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I anno una gragia sed una bellorga luila rassaeliose n. Ovo sono
questu tollere storiale, lutio it margine delia pagina si adornadi uti sondo d'oro o di altro coloro , sul quale sono dipintes glie o fiori, eho vario di colori s' introceiano con arsis io
Stupendo, Spesso serinate da gemme O da porto, O da una maSchera, o pol disciolio, Vanno altorno a qualebo hi anco Cameo su sondo nero Od argurro, O a qualcho immagine di sanio. uesta maniora di dipingere con colori a tempora Su te membrano Ora an lichissima, o non mai distisala; di
Sorto cho ne i tristissimi lenapi dolia barbariu i soli man0scrilli adorni di lato gonoro di dipitaturo, ossi ono i documenti noceS- Sari alia conlinungi ne dolia storia dolia piltura. Nol XV secolola adoperata con mamior cura, o su dato at colori, clio prima eran0 loggerissimi, manior corpo e vivogga. Si u Sarono iisendi, montro innangi d illa hianchegga dolia purgamena Sica ova par illo per i chiari. Ma proprio nul XVI secolo questo genere di pii iura su rocato a cima di porsegione da Giulio Clovio, cho non ha pili avulo pari nol miniare. In quos to temposui ono dipinti gli angidotii insessali Cassinosi, i quali subbonuanteriori allo oporo dot Clovio, puro v'ha in ossi uti impastoed una solidi si di colori, elio adeonna ni pili belli di pinti di
quei puniuggiare cho da altri su molio usato. Duolini davvero, che no' passali lenapi poco lenituro in progio quelle lamineo quo' chiodi di brongo elio formavano la copertura de' libri, iusta di pulli, stillo quali orano impressi de' vaghissimi Ornati.
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libbro di cora, n0n d a diro se te nosse l'animo inquieto sul fue- cossoro di Giulio. I cioli gli arrisero : Giovanni su creato papacol nomo di Loono X. 1 'abale mosse subito per Roma, e glisi soco innangi gratulandosi della sua elevagione, o sacendogli
Calda Commemoragione dolia promossa sui illa no' capitoli di ConVengione. Leone to accolse benissimo, o non su tardo a contentario di quella assolurione di annuo censo, Sebbene RVOSSQ doxulo innangi race gli oro te opinioni dei cardinali i) Conciossiacchli stando i pa tri in Conclavo per creare Un SUC-ceSSOre a papa Giulio, erano conveniali in Comune Son longa,
dolorosa memoria dolio commundo , satio papa it Medici, cadesse nullo mani dei porporali. Ma l'auioris a papale, o lapromossa satia innangi la convelagione do' cardinali portli ilia OgOZio a buon porto, con immenso placero do' Cassinosi q). Loono con pubblica scrisiura sciolso dei tributo i Cassinosi, obbligandoli perli a dare annuato pensione di sui conio ducalid 'oro a Nice id Pandolsino vesco 'o di Pisi ja, od attret tanto
a Gio: Lurgo Sarapico suo camertere. Questi, ricordando illompo in cui la Badia olfenula in commenda gli avova resocomodo o splendido it vivere , Venulo ponte sice , te porto Sempro grandissimo amore, o adopero in modo, da loglioru agni memoria dolia palila amministragione commendataria. Ros taxatio ancora aluunt, i quali o dat pontusico o dat communda lario investili, Si godevano molle proposituro Cassinusia litoto di bonos io ocelesiastico, o So non venia a la morte, non ora nil ro modo a caeciarii di posto. A papa Leone non pinCeVano COStoro , ma non pol ova sp gliarii do' honesi1l :
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ture fornassero at monaci, O colla promessa di una pensione avita, Si consor assero alla rinungia de' benes11. Volova Leonecho si accrescesse ii censo badiale, per condurre a termine lu
cite Seguirono era anche cagione uia generale assievolimento dol potere seu lato, cho ventua assorbito dalla immensa monarchia di Carlo V impuradore, ii quale n0n voltu pili i solidi
vano l'alimonio da quello. Non illeo cho sintrono i laudi; madico cho cessarono di comunicare la loro indole ai lompi, venondo informali dalla monarchia, c0me altri lempi venturipolrubbero informarsi di altro ; essendo queste te vicissitudini
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Sparsa la voco dolia morte di Leone, avvenula it primogiorno di Dicombro, risapulasi in S. Germano it secondo didi quos lo mese, e Versando in Roma per non so quali biso oabalo Ignagio , i Sangui manesi pensarono commvoversi ad aporia ri bellion0. Pior Luigi Somina con nitri nobili dei paeso, io , Costantino peronio, Fabio di Jacopo do Mareo, Subastiano Mars olla, Bonodosio Maggapurogio, Arduino Bonodullo de uadragesima, Bdi nardinollo di Bergamasco, Diomede Marsolla si misero at sermo di condurre questo negoZio. Eraseopo doli'opura in fine dot vas fallaggio, m0χχi ii p0 polo e larapina, volo at salto in Ddo ait 'imporadore Cario. Cos loro si sparsuro tra i popolani susurrando loro ali'orocchio parolo diliborta, di sollevamenti, di opportunita di tempo, di si euroggadi os sol o. Tulit asson irono, ale uni oporarono, nitri Se ne flos toro, ma plaudenti ai commossi. At cadoro dei quarto didi Dieombro, levato it rumoro in sella cilla, i capi dolia con-giura con altri compagni armali ven noro at palaggo badialo, o si asciatu te porte, misero in fuga i monaui che vi orano, o d' igni eos i s'impadron irono. Quos o su il sognato doliarthollicine, eho su honissimo accollo non solo da'e illa lini, ina an rho da quelli dei contailo o dello terre vicine, sondosi bon dista malu ait 'in torno te fila di quella macellinagion0. Lanuito clie sugili su molio inquiola : si agitavano i Sangormanesi , accorre vano quelli di suo ri, e con iscomposio molo Si de loro a pro dare ogni masse rigia dei monis toro. It divegnun e , come su giorno, su inluso Suonare a storino lacampana, e incolanente una grande moltitudine di u0mini armati si misu a seguiro una in80gna levata, Clio con mollogrida an arono a plantare su Rocea Janula. Il priore Fortunato da Novara elio velleva o sentiva dat monis oro quot loche avveniva nulla commossa citia, flavviso qu0tare quegliuomini in sellonili, innangi rom pessuro in fasti pili disperati
contro la Badia, inviando loro una ambascoria di monaui. Male armi si erano gia impugnatu per rabbia, illi si lasciavano per dolet o di insesso parole: porcio gi 'inxiati neppur si acco-
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sta rono allo, turbo si ona sensi, te quali surioso s' indiri garono almonis loro. Cossoro at loro impeto tu primo porto, tu Secondeli arresfarono, non potondosi a primo urio abbatiere. Menire Si trai agitavano ad Ospugnario, i servi dei monislsero armali chiellovano ad uti lem po pieth ed os lavano a luti'uomo. InlOlloranii i vonuli di quoli' indugio, si calarono negli Orti, e conminaece e con promosse Oileianoro l'on irata da al uni dolia vicina terra di Piodimonio , chlamati la nolle a guardare lemura pili basso dol monis loro. I monaci Clio non penSaVnno a quella villa o tradimonio du' Ρiedimontani, cornu videro loronem iei irronipero nolle sanio mura, Si tennero per morti, e come dissennali si det loro a sumire pol monistero : molli innangi ali' ara massima dolia Basilica Si prostra rotio Oranti, e Speranti che la rivorsenga dei luogo rationcsso la suria dei Sango anusi : ma quivi su cho eos toro imbestiali menarono aspram ritu lo mani su i monaci ; due caddoro morti a pili
degli altari, molli soriti, futii percossi e suillan0ggiali d 'ognimaniora di contumptio. It priore con a quanti monaci erasinascosto nolla torre antichissima che fovi astava la porta della Badia, o per una si nostra lenit, la fuga, rannodando a cune long uola o fidando visi per calare, ma saltilogii quoli' argo-
o quello cliu gl' inferociti non poteVano portare, per te si nostrogis lavano mandando a perdigione. 4 ro gloriat si ravvolserope'santi claustri, deserti di monaci, sendo tulit o suggili ocaceiali. Ma como si surono in reddati gli animi, o corsu la
Spodirono messi at maestrato di S. Germano, chiedendo, che per pubblica scri ilura dichiarasso, quot molo ossero se guilopor unanimo volonisi di fulti ciliadini, loro ii monis loroavore oceu palo in sudo deli' impora loro. Cosi su satio: ma cibnon basib a floria aro dat loro capo la gius ligia; conciossiacchi, incontanonio it v icorii spodi a S. Germano sui nardino di
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seco, cui ando la disciplina monastica o quolla dei cherili. Tonno una Sinodo Diocosana, in cui sui Ono con grande pro V-xi longa formati canoni per la risorma de'churiet, pur l'usseruigio d000roso dei culto divino. Non is lolle sonu nec hioso alla custodia dol patrimonio di S. Benedello; o dolio molio cosse dalui oporatu noli 'aminini Stragione ei Vile, non Voglio tralaseiure con si longio una lito cho su tra la Badia, ed ii Mare hoso di Poscara, nulla quale operis mullo la famosa Vili ,ria Colonna,
marchusana di Pescara, figlia di Fabrigio Cotonna, in glio dis ordinando d'Avalos, famoso capitano degit eseruili di Carlo V, ira lo donno italiano di quot iompo la bullissima di animo o di
Ludovido Xli dono ii coniado di Aquino ad uia Francoso diuomu Graii olla; it qualo s'impadroni dolia fori a dol Collo di
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glio. Scaudiust i Franc si dat pugno, Alsonso d'Avalos marchus 'di Poscara se ne impossesso, o su lo nuta dat suo figliuolo Fordinando, ii quale nul io2o, ossondo prossimo a mori re in Milano, senti certo rimorso di cose longa per lo in giusto poSSedimento dei Colle, o serisse alia sua Vistoria, ossore Sua montes osse subito restitutio ni Cassinusi. Questa piissima donna non obbo il lompo a saro in resti fugione, perocellii morio it marito,il re aggio dei Pes ara colla torra diri Collo passi, in polore di A lsonso d'Avalos Marchesu dol Vasto, di tui cu gino. Tui n-VOlta e percho non Voleva cho altri risenosse in roba de'monaci quasi pur usurpagione det Suo marito , o purchh quosli non HVOSSO a patii ne pona nulli altro mundo; voltu dei suo dare alia Badia uti compenso di uinquanta ducati annui, ud adope raro ogni maniora di timet porci h it Vasto restituissu quella terra. Lo tollere Cho questa donia a serisse alla principessa di Francavilla se ad altri per quoslo negOZio , Clio sono uneora Originali noli 'Archivio, sono bol monum dialo della pieta diquesta donna famosa, o dulla carita con cui amava ii suo morio Ferdinando. uentro Crisostomo si loneva pacifico at governo delia Badia, lalmento intris trono i destini italiani, Chlorano
per fornare i lagrimo voli tompi dogii Altila o dei Commundalori, quelli per te insaχiabili umbilioni e serodia dei principic ambastenti, questi pstr in cupidigia di uti vieoph. Ma i Cioli
te duratu miserio i peccati duit abali o dei monaci. Erano inquet tempo due grandi principi alle presu, Corto V imporadorue Francoseo I di Frandia, e per uri perpetuo Coi So di fortuna, veni vano in Italia ad usuruitare tu gulosiu di stato u gli sit 3gnia guerra sinita. Quo'sam0si capitani Anion di Lova sed Alsonsod'Avalos avovano conquis fato a Cesare lo stato di Milano logliendolo a Francia nul loqi, per cui tu ire d0'principi pilisuri OSe prorompeVano, o lo Stesso ro Francoseo voltu di personascondoro in Italia por in diriggare in guerra. Cario preponeVanil' esset cito di Lombardia, oss0ndo vocetiissimo. ii capitano
