiantisti. Dei quali questi due piu sanno at nostro uopo. Nangius in

S. Ludovieo - Eos adtrahelaal ad parem et henivolentiam suis curialiis . tali laus, et auxiliis opportunis - ea ulla voce curialis Gilleliertus versilius et prosa et liabitu curialissimus - . Ma se, pel dire di orario, esti en estieri mostrare con indicii recenti te cose prima ri poste, ossia te discoperte di siesco, conreguila, che questo voci sieno state trovale ne primi tempi eavallereschi, quando su in onore la verace cor lesia, quella

miseri volgari anche di questo voca holo ingannati, ehe credono che cortesia non aia altro che larsheleta; e larghegga e una spetiale, e non generale eortesia Comutique sta, esse parole si scontrano spessissimo uis,sti seriti oti latini det trecento; quando i gentili animi e i eavali eri garentavano insta loro di corteste. Il nostro Patri arca dalla sua prima giovi-nezaa , vivendo net secolo infino agit ultimi di delia vita, pili che altri ad Ogni ora la proses . Laonde poesi anni prima dei suo trapasso, quando, tormentato da fiero mal d'o ehi, si sottomise ad essere con un boltondi suom scol talo, cosi at suoeo prese a partare se O mio state suoco, ad emulare sopra te ali re eose ii decoro, te virtuoso e bello e utile ereor Altissimo; vogli essermi in queat ora propiato; vosti essermi corteses esto curialis l. Io prego it grande Signore, ii qbale ti creo, ebe it tuo

calore mi temperi, actio he, soavemente hruciandomi, io vastia a soste-nerti S. Bon. V. B. Fr., C. V. . Simit mente ii nostio Alighieri intitolava quel suo Volgare illustre, cardinale, aulico, e Ciniale de Vulg. El. L. I. C. XVI in; ii quale ultimo vocabolo non e serae ben

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