Delle priuate rappacificazioni. Trattato di Rinaldo Corso dottor delle leggi. Con le allegazioni ..

발행: 1698년

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re E falso . Che ii menar det pugnosia pio grave , che it far te liche ,

le inglurie ci grado. Angi sono nelmedesimo grado., cloE nel primo . Vero e , che ne' gradi medelimi principali sono altri secondi gradi, distinti per te circo stan Ze, te quali, quanto son pio gravi, tanto aggravan pili l'int giuria. Onde se mi meni un pugno, pili m' ingi urit, che facendo mi una sica, o levandomi la maschera ; perche offendi insieme l' onor dei corpo, e signis chi l'animo, che sarebbcio' offenderne l'utile, con farmi danno. D'altra parte, s'io ti lancio un pugnale dieiro , piu t'ingi urio , che me- nandoti un pugno ; perchὰ minaccio maggior danno at corpo . Ma queste

inglurie nondimen o tuite riguardansbia mente l' onor dei corpo ; e non Possono altro, che compensare. Cheponiamo caio: Tu algi per me narmiun pugno ; o mi lanci ii pugnate; omi fai una sica ; o mi levi la ma- schera

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schera, senZa altra ingluria precedata tra not. Io chi edo: Son' io Uomo , che meriti tal cosa λ Tu rispondi : Si. Io replico : Ne menti. Certo tu seiil caricato ; sicco me quelio , che halsolo ossessi me net primo grado d'in-giuria, ed io t'ho offeso net secondo. Convien dunque cogitere s e cosi passare at tergo Frado, chi v uol levar la Mentita . NE nuoce it fondamento , che per l'altra parte ho fatio. Impe-rocche neti' efferti dato, tu perdi laquasi possession civile deli'onore , ΟΙ-

me e stato detto ; ma senZa eslerti dato, non t'abbandoni ; dunque non her- di questa quasi possessione ; e cOSI resti coli' animo franco. Appresso, chetu sit degno di gastigo, per esserti dato , ὀ pres ungione. Il che si proua ,

perci ocche e lectio pro vare ii contrario . Ora la prelangione non ha tuo- Io go, se non sopra ii vero. Ma, se net io Icaso nostro, dove non E stato dato ,

noi vogliamo presumere ii gastigo ;

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convien prima, che noi fingitia mo , che sia stato dato ; e cosi la presun-zione avra luogo sopra la fingione : ilche non pud essere . E tal fingionestra, non dico senZagiusta caiisa; macontro tulte te gluttigie ; moltiplicandosi per quella i mali ; e crescen-Ioodo P occasion loro . E due speciali

prodotii da una medesima radice, con- correranno in un medesimo atto, cloEla fingione, e la presunZione. E l'o-

16 dio, che e da ristringere , verra am-I o8 pliato. Conciossiacos ache odio E presumere , che Vomo sia degno di gastigo : e se questo dati' esser dato si

presume ; dat non ester dato s' ha da presumere ii contrario ; maggiormente alutando questa coniettura i 'altra, per la quale ogni Vomo S'lia da creder da bene; e cosi non degno di garos stigo. Ed appres , che non essendo mancato dati' ingi uri ante di far l'atto

Compluto, per dare; non avendo dato , pare , che Dio abbia voluto aiu-t Io tare l' innocenZa . Final mente dico ,

essere at cuni alti, ii cui principio per

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se flesso niente opera ; conciossa acO-ache egit si cominciano per ris pet-to dei fine. Ed in questi it fine necessariamente si considera. Ma it me- II Inar det pugno dopo la mentita e tale, cloe, che egit si mena per cogitere ; acci occhὰ, passando at terZO grado, si a vendicata la mentita, che ὀ net secondo. Dunque bis gna in effetio cogi iere. Ed a questo s'lia da riguar dare ; come ai nne , per cui si muove l'animo , che E il principio. Equesto basti, per mostrare, che net primo grado solo haluogolari compensa. Nel secondo ha luogo la Uendetia, net caso della Mentita : in tut-

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ga ravversario a prouar te sue parO-- le : onde essendo tenuio a proVarte, non pud replicar Mentita sopra Mentita : e cOSi non cade nelle Mentitela ricompensa . Nelle minori inglu-rie det medesimo grado ella vien ri- Cevula; percioccho se tu mi di Eretico, ed io a te Traditore, Ogni volta , che Mentita non c' intervenga,

nivno pili deli' altro E obbligato di

pro vare ; e cost restiam pari. Nel tergo grado principale dely ingluria, quelle circostange , che aggravano 1'ingiuria , e costituis cono i secondi gradi, vendicano ancora . Ε questo per P atrocita det Falto. Onde una hastonata vendica un pugno; una ferita vendica una basto nata:. Ed intendo per un grado solo tutii i pugni ; per via' altro tulte te baltonate ;per un' altro tulte te ferite. Che una piccola differenga, verbigragia, d'avere io ferito uno net volto, ii qua

Ie abbia ferito me sui braccio , non

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da : sicco me Mosd per la dureZZadegit Ebrei concedette loro ii poter mi r separare i matrimon j, col ripudio . Sotio la Mentita ancora comprendo II rogni negativa, in quel secondo grado; come s'io dica: Non e vero; o Non di ii vero; si per questa ragione, clod, che piccola differenga non puli lar Vendetia quella , che propriamente e ricompensa; atteso speciat mente Puso: Si, e molio pid, pe

co me una contestagion di lite ; e chilia detio la prima in giuria, ὀ tenuiodi pro varia : altrimenti la prelun- M3Zion generale, che ogni Vomo stari da bene, dilande l'ingi uriato. E quin-IIS ci comprenda ognuno, ch'io Pario, quando la negativa d applicata sopraqualche ingluria grave di parole aDfermative precedule; ove, se chi l'hadette, non pro va , resta in evidente

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ri 6 ealunnia. Ma quando semplicemente sopra cola, che non fuste stata d' in-giuria, si dicesse, Non Ε, o, Non dλal vero ; aliora non ha foreta di Men lita ; perche , senZa malo animo , si xi 7puli ancora non dare ii vero; e questo in dubbio s' hacida credere ; sic

come s' ha da credere pari mente ,

che colui, ii quale dice, Tu non diit vero, non abbia voluto in giuriare; ma pili tosto 1coprire la verita, per loragioni, che furon deite nel f into Capitolo. Aggiugnendoci, che ii dire, Tu non di ii vero, non inferisceperd necessariamente , che tu dicale bugie ; perchξ tacendo ancora tali 8 non di ii vero ; e nondimeno it tacere, semplice mente pressi, non ὀ di di nore, ne d'ingiuria.. Bisogna adunque far conto, che te precedenti parole dichiarino la negativa, quando D 9ha da aver forZa di Mentita , O nb

iro e in dubbio prender si debbe quella parte, che e pili utile a chi ha negato; Onde quanclo uno, essendogli apposto qualche vigio grave, ris ponde, Non

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Non ὀ vero, o, Non di ii vero ; al- Iora sylia da interpetrare per Mentita ; conciossiacosachὰ questo per th-nor suo, ii quale esso ha in ostrato divoler dilandere, ὀ piu utile. Nel dire, Tu menti, espressimente, cellantali questioni ; perche la Mentita sem-Pre presuppone it malo animo nelmentito, come io disii di sopra Pe-rb la Mentita E sem pre ingluriosa ; Iarbenche io dicessi ancora, Tu menti, salvo it tuo onore . Qui io so , che Iaai nostri Dottori dicono , ogni Volta che uno ingluriato gravemente di parole, ris ponde con una Mentita; cheesti non se , ma scaccia l'ingiuria

Ne pud esser di questo, come di pa-

rota ingluriosa, punito. La quat cosa pare , che faccia contro la mia Conclusione . Tuttavia ossa la conferma . Porci occlid la Mentita non

applicata ad altra ingluria di parole, e ingluriosa da se , e se te puli dare un' altra Mentita sopra. Ma quandod applicata ad altra ingluria , non d

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Mentita in contrario. Cosὶ si dichiarano esii. Or stella non e dunque in-giuriosa in questo ultimo cassi , chineghera, non est.r pari ; se dopo l'a- vermi tu detto , Ladrone : io ti ri Dpondo: Ne menti; overo, Non e laverita , o , Non di ii vero p Certoto non ci cono ido differenga, se non

giuria, negando; e non importa conias quai parole. Onde io credo ancora, e tengo per certissimo, che ii dire ,

Tu ti parti dalla verita ad uno , ilquale ti carichi di parole, abbia for . 126 Ea di Mentita . Impero cchὰ certo oper quelle parole , che tu ti sei vo-I 27 luto disendere. Benchd io abbia gia consigilato it contrario, per diverseragioni. E' nella Guardia di Lucca una Constitvgione , che qua lora accade Mentita fra' Soldati, ella torni sopra it Mentitore. Ora intervenne, che quivi un Soldato palesli uia'altrod' una cosa , che a tui era imputata.

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Distegii colui: Tu ti parti dalla verita . E seneta procedersi piu avantidali' una parte, ne dati' altra , ivi apochi giorni si prese liceneta della

Guardia. Presa questa licen Za , Ven- ne a me P Avversario , e narrommiit satio. Io a dargit una Mentita so-pra quelle parole lo consigitat . Equesto, percho stando quella Consti- tugione nella Guardia, non E da credere , che colui volesIe chlamare la Mentita sopra di se . onde cessava 128la ragione dian Zi proposta; cio P, cheegii non aveva avulo l'animo di di-fendersi, per paura delia ConstituZione; e non avendo avulo l'animo, non aveva per Conseguente poluto dare

ii senso alle parole. Dunque costui I 29poteva giusta mente mentirio . Alla regola della Mentita in se , cio E , mentre si dice la Mentita, non applicata ad altra ingluria, essere ingluriosa, io db una nuova, o almeno non

cosi prima dichiarata limitagione; laquale e , che allor solamente sa dagiudicare ingluriosa ; quando chil'ha

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