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XIV el f rano poeta: sul quale questa onimai h la se ma ε OStante sentenga dei savit, che elii arteritamente non inuis
dia Dei divino poema , indarito aspira alia. lode di gentilea reputato Scrittore. 1Ε pereste, ita satio di letterarie composiZioni , it com- Parare itisietne te coso Q giudicato di molia utilita pergli studiosi; at hi amis stlinato, non douer esser sitor di Proposito it ri Scoiitrare a quando a quando it poema coli' in istio, ac ioccire megli O si vegga quat cosa marichi Deli' uno,quat si a da eommendare Deli ' ultro. Per questa eagione, si in itinente Oisertori ii destro dalia inateria, aliuiamo aquando a quando ut una cosa toecata dei principali puntialia Dantesca Commedia pertinenti, massima metite riguarindo ai primi due canti ; i quali si Puo dire che De porgario la chiave per tutis quasi disvelare t 'intendimento delia
Cominedia; la quale aucora υirione , e Sacro Poema, non enga pereste, si appella dat Pautor Silo. Ma questi nostri PenMinenti , . ovvero opinioni, che domandatio una plua inpia e separata linitiataZione, sorniramno , se a Dio sanain placere, i 'a Nomento a tre ragi amenti, I ' sopra lainoltiplice allego via delia Dantesca Commedia, e in particolar modo sopra quella , che si contione net Prologo, enella Protasi cli essa: u.- sopra la natura dei poema di Dante: in torno at heslo o Duovo stile deli Alighieri. La quat salica intendia mo δ' i inprendere a proe di quella eleua gioventit, ehe Datura ha disposta a questi studias utili, e at cui a inmaestra memo abbiamo siliora spesi glianni in igitori, acci ocesae ella al,lsia come una introcluetibne ullo studio di questo poeta ; a bene intendere ii quale ipiis ampli comenti eetiandio si Novano scarsi. At letterati,cho molli e di grande dot trina e ri manZa 'hanno con mn re at Sommo poeta gli studi rivolii , in tuom di presu-rnere , che per te Dostre osservaraoni si Possa alcun novello lume apportare, iii diriggiamo calda e leale preglitera, Pereste te nostro opinioni col loro sapiente giudicio pesarido , se ragiora evoli e sode te troveranno , et' incitorino alla Dori Bet Ole impresa , o, dove torie e mal nda elle stimiistio , dalla inutile in lutiga salica ci distolgatio
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XV. N.B. I Contentatori antichi e moderati, de' quali alit,iamo postele chiose, o intere, o compendia te, eosi per dichia rare ii testo, come tu reonsulare te loro opinioni, sono i seguenti, cronologicamente an noverati: . L'Oltimo, cloe pol timo Comento della D. C., Testo inedito ec. stampalo la prima volta in Pisa i829. s. Benvenuto de' nam huldi Imolese e dei cui comenio non al,l,lamo in istampa se non quello che ne lia dato iI Muratori nelle Anitellii ii alichU. Λ. Cario d' Aquῖno dolia C. di G. , ehe in fine di nani eant ea tra-slatata in esa metri ha lireti cinnotarioni Nai,oli i728.
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xvii N. I. v. I-9. Sentenaa sublimissima , Ia quale eosi. spiegata dati' Ditimo in con quel consigito protondo, cio
col suo sapere, net quale nulla luce creata puOte attigneroal cum si che inuangi ehe si, at termitie, si e vini O ., cio. non ha possanaa di considerare tanto a dentro m. Ea li ne si Pur sapere, questo esser eoneetto di S. Tominaso, e altro simigliante trovarai uel Pg. VI., Asyetto qui, vale vista, eio. intelletio : Ogni aspello creato e Diuto , Intendi degli uomini, e degli Angeli- quia nullu& intellectus Angelicus , vel humanus potest pertingeroe aa totalem cognitionem divinae sapiaeutiae. - Ben-
om di eomi eco. La Iesa militante, la quales Cristo 3 col suo sangue benedetto sposo in Sulla croce, Midando per lo desiderio delia vita d.' peccatori , e perlapuntura delia separarioue tu, quant. uomo,ὶ deli' animadal eorpo - L ' Ottimo. In se sicum, senaa tomer te ossese, degli inimici, etoli degli ereliri, si conis chiosa Mnvenuino ed anco a mi piarfida , acciocche a lui servisse piu sedet mente, e non adulte.
ret veritate Eeclesia, Dei non Mndi incedebat recte , privat bonis ducibus. Nam Sacerdotes seculares, et Monaculi antiqui multum defecerant in virtute, moribus, et scientiavi Ideo bene Deus suocurit huic dolaetui eum istis duobus principibus , qui verbo , et opere erigerent ruentem Ecclesiain - Dello stato inlabee delia. Criaitania in vel tempo
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XVIIIιavellano anche i Tre Compagni, C. IX. della L genda, eonsis ite parole - Erat tunc amor, et timor Dei quasi vhique extinctus , et via poenitentiae penitus nesciebatur. Nam in tam praevaluerat carnis illecebra, mundi cupiditas, suis herbia vitae , quod totus mundus in his tribus malign4tatibus penitus videbatur. - L'Αlighieri con rapida Pennelis lata, quat si conviene at tirico poeta, ea a colui che siera proposto di crearat uti nuspo e bello stile, che losso ad tin tempo breue ed arguto, ne di pinge innangi tratio lamisera condigione di ciuel secolo: la quat cosa egii sa similis mente netl' Inno in lode di S. Domenico C. XII. v. J: L esertito di Cristo, che si caro Costo a: rlanmar, dielm alP insegna . . :Si movoa tardo, Sospemioso , e Paro; 'sul quat tergetto vedi, o studioso lettore, che hella'ehiosata l Ottimo - Dieri clis l'oste di Cristo, ei Oh li Cristiani si movevano tardi, sOVeliosi, e rari diei ali' insegnuo Nota tre dimiti, tarditate, cloh lenteaeta , e pigregeta in op rare ; s γη etioso vacillitade, ed in Manga circa la sede: rado, dioe Poca gente andauariu quella oste, la quale oste. costb eosi cara a ri armaria. Oh quanto sangue innocente , ogiusto si spese per Harmaria i Tutti i santi librii ne sono
Eeome e desto, a sua sposa Soecorae Con duo campioni ecc
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dichiarare questo allegorico carro, appresSO aver detto , che per te ave ruote s' intendiso i drae Testamenti, dalta destra iI Nnouo, Ealla sinistra ii Uecchio ,-- avisve aclih Ι'autore in altra parte dica, cho vita. delle mole della Chi sa si a sanis Domenico, ei οὐ sapietiza , et altra sanio Franeeseo, cise contemplanga Poverta, 'eamore, capitolo XI, XII. Paradisi. E cosi vedi, che ex o mutore, secondo υari risperet , varj ossieti , e nomi attri-
Il principio di quest' inno h pleno di nobilio , di ma
gniti ceneta , e di splendore poetico, si Delle Sentenae, si Delle spressioni ; in ancile it perioao, rho iii nove vel si si allarsa, giova non poco alla hellegeta. Il Mauro εχ indio da comiti clamento ut poema con accorgimento , e con dignitu attesa la descrigione per nui accentiata. e la introisbugione delia poetica macchina ; siille quali cose pero Delle annotagioni des poema abhiamo abbastan2a indicato, quali sui ebbem stati a nostvi desiderii. N. II. v. Io-I5. L ian D tutio se, o in ardore :Benventito ditiosa questo verso cosi - Idest de ordine Seriphinorum , qui magis ardent in amore Dei: Quasi dieat tamquam Angelus , Hon homo, ardens in charitate -I due Ses uenti versi sono ver tui dichia rati in tal gilisa - Fuit di lendor sapientiast in mundo I. .... unde dicit: di cheriιιica luce ; idest de ordine cherubinoruni , quia habuit intellectum ara gelicum. Nam fuit magtius doctor, et illuxit mun
D' amendite Si dice P un regiando eec. Lodando uncide; 'dii , qualuia lite si prenda alciano a lodare, si veragono a lodaro insieme initi e due : Perche ad tin fine cec: per clie operarono a mendite at sine medesimo di sostonere , egiti dare la Chiesa. Il P. Lom hardi. At quai proposito Ben-ventato -' sit heic nota , qu niata arte utatur Auctor in ista sietione. Nam ἔnducit Thomam de Aquino , qui comni quin dat xitum Beati Francisei, et damnat vitam suorurn ir , Diqitigod by Gorale
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trum saneti Dominici. Quia melius testimonium. est, et tacilius creditur, quando aemulus laudat aemulum, et ita quando culpat suos - L' vere sue r nota che sue per loro
non h posto qui per la rima , dacche sit antichi usavant spesso auehe in prosa. Qui l' Alighieri congiunge i due Santi Patriarchi, iquali si proposem ii metistino intendimento; e in sullaniae dest 'inno, vuole cho dest 'eccelletiza delu uno si collis ghietturi I recellenis des altro. Siniit mente noli inuo in Iode di S. Domeni C- XII, v. 45 e ros. sa, ehe questi clue cammoni soceorrano di concerto alia sposa dr Cristo. Con che it poeta non si diiunga clatristoxia, onde impariamo, che la risorma della eristianita su da Francesco ademptuta principalmetite colla praticis , di medicazione dolia cristiane virili, di cui r ini h la carita; da Domε-nico in Precipito modo colla sapieneta, e dotirina. Laonde non possiamo approvare che it Mauro in tiitto i L poema non nomini mal il degno Eoum di Francesco; n' se no iovi a variare la suα epopea , almetio con uu episodio. E Potea sarto, per nostro avviso, molio accolariani eute o ne ldeserivere i senerali miniat deit' ordine, o net raccontare it vianio det S. Patri arca a Roma. E nel vero, in quanto alprimi, Domenim, giusto l'autore de Fi Oretti, intervetineat eapitolo detio deun Munre e si era sorte meravi liato, che quivi S. Franceseo detis avesse. - Io comando , Per merito della sania Ohbedienaa , che tuiti voi che siete coningregati qui , che nullo di voi abhia cura , nh sol feeitudine di verunω eosa di mangiare, o di here, o di eose necessarie at corpo a ma solamente intendero a orare, e lauda. xe Iddio : e tuita l. scillecitudine dei corpo vostro laseiate a tui, Lusterocche egli ha spextate cura di voi - Cae. XIIX. p. 54 3. Veduis di mi, come tanta gente su quasi mira colosamente provveduta di vellovaglia , S. Domenico in Coisyn Oseendo uera mente , che la provvidenta divina si allop rava in loro , umit mento si ricognobhe , che avea salsa mento sudicato Santo Franceseo di minandamento indiscreto ; e andandoli innanti, inginocchiossi, e umiImente disse sua eolpa , o aggiunse : Verametite Iddio ha cura speetiale di questi santi poverelli, e io noci lo sapea; ed ioda ora innangi prometto δ' osservare Ia evangeliea vertusania: e mal adim dalla parte di Dio tutiῖli Frati deli' oris dine mi o i i quali net deito ordine presumeranno d' averdet Proprio . Covvenso eoI P. Papini Storia di S. Frauis
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asse non era uta' oca , si lascio trasportare talla corrento della novith, abbandonando te antiche limpide sorgenti; e , se hevve talvolta nche a queste, pur vosse mescolarvela,sieehe poeta arti ii si abhian sinceri H e di questi nonn'h uno sermamente, a nostro parere, it precitato raeconio ;Per conseguento mi acconcio at sentimento dei P. C sali, ii qualo protesta di avere in revereneta tulit i saltistra ordinarii, e i miracoli in esso libretio recitati, percholi credestero ii Vadingo, e ii Reeoletto Pres. at Floretti P. VIII . Non era certo di tal parere it P. Afro, ii quale,
nella vita det B. Giovanni Buriali, dimostra esser quel li-hro pleno di fetooles Ma it poeta non se astretio, come l' iis storico , di ornare la verita , diletiandosi egit in ispecialmodo delia verisimiglianza, che e l'anima delia poesia, eche si ritrova in assaissimi salti narrati nei Fioryti, e in altri lihri non poetii suile Minoritiesie cose, at quali non Aemhra avere it Mauro dato opera quanto Era mestieri. Intorno ali andata di Francesco a Roma , it Mauro ue losa ire due volte; Ia prima per i ' approvaΣione che otten- ne delia sua Begola da Innoeeneto IlI, 1' altra nel rit odalia Sieilia: ii quat secondo vi aggio h una immaginaetione det poeta , benche pili volte ii Santo Patri arca vera is mente vi si conducesse. Si sa che anche Domenico vi si reeb net I 235 at tempo dei concilio Lateranense IV : ' Equindi P anno appresso , Dei quale ebbe ai ur di decem. tire I approvinione deli' ordino. me hella occasione eraquella prima ae introdurre i duo patriarchi nella Franei Sciade, narrando Poeticamente it loro incontro appo it Cardinale Ugolivo, siecome lo recita F. Tommaso da Ceis lano i pas. 22 7 3. Noi ians diamo , che quanti anaano lasehielia e disadorna semplicita, non ci sapranno mal grado se loro questa narra Zione offeriamo per noi uastataeta, valen-
doci in parte delia versione deli' Ottimo, che, net chiosarctit v. tu . Ira it suo reetatio, ce la da tronca et abbreviata - Nella eittis di Roma questi chiari luminari delmondo, bea o Domenico e beato Francesco, erano dinamiri Cardinati d' Ostia, it quate ' mi Papa,' e mentrechemelliflue eose a. vicenda di Dio favellavano, disse loro finalmenis it Veseouo , Nella Chima primitiva i Pastori dolia ima erano poveri , e per carita , non per cupidita serventi. Perch/, soggiunse, non faecismo resi Vescooi e Prelati de' vostri stari, ehe 'er dot rina e yer eSe JO αὐαn-Diuiti do by Gorale
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tenetone , non si sottraendo elli, ma sollecitandosi, aneti I uno costringendo Ι' altro alla risposta; posci acti e l' uno precedea l' altro, e pero l' uno si era devoto inverso deli' alistro. Pur P umitis: visse Francesco , ch' elli non fosse anti- messo a rivondere; visse anco Domenico,,i a Q.che elli Primo rimondendo, umilmenta ubbidisse. Rispondendo a n-que B. Domenico, disse at Veseovo: Signore , se si nilei statisi cognoscono , elli sono leoati non buono scaglione; edra mio Podere is non mi laseerh siaire ad astra aiterra di
si in Notisi. che te parole in carallere eoraivo sono deli' Oltimo; manes alcuna volia me pili sedelta vi abbiamo qualche picciola cosa mulato, nou Pero in questo luogo, dore it testo latino diee: Domine, gradu bo-Πυ , si cognoscunt . sublimati sunt frutres mei, nec Pro meo PUSse Permittam, til aliud assequuntur Uecimen dignitatis. It volgariaxa meulo antico rende, per noairo arviso, persella mente ii conpetio deli' istorico : ma it P. Papini the lo traduce libera mente, ha salio dire a S. Do-menico appulito it contrario di ci. cli' egli disse, ponendo quelle parole - Risponde che di buon grado accordia , ehe a Frati suoi conoscitili
idonei sta tiradiato P Eois e cito, non mai altra dignitu Vila di S. Fe. Libro I, C. X. pag. 89 . Secondo la quat versione, alia domanda
dei Cardinale consentito avrebbe Domenico, non giὴ FranceSco; quan- doebe amhidiae di edero negativa rispost a. l' utio assermando, alto essere abhastauta it grado di religioso, perciti' i suoi stati nou gestassero d' essere pili superni; i' altro da esso nonae de' Minoii cauando ite insegnosa- mente la rngione , e per sopra Ppiu aggiungendo ali re cose che suonano ilcontrario della petietione. Che questo sta ii vero concerio. gara chiarito ah-haalaiara e dat versi deli' Alighieri, e talla spositione deli' oli Inio - . Ma it suo peeulio di nuova vivanda 'E' ntio Diotiosi, eleesser non puoin i Che per diversi salti non 'si spanda. Dota converte santo Tommaso it suo sermone contra quelli stati ehesono orat neli' ordine de' Predicatori, dicendo elie it 1,ee odi sanio D in enteo e salto intollo di nuova vivanda, quanto adesso , ei di prela sioni, e dyonori temporali; onde non huo essere elle non diavit e spandast per diversi salii. Saltus e ii luogo diletlevole, plena di morbida pa-
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inestinandost B. Francosco dinaneti aI Vescovo, disse: Sigra re, si miei frati sono 'er questo chlamati Minori, ρerch' elli non Presumano di farsi magmori. Ain maestrali voca zione diximanet si uel piatio, e deli' uini ita di Crilato seguitar levestigia, acci clae sinat mente, Della retrihugione dei santi, sieno pili che gli altri csaltati. Se volete, disse, che portivo frittio itella Chi a di Dio, teneteli , e consevateli nello stato di lor voca Zione, e ri conduceteli ai Piano, mi an-dio coiitra citore. It peresae pregovi, o Padre, a sine cheelli non si lacciano tanto Pili superbi, quanto pili PoVeri,ne' contra gli altri insolentiscano, Che a ni uti patio Consentiate, clie ascendano a prelaetioni. Queste sur te rispostede' Beati -- Ε qui l' istorico rivolge uti caldo partare aifigliuoli dei sanit, chiam an doli tria lignanti, ed illexistimi peri' invidia, e l' ainbizione , Onil' crano signoreggiati: te quali
parole DOi erediaino aver suggerite a Dante quelle amaretrasitture elle, in I ersona di S. Bonaveratura, Si scvgliario contra i Minori det suo tempo C. XII. v. xiv -i 16 3. Ma esie ad uii sine sossero te opere dei due Patriarchi , nol mo-stra egialidio in visione di S. D Om Nico , narrata Delia Cro- Daca deli' Umhro: per la quale egit vide la Beatissima Verrgine Mailre supplicare at Figli uolo indignato contro a peccatori , e 1 erino di tuiti sterminarii , che sospeud esse ii flagello , in lino a tanto elie i suoi sedeli servi Domenico, o Francesco mandati Doli avessero ad essetto i loro divis menti λDalle quali cose conseguita, che non doveva it Mauro star- Si contento a dar sola inente uia centio degli altri roligiosi iustituti, antichi e novelli, sicco ine egii lia satin nel L. XL
pariae quanto adesso, i erclio non tiitraleiano elle it discorio, si ome al-serma reditore di l collice, ni a spi sario piis clitara metite, come i costumi dei hali predinatori det teinpo di Danie s sero diuersi da quelli dat
