Scriptores rei rusticae ex recensione Io. Gottlob Schneider cum notis tomus primus °quintus 1

발행: 1828년

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distinii sopi neli' asse, si h praticato uti solo foro con dente net sito metEo, uel quale foro introducendosi ora dat rutio, oradali' altro lato it chiavello con corrispondente riscontro de deliti, citione colla doppia armadura la ruota Delia si tuaEione che sirichiede. Regia Passe rivestilo solo da una fascia di serro Delsito, ove res lano i descritii fori, o doue s iiiseris e Dei pernoche resia Dei centro della colonnetla , e Dei dippi u si e stiolata inutile la fodera , clie si v prolica ua Dei primo inolivo. Per esti arre te ulive sili frante datia vasca salta sul P aut leon odello, vi si ricli ede it et te inpo ciluuanto considerabile, relativo

a quello et, 'e iis cessatio per si angerio', ed ho credulo di evitare un lal inconveniente , con scire che hi inussa si anta potesseuscire dulla vos a solo itella si tua χimie det moto delle ruole. Atale fine s. e satio uia soro nul sotido della siussu vosca, uisotto xl sito che vietio preinuto dalle ruote di otice 8 dei palmo apolet uno per lato, ed alquanto Piu largo Della parte Estrema. QQuesto si liene clituso ne II 'atto di ii acinarsi coli uti lasset lodi legno, clie esutia mente se gli adulta, e si npre quando si si ima di est rarre te ulive gili si ante. Resta sermato osterio inente tale lassello, mediante una traverso di serro, che s' inserisce in duo perii 4nipioinbati nulla pietra delia vasca. Gia lio pariato in altro lilogo delia necessith, nella quale mi era trovato d' id a re uti inustia toto legato atrasse stcsso delmolino, od ho dato ii di seguo di quello sutio ut itiolitio di S. E.

t Isig. Alarchese della Saalbuca, ne altro tio credulo potet Seneideare net caso cho si nu sero douuto estrari e te olive a mario.

Ma Ora che si es eguisce questo per altro megio, lio ideato disure due iliastini j, uno in clascuno degli spaxi delia vasea, clierestino liberi dalle ruote, ad arco di cerchio , coutinuando lacurvatura stcssa delia vasca, e restando da quella di poco discosti , quali nascendo dalla parte insertorio, conati uario Per qua uto ula corda di ouce 13. u uesti tali serri arcuisti veri sano sorte mente legati ne i loro est reini da travorse di thrio, che si uui.

seono at suis sopra nominato, in maniera tale Pero clie vo-lendosi, nullulente si possano dat lo stcsso di sarmare, por C modo di quando si nblita da dissi mare tale macchina. HO nulla pratica osservato, clie lo superficie piatio delle ruole sicil iliunte Noni vano nil tui paniarsi ilalla pustu gia si anta dulle is live.

Per cvitare uri tale inconveniciatu, Senta iiDpicgni vi alcmi uouio,

si sono siluati due ferri, clio vantio quasi che radendo te dolic upersiciu : scori Eudo questi , inedia uto due porri a squadro , Diuitiroci

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lungo i lati det sugo, alli quali restano legati con alcunt anellia guisa di catenacei. Ed liccio tali 1 crri possano trovai si semprealia stram distaneta delle ritote in qualuitque caso , te parti di questi clie scorrono iungo i lati det laso , si sermano mediante due spilli di serro. Mi oecorre in ultitia o di dire, clie pcr diminuire la scitione detrasse sui plano della colonnetia, fio sermato attorno de I pereotin piouibato ne i centro delia in edesima , una piastra di bronto e questa e Passe ho siluato uia anello plano di secro moxi bile, sui quale posa dei tutio Passe. Mediante questo tale anellosi potranno benancile con facilita inalgare o soni metture te ruoto verso it solido delia vaseu piu O nieno, secorido te occorrente: cosa che poti et he anche uvere essetio pratica udosi nella prtina macellina descritti . .

nistretia Spi gaetione delia Taseola III nostra Tabula IX . Fig. I. Vedula per stanco della sola parte dei P asse de i molino, cli δ ri vcstita da lamiora di serro. Fig. a. Veduta da sopra delia stema portione d 'asse. Fig. 3. Veduta di fronte deli' asse inede imo. Fig. 4. Vedula per lungo di una delle fodere osterne diserro, che si soprappongono alle parti cilindriche detrasse, cotieollare da uti lato. Quali sono determinate n scis enere te ruote. Fig. S. Veduta di fronte di una delle sodere esterne. Fig. 6. Duo anelli di serro, velluti si di fronte clie di lato quali restano frapposti fra te ruote, ed i petri che te stringono, peu facilitare ii moto delle ruote stesse. Fig. 7. Ferro di forma lanula ve luto in due aspotii. Questoe destinato a situ arsi sen la parte quadrata doli'as e ed una deli ruote, quando si voglia che questa combaei col margine delia

Fig. Chiavello di larro per sermare la fodera externaal P asse Fig. 9. Altro chia vello per lo flesso raso, ni a me ii largo delprimo ζ quando dat lato opposto dolia sollera esternu si pone is

serro lunato. .

Fig. io. Parte deli asse rivustita dulle fodere esturiori. Dalla parte X si inostra tale fodera ncllo stato di tenere la rvota ilia scosta dat margiue delia vasca. dalla parte V si trova in innonieta d'accostare la ruola vi det to margine. It petao Z, - si

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mostra si in questa figura, clio nella a e 3, v edulo in varinspetti, e un mastia toto destitiato a rim vovere te ulive dat lando

Fig. it. Foro di una delle ruote, vedulo in duo aspelti, cocicerchio di serto ad uno de' suoi estremi, e che rici dippiu con- liene uti legno a pira in ide tronoata , con foro cilindrico. Il legnolia rivestitura di pi Ombo net suo giro, che Io stringe alia pietra. Fig. ia. Foro de Iraltra ruola, COn legno a piramide tron-cata, trapassato da un foro cilindrico. Huic oiri doeti disputationi subiungam, quae de eodem argumento

Posuerunt docti picturarum Nervii nensium InterPretes in Prae-fιιtione , Dolumini Oclawo praemissa , ubi non solum partes quoedam ipsius cellae oleariae ruinarum , ut puto, ψSa m ια'ερectione suPylcntur , scd mola Φsa et prelum cum Catoniana oratione con arantur, Obiterque Obscura Catonia Nerba aut coniectura tentantur aut inter elatione illustrantiar. Picturas cellae oleariae fragmentorumque fera eorum , in ruinis re retorum , in universum elogantiores atque accinistiores reperisse mihi Oideor comρarando eas, quas Herculanenses interpretes Posuerunt; neque tamen idcirco contemneudas atque omittendas censui P πα-nas Picturas , qu*ρe quae statim in Uso ruinarum loco factae a mathematico , minarum νffodiendarum curam gerente et Caintonianam descriptionem ignorante, magnam Certe Iidem merentiar.

Deinde si quis tu Posterum forte iterum Catoniano traρcto με loque illustrando et cum reliquiis antiquitatis Stabiensibus comparando operam suam imPendero Moluerit, cum magna is et MOluptate atque utilitate sub Oculos hic simiai Positas cons iciet Picturas V manas et recentiores Pictiarariam Horculanensium Ἀ- temnetum. Inter retiationem tabularum ipsam hic addo; tibi Vtine-uam rectius tradita r meri, quam flari poterat a Melatero: cuius librum adhibuerunt docti Picturarum Herculanensium interPretes. In plurimis contra Catonis locis cum Moistoriana consentiunt tutorPretiation , quam n Petere nou erat necesse. Stant etiam loca Catonis , quae vitillo felicius tractaὐit Gallicus architectus; claustia rum Itali ignorarunt ; qua de re lectores ipsi ex nostria re&tione iudicabunt. Ciois sui et socii , G. D Vega, merito quidem rationem habuerunt Academici Herculanenses; Dorum ipse malicinauctorem nox arum picturarum causamqtie dioersitatis Dialicasserit. Nunc in rem Pracsentem Oeniamus. Poniam ipsa Academicomon ena ex Praefatione excerρια , quibus in margine inferiore au-

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dam annotationes quasdam meas. In descriptione igitur eiusdem cellae oleariae , quam tabula rigana, in repetito a nobis exemPlo numero V signara, Herculanensis vero numero a nobis VI no-trua in ipso Academicorum libro prima sistis, haec ab initio narrata reperi, quae G. M Vega omiserat. Formava parto diuna casa rurale, comunicando per una porta fra settentrione olevante in uti cortile circondato da colonne, ossia in un peri-

stilio di quella; e per Ia porta apposta in uti racchiuso di mura. con grandi e spesse seritote; ii quale racchiuso avea ruscita in una contigua strada. La lunglierna della stanza o di piedi antἱ-

potuto determinare Palterra delle suo mura; percio chh trova- rotisi dei tutio abbati ute; e ignoriamo dei pari se vi ssero state finestre, e da quat parte: certamento non dovean esser dat lato Da settentrione e levante, polche questo era comune colperutilio. It pavimento avea uti lastrico satio con muttoni pestie calcina; ni altrimenti era formato I'intonaeo delle mura sino

ali alterra di piedi 5 εια; essendo it rimaneate rivestito di ordinario intonaeo: il lastrico pero, e l' intonaco delle due vaschoerano ancti essi salti eon gli stessi mattoni pesti e calcitia. Non is facit cosa it determinare a qua l. uopo fosse destinato

toto da tenervi Ie olivo pria di mucinario neli' infraniolo: pluverisimit mente pero ei pae che lasse servito per gittarvisi gliavanti delle olive, Ge i Toscatii dicon Musa, ed i Latini fraces;

dei quali si tacea uso, come anche rigidi, pel' suoco e per in- grassare i terreni r ed eva beo necessario che te mura di esso fossero eost trasorate ; ocide it cattivo odore che te olive instant arendono, si diminuisse eoo laclibera ammissione doli'aria. Nouoche abhiana poluto rinvenire ove lasse ii serbatoto nelle descritte case rurali. Noi non ignoriamo, che gli autielii Serit tori delle coge rustiche espressa mente prescrivono, che lB olive, fiubilo colle, si passino neIl infraniolo; ma sappiamo attresa, cheussi vogitono de serhatoi nelle ville, per riporvi, secondo ilsogno, te olive; come ici tempo di gelata; perci ocohe, conge. Iandosi allora te partieelle oleoso, convieta che te olive si riman-

sano per al suauli di in luogo caldo, pria di mettersi noli iα- Dan toto. Cato III e Varro Ι, 55. Cotum. XII, 5o. Plin. XV, 3. Pallad. XII, i 7. Si son date tu mi sui e delia stanta, e delle altro pa ti co' piedi

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DE III 4 PETO PORCUI AIUN.i illiclia romalii; orulo ne riuscisse tacile it confronto con quelcho ci vicia detio itasti anticlii Semriori. In salsi tu lungheχχa ela larghegia det Fat toto Stabiense rispondo mattamente a quelebo insegita Vitruvio VI, 9 : Ipsum autem torcular, si non

clucis torqveltir , seu Dectibus et Prelo Premitur , ne minus longum Pedum quadraginta constituatur latitudo eius ne minus Pedum senum denum. Non dolibiamo pero tralasciar di avvertire,

che eon frontatisi da noi i diversi piodi antichi romani, che ser-bansi Dei negat Musco, si sien ritrovati quasicche tuiti ugualifra loro, e Ciascuno corrispondente a pollici a dei piede Pari-gino, cd al parino Napoletano, oiicia a, e Slέ iooO; se nouchu un solo di quei di metallo h lungo una ineraa linea di unpi ede Parigitio dippiu degli altri. Tali scandagii sono stati ree-guiti con la ni aggior diligenza ed Gat terra possibile ἔ cio DonPertauto, in cosi agitata quistione non pretendi amo, che si ah-hia per indubitata la Dorma da Dot prescritia: sol possinino as

sicurare, clie se Dei nostro calcol O sia per nuventura corsra erroru, Don puo certamen te esser inaggiore di una quinta, o alpiu di una quarta parte di linea.

Si o posto in dubbio, se ii nostro Fattoici avosse o no sinestro; ovendosi riguardo cosi ulla niuna necessita, ricevendo sussiciente Iii me dat te duo Pori , come nuche alia consuetudine, quas ieebe universale presso gli antichi, di non aver fines tre Delle loro. Inoli re se da por mente at precetio di Catone ωρ. LXV, quam calidissimum torcularitim, et cellam 'habeto γ ; ii quale e ripe- tuto dagii altri Ceo ponici lutti: e si avvecla, che se inai ne Fat toto Sta hiense crativi finestre, dovean esset dat lato di itieχ-Zogiorno e di ponente, ch'o l'nspetio piu caldo. Finalmente ancile a ' di nostri e costauto uso nelle provincie di questo Regno, che De Fauoi o non vi sieno assatio si uestre, o, se necessita ilriclites gu , ve De sia una sola assai Piccolu . 'utone cap. XVlli, prescrive douer esse e it pavimento deIFattoto, quale l'abbiamo rinvenuto nello Stabiense, e cosi an-eora et vien deseritio da Plinio X , , t a. Nulla flessa guisa adoperavasi in tu ite te antiche sal riche, qualora rostar dovcssem esposte nil intemperie detrae re, o servissuro per conserve di acque. Rou dovea quindi formarsi ultri uictite Dei Fatio io Encile vasche; percioecho qitello e queste doveatisi spesso lavare, Percliu non vi si ferinassero immo degie, Onde potesse l' otio

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gnato con te leuere H. 3, Tab. . H, in cui sta expressa la plantia det Fat toto e cho monstransi in diversi aspelli nolle suetioni,che quivi veggonsi: t' una e 1' altra vasca ha per lungo unlabbro segnato da quel lato, che non e cireondato dat lcmura det Faltoto, it cui pavimento pende a verso it puntob;

ove rostavi uti condotio di piombo, che mena in uti gran vaso di terra cotta contrassegnato c, fissato son sabbrica , dei quale se ne mostra la bocca uella planta, e la sua interior forma Delle

sexiqne AB, e nella seetione pol CD v est pur quanto restant di sopra det paviunculo dot Fattolo. Presso te hoeehe di talvasi sono due pianerotti di sabbrica , che inchin imo verso diquelle , ed in uno di cssi vi sta fisso un tegoici simit mente in-chinato, siccome pvo ravulsarsi Della planta e nella Maione CD. Debbon anche aversi come parti degli Strettoi quelle, chevcggousi in torno alle vaselie , e principalmente ' i ire sorte, i, tuiti aventi in giro uti labbro di seleo, i qualisi opprofondano come nppare Delle duo sinioni CD, EF , tanto che giungono ad un piccol sol terraneo g, che mostras incita planta, e Delle due seatoni punieggiato; nci quai sotterraneo si discendeva per lo piccol po22o segnato h. Havvi potin amIbedue te hoeche de potat uo orto, ch'e alquanto plualto det plano delia vasea , ed ua similo orto vellasi intortio at sci-ranio j, in una delle divisate vasche. At luto dei sora me d, eheresia molio vicino at muro det Fatio io, euvi nci muro flessotin' incavatura n guisa di . nicchia, siccome si appalesa Delia planta e nella seetione AB. Alla per siue in sul pavimento delia vasca I, crativi quauro cerchi di serro accolaati a duo a due, che si Q procurato di additare nulla detua planta, contrasse

scritte, o che certamento adoperavasi per premer Ia pasta dello olive, non allatio diversa da quella di altri Stielloi trovati in aleune casu ruruli di Stabia, i quai suor di Ogui dabio ser

eelu, lacum esse, qui illumbeus min.

li, lite audit.

l. In ominae ratione vasorii n ut que infimitiaeni ruiti iii mittitis torcularii Slabiensis rei eriorum mimi lite ratissam esse metitionem vasis plum

bei, de quo supra Fr. La Vega ad liter is e, e, dixit.

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DE TRAPETO TORCvLARIO

gli antichi; ne mancauo testimoni anne di vecchi autori, chea uelle ce lo attestano.

At fur de'conti abbiani rinvenuto che a uti di presso lo Suet- toto che tutio giorno h in uso per ispremer te vinacce ne tuo glii , ove era uti telum Stabia, composio delle stesse parti deseri ueci da Catone.

I segni piu espressi dello Stre io Stabiense sono i soram id, e, y, i quali si vcggou lagitati in attret tacito selci , e glisic si trovunsi deseritii da Catone, per introdurvi i piete inidesti stipiti e degli atheri. Egli pero riclitede, che tat piedicini lasser unicauiente conficcati ne' forami ; ma coss miglior ac viso nello Stabiense tat piedicini giugnevano fino ad un pie colo sollerraneo m per ivi essed trapassato da traverse in modo da non poterat per qualunque sorta sinuo ere, e in siliatio sot-

tetraneo si diseendeva pel poteto h Q. Ne due sorami d , e , esser vi dovevano iissi i piedieini deglistipiti, che abbracciavano i perni det inolinello, it quale po-ωνa esset iungo circa piedi S . Nello vestigia de' duo Stret tot

espresse Della Tas. VI, vedesi costantemente, che it forameo uno piu stretio deli' altro; e Io stesso si osserva in altri vestigidi Si rettoi scoverti pur anche in Stabia; il eho determina, es- ser stato uoo desti stipiti pili largo deli 'altror inolire in tuitii Falto i, d' un solo in suori, tal foro piu stretto δ vicino aquei muro det Fattolo. accosto at quale era sit uato Io Stiettolo. o senaa ragione, che cosi fiasi latio: perciocche, a bea ri-ilettere, negli stipiti douean tagliarsi i soli da rieevere 1 pernidet molinello, uno de quali avea a restar aperto, per Si tuarviil molinelio , e togitorio quando oceorrcsse. Quindi lo stipite, clio avea it forame aperto, era necessario, che sosse piu solido degli altri , che voti erano da tale apertura indeboliti; e per

Coutrurio atquanto piu stretio, onde seneta molto stento vi si facesse ii soro, che lo trapassa va. Conveni va attreia, Che noulasse prossimo at inuro it sotatuo aperto ; coactossiacho uouendosi per questo lato si tuare ii moli et Io con I' aluto di piu uo-naini, cra uopo , che lo spatio ait' in torno lasse assatio libero. Il soranicae ora destinato a rieevere it picdicino deli' albero,

eelio b νι Profonde , est ite di faurica, Me cmeano dia uendere dei mai Per Uiugexe D rrat,i mo. ibili de stiettoli erm ti Pinnmerui deue e ris 'Omismi vastae a Vnile suspicatus eram pre lum a Catoniatio diversum , scilicet eius generis, quod eum Vitrii io deseripsit Plinius s. Ti, tibi ruboro Piuis areas DPiatim se m attoltit.

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ΕΥ PRETO CATONIS

ehe abbraee lava la cocta delia Trave. Catone ricercava duo alberi per abbraecia ela, e che i piedicini di essi si ponessero inun stesso soro , riem piendo it vacuo interposto con praxi diquertia, e pio uibo fuso, e perelo tal forame era hisiungo, siccome pus v edorsi nella Tav. VII. Pero ii sora me s o quadrato, e tutio che sia piu grande di quello di qualunque altro stipite, pur non δ sacile a persuaderat, che contenesse i piedi et ni di duo alberi, i quali doveano esset distanti in manierada abbracciare la coda delia Trave. Per la quat cosa sembra, clie uti solo albero vi si consi casse, ma heu grosso, onde lasse resistente abbastanga , dopo di csscrvisi salte due seniliti ire, una per rice vere la coda delia Trave, P altra per inserirvisi i nate 'i Migri ZZo. NeIlo Strettolo Catoniano dovean si legare i due atheri coleapitello,' assin clid non potessero allonianarsi sta Ioro, trovandosi in aetione la trave, che gli abbracciaua r il che non po- leva ovvenire nullo Stabiense, essendo di un sol petao, e quindition era necessario it capitello. Inolire questo si voleva heu so lido e che vi fossur sopi apposte pili travi, siccome nella sominita degli stipiti , per caricargli di tutio it peso possibile, sic-che impedisse di sollevarsi si sit uni, che gli ultri sopi a ii pavimento , uscendo da buchi delle selei, uel mettersi in aziotiola inacchina : ne contento di cio voleva Catone che si appog-giasse alle deite travi P armadura tutia det tetio det Fattolo. or di questo ne anche potea leuiei si nello Stretiolo Stabiense per Ia maniera gia descritia di consiccare i plodiuitii. Potea pero aprimi P albero, e per evitar cio, sorsa vi di sopra delle sue seliditure vi eran di quello fibulo nominato da Catone. Seuthra, clio ne dia qualche indi1io la Diochia, alti ovo descritia, contigua at soro d, polchδ quat altro oggelio poteva queSta uvere , se non di dar agio a potor sare una legatura intorno alli stipiti , che vi corrispotide pQuanto ali' altezza, che doveano avere gli stipiti accosto ulmuro det Fatio io, par et, e sta determinata datio flossa uicchia, siccbo ognuno sosse di piedi S circa sopra it pavimento: la qualovlteaga selubra sufficiente; non victi ledendosi altro, se non Cho

nou rima nesse una hasteuot porxione di legno sui soranio delperno det Molinello, che resistesse ait' impressione, cho it pernostesso gli saceva contro , veneudo ad agi re coci foreta. I altro stipite pero sorse giugaeva sino ait' asticet uola dei icuo, non per esser caricato dei peso di questo, ma at contrario per Piu-

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sorrare I' as liccitiola, alia iiii ale do vova esser legata la carrucula per inal Ea re col mergo di una corda la testa delia Trave; o dacio per avuciatura puta trarseue un' altra rasione , per la qualus issatio stipite sacevasi piis grosso deli' altro. Do vemio pol rathero socondo elie proscrive Cnton E averte sue sunditure sino nil' alteΣga di piedi ut di sopra delfi uolo delia vasea , cinde poter contener i a coda delia Trave e inai, non do vcva esse e alto trictio di picili o uti clie 9. Lad ista laxa Da gli alberi e gli stipiti trouasi in questo Stret toto dipi edi lacldovo nel Catoniano ora di piedi 16; or se in que Sto la Trave, coinpresa la sua coda , e longa picili uS; Dei nostro, Serbando la stessa propora icine sca la divisata distaneta, Ela iungi terra delia Trave, questa esset dou eva di piedi aol. Inolire dat te due eo pie di cere hi segnati eon la lettera i nella Tav. VI, si ri leva , cho la Trave era rotouda e di diametro, ove propria mente eran posti i ecretii, piedi it. La su ne torcolare, clio stringe va la Trave contro it Molinello, Catone v uot clie sta di cuto, E longa negli Stret tot pili grandi plodi 55, o Si ne' piis piceoli: laonde nello Stabiense esser po

La vasca, clie nci nostro Stret loto si vede, serviva Per Con- .

tenere te Olive poste dentro te gabbie netratio di csser premuted alia Trave, e per salvi seorrore P cilio Ospresso dalle olive; serviva ult resi per tener quesie dopo in ante, prima di ri- Porto nolle gabbio ω . Vna tal vasea, ehe la tro vianio det tutio simile negli Stretioi di viii acce, si quella parte che da pluserit tori vien appellata Forum, o che insicine comprendeva l'n reae 'l canale di Catone. Questi ci dice , cho dat canale scor revar otio ii et lago, ove era rice vuto in una caldarii di piombo: onello Si uolo di Stabia P olio per metto dei condotio b, passa va in uti vaso di terra cotta c. Egua linentc vellexi praticato in ultri Strettoi da olio e da vinacce disso uerrati a Stabia; in

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utio de' quali sola mente si trova il lago, secondo riclitede Catone, it quale e prolando in inodo, che si scenda ni suo pavimento per mezm di atquanti scalini. Il planerotto vicino alla bocca dei descritto vago di terra eracertamen te satio per collocarui uri vaso, che itidis Iurente inento

labbro e dolio h chialuato da Catone, in cui it Capulatore pa viva P olio, che prendeva dat vaso ivi fissato , per quindi ripo Ioin altri doli, e lina linente Dei lago delia cella olearia, qu .mdososse spopliatis affatio della morchi a. Coniecia it vaso di terra cotta, che trovasi in clascheduno de deseritii Stret tot, si a dei tutio nito a ricever Polio, che scor-

biatii di esso alcim centio negli antichi Scrit tori; additandosi daturii sol tanto il lago, cottae uti sito, ove scorrcva dagli Stret tot si l 'olio cho it vino. La voce forum presso. Varrone o Columella dinota it si io ove si calca P uva; it che victi e nnche spiegato da Isidoro Orig.

V, 6: Ioniam est locus tιbi in a calcatur, unde et calcia oriunt

dicitur: o calcatorium chlamasi uti tal luogo da Palladio I ,

Il luogo di Catone cap. XVIII, secl. 6 , arcam et canalem rotundam facito, lulam P. IIII , 5. ha posto a tortura i 'in- gegno dcl Meistero, e non gen Ea ragione. Osscrvi pero la Ta-vola Vl , chi abbia desio di conoscere covin P abbia in iii teso no . Qui aisertiuino, che Parea corris ponde suor di Ogui dubbio at letto delu Odierno Stretiolo; ma it canale non e pol lo stesso in questo e nc I Catoniano. Primieramente si determina ta misi ira de' due fili et tot eo due Canali: qu. olire Parea si prescitve disare ii Curiale ; si dico, come debba costi uti si ii restante pavimento, cloe it dippili, che rimane occupato dat PArca e dat Canule: in line si irriva divisa tu la inaniora di restringere Pnr- inadura tutia, che abbraecia i duo StrettOi, cloe con tueueret Canali suori di iuesta. Il Canale aduraque non PHO Considerarsi I,er uti' apertura salta n et labbro deli Area, donde scorra Polio nul lago; conciossiacile aliora i due laghi occuperebberutino spaZio, non gia i Canuli, come dat siti qui deuo rilevasi.

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