Scriptores rei rusticae ex recensione Io. Gottlob Schneider cum notis tomus primus °quintus 1

발행: 1828년

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restasse interroua la deserisione delia stanga: mamiormente clieoggi non vi lia clii ignori, it traltato di Catone esser a notpervenuto assai lacero e guasto. Digitos primoris. Dal eontesto sembra verisimile, che d

notar anti xogliasi ii primo dito delia uiatio, o xogliam direii pollice.

Maminae pollulae si douranno spiegar lamine sottili. CUMm Dia cultae ossiano te stanglie picciole. Insuper foramen libraritim ferrum, si is da uoi letto, e nongia libraritim ferreum come si ha uelle altro editioni; perci occho te molle congetture dei Mouosio e dei Cesnero, per P intelligenaa di quelle voei, par clie uon possano aver luOgo Armillae sono piastre di serro rotonde a guisa di anelliclio adopera vacisi nelle est remita dei moaho, siccome si ra visa dat stam mento di uno di essi gili da noi desertito titia macellina Stabiense, e rappresentato nella fg. 8 della palla superiore della tav. X. Cap. XXII, pariten ab labris diguum minimum orbem es, seo 'ori bis. Chiunque per poco osservi te figura Il e U ὰlla

lav. X, ne timente conceptra, come essendo clascuna ruota D

vessa verso it labbro della sonte debita percio restarne lotianavo dito, it ehe non puo avvenire net trappeto itu maginat dulMei stero; dappoiche te ruote di esse soti di figura ei lindicarit eho h uno de' pili notabili sbagii, ne' quali e egit inora n et voler metiere ita opera la naacchina descritia da Cntore. Funi circumligato miliaritim arcte crebro. II Meistero din-dosi a credere, ehe it cilindro poteua esser anche di legas, immagina che fissatta legatura servisse a tenerio bono strere. ma a uoi, i quali sostensbiamo, che ii cilindro, sicco ni ivede vel P in autolo Stabiense, deblis esser della stema pii della sonte, sembra, che talvolia era necessario cinger di aniit ellindro, assivelle ira esso e te ruote non restasse s Ri maggiore di uti diis, onde te ulive ciuisago ser inite uaal-

mente.

Per rendere vieppiis obiara ed age vole a comprendemia deseri rione deli' antico Trappeto conservatoci da Catone capitoli, abbiam voluto lario delineare nelle figore delia XI, eon te diniensioni dei piu piceolo Trappeto, che lo stras Serittore ci ha tramandate Dei eap. 135 da noi gi, recato. sig. tmostra Pintera macchina nes suo aspetio estertio; ci ἐR sonte, delia da Catone Troyaeum, e pili particolai mente s

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clie supera per altereta it labbro , labrum , della sonto; sul ei-liud ro vi e la stanga, cupa, sorata uel centro; ove ita uti tu di serro , columella ferresta, assiticho in torno a tui giri la stanga, che ha ne' due opposti lati te ruote, orbes; te quali, percho da sa non es uno, son servia te at di suori di elaiodi, elavi; esinat mente raclia portioite delia stanga, clie resta fra te duo ruote, sono due foramina, dextera sinistraque: at di suorideli uno e deli' altro vi sono in chiodate te laminette di serro, ehe Catone chialita sublaminas Pollulas et minutas, Id quali sanno si che i due sori maiora non stant , allorche vi si con- secano te due altro piceiolo stanglie, cupae minusculae , qua isi ra vvisano nulla ii g. II, ove P ititera macchina e veduta di so-pra. Con te si g. Ill e IV si da di sconio e di lato una deliuruolo; ed in que ita si tuostra it soro, forameu Orbis , ii quuluva stringendo verso la parte piana; e selibene niente di cio pre-scriva Catone; pure trovandosi cosi uelle ruoto deli 'insontinio Stabiense, nu doveticio esset altrimente, usi uoltu il motio, modiolus , resti ben fisso nul soro, io abbia in not in tal guisa salto dis nare : it che piu apertamen te si osserva nella fg. , , οτ' dia Maione duit' intera macchina, net di cui meχεο veilest it ci-lindro avente uel suo centro it perno di serio; ed uno de' uio1xivedrai tu per lungo, di fronte, ed in senione uelle si g. ll, UIl e IX. I innimetitu con Ia sig. VI mostrasi per lungo, e aldi solio la stanga, clie si o gib vedula coti siccata allu ruote nullusg. I e II: la por ione, che resta fra te ruote, si e salta quadrata, si perestis tale apparisce uella Stubiense, si perche pare Potersi cosi meglio adattar ait' uso; la quale at di sotto ha una piastra di serro, tabula ferreo. La parte pol della Atanga, che Passar dee pe' moaχi dello ruote, e rixestita da quatiro ei tibi ita di serro, imbrices ferret, inclito lati in essa con piccioli chiodi, elaotiti; in sine de' quali evibrici ev vi uu surro, ferrum librale , cho ubbraccia Ia stanga, in cui vedesi uti iam per introdurviil chiodo, oude seruia si te rutile; coine si h avvertito nella sis. I. Fra it cliiodo pol e la rvota, e fra questa e la parte quadrata delia stanga sono vi piastre di serro rotonile a suisa di .melli, tirmillae fiet reae, che si is procurato alla meglio di additae nellas tessa fig. I , o Delia sig. I l. Dopo tui te queste descrizioni e sa-cile a coinplendersi, in quat modo agisse ii Trapeto di Catove. Duu uoluini posti alle est rei ulla della stanga, l' uno opposto ali' ultro, gira vano in torno at perno la stanga med ima; e questa

sice a girar te ruote dentro la sonte; te quali in utrando la

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55O DE TRAPETO TORCULARIO

resistenga delle olive eran eost ite a girare in torno a se stessenetratio cho in rangevansi, distaecando Ia pol pa dat uoceivolo, e riduceuanto in una pasta, geneta che il noeci uolo si rompesse. 'δ ia diversa maniera doveasi nivovere la macchina Stabiensu; Della quale, tutioche non si asi trovata la stanga, o nondimenoda supporreche sosse non diversa da quella descrittaci da Catone. E se vorrassi attentamente Osuininare Puna macchina or altra, tio inolte ne grandi varieth vi si ravviseranno: Perctoechὰ

picesola o Ia diversitit, che si seorgo fra te dimensioni di amen-due; e Iaddove la piastra post a ni di sotio della stanta dei tra peto utoniano h la melli della larghetha delia stangar nella Stabiense non o meno della atessa sua. grandeam, ma anche ripilaga a rivestiene i laii. La pili osservabita varieth, che vi si osserva, che la pometione deIla stanga dei trappeto di Catono, ch' intrava vel motrodelle ruote, era rivestita da una semplice lastra di serro divisa in due embrici; e vel fram in cato Sta hiense, olirs della piastradi serro cho sembra esser di un sol petio, havvene uti altra soprapposta, a forma di tubo, non legata in matitera alcuna ulla prima, avente uti labbro, che sporge verso la parte convessa della ruota per teneria abbracciata. Forse uti tal tubo servirdovea a tener equidistante te ruote cosi dat ei lindro, ehe dallesponde della sonte. quando pol bisognasse, a sar, che te ruote stroppiociassem coci te spondet it che potea hen es uirat, qua lora Ogni lato della stansa , che useiva in mori della rvola, invece di un soro ne avesse due, in guisa, che te ruine or ros- sero un dito distanti dat ei lindro, ed attre tanto dalia sonis, edora stroppiceiaudo con la fonte, fossero pur due dita lantane dat cilindro: o tanto pili ei persuadianio, che stasi coia praticato vel P in an toto Stabiense, daecho nella parte superiore delsuo orto vi si veggou sugnati due sololii d in torno saltivi sonradubbio datis punia det chiodo uel girae l. maechina; ed appulit otin dito vi e di distanta tra l' uno e 1' altro solco: e quel cliepiu o, tanto lo ruote che te sponde della sonte si son trovato levigato e logore Della superficie; laddove te altro pietro della macchina sono tultavia int alte; dondo si appalma, che quotielian douuto fra loro spesso stroppicciarsi. A quat uopo inai servisse uti tal cambiaineuto di sit vatione nelle ruote, suelle a

comprenderet; couciossiacho una stessa macchina veniva cosi adoppio uso dostinata; e qualora te ruote si mantenevatio equi- distanti, cin frange an solamento te olive; se pol quelle ut ins-

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sero eon te sponde della sonte, vi si rompevan anche i noeci uoli, o se n)estraeva Paltro otio. Tuui gli antichi Seritiori hanno

credulo, che ii ii occi uolo rompendosi sacesse nequistare cattivo sapore nil'olio. Non dee qui di deduraene, che a' teiopi di Catone non si estraesse assatio otio da' nocciuoli per uso delle lucerne, se non Per ultro: tanto pila, chedallo stesso Catone ri- levasi , che te ruole de'trappeti non di rado si logora vano; tu salti rapporta cap. tia la spesa necessaria per temperarsi; E Ca P. 3, v uole, che si debba tener uti trappcito di riserva, ut commutare possis , si orbos contriti sunt; or solitanto per cogion dirompere i nocciuoli posson logoransi te ruola de' troppeti.

Scuabra non potersi per nivii modo dubitare di tat dimensioni, perciocche te diluensioni de' tre trappeti riseritici da Catone Dei inpra citato cap. i 35 soci tuite Da loro proporriona te; tranne pochi errori trascorsivi senaa diibbio per iniperiria degli amanuensi : dalle quai mi sure si e facit mente dedotta la prosondita della sonte, obe trovasi uiolto minore deli 'iuisan toto Stabiense: nil opposto dei P altetha dei cilindro, Ia quale si h dovula sacmaggiore Dei disegno dei trappeto Catoniano, uistichu la stiiuga divetiisse di una giusta grossegia. In un ultro antico trai'Peto Mavato in Careri paese delia Calabria ulteriore viaesi auchecosi alto it cilindro. Niente ci resterebbo da aggiuguere alia descriZione cosi deli infraniolo Stabiense , come dei trappeto di Catone, Se questo

Scrittore non ci avesse lasciato scritio sinancho dovo si coni-pe vano te Pietro, si quanto si spondeva per la sorinaetione doli' intiora macellinu. Or siccomo lo cave di tat piet re sontulle de' nostri contortii, non vo iam tralasciare di riportaro

ii luogo di Catone, o te osserva1ioni, obe noi vi abbiani satiesopra, crodendo di s distar coia la euriosita degli eruditi. ornelio stesso Capitolo αa, dopo aver dati i precelli sui modo dicostruire uri trappeto, cori simiae a diror tria 3etus emptus est

in Suessano Qq CCCC. Molio conget ture han satio gli eruditi sui segno usato in questo luogo da Catone, o da .aleuni sie credulo, che indicasse ii Susterato, da altri it danaro, da ta-luni sinat mente l' asse ; te quai conget ture sono state riserito dat Gesnero in una nota. Noi pero sinulamo di buona vogliar opinione degli ulli mi, siccomo la pili probabile , e la pili attaa splegar la mente di Catone. Lo due si ple S. S. sono state da' dotii interpretale, siccome

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DE TRAPETO TORCULARIO

ei rore net calcolo, importaudo tu somma 7is, o deo credet si elio stasi errato in qualche particolar somma. Potnyeis emρtus est tructus Ornatus. Sebbene net testo di Gesnero leggasii Pompeis e tus Ornatus: pur not abbiam se- gutta la Iezione, cho lo stesso Granem riporta come di uti antico Codice. Quel che pero non possi amo eou prendere e cliese la spesae det tu sole pietre per un Trappeto comperate in Sessa Tu di assi 4 , oure una certa quantith di otio, come mal in Pompei uti Trappeto Orna&ιs, ossia fornito di tutio it bisognovole, abbia potulo coimperaret per assi 384. Nel Cap. at pol va descrivendo minutamente te spese, chobisognano per uua stanga gueruita, la quale avea det to chevieno ita tutio a costare assi Pet. Non sapremo indicar Ia cagione

per la quale fra te spese dei Trappeto comperato in Pompei non vi sta quella della stanga guernita, come v est sta te spesedet Trappeto di Sessa. Da tre tuoghi ad unque dice Catone, che comperavansi lepiet re pe' Trappeti, cloa ne' contorni di Sessa, donde ancheoggi si cavano pieue per uso di molino, singolarmetite in Caseano, in S. Felice , e in ultri paesi eonvicini. Dalle maeeriedi Rusco, te quali erano in Nola, potclio lo stesso Catone asseritia nes Cap. 135 traρeti Pomρeis, Nolae ad Rufri iaceriam ;ed apparisce tui taxia una grande lava dei Vesuvio dat lato Dasultentrioue e greco, la quale tia la sua fronte verso quella parte obe dalla terra delia Cisterna couduce a Marigliano e a Nola, ed e vicina a Nola quasi per un mi glio e metto. Ancheda questa lava si lagitano pieue per molino, e ne son ivit avia aperte Ie cavo: per modo che da esso cavate si sono te pietro per tarmar i Trappeti a sontigii auga dello Stabiense, e trovate si sono altissiuae a sistatio uso, plucchδ ogni altra pietra delle nostre contrade. Ei duoque par, che questa ala Ia cava a' tem pidi Catoue, che si denotui nava maceria di Ruiso, e cho ivi si prendessuro te pietre pe' Trappeti, siccome in Pompei attrest. In salti P Iuisautolo Stabiense si e riconoseluto esser sormatodella stoma pietra di uci' antichissima lava dei Vesuvio che tr vasi dat lato Da austro e siroceo molio at di sotio de' terreniosta delii della Citui. Ovvero dei Rapillo ove appunto h Pompeisino alte sponde dei sume Sarno. Ella δ ricoperta in parted'altra anche aulichissima lava, sulla quale h quasichi intem-muale edificata Pompei; ed in pat te da terra, che mostra di

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ET PRELO CATONIS

esser pur essa vulcanica, e tutio finalmente δ rivestuo da' stratidi materio eruttata solio trini perio di Tito a davno de' luoglii convicini. dAtitue haec interpretandis Catonis locis omninoquo explicandae molae oleariae. frumentariae obiter torcularii, cellaeque quum Oleariae tum vinariae sortitue et fabricae sussicere

equidem existimo; neque aliquid dissicultatis vel dubitationis

gravioris superesse puto, cui quidem humana sagacitas, cum diligentia coniuncta, sine meliorum Codicum ope possit oecurrere. Nec vereor, ne lectores, ii quidem, qui rei dissicultatem rite aestimaverint, ex longiore disputatione quam variare idiomatu in vario genere necesse mihi fuit propter nimium fortasse ἀχριβειας studium, taedium contraxerint. Contra iucundum illissore spero, si animum unimadverterint, quanto ingenii acumine viri doctissimi, a tenuibus admodum atque obscuris principiis progressi, in argumento dissicillimo et verborum Dovitate obscurissimo eruendo utque explicando decertarint, et quam propea vero divinando abfuerit Mei sterus, donec reperta in ruinis Stabiensibus et Pompeianis molarum oleariarum, frunientariarum, torculariique si agmenta et vestigia coniecturas eius Callici iii architecti partim confirmarent, alias contra verae formae estigie convincere ut. Figurarum igitur numerum maiorem addere suit necesse huic Scriptorum R. R. volumini, quo sacilius lectores singulorum virorum doctorum disputationes intelligere, atque eorum couiecturas rectius aestimare possent. Caeterum in altera Academicorum Herculanensium, in duas partes, superiorem inferioremque, divisa, unde Tabula nostra X ct XI ducta est,

superioris partis nostrne Tabulae XI Figuram 5 omisimus, quippe quae in Francisci la Vega Tabula altera nostra Tabula VHI Figura prima exstet expressa. Idem lacimus in Figuris 6, 7, 8, 9, io eiusdem partis, quas Francisci la Uega prima tabula et nostra Tab. V, sub ficu ris 4, 6, 7, 8, easdem

plane exhibet. Pauca supersunt de prelo Catoniano annotanda, quae priusquam Italorum eodem de argumento libros viderum, in chartas i Beserivit Aeademiet viri docii Aeneid. VII, 739, et Silii VIII, si67,

inter Academicos Herculanenses c n. quam tamen ipsi veluti non necessaiecturam, qui corrigebat locum Ca- riam et lintuendi ei insuetiidini antilonis ita: Aolae et ad Rufri mace. quae coutrariarn reiiciuut.

iam interpretatus de Ilustis Virgilii

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DE TRAPETO TORC 'LARlODI

eon Ieceram. Iis igitur postremum hunc locum assignabo, simulque historiam prelorum breviter enarrabo , ducem inpriniis secutus Mei sterum, cuius laudes recte etiam Itali interpretes

praedicarunt. .

Λntiquissima quidem forma fuit preti Catoniani, postquam apud Romanos fuit illa in usum introducta, quam breviter un- notavit Plinius i8, c. 3t, his verbis: Antiqui funibus detrahebantct et ectibus. Intra centum annos in enta graecanica, mali rugis c cochleam marcm interpretatur Meister in Caton. Torculario p. r. yer cochleas claminam Meister interpretatur bullantibus, palis asia arbore stella radios cochleae mari in stellae similitudinem infixos intelligit Meisler α palis arcas lapidum attollente secum arbore. I npidum pondere cavebatur, ne cochlea, quae preti caudam deducere debet at, ipsa potius sursum to queretur , monente Me istero. Formam, fabricae hodie usitatissimae, his verbis deincem deseribit: Intra Miginti duos hos annos in entum Pari is prelis et minori torculario aedificio brmiore et malo cochlea mare Meistero in medio decreto tympana in osita Anaceis superne toto Pondere urgere et suPer preta super materiam, cui iuncta est cochlea semina, Meister interpretatur, construere congeriem; lapidum, lignorum, ne cochlea mas non tam premat deorsum, quam seminam et materiam omnem tollat sursum, monente Neistero. Geoponiea ita prelo oleario voeant partem eam, quae oleas subiectas ct fiscella inclusas pondere premit atque expri- lmiti Vide loea posita in Dis ertatione de Trapeto Catonis. Alibi eadem in consectione rhodomelitis VIII, e. I9, cochleam inominant his verbis : -πMΘας ιγ κοχλώδε, ubi monet Nicias , constructionem cochleae ad usum alium doceri a Pappo Mathemat. Colleet. L. 8, p. quem librum ipse adhibere non potui. Similiter Palladius IV, c. io, s. io, in cochleas exprimere dixit; idem X l, C. I9, 1. a, C deae sumosita moraca comPrimitur. Preti partem aliquam Graeci dixere, de quo Hesychius r

tonianum prolum non dissimile esse ait Meister iis, quae hodieque passi in ni hibentur; quale etiam in usus olearios Commendari monet a Florino Oeconom. prudentis lib. 2, cap. 33. Constat binis arboribus erectis et intercedente intervallo aliquo ita iunctis, ut prelum extremum seu preti ligulam vel caput recipere possint; prelo subest orea, tu quam oleae Premendae

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II. collocantur; ex adverso stant stipites b iit, quibus interiacet altera pars preti, quam caudam possis appellare. Cato maiusculi, intervallo vult distare stipites. ut suculae locum iaciat; euiuqope caudam preti deducere iubet; quam alii solo pondere additti deprimunt, Florinus vero cochlea subiecta detorquet. Haec Meister p. t 4, qui postremae huic sormae simile ait esse prolum quod Plinius i8, c. Si, non sun ibus et vectibus detrahi ait, sed cochleis. Locum supra positum reperies. Catonianum prelum ut deducebatur suculis, ita subductum suisse per trochleas graecanicas censet Meister P. 28. apposito loco Leg. ι9, j. a, T. Loeati conducti: et prelum et suculam et regula et in anum et trocleas , quibus releriratur Prelum. Regularum mentionem in prelo oleario facit etiam Columella II, cap. 5o, s. io, ct cap. 52. Scilicet oleae aut fiscinis inclusae aut regulis, prelo subiiciolarantur atque cxprimebantur. Regulao autem vocabulum significat machinam ligneam, vel ex alia materia, quae eorpus aliquod includit immotum quo continet; quod

apparet ex locis Colitiuellae Ι, asi, s. a. Palladii Maii VII, iet 4. Vegetii II, 4t, II, 47, Vsum in prelo Oleario praestabat eum , quem in melioribus nostris prelis exhibet, quam elatam den Kasleii vocant. In prelo vivario regulas adhibuisse non videntur veteres agricolao et pedem enim vinaceorum circumcisum memorat Columella Nil, 36. quo circumciso post primam pressionem mustum fiebat tortivum. Pedem prelo eximi iubet idem XI, i 3, et xl I, 44, io. pes vinaciorum prelo bene expressus proruitur, et modice separatis scopionibus intrita sollieulorum separatur. In Columella Gesner regulas interpretatur ligna oblonga et quadrata, quibus etiam apud nos vinaceorum pes coercetur, ne cedere possit prelo. in prelo oleario solo regulas memorat, ut novum inventum Plinius is . s. ar Quinci et eo Prima unda preti laudatissima, ac deinde er diminutionem ς sise, ut nuPer inventum est, exilibus regulis pede ineluso, ubi ex Columella corrigo : exilibus regulis , sit e fiscinis ede incluso. Vides, a Plinio pede in olearum etiam dici, massam olearum. prelo subiectam , veluti pedem vinaciorum dixit cum aliis C lumella massam uvarum , cum racemis seu soppionibus prelo Dubiectarum atque expressarum. Samsam maluit dicere Columella proprio vocabulo, quod Itali hodieque retinent. Cato eodem prelo ad uvas oleas lue exprimendas utitur; hoc est eandem iliachinae formam utrique usui accommodat, nisi

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quod cap. t 9 in vasa vinaria stipites arboresque binis yedibus altiores faeit. Cuius diversitatis eam rationem edit Meister P.

a6, quo ι maiora uvarum quam olearum volumina prelo subit elantur: Veriorem excogitavit Gallicus architectus . cuius disputationem deinceps ponam. Fabricam preti olearii Catoniani

plane convenire cum ea quum Galli Presso, is Martin voeant , descripta ab abbata Bogier urnal de Phoesique annii 776 p. monuit Bernard p. 329, cuius iudiciunt de commoditate atque usu eius extat pag. 4is Et seqq. Comparavit idem Catonianum prelum cum receutioribus p. , ubi quae contra Gallicum Catonis interpretem monuit, cum ipsius potius interpretis descriptione postea subiecta , ponam. Praeter dicta a Vitruvio et Plinio prelorum genera , tertium aliquod , a nullo scriptorum ineuioratum , Exhibent picturae Herculanenses Tom. I Neapoli a 757 p. i83, cuius picturam ex libro raro et carissimo repetiit Meister in egregio libello de Torculario Catonis. Idque ipsum exemplum ab artifice repetendum in Catonis liac nova editione curavi vide Tab. X. , Fig. V , addita brevi Mei steri an uotatioue, cuius haec seru

Ici hac fabrica liquor vel uvarum vel olearum ope cuue rum inter fibulas adaetorum exprimitur. Constat hi uis stipitibus crassioribus erectis, capitulo aliquo, prope Capita astixo, iunctis, noti valde dissimilibus Catonianis arboribus, quousque Patitur utriusque machinan diversitas. Dedes stipitum in solum adacti, et cuneis circum sirinali , ima fere parte iuncti sunt altero ligno transverso, cuius cardines in stipites inserti. In eo collocatus est caualis, liquorem expressum in vas suppositum ossundens. Id quod premitur, pictor ipsi canali eiusque labris imposuit; uvae si sunt, videntur ii scina inclusae esse. λuas quae premit proxime imposita pars, lignum est vel fibula, inter stipites intercedens, cuneis deorsum adigenda. Cunei tribus ordinibus ita dispositi sunt, ut inter binos quosque ordines fibula intercedat. Tota fabricae imago indicat in sti-

Pitum quadra interiore a summa parte usque ad imum ExCisum esse debere foramen aliquod longum seu canalem , per quem sibularum capita moventur, ita, ut cuneorum ope de trusae , omnem eorum vim quasi colligant Et in uvas premendas exerceant. Adstat utrinque puer alatus, brachia cum malleis luctans quibus cuneos adigant adversi sibi; culici enim nou ah

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aequabili et recta fibulas deorsum ire cogant. Tertius puer mustum, ut videtur , coquit et rutabulo miscet. Possis etiam suspicari, eum oleis contritis ope foculi calefaciendis operam dare, Postea prelo submittendis. Quae tamen mihi quidem non admodum probabilis videtur opinio . Foculus nou differt ab iis, quos Cliemici adhibent, neque ab eo, quem Florinus II, p. 33, in torculario oleario adhibet. Sine dubio serreus est; pedibus brevioribus, paulum recurvis insistit; parte ima igni subministrando patet; spiraculis quain plurimis ex ordine dispositis aerem admittit. Qua vas rotundum est impositum, in aliquot lacinias seu ligulas excurrit, quae illud amplexae stabiliunt.

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