Francisci Mauri hispellatis minoritae Francisciados libri 13. annotationibus historicis et criticis inlustrati a Raphaele Francolinio ... addito nunc primum Hymno Italico Dantis Alighierii in laudem D. Francisci Asisinatis cum selectis variorum atque

발행: 1833년

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분류: 시와 노래

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LIVscvisse: 're In rima. Εd esso minentatore aecortamente nota

Comento alle ritiae dei Petr: ebe is nullo vocabolo hala litis rua nostra ii quale , di belleeteta, di nobilit., di senti ira orato Possa Stare a petio con questo; - pereio i nostrianti clii non to reputavano indegno della aivina maesto. Ma la regione di tib appare dat semente tratio dei Beato Frances o - Sappi, Date earissimo . ehe la eortesia etina delle proprieta di Dio, ii quale da it suo sole e Iasua piova alti giusti, e alli inglusti per cortesia: ed e lacortesia si roechia della earith, la quale speme Podio, e conserva I' amore. Perclih io ho conosci uto in questo huo-no uomo tanta virtis disina , volontieri io vorrei per coin-Eagno ecc: - Floretti C. XXXVII. Ora nessi ino si ammireta , ehe net XVI. delI' Inferno Guglielmo Borsiere, che di questa era Hl' altra vita passato poco prima dei ISOD ., epoea delia Dantesca visione, a si querelasse, ehe cortesia e valore piu non dimorais vano in Firenge; e che, vel XIV. det Purgatorio, Guido dei Duea da Ili et inoro prima ricordi i gentili e valenti Domini che Della Roma a at suo tempo sorivano, e Po-Scia Planga, rimembrando

Le donne, e i ea valier, si assanni, e gli agi

La dove i cor son salti si malvagi. I quali versi suggeri rono ali ' Ariosto ii prineipio det suo

Le donne, i eavalier, I ' armo, e gli amori, Le eortesie, te audaci imprese io cauis togliendone la materia dat tempo di Cario Magno, quando, per la ndagione degli ordini Cavallereschi, onde a costumi s' ingentili rono, e i moderni seeoli tanto dat prischidisserenatamito, i caualteri, e massima mente i Paladini gareggiavatio Da loro di coriosia, la quale da nobilia non

diseompagnavasi mai; -- Pera ch h bene un ramo senaa soriglia , Flume seneta aequa, e casa seneta via La gentileE2α

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ceseo eoi dodiei eo agni, at modo di Cario Magno e de suoi Pala dini contro i Saraceni, corn battere Per la sua madcinna Poverta contro i Vizj det suo secolo: e gia it Beato Egidio, perdetto dei P. Papini, l. c. L. I. pag. 85.

su appellato Cai Hiere della TauOla, rotianda. Diro in apis Presso , come anche Ia poetica machina Potesse nieglio accones arsi at cristiano argomento. Ma per tornare alia comteria, virili che net ML secolo sece lauti emi, ella si-guor glava principalinente uelle bruate M le quali, comene insegna ii Boccaccio , allegato dat Petticari Deli' Α-nior patrio di Danto, VH. ὶ gia sumno vn 'usaneta mavisinstina di Fireuete, ove quasi per Ogni contrada i vicini solevatio

adunaria; sare una loro brigata; vestirsi inste me una volta oclue t anno; cava are per la terra; desinare, o cenare insieme, non trasandando nh net modo dei convivere, ne nelle spese Ma sistatio costume, gia speiato nel Trecento, atteissa la seroeia delle parti Biancte e Nere, come spento siera due secoli prima , quando te saZioni Guel sevi Ghi belli ne incomitici arono sotin il primo Federico Barbarossa, nousu proprio solamente di Firenete; perci occlae si rit vava in i attre Italiche citia , te quali a simi glia a di Firenae regis gevansi a popolo. Cosi Dante l. c. et o6. ricorda l' Ariminese Feuerico Tigrioso, e sua brevia '. cosi dat Croniis sti per noi pili volte ram memorati tin pariamo, che Dei scis colo in che visse Francesco, e che veracemetite E it Trecento dacchh quello a cui sogitaino dar questo nome , en et quale si orirono i primari nostri Classici, e Propriamen te ii Qua tirocento comuni errano uelle . Gii esse Citta lebrigate, e te corteste; che Francesco , Sebbene mei itasse mercata nata, Pure a vanetava gli altri in cortesia e Iarghezeta, e che Percio su satis caro della hi igata d' assisi, comis posta di si ovani ,κhe allo piu agi a te e nobili famiglie delia sua patria apparienevano . Un singolarissimo documento dei suo cortese animo e Paccontato dat Mauro, Francisce II. 2o-48. . : e per q-sta ragione, nella Prigi Onia che sOsten in

ne in Perugia, esti su posto in disparte coi nobili, noueoususo cogli altri di vil condi zione. Si miliente, tornatodi Spoleto in patria , appressu quella visione Per la quale si risolse di militare non sotto ian Principe terreno, dat quale potesse cons uire it grado di cavati ero, ma sotio letusegne di Cristo, su eletio per capo dat comp'gni delladella sua brigata; i quali, secondo recita ii Ceiano pag: 342. J, avendo piu volte la sua liheralita sperimentato, sa-pevatio di creto, est' tali sarebbe te Vese per lutti. Ad uu- Duiliam by Cooste

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LVI que egii tiee imhandire uri sontuosissimo desinare; e, per usar te parole di esso Cronista, l' offerto onore non risaulo, perche d avari Ela non ibsse notato; e in meZZo alle sacristi, edita et ioni ebbe a mente la cortema curialitatis est meismor ). Poteva it Mauro , che Dei deseri vere quel hanehet

to la a spese tante parole Francisci: IV. 438-υ47. ) , ritrardai biognati dei sanio Patri arca mago or vanta gio B Variare ii suo poema col recitar i pili hei iratii di sisa eor-tesia, E in sieme di qitella pieta , o vogliam dire coli' Α-lighieri, di quem nobile dis ostrione ae animo, apparecinehiata di risecrere amore, misericordia, e nure caritalioepassioni; le quali virili, non che dopo la sua conversione Si menoma ero, creb hero an Zi, e si perseetionarono vello sposo della poverta. Cosi la natura, o come i moderni diis cono, it carat tere nobile e cortese di Francesco si Poteanel poema dei Mauro compluta mente dichiarare; e in qu sto era piutiosto da imitare Virgilio, che da tuiti i lati ne sone din angi la principat virili det suo Protagonista. MaΑlighieri, ehe in brevissima poesia sar nol potea se non

accennando, con ragione De dice, che regalmente, tutioche

Paresse dis pregevole olire modo neli' aspello E per ρα- rer dimetto a marno lis ) si rappresento a Papa Innocen-2io; ech ogli, Don vii figli uolo di vii mei catante, apparve da variti ai Politesce con quella Danchegeta e nobilia di mani ere e di parole, con che se gli era fatio innangi S. Felice da Vaxis de ' Astali di Franeia, sondatore dei Trinitari, e appresso at curii anni S. Domenico delia nobilissima casa Spngnuola de' Gusmani; at ehe bene a vverte ii P. Lombardi aver qui alluso it poeta. La villa di euore di questo

nima tua h da villade os sa - Ins: C. II. 45., h una cosa colla ρusillanimila: Sebbene, a propria mente partare, it vile si contrapponsa at gentile , it Pusillanimo at magnanimo ,ed at corteis il υ illano. Ma P iamilth non si vuot consonindere colla vittis. Quella sente bassa mente di sh; non pre- Sume Delle sue sor2e; ma solo in Dio si consda: e percio alle pili malii volt i in prese si commet te animosa: Iaddovel 'altra ingombra i 'uomo d'immaginarie disseoliti, ehe claonorata improsa it rimomiro, come salso vedere sa rivolingere bestia che adOmbra.

Ii verso Per esser β di Hetro Bernar ne, net Codice Florio, per avvertimento dei est: Vivi aut e aneora in Ben-

velinto j si letae diversam euie , cloe Per esser figlio di Pier

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timento di tuiti gli altri eodiei, non sono per nox di talpeso da sarci ahoandonare la Hii comune leaione. I pili,seguitando Ι' F dietione della crusca, serivono si' coli' apostrois

nis . . E uel vero, quasi intero, cloe col solo troticamentod' una i, si ritrova questo vocabolo nes cognomi di altisant he Florentine lami glie, quali sono fili esti, Ni moli: dat elae conchi ude ii Voca lario di Bologna, eli

D ' ardit te fronti fur drisi orsogliosi H della terra etc. . . Per 1' opposito it Viriani sostiene coli' autorita det Fontais uini, che si sta voce intera, e testa dat dialetto Friulano , e che percio scriser si de a finga l' apostro . Noi nonsa remo cosi arditi, che presumiamo di dare Su questo senteneta definitiva; ma nondimetio modestamente P por remo una nostra conmiettura. A noi non Puo capi re net. I' animo , che questo vocabolo fosse comunemente usato alte o di Dante; daeelth il primo esempio che si produce, e di esso Danis, e I altro dei Boccaecio, ii quale, plenod' ammirazione per lut eh' egli gloriavasi di appellar suo

maestro, ha inforato quὲ e la eZiandio te sue prose diloeuetioni Dantesche; it che agevol mente Provar si mi binbe, Prendendo ad Maminare quat che si voglia di sue Novelle. Ancho a' esempio da noi pili brevemente alle ato diesso vocabolasio, Delle fronti mae d' andire non ea porgo

et 8ὶ - Gli occhi alia terra, e te Tiglia avea rase d omibaldaneta - 3 Laonde a noi sembra non 'tersi per due Soli me inpii a flermare , eo me fa l' aubor cieli' articolo alia voce H dei Vocabolario Bolosiaese, questa essere stata a Itempo deli' Aligilteri voce dεli' uso ; a dimostrar la qualcosa farehhe stato mestieri racare in m eo pili mempii di autori non pur. conten poranei, ma che e prima, e immediata ineute dopo Dante sieno xivuli; posciaesis it Boe- caecio Scrisse quasi un meaeto secolo appresso lui. A noi, Per verita, par d uver letto questo vocabolo o net Tmoretto, o Del Favolutis di Bruneuo Latini, che tante attre franis Di iliaco by Corale

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LVIII

si parole vi ha poste, e che il proprio volgare at Dan incese di gran iunga posponea. Ma beninh it Latini pel primo lo adoperasse, it ehe noi non abbiamo ora asio di avverare, cio consorterebbe piutiosto la nostra opinione. Si doura dunque dire , che Dante cosi scri vesse non gia in vero studio , ma costretto da necessita y e che a tui Don occorresse alla mente, di 1bggiare it verso, come te hi amo esserat satio per attriti, che con audacia non inusitata uelle opere de' masgiori classici, mutollo nella guisa che si h visio, avulsandosi di migliorario 8 Questo non dirh elii abbia solo un meo di pratica dello stilu Dantesco. Per la quai cosanoi richi amerem prima quel cha piu volte abbiam fatio

servare at vostri leggitori, essem cloh it sommo Poeta attentissimo alle se deli' istoria; e che non di rado , quando, per usar re sue parole, il lungo tema lo caecia,

egit stringe at possibilo it suo dire, ea' falsi insigni, allenotabili particolarita , sa spesso allusione con sola una parata. Sappiaino dati' istoria, che it Santo Patriarca, Mnchel' ignobile padre nascesse , ebbe per madre una gLatild-na Franceso, che Madonna Pica cla taluno h nominata :sappia ino che it primo nome Giovanni impostogli per vo- Ied della madeo nel haltesimo, seudo in Francia it inarito, isti su due anni appresso per comando di tui cambiato inquel di Francesco, quasi volesse dire it Fraverae, attesa

Ia straordinaria viv Ea ch' egii scorse net sanci ullo , vive2ga che in maggior dose trovasi ne' Francesi: sappiamo, ebe Francesco, dedicato dapprima at commercio, avea Pe

eio studiato l' idioma Dancrae, che lo puri ava a Sullicteum, e si dilettava , eetiandio favellando colla gente volgare , di Spesso usar quel lingi aggio, ovvero colle italia ne mescolarorole seaneest. AnEi it Celano, narrato che in certi casipariato egit aveva francese, ne aggiunge questa riuessione - Sempreelis deli' ardore det Santo Spirito ei lasse ripieno, mandando suori insocate parole, francescamente par

lava Gallice loquebatur, p. t 7 Il niedesimo ci contano i Tre Compagni net C. VII. Quat meravi glia adunque, ehe it Santo, a significare eon pili soreta 1' umilth di suo

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alludesse at eostume det Santo Pautar Che se i moderni Francesi scrivono siti, ne avverte I' abbate Feraudnet auo digionario critico delia lingua Dancose, che la Inon si pronuncia mai , e quando questa parota non termina Ia sinse, Non si sa sentire neppure la s. Cosi Dante avrebbs scritto it 1 ranceis f secondo it modo di proseririo. E qui h da notare, ehe Bera ardo padre di Pietro , ii primo delia sua gente elie da Lucca passo a di morare in As- Bisi, cognominavasi Moriconi; e che, Per conse uente, Ber- nardoni fu soprannome dispregiativo, che quelli d' Assisias fibhiarono a Pietro, avarissimo uomo e vilissimo, non tanto per Ia prosessione, giusta it pensar di que' tempi , quanto per ii costumi siti. L autor de' Floretti , vivulo torse nes principio dei quatuocento, ma che dagli antichi Cronisti ha Pur tollo assai cose , recita questo tratio di S. Francesco, C. XXX. - Οude a te tanta ProsunZione, fgli uolo di Pietro Bernardone , vile omicciuOIO, R COInaeti dure a Frate Rumno, ii quale e do' pili geutili uoluini δ' Ascosi - Ε eosi nel precedente capitolo, ove narraSi una salsa apparizione det Dentonio a hrate Rustitio , leg- seM che it Dostro avversario, a vitificare it graude concetio an che quegii teneva Beato Francesco , semere coci Io chia-mava - Credimi Per cento, che tu se' nes numero dellidanuati: s it sigiluoIo di Pietro Be ardoni tuo Padre, edanche ii Padre suo sono dannati, e chiunque ii Seguita eingannato - Conchiudo, parere credibile , che it Pueta, usignificare vieppili I' umilia di Francesco, e ad un tum Pola Sua nobilissima natura , usasse quel vocabolo al modo rancese; Inassianam tale che coli quella voce d' ignobilest ono ed alludeva at sopraddeito costume des sanis, e colrim εο numero, che eiu rimessmente si chitide col la i-vialis rono deli' accrescitivo Bernardone , heu rarer entum

Crebbero Per numero, San Francesco ando a Paph Onorio, e spose come at uni non poteano si aspra vi in manteuere,orute egit concede te secondi privilegii se Coia 1' Ouimo, ilquale his avulo Ι'occhio alla dura intenrione di sopra; ilquale epiteto v' ha certo ii Ivicta senti tametate Im,to, a surci intendere che la prima regola era pili rigida che non sul ultima, ri satis dat S. Patri arca parecchi anni appreMo.

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nella nota 3. Pongasi monte con che dignitosa eloeuZione si dica nel segitente terzetto, clie lo Spirito Santo per hocca di onorio la regola conterrito. Archimandri a Q voisce Greca, che vale capo della mandra, o, come dice Benvenuto - Princeps gregis , qualis suit Franciscus, quem

Secutus est maximus grex

La cui mirabit Dita Megiis in gloria det Gel si eante-rebbe. Λccenna ii costume ch era de Frati Minori, di canistare in coro la vita di S. Francesco; e vitote intem , chei Frati la cantassero hensi, ma non intendessero cosi Perinsettainente it sublime pregio della serasche di tui virili , come intefo Ι' avrebbero i Seirisini det Clelo, ovo coIassii cantata fosso - Cosi it Lomhardi, che cita it Vadingo. Io Penso che la vita cantata in coro da' Minori fosso it principio det tereto opuscolo, gia allegato V. N. III, p. 25

De canonizagione etc., ultima parto desta prima vita deICelano, Sino alle parole Audie hoe , et intelligit Romanus Pontifex, dove propriamento si comincia a narrare Ia C noniZZaZione: e a cio credero ni inducono x. Ia hrevit

dei Passo , che poco piu di due sacce comprende, e Per- Cio cantar si poteva seliga disagio; u. to stile pili sollevatoche non h qitello dello due vite propriamente deue, o convenevole ad elogio, ea at canto: b. sinat mente l' es- ervi in brevi pariae indicati i fatii pili gloriosi det S. Patriarea , gli onori che in Ogni parte a gara gli Si reudeva no , e te meravigilo per la sua intercessione operate. IlBiagioli, non avvertencio quel che Benvenuto ne in OSServa re Viai N. II. alle parolo D' αmbi e Si dice I' un pre-giundo ) , eade in uti grossolano errore , chiosa O -E uua notta at stati suoi, quasi non sieno ureni di cantare Iolodi det loro Santo. Ma eerto iΙ poeta con queSto motio Prepara il l gitore alia censura , clio pol C. XII. v. 112 . N. Bonavoniura, dom te lodi di S. Domenico, sa de' Minori di quel tempo - Si che h la mussa dou' era la gyomma; - e non dice Do pili iah mono di eio che log Si Del' Celano Ve gasi N. II. clopo la narragione doli' incontrodi S. Domenico, o di S. Francesco 3. N. IX. 5-81. L italico vate non ha lasciato Seneta ladebita Iodo aleuno dei pili memorabili fatii di S. Franceis seo, quale si h 1' aver tragittato in Soria , e Predicata lasede at Seraceni; la quat cosa mi duole , che non Sia Stala

Iosia dat Mauro Dei suo Poema. L' Alighicri in uti inno, reve Poesia, ha tra io iusiaitu predicazioni det Saulo,

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eletia quella che pila era insigne pel corataio, per Io zelo, o per te insitate dissicolia: it Mauro , che tante volta lointroducie a Predicare, o quasi sempre con lunghe parole; e non seram uni soria ita, ita Preterito cio che Porto gliavr be it destro di acconclamente variare la Sua epo a. Perci ocche, approdo appunto Pranccsco vicin di Damiata , quando assediata era Hali' ercito de' Croesati, te Poco Priiva ine rotii elli fossero dat Saracini in campale batta glia : Ia quat dissatta 'antivemendo Per divina inspiraZione, Erasi Fraupesco adoperato in vano coi primarii duci eri-Stiani ,. Wrebe non ussaltassero essi per Primi i nimiei. I.' aruo revolo accOglieneta clie gli sece poscia it Soldano :l' umanita , e la cortesia , di cho questi su per innanai Iargo inverso i cristiani, tuit be Prima stato fosse tanto

sero e , che a clii la testa d' uti cristiano portavagii, urihi Zanain δ' oro re lava; si grande mutamento per la virtudi Francesco ac cauuto Iael harbaro, che, Per testimonianaa

delis in mansuetudinem conoersa est, non emno. COSe Per

Certo da pretemnettersi da uri poeta che si proponea dituita cantame la vita. At quat Proposito non onieltero , che , sebbene i I Mauro spesso rituama i ineravigliosi essetii dei predicar di Franeosco, e la grandiis a fama che da

Eer tutio Io accompagnava , Bd angi precedea ; nondimeno at carattere dei suo dire Danco e sicuro , che gli scaturivadal cuore, massimamente Dei savellare estemporane', qualocet rappi sontano gli antichi Cronisii,. non si ravulsa MI tutio uelis sue poetiche oraetioni. Ρoteva hon ogli inum durio a sermonare dinandi a Papa onorio, ed si Cardi nati ; cosa elle it sanio Patriarca ardenteinente . bramata avem, in ottenuia coΙ .mezzo dei Cardinale Ostiense suo Proteitore, quando eon tal servore di spirito dinaneti a

tanti princi ei intrepido parisi , che molti di loro , come ei

narra it Celano, surono compunti, ammirando, bla gratia divina, e talito eroica costan . Poteva miandio rammein

morare Ia predicazione di Francesco iti S. Severino; dove recatost egli a visitare uti mqnastero di Povere Signore, o capita iovi ad uti tempo con assai compagni un Marchiano Poeta , tutio rigonsio di gloria mondana , pertae I' imperatore Foderico II. Io avova con grande Pompa incor atodi alloro, e Re de' versi soprannomavasa, eo quod --ςῬs foret lasciua cantantium, et inuentor saecia rium cam

tionum i Celauq V. V., P. zob , , tu queati diale acuto

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LXII

pasole det Santo , a tui sulla fine det ealdo pariare rivoIte, compunto per modo, che si nil se di presente a gridare: Che pili bisomano parole p V gasi a' salti: toglimi dagliuomini, e at grande imperatore mi rendi - Ε vestito ildi appresso I' abito religioso , su detto Frate Pacifico; a in

brieve tempo ammirabile divenne per Santita. E oi ehe per la fete ecc. E qui Pone come S. Francesco, desideroso di ricevem la moris Per lo nome di Cristo, ando a predicare la sede tra' Saraceni: E pero chonon fruttavano la sue prediche, nh aveva essetto ii suo volere, si riuorno in Italia, dove ineglio seu va - L Otistimo. Non h adunqtie da ascollar Benvenuis , che alia pa- rota reddissi, chiosa is supplo: et postquam rediit is come

in questo verso terminasse la Protari dei periodo , dove aueti comineia , e si compie I' apodosi; percio che prima it poeta ne dice quando avvenno la cosa: E pol ehe: indi

secondo it natural ordine che colla inversione delle pro posizioni heri si ritiene, ne rariγresenta it principat concesto Reddini ec.; dove it primo e noΙ dei prendere pocopulativo , ma per sospensivo; e la sorma er trooare . per non stare indarno, equisaie, giusta l' ottimo, a yeis che,

me si h osservato Delia I. nota at verso, Pero ehe andas se em. Falso h similanente quel che inerma esso Benvenuto,

με in questo tuom, descritte te.i putibi che imprese di Francesco, Dante trapassi a descrivete la sua vita privata; peree, dalla toruata in Italia, intese ancora alcun temispo H B. Patriarca a spargere ii serue delia diviva parola, prima che si riti rasse Deli Alverni a. i Superba it Lombardi interpreta maestosa e terribile τύ Biagioli uuol che il letiore uoti uri aggiunto cho non si uis aurimenti tradurre. Ha Si Puo dire che, resistendo Id-dio at superbi, pero non ebbe ii Sullano la graetia di convertimi, o che Per la superbia seguitar non volle la eristiana iamilla. Acerba prendi cui Lombardi per indivosta,

dura, alia quat metasora risponde di pol it frutio deae i-

Nel erudo fasso ere Quasi dicat; non marcetactus in Iecto molli, a sedi contemplans in Saxo duro - Benu. Inim Dere, ed Arno-Neli'aspro monte deli 'Alvernia, realis mente situato tra i noti faumi Tevere , ed Arno, vicino a

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LXmsaere Stimmate, ebe sur I' ultima conserma , dopo quellad'Inuoceneto, e di onorio, delia sua santita e religion Venturi. Ma questa bella metasora su suggerita at poeta cla San Bonaventura ; ii quale verso Ia sine det C. IV. della Vita Maggiore, savellando deli' ultima regola, che it S. Patriarca diceva di aver Posta cosi, non secondo la Propria industria , ma eome eragii stato da Dio ri velato , conclude- Quod ut certius constaret testimonio Dei, paueis admodum evolutis diebus , impressa sunt ei Stigmata Domini Jesu, digito Dei vivi, tamquam Bulla Summi Pontificis

Christi, ad confirmationem omnimodam Regulae, et Commendationem Auctoris; sicut, post suarum enarrationem virtutum, inserius dicetur E appunto net C. XIII. , nar- 'rata Ia miracolosa impressione delue sacre Stimmate, a - strosa con eloquenti parole a Francesco: etra te attrecose

in principio gli dice - Fer nihilominus sigillum Summi

Potitificis Christi, quo verba et sacta sua , tamquam irreprehensibilia , et authentica, merito ab omnibus acceptentur - Ma tutio questo capo, net quale si narra uri satio si memorabile, e per tante testimonianete autenticato Per modo che, ove pur mancasse la veneranda autoritadella Chiesa , che ne ita istituita la Festa, altro sorse non ei ha meglio neli' umana sede appoggiato , vorrei che lettolasse dat Biagioli: ii quale a quel holione dato alia razzaclo' Capetingi col verso Su. C. XX Pg. Figliuol fui d' unbeccato di Parui e qui veni la hella disesa di Danto satia dat P. Cesari contro it Biagioli: BelleZete Vol. II., Dial. VII 3, avvegnachh Giovanni Villani, leale istorico di arte Guelsa, conti it medesimo; notidi me O morde inde itamente it poeta , det quale sem re leua in Gelo innicosa , fino a Hre ch' egli auoiωρρα i fatu per maliria o

incuranta rea, Perche voleoa Pur gradire at suo Mecenate Re di Francia , ed egit ne aoea ben Oude : e qui ait' incon intro: Senza aver rispello alla verita, comecch. ii poeta l' ab-bia grandissimo, con vera malitia semina alcua diibbiosopra it intracolo delia sacrosante Stimmate con queste Parole, gittate come per caso - te quali attribuiscono alis eunt alla sorea della immaginaetione, siccome quelle delis Dramberto -. Dei resto te voci sigillo, e sigillare, come te loro si in noni me iuerenta, e i rentare, sono carissime si Poeta , che spesse volte inelusorica mente te usa net suo poema, edDiuiti Corale

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