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non habile per a scoliar te confessioni,' mi sprono ad affrettar il partirmi. Stai sermo, non solo mi visito piti fiate ii Rersonasma in Ogn'interuallo di sei hore, Itorno,e di nolle mandatia a vedere co- auo di salute, facendo it simile la Regi- adre, e D. Monica PInfante, in dri ZZanascuno separata mente Messi, e tat 'hora Τ ualche rinfresco . Douendo mi cauarie , volle it Zio det Re far con proprio id satasta nelle vene,non fidandosi dyal- con tanta destre ZZa, che quasi appenando it tocco dei penetrante ferro , mi iddi allo sigorgar dei fangue, gio uando QR poco te purghe Venetiane in simili lenti. Rinua Iutomi atquanto procurat in germi alia parten et a con partici Par Re, e di spiacendoli assai, gli adduisi latita hau euo,peristra darmi per Sogno, et ungere la Som macca, Oue ritro uat erei, e che non passa uo per Boma peri si in iei fini ; ela sua Gente , o che miasse sin a Chiotia, Terra ferina di So-o in Zariambala, Isola de illis esse Con- . Rispo se , che daret, be adempim znto, ne uole ad os ni mio giusto desiderio, ΘΠ uepirmi l 'improuisato partite, sen Za
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visitare, e rice uer comiato da sua MaGraia ragione liene V. A.gli replicat,l'hb sin'adesso esteguito per ilimpedindet Pindispositioni, e per Papplicationi,m'ouuio rono, questa sera indubita tanime ci condurro. Fatia auisata la Regm 'in caminat a quella volt a t Neli 'entra Corte, alia prima girata ni'abbaltei in con torcie accese nelle mani, sendo di nialia seconda, due altre torcie con qu seruenti ; ed alia terZa , pur diae , con pildoppiato cor teggio , introducendomi sila Sede della Regina , quas se deua co uca'via cappotio di campagna , su Vimine
camicta , solio it braccio riuolto ; e sa si glia glaceuasul disteso tapeto , in mono sedente . Falto breue ragio nament
chicder te licen Za , at Zossi in pie di pili inruosa , che maesto a , ed in arcato it bra
ponendo a flanchi la mano: Che dira is aedo, disse, a minutiranno forsi te Iingue,altirsi, che doppo tanti stenti hau endo otitto vn Sacerdote di Christo , il licentia o Presto, e permettiam O, che parta ξ No,iacro a mio figlio, che in conto vertino it fseparare da n Signora , io sorriden d dissi , se eita per mia gran buon'auentura
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cosa per me tant'hono i euole fallata he compra di mi a persona, si complac-otitie armi , quat iusse ii Pombo , o mer- , e quanta la paga, che farti se te restia pronta , e punt ual mente la sua mone-ὰ sentendo , cagionata sese una buon 'ara di denti, tanto in cisa, luanto ne' tar- tui tuiti, resto col termine d 'via sino de-iso, dis messo, e racchiusio il la nente uolrso. Veda, pur te soggiun si , se non pre-il mio tras porto in Loanda , come prO-po tremo con pili sicure Ega nel dar ilesito a che si aspira , e si spera Ed in , iodo dilatato ii desio, se te dilegub ilre. E' is nonae di cost ei, Potentiana , come potente di nonae va cercandor vie piti potentilliina in fatii, con veri
Πpresso: Conueniant rebus nominas povis . sex la principat fati tonaria ne mica del- gina D. Anna coniuge d 'vn gia fit co- I Regnante, ed auuersaria di D. Ag aese: Donne tui te e tre inquietanti, e dan- colesto povero non anguli O, ina trop-lustiato Regno, per volere cia schedu-
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serina, e stabit Corona non mirano di taldiademate te templa con procurarii cenda vn Missionario Cappuccino : dat ne risulta la morte di tanti Sacerdoti,co me da noi s argomenta I cofa , che monostro Presetto a non spedir con facillirituali Ministri in Congo ; don de io par intest, che Boma serrato gli haueua ii paclic poco, o nulla importaria, metiendoumani li Portoglie si preparati, e disposti ilibera apertura ali'ordinario passaggio. Douendomi porre in via, mi s 'offerse Re vn rcgalo de' sic hiaui, quali da me saccetrati : almeno via solo per suo serum i di isse; ne tampoco, rendendole gratiel'offerta, per hauerne fouerchia mentel'Hospitio di Sogno; in cui stan Ziansn'hebbi da tredici in dono, quali applica ita seruit si della Chi esse , ed a beneficio diloro vi ventuano. At vellermi S.A. ri fiat gli liuomini di seruigio, cerco di sodis falle necessita dei vi aggio, dando mi non
gente d'accompagna mento, ma due suoirenti, per farini riceuere douunque capili afferetiose beneuolen Ze. olire te due piprenotate, gli richi est con semina cura aldue cose, e furono lo spianamen ro di q
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eno, e sacrilego luogo , se staua pero sint tempo in piedi , di tante stregonerie rio, come si scrisse;ed anco it toglier li sed alle sepol ture ne' campi, sendo super- si , e blasmeuoli ne dubioso di non ha-aele a concedere , te ricercal conged O. idotties sin'al sume, ultimo termine delao di Congo , essendo quei dei mio sed molli, chi con archi buggi , e chi colobe lunglie at pari deli'Alabarda,armatu-'l pae se v sita te; per nou starui habitatorighesi , si die segno a Terrieri deli 'altraiatiaccio flaccostassero a Not con barche: anto fecero ire partamenti tra loro, non Jdomi penetrare , e me no notificare mi- a singolarita dei da eisi conci uso, quan 'e la prattica mi die a conoscere, che ilvoler inolirarsi, o iusse per non rendersietti at mirarsi cosi armati , o non li ba-: Panimo d'entrar in territorio di Sogno, fidandosi di quella Gente . Vennero al-ὶe tre Cannoue grandi , ma non capaci,
i tanta quantita basteuoli ; In una deli
i lationa'imbarcar col mio Interprete , Vert rono , che net camino auan Zando- anch'essi mi farebbero stati net caminare
λci. Tal fu la buona promessa sequela di
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colloro, che non Ii vid di, ne seniij pili scian domi sus legno nel sutiae , sotio ladeli'acqua,e deI vento. Gionseatral trate dei fili me, ed ii Mani mi pro posse ilmarmi in terra per quella sera, a fine di iteras ii sanciuili, ed ii gloria o vegnentiti era sarebbe da me la gloria ala seguita. gione, che non mi fu dispiace uole per ilsiderio hau euo di ve der se la Gente di Cgo ventua; tanto piu , che ii due parenti Re pro messo hau euano iii condurmi sint hospitio delia Banga di Sogno . La masit Sig. Mani , ni in tu ono , che se voletio parten et a i e racchi id erini in barca , vi bgnaua l'apertura di borga; volentieri , icspo si at sitio tuono, non ostante ii sodissmento, dato a marinari Conghesi : spie sua Signoria , cio che fa di messieri, e n' terra l'intento ; Quindeci libonchi son surienti, ripiglio,che importano da dieci Glij Romani. At voler sborgarcesi attessa idouer'cssere trenta, e non quindeci ; e tre
me Zo via altro con dire , it Mani come mcversato iaci nauigare , non fa bene ii conisessanta libonchi vi vogitono i Siano cetventi , & anco ductauo quaranta, che Di
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an cora con una sola paga sedissere te i mente a I tutio ; tal fu i 'altra mia repli in 'imbarcal. verso la sera , quando stio d'hauer pigliato terreno di Sogno , miliai in tuo go , oue ii Padron deli'Isola detia, sendo fuggiti a terra li Barcatu oli. l er ancora s barcato , e mi vidit i auantino , is di cui volto diret essere stato pilii di spe tiro terribile, che aspello spei tam, paten domi net Ia brutta ciera vn grata 2 0niccio, ehe partando con imperio, ta-role mi disse : Per ordine det Segretario ungo monta a terra: a cui io: il Segre ta-i Congo, in Congo l'ho lasciato, cometaque ita qui e Ed egit a me : Dico, ii Se ario dei Io Stato di Congo vi vii ole Talit0lo ii di a questo Mant. Ibi di rete , glicai , che ii complaccia di tenermi perato, noni potendo , per effer inferino , editato a solici carini per appressar mi istano, e guarii mi. Venne la seconda volta :iso, e piti furioso,ed impetitoso,che pri mi soggiun se che in itiit i modi mi es du- a terra, comandandolo it Segretario di0 ; Gli rispo si per ultimu colla d uuia suetudine: Notificate at vostro S ignore, questo ri astar da qui e molia di sente
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te dat mio anterior passaggio , ei insoriquet, che m'hau tragittato , se apporto iro, an Zi dalla parte det Congo ho lasida trecento liuomini d 'armi, dati mi dGio: Simantam ba Rh di quel Regno istoriarmi, e di fendermi, esidia do io, beindegno, ii Superiore della Misone dgno, tui per lo spatio di sti anni di mored ho operato non poco a pro di quel stado pressi, i 'illessa Reat presen Za, e plega, e proueda a quanto ne succederebbi I auuenire,ritrouandomi solo con vn figlo. Fat tali sedet mente l'imbasciata, iim ossi da remiganti,e chiam 5 vn Sognesveder se mi conosce ira , e per cauariae leerita dei da me deito. Palpato con m ἰeutto , dir non potrei da qua I timore fassalito , qual pensiero per la mente is corresse, quanto si s gomentasse, standm eZo fra Congo, e Sogno, e molio pii si rimorsi della constaenaa in riguard precedenti successi. Mi mando ratio Inae desimo Musci longo, o Sogia est, a diche per amor di Dio mi presen Fassi d.
havendomi preparato ottimo albergo ,
haueuo a caro, che di propria persona v
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uito , scusando si per eskr il primo messo
e, i cui dato si sarebbe ii meritato easti- or questa fra se, e migii ore , disse'Io, soamor di Dio si traita,anche per amor didat quale ogni vigor dipende, ed Og nil, vedro di s sorZarmi, e non dispiacerti .po racco mandatomi con efficaci pre-e at Signore , calat a terra , ed egit si federe di voler venire a visitarmi; ed totii sapere, come scit mattino stato faret il, a darii visita, non Oecorrendo it tant amodarsi in quella sera. Mi regalo d' viato, frutti, & una lancella di vino del, con vii cari a fino θ' ac qua uita ingluta, quat non so donde potesse hau eria, vece delli trenta libonchi sodisfatii dasuoi sudditi, ne restitui sest inta. Nel-stessa incominciai a bat te Zare in via a tione, oue la Padrona di quella gla- e net suo cortile pastinate vi hau eua piante di marignani, o molignane colidi non dissu guali alle nostre, e'l stultodi color verde, e pol poso, ottime net Srate at gusto. Era grande ii con- , ne potendo c pirui tanti, l'vrgent ita della calea dei popolo rende ua ir-
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re mediabile lo spes calpestrar de' pied Donna die principio alle grida, e la Genon curando sene punio, tacetia,e senZ'alcar briga s'affaticati a classe uno a proue dei posto,pex esser il primo a sbrigarsi., 'atto dei mio amministrar il sanio Batmo, grid ua con tal vehemeneta la Padi ed inquieta apportauami si fa st id iosa irstia , est essendo cita di color cornacclapa reuami crocitante , ed insolente Corchia, e mos emi a dir fra me stesso : Helgran xagione Oratio, quando canxando smil negro volatile,per il suo gracchiolai portuno, Sti di ede ii nome di improtantis: Horati car. Le feci segno uot balcello, che sostenta uaini, non potendos ne mi in pi edi, accio si qui Pralle , non sario io in verita elser'ellata v cra Padronasa , o che apprendestis it mici motivo in rios amente per torto, ed aggrauio, cosa lamia mente oma inamente aliena , o
mouesse da qu alch'al tro suo xmpioiled iisto fine,disdegnosa afferro impatientem iZappae simouendo da palso in passo la iche dentro dei suo risi retto Ciferi ua a t.
Gete ii passam to attione fra loro per sistitiosa tu nuta scnaa che sit spingesse al
