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di cui gli si dehba dar ea rico; perci octae attre ce De hadi non minore importanZa : e in ira queste , t a corto Epio leggittore sopi a tutio si ammirera di non truvare in Tosi iungo poema De inen Dionate pure te pos ere signore , DE' S. Chiam: tui tot Iie portet, essero elis at seconcio dei treordini pol fauto Pti triarca ibndati. N. IN. v. I 6-24. In questo ratio it poeta circostrive Assisi, patria di S. Franceseo. Il P. 4' Aquino G uita, nella sua traduzione delia Div : Coni: in latini esa metri, alia Prima nota di questo canto , cosi dice - Questo cosi sottilemni nuZZamento usu to dat poeta, per additare la rittit d' As- Si Si, Ia n pare, che convensa al deeoro e gravith d'un Bε uto , e Dottore della S. Chiesa . che paria Dei quarto Helo, e meno s' adda rea alia ηravita dei verso eroico. - Molli
Particolar ggiare calandio pili minuto , non che si a disdet to, arati conviene talvoua ait 'epica gm vita ; quando civerit rar si dehbe alcinx luoso insigne per alcuD' satio, comeri e rael Cnso nostro Assisi. Con si in i glianti particolari de-Scrive ri poeta Dei carno seguente la patria di S. Domenim, Culla roga; la quale descrigione noti ha dato punio diuoja at hvoti Padre. A noi ait' incontro sembra una viva
dipinti ira la Dantesca topografia di Assisi, posta tra i lsium e Tupino, che vieti da Nocera , E it Chiasi, che discende da tin colle in mel di Guhbio, dove Ubaldo,
prima di esser Vesco vo, Era vivulo Eremita. La coSta che Pende da tin alto monte, ossia dat Suhaso, tanto ratnmemorato dat Mauro, la costa seiaeta ripida salita, e fertile, relie tuita d' olivi, edi viti rivestita, ne sot pone sorse ulla vista una men iregi adra immagine deli ' Oraaiana Usti-- , che in saecla a valli spaziose, sopra ri lucenti Docce si
l , che nelle diverse stagioni sente Perugia, da quella
Porta che rigua rda at Suhaso, nol rapresentano a vicenda
o tutio ricoperto di nevi, o signoremiato dat cocenti raggidei sole y Clie manca a questo paesaggio, percte it Pro- spetio ri esca it pili amplo, isvariato, e gradevole 3 Εccoit diri et ro delia montagna , la parte opposta ali' oriente, et ulla fassosa e diserta, ove Per Veue oogo Plange Nocera Diuiti oti by Coosl
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mn Grani D. E qui nota , o lettore, la cloppia sigia isteantndi questo glogo, cosi rael Datino, come Deli' Italico idio. ina ; dat Mile ii si sanno in Daini due alti e vivissime imma Agini. Percio thh, o tu prendi illa per lo cacui ne diqueti' alto monte; e vecli at, che qui elle due terre ben hanno Onde plura gere per nevi , per geli, per nebbie , ed altri non poelii di sagi, a cui fregi acci ouo te citia Poste insitura, o allo sal de d' uti morate ; ovvero tu prendi meta
misto coli questa spiegaetione delΙ'ottimo , ha qtiale mi seminbra assai Pili deue a It re conforme alio Spirito uolla divina Commedia : la cui Allegoria, com' esso Dante significo, esimili mente noto ii Boccaecio Dei principio dei sito Comen-
ο , 'e Polisensa tu , a soggia dei primo 1 ra tulit i libri,
si l proprio signifiealo delia voce se potitione, sialla 'Mina sum
rio, stimositio, non e registrato nella Crusea, ne in aliti posterio i lessiet is rhe io conosca , ove solo si nola it mela sorico, cloe molest, sumosto ς Enes pure trovasi neli' indire posto in s ne dei 'Comenio delps utino: mehe si dica d' axervi segnine tulte te voei Heli' anonimo chimatore chemancano alta Crusta, o et te sono in diverso significato. et Il vocalmio polisenso, da noi usato in questo cometilo, non δBella Crusea , ne in Meuno de' pili recenti dialonarii , tutioche copiosissimi di si utile: nia in quella vece r Allierti per primo, se io non sono insannato, pose nes suo Digionario mi versale, et ' presso a questo mem pio, altri, prahimamente ii gran vocabolario di Bologna potiano la voce Polisenno, tuiti ei tando un luno dei Boceaeeio net eomento sum laCommedia di Danie. Μa che a questa voce si a stala immer; lamente data lyitalica uitta linanga, e inita alpincomito suor di ragione alia parota Pollaenso; e che, per eo egirente, espugnet quella si debba, e questa ali garvi , io spero di iistere infino ait' evidenta pro are. Per sentenis di Quintiliano, di viattro cose si compone ogni Ἀ-
Manio 'etermo constat ratione, vel tale, auctoritate, et consuetudine μ
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eloe delia Bibbia: tanto pili che it poeta, se voluto aves
se con quel giogo significare o it cacume deI Subaso sola mea te, o Perugia , Parini che usala avrebbe non la generica forma Mer, si la di in ostrativa yel grave giogo. Ma rade volteavviene di leggere un luogo atquanto estuso delia Dantescadi sensi, non gia di senni. Ε nel vero, se pistasi senno per samenta , eam teleta, come in quel di Danie , it quale dice di Salomone: Et sis tecte chleae senno Par. XIII 95 ὶ, e come negli Amm. duli Antidisi. IX, rub. II, II l, IV, ove quesio tre voti pili volle a adoperano
indisi in tamente puna per I' altra; e agevole it eomprendere, eheciaseu di esse indicando cora astralia, e d' uua sola e medesimn guisa, ne Puo per intrinseca natura avere ii numero dei pili, ne distinguersi iii pili maniere.
Che se neti' Aligilteri si trovano i senni umani i Ins. C. VII. 81 quivi dentono figura lamente inte i telarsi cole Oitimo per intellatri.
I einque senni deli' Alberiano, in tuoso dei einque sentimenti comoriali, non sanito punio at nostro proposito. Pi ullosio pol rebbe sembrare clieaenno per senti n. ento o significato venga in aiulo dat pol senno, se imprima netresempio recato tiei dialonarii a questo i,aragraso - Pregotielie non metti parota per parola, ma seiano per Muno Amm. degli Ant. rub. IV, 7- la voce senno non do vesse interpretarsi per intendimento, che vale se ii altro. Cosi nel precedente numero dei medes imi Amm. Ei letae io recando questo libro in latino abbo posto pili intendi utento Per intendimento che parota per parola - ; e it tilolo di questa rubrica si e - Di curare pili dello intendi meuto che delle ii arole - Ota, come quivi S. Concordio ne ammaestra at n. 8 - Contra ragione e Perversacosa mi pare non atteiadere alla oirtia dei delio, ma alle parole: e questo non si conviene a chi Ia divina scri itura vvole intendere -Cosi Dante net Conv. Tr. III, C. X., asserina che ivlla figura Disaimulanione, te parole Cno u uua persona, e la intentione fossia intendimento e a on' altra Neli' allegoria, ad esempio, delle prime purole delia Comme ita di Dante laseisia Oscura, e la dirilla Mia siniarrita significano quello, the aptiuuis auonano esse parole; ma ἐ' intendimento dei poeta, net senso litterate oistorico, o, secondo eli' io penso, di denotare ii renimento Florentino in volto nella ignoranga , perci che la verace mantem det goxemare,
d' aliora i eriluta; ma delle parole medesime laen altis e r i utendimεntonet aenso morale, do endosi per quelle intendere l' uomo , ehe uasviatolier li viati e te passioni, te quali alle frementi l et te sue simi lenia te edat gentili. e dat eristiani silosofi, ita discon ei uio it cammiuo della virtv - Ε' adunque da lentae aluiuti Persos ito questo valuce dui voca Diuiligo: by Cooste
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Ccunmedia, eχiandio di quest' ultima Cantica , che princiis
palmente contiene it mistico senso, dove non si vena alcuutratio satirico apparienente at senso politico, o istorico, che
vostiam dire. Neli' Inno seguente in lode di S. Domenicos' Incontra uti motio actilissimo v. 88So. eontra Bo-
bolo aenno in hi Mo di sentimento, o signi ato, dovendosi anzi interpretare per intendimento, che anche in tentione, da Dante e da Brunelio Latini, si disse intendentia net Tesor. e. V - Spesse tale Le pariae rismate Meondon la sentenis sit conretio in E mutati Ia intendem a - . Iaquesta significatione simit mente non si doura die potareno, ma polisen-aO ; perci che altra cosa e r intendimento, o intengiou deir autore, etialtra it vario e diverso εenso delle parole. olire di clie, a sermare I autorita di colat voce, sarebbe mestieri produris Esempii di esso Bocca io , net quali si vetasse usato senno per semo ; it che non nii ricorda diaverxi mal letto. Ma perch si usta P insegnamento di Quintiliano, la ra-giose in quanto at linguaggio e premptamente riposta neli' Analogia ,
o propor ione, e talaolla ancora neT Uιmologia, percio di questa e ora da fare alcun motis, in uandoci et Ia net nostro caso la vera origine delia parola, non Paualogia, che considerando la sola torminatioile, o desinenga des vocaboli , qui noci ha lurio. Os iuno sa che dat latino 3-sus h venulo P italiano senso ; e clin rem conseguente e da reputat saloar opinione det Fertati e dei Menagio, clie da sensus traMero senno,il quale, pet sentimento dei Muratori, dat Tedesco stan s venulo. Ma, Ia-aetando stare questa sorse dubbla originaetione di senno, Ataro e ebe dapoli e senso nasce natural mente mlisenso , come tui te attre parole petaimit guisa composte. Consult3ndo aduoque la rasione, the nelle lingue Giandio si deblie pili che altra cosa aseollare , hassi a dire Allegoriumliaemia, non yOlisenna. Intorno alla consuetudine non e da patiare, Imaei ache questo non evocabolo solioposio au' arbitrio dele uso, como non aovo quelli che ad arte o scienta appartensono. Passando ora alli' autoritia , che colla Metuata conglutigeremo I nelle
quali osui linguanto principalmente si apponia, ella Grebbe per sernio grandissima, ed inappellabile, lienebe dei solo Boccaceio, e in torno ad uti vocabolo per tui usato pure una volta. Ma che dice queae unico metapio 2- Si puo merita mente dire quealo libro esser polirenno percio dias; questo libro esset polisenno, iteret ebe tuiti questi sensi li si po-uebbero in assai parti dare. Boc. C. D, s il quale esempio nel P Λlliuitie ri tuto alla voce Allegoria l. - Lascio Mare, che l' Edietione unicadi questo omento, eome delle ali re opere det Boccaccio tu prosa, theὰ faita in Firenae colla data di Napoli, e plena di errori; e csiari r se ne Puo chiunque constoniae vostia i due .soli primi i,eriodi della vita di Daute Alisbieti di queata ediaioue colla recente eortellisaima del
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ni saetio, eui sopra tutio I' Alighieri si tosio di mira nes
suo poema. II medesimo sa esli qui, come in altri assai luogni, contra Re Roberto, it principale sostenitore dei Guelfi net tempo che it poeta Mriveva it Paradiso, alquale obhedi vano molle citta non pure dello stato della Chiesa, ma anche della Lombardia.
Q. Bartolomeo Gamba. Ma cti non vede at primo aspello, che da enaparole dei Boreaecio peret ebe luui questi sensi ii si polret, bero in assai patii dare - raecogitet si debl , vera essere per P osservata I gione elimologica la lexione polirenso tSeuga ehe, De si scopiisse ii sonte net quale ha it Boreaeeio attinto quesio vocabolo, potra egit rimanere Ombra di duhbio in venendoner antichil. 8 Ora ecco ii iesio originale onde ii Boeeaeeio ha lolio ii voeabolo polisenso -- Ad evidentiam itaque direndorum sciendum eat , quod istius operia i cloe la Commedia non est simplex sensus; immo olei potest polisensuum, hoc est plurium aensuum - te quali parole coalgiaeelono sella epistola, eon la quale Dante inti tota a Can Grande della Mala la Cantiea dei Paradiso. Io travo nelle mi e schede notato quel Iureo
det Boreaecio un poco diversa mente da quello che viene allegato dati Alberii; ma non in di eerto, se io lo irascri vessi parota per parota, onerolo compendi assi; ne ora ho i' agio di consultare la stam . Ιo trovo aduu-que seritio emi - Si pub meritamente dite, questo libro esser polisen noetoe di piu sensi ; e queste parole aecordandosi Gallamente alle latine, conseguita, eho it Boccaecio dehbe avere scritio Polisenso, non poloennordi che si sara vieppiu capace chi Iessera e nella preeitata epistola latina di Dante, e net prosegi imento di esso capitolo det Boccaecio, la spi a-aione che danno ambidue, l' uno volgariatando P altro, dei piu sensi a dei letlerate eloe, e deli' allegorico, o morale. ora non o ella rasione oleosa, the il uoxatore Sun' allegoria di pili sensi, et 'ei phimo de poetiintrodusae nella sua novella Epopea, trovasse similmente ii vocabolo proin prio elie queata numa idea significasset e che il l Boreaccio net auo C
mento re melo net nostro volgare t I nostri trecentiati non erano nem pure scrivendo latina meme cost schizainosi, come per amore della puritast mostramno i latinisti det secolo XvI, net soniare nuovi vo holi a denotar nilome eme; ed imitando i classi ei latini, ii componerano uveoraton voci di due diversi linguaui, noniale pereio dat latini grammatietibride; snel quat senso non e registrato questo vocabolo nei nostri tessiet,aebbene aleunt ne alibi amo noi pure, quali sono monocolo, dat grecodatimo monoculus , at quale somiglia Polisens ot e bigamo, dat latinofrecobigamus. Laonde la ragione , la vetusta, e lyautorita riget lano ii polisen-nο, e sanno Oneala e lieta arenitenta at polirenso. Che se eon tutio cib
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Questa gentilissima Pittura, it cui bello appunio e
riposto nello SminuZZamento che tanto dispiace aΙ Ρ. d' Α-quitio, non e terminata. Ella si compie con uti 'immagine pili delle attre poetica, con uri sole cloe metasorico, che
punia di quella costa; ed ecco ii quadro Perseitamente
Iove pur q-lcheduno ancor perplesso su questo vocabolo, trasportato pelBoeeaeeio dat latino di Dante netly itali eo linguaggio colla medesima pro serenna, proporrb un altro luogo di eam epistola, volgariarato si viii mente dat Boccaecio nel principio det suo comento; e si viara che quindi, come altri vocaboli, cosi questo ita egit recalo medesimamente Della nostra sa-vella. Tratta P Aligilteri sulla forma delia sua Commedia con queste Pa Tole - Forma sive modus tractandi est poeticus sesious, deser tiWus, digressivus, transumptiWu., et cum hoc desnisiμtis, disseisias , ρrobativus, im obativus , et exemplorum positisus It Boccuccio volgari Exaletterat mente casi - La forma , ovvero ii mυλ det traitare e poetico fltiso , discrittivo, e digressivo, e transitivo; e con questo dis uitio . dioiaiso, probati o, reprobatim , e posui,-, d 'esempli - Cap. I. della I. Cantica. II Buti, la evi tellum aneora β I. S. su divulgata parecthi anni appresso quella dei Boccaecio, volgaritia latessamente; se non che inluogo di transiti , pone transuntius, come net testo latino; e la Cruscal ed. 1729-58 ὶ che ali' addiettito diuisiMo allega piu distesamente ii iesiodel Buti, col transuntioo si e pol dimenti cala di registrare at suo tuoso questo vocabolo. Chi si pigilasse la hriga di riscontrare questi nove ad-diettivi nei pili insigni nostri digionari, troverebhe I. che tutii e nove sono Passati dat latino di Dante net nostro volgare; a. che i vocabolarii, allegando a clascuno di essi eccetioche alle voci di Initius, e positiν rma ut niti o non e nella Crusea, si di inire, e diusnuo in l' esempio odel Buli o det Boccaecio, portano la medesima tradunione deI.luoso di Dante; I. che col testo det Boti pi eorretast ii testo errato delia tradu-zion det meractio, dove it transumptisus di Dante malo e rendulo pertransitivo, e letaer vi si dee transumtoo, come net Buti. ne si dee ere dere che ambidue i vocalios ustiliano ii medesimo, benelth i dialonarii
diei, larino perseito ri non imo di transitione, o trapasso, signin Teltorica, non pur transaaione, ma e transuratione, ove P ea. di raro Buli quantoridi colosa mente si arrechi in eonserma, rinuno fel pilo vedere r final- mente, ehe ale uni di queati . aboli non sono ben desiniti diei voeabolatii, percite ne si eaprime la natia foreta che halino per la nainta di tot desi- enaa , ne la primitiva signifieania e dichiarata. Cbe pili t Quel valoiosissimo insegno di Gasparo GMai. a rendere la Danteaea voce, non ai ar
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xxx Ma intorno a questo allegorico Sole, non dobhiam trapassare queI che ci Semhra da essere Pili ammirato neΙ-1' altissimo poeta, vale a dire, che te poetii se belleazad' rini mantem , e pili nuove, o piu singolari, in est cavare desP istoria, e da essa materia; it che e da questo tuoso , e da altri appresso. ssavillera. L' immagine det Soleamb mulio di largiare un altis vocabolo, gerivendo Dopo aver it a Cangrande ὶ detto diverse parole intomo alia sua Commedia, gli dicti ara in e mollisensa, ei oe di pia sensi s Di sa di Dante Dial. I. Ne questa voce avrebbe egit per sermo conlata, ad imilatione sorse di Ud no Nisieli, ehe digione molimilaba disse per polisillaba , se immaginato avesse, avere tanto prima di tui it Boccaccio adoperato P altro vocat lo ;ma i codici o te atalmiae, o gli uni e te alue inseme aversitela masta, emal eoneia. Ma, dacthe I'amomento ei ha eondolii a granimali ealmente considerare. questo luogo deli Altinieri, non trapasseremo, che lo dovevano averdavanti sopia aerent alito qtiei critici, i riuali sulla natura delia Daul aca Epopea intendevano di regionare; perciocelie con quelle hrevi parolet ulta l' Nighieri ei mos ta la forma , onde esti rha imprentata. Olim di che avulsi amo, ehe se neti' epistole it poeta ha dicti arata con te icta mei la nuova fregia dei suo poema , ce ne alibia extandio, per gentii modo, e insegnoso, poetica mente niti accorti net IV. delpInterno, la ove a. Virgilio procedono incontro quatim primarii Pqeli, omero, orario Satiro, Ovidio, e Lucano, che P Λlighieti onorauo col sarto delia loro schie-ra. E nel vero, Dante, cha erasi tollo a Duca Virgilio in quanto at poetico stile, e vi vianiae in Inserno. e In Purgatorio, ita seguitato in prima Omero, che di antichi appellavano ii pado della sintione , rive olendo, come sa quegli, di meliche immagitii i pensamenti delia Filosofia obdella Teologia ; h lio dieito no at litico, ma si al saliro orario, aserzando com i publilici, come i privati perversi costumi, at modo delia vecchia
commedia Aleniose, e delia riuova trovata prima dat Greco Menandro .e dat Latini Plauto e Terenato imitata; della quat commedia la satira Romana per Lucilio inventata, e per Orario alla persegion condolla eraun rampollo; ha net suo poema tinctii uso la sublimissima Teologia de Cristiani, siecome Ovidio aveva nella Melanior si salto di quella dei gentili: finalinente tiella gilisa che Lueano, Leendo materia dei suo epie canto la cili adina guerra iusta Cesare e Pompeo, celebrata avea la ruina delia latina lihei ἐς in sulla quale surae per opera di Cesare la Romana Mouar
Polam remi mento, che licenetioso contro gli ollimati, e i nobili imperver-
saxa, a che di qua' tempi l' idolo era dei popoli ae Italia, ae la Pustia εἰ Di lirco by Corale
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THIgli su per altri suggeritae ma ei continuando quella metasora, ne ha tratis poscia una convenevole, o splendida allegoria. Hanno voluto i comentatori additare da qualIuogo Dante la togii esse; ma sono caduti in vituperevoli errori. Gia it dolio P. Lombardi aveva notato , che ilchiosatore dest' edigione Nidoheatina, e simi immis it Vel Iutello , o it Daniello, si erano ingannati di Frosso, asser- mando is che Dante sa da S. Tominaso ae Aquino repellarsi
Sole S. Francesco, coerentemente ad aver osso. S. Τommaso
seritio Ia di tui vita, net principio delia quale dica - Θιui
Sol oriens in mundo Beatus Franciscus vita, doctrina, et miraculis claruit is Coti che S. Tommaso d' Aquino,
eece tui; e presagiva, che Ia pilaea Monarchia des Bomani, vagheg ala tanto desi amente dat poeta, risurta saret e per opera d' an principe , it quale useitebbe di aleuna delle possenti Ghil ,elline famiglie, non di alunque italica provincia, ma di quella parte ae Italia non piceiola , ne ignobile, che dat Feliro di Bomagna eslendeat sino a Feltro delia Marea Trivigiana , pel quat iratio d' italico parae a quando a qnand stati erano valenti guerrieri. ardentissimi in parte Ghil,ellina , ehe quivi massima mente signoremio. Questi, nella mente deli'Λlithieri, era istoricamente ii Meltro , che metiar dovexa per rani Italica villa la Ium, oviala parte dei Neri, o, eho e ii medesimo, i Guelfi, e la Democragia. In- torno at quai velim, posciae ih oltre la dolia opera dei signor Troya sui muro allegorico, si e Iungamente disputato nel preterito anno i Vedir Aniologia di Firente sese. di sel, raio se lasse nato o no, qui sarem solamente avxertire, ehe Danie prima dice in modo assoluto, che it Me tro Merra s Ins. I. ioa in poscia quat egit sata, di ebe paris ae Italia, e divbe Pros. pia uscita, e che queste com annona a in luono proset m. Manitro e dire Merra H Vestro, e altro nascera un mineψe , ii quale sari,il veltro fugatore e uretine della lupa. Questa seeonda tam sarelibe troppolontana dat desiderii dei poeta, ii quale, net Pg. XX, I 5, maledicendola lupa, e impagientisce peret e ii vel tro tardi di uoppo. - Quando verruper cui questa diseeda 2 - Ne si dee tacere, che net chiosare it verso Io, ii ch. professor Costa diee cosi - Nota ine spesso la poesia di Dante, me egit dice net Convito, e poli, ensa, di pia significati - doue, ser autorita di tanto letterato ne rassicura nella nostra. opinione, eredi monoridi meno di dovere osservare , ehe Dante dice vera mente Dei Con . Tral. II. c. I, p. 56. Editione di Padova Che is seritture si posvito intendere e dehimnsi sponere massima mente per quiauro sensi - ma ebon Du ha posta italica mente questa parota in esso Convito, si latinamentuitella memorata epistola.
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che qua, per poetiea sinetione, commenda S. Praneesco, e la quelli tollo in iseambio det B. Fra Tommaso da Celaistio, uno dei primi compagni det S. Patriarca, it qualF. Τommaso primo ne Scrisse la vita Per comandamentodi Gregorio IA. Dei Iaas., e pol ne sece un' altra Pili coinpiosa per ordine dei Generale Creseenetio, ii 12 6. Ne laprima, nh Ia seconda vita det Celano cominciano datio Parole, Quasi Sol oriens ; ma si net tergo opuscolo cliealla prima vita pertiene , intitolato De Gnonizatione Beati Patris nostri Franeisci, et de miraculis ejus, recita, che Papa Gregoriolito con tutia la corte in Assisi per cano-Diggare beato Francesco, innaneti clie proserisse te solenni parole della canonizzagione - predico a tutio quanto il
Polo; e, con assetto mellifluo , con voce sonora, annuhzio lemaravigii e di Dio : lodo ancora con nobi Iissimo sermone ii sanio padre Francesco; e rain memorando, e anhian etiandola purita dei conversare di tui, sti tutio di lacrime bagitato. Il suo sermone prese sinatio cominciamento: Quasi stellamatiatina in meiato nebulae, et quasi luna Plena in diebus suis, et quasi sol refulgens, sic iste mulsit in templo 4 i. - vita prima pag: Io6.3 : id quali parole sono Dei C. So. v. r. 8. deil' Ecclesiastico, e forari rono at sommo Po musice. bello argomento alv clogio. S. Bonaventura, nulc i XV. e ultimo delia sua istaenda maggiore, ci narra lata medesima cosa . e non si d1scosta dat te tracce des Celano. Ma Ia i genda de' Tre Compagni distesa dat B. Leo-Ne , che presso it Mauro h il fido Acate di Francosco ha tollo L quel testo ii pensiero dei Proloso, mostrando
eon bella semplicita e agglustateraa Ia si nugi tanta fra ilsole s o it S. Patriarea - Praesulgidus ut lucifer, et sicut
stella. matutin .imo quasi sol Oriens mundum inflammans, mundans; ela undans, ut quaedam nova lux, oriri visus est Franciscus. Qui ad modum solis, ipsum mundum quasi sub frigiditatis, obscuritatis, et sterilitatis hyeme torpescentem, verbo et opere, quasi radiosis seintillis, perlustrans, veritate radians, charitate accendens , et meritorum fructu multiplici renovans, et decorans, variaque ligna pomisera, in trinus ab eo ordinibus institutis, virtute miranda pro ducens, quasi ad tempus veritate perduxit universum- Ap
Presso a questi primarii Biograu, ma parecchi anni Pilitardi, Fra Bemardo da Bessa, compagno e segretario di S. Bonaventura, scrisse un compendio delia vita det S. Pa
triarca, inti totalo, De Laudibus Sancti Francisci; il qual
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xxxm mineia: Quasi sol oriens in mundo: o questa h la vita dat comentalori male a proposito citata. Dei quale errorea noi semhra, che I' origine ripeter si debba dat lo chioso deli' ottimo , percio he, come ne avverte P erudito e Misnemerito suo editore vol. I, pag. XIV. in esso, co- me nella pili parte dem antidini comenti di Dante, si tr vano quo e th glossemi, o interpolazioni di diversi chioissatori, Pili O meno istruiti, che iurono insteme Poste seneta discernimento dagli amanuensi - Εcco quat mostruosa confusione si trova alia chiosa delle parole: Naeque almondo iam Sole, v. 5o - Inchieder si polrebbe, perchis P autore introduce Santo Tominam a narrare Ia vita di sanio Francesco , E non uno de' suoi Dati. A eio risponder si puo, Per questo dire un Sole, che ii detio s. Tomismaso, primo Per comandamento di Papa Gregorio IX seris-s la deita vita, cominciando e Quasi sol Oriens in mundo Beatus Franciscus olla, doctrina, et miraculis claruit: vita, inspirando spiritum lucis; doctrina, seminando; miraculis, fructificando, et alia causa r ei Oh, che pili h dioevole lassaude per altrui bocca, che per la propria I e quegii me-glio Ia sa, che pili presengialmente la vede , come vide santo Tommaso, e senti Nol si amo persuasi che 1' anonimo autore di esso comento, ii quale ancne Ι' antico O il huonoo l ottimo suole esser clii amato, non douesse Pigliare P - Tommaso in vece deu' altro; perelocchh dalla narra-
gione deli incontro fra i aue Patriarchi di p. 15
hen si viae με la Ieggenda dei Celano eragii nota. Oe Proporremo di che guisa sanar Si Possa, e sneptire la corrotin Imione dii questo passo - Iuchiiaer si potrebbe, percth I' autore introduce santo Tominaso a narrare la vita di sanio Franceseo ; et 'non imo de' sues Dati. A cio riis sponder si pub, cloh che pili h dicevole la laude Per altruibocca, che per la Dropria. Per questo dire uti solo, e da sapere , eho Frate Tommaso lano, primo Per coman damento di Papa Gregorio in serisse la deita vita; e que-gli medio la sa , che Pili Presenai almente la vedo, come vide Frais Tommaso, e senti i): aeua quia vita fece uno sumo Frate Bernardo da Bessa, comi laudo: Quasi sol o
