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172bero, e chi era stato cagione di questo, restava dissatio . Μa tutio si vuoi direfussi per lo meglio, perche ne segui mag-gior bene, e con piu mio onore , come innangi sero menZione. Non parendo agit amici miei si dovem far novita , come hodetto, et Capitano s torno in die tro allestange, mostrando esser venulo per attracagione, e Lorengo se ny ando a venezia coi miel figli, e porton ne quello potεde' denari, e delle cose sottili E Signori
anni, e Averardo a Napoli per s. anni . Dipol a di q. feciono sonare a partamento , e vennero in PiaZZa quelli est' eranosiati cagione della novita con fanti , ave-Vano fatio venire di mori venti tre Citta-dini , e fu piccolo numero , e POCO PO polo vi si trovo , perche in vero ii sorte de' Cittadini n' erano mal contenti. Per Partamento dierono Balia a' Cit-tadini, come si costumava in tali casi , econfinarono me per anni IO. a PadoVa , LorenZo per anni s. a Venetia, Averardo per anni Io. a Napoli, oriando de' Medici per anni Io. in Ancona, e Giovanni d Andrea di Messer Alamanno, e Ber
nardo d' Alamanno de Medici a Rimini; e fecero Ia mia famiglia de' Medici
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Veri, perche Niccolo era Gon saloniere; eCcetto ancora i figliuoli d' Antonio di Giovenco de' Medici, perche Bernardet toera molto amato dat Capitano della Guerra, e per contem plagione dei Capitanomostrarono eccet tuare ii det to Averardo e fratelli; feciono piu ordini contro a noi, e inam me che io non potessi vendere possessioni, no denari di monte i e riten-
Sentendosi questo a Venetia, manda rono subito qui tre Ambasciatori , cloe Messer Luisi Storiando, Messer Tommaso Micheli, e . . . li quali
rei contro alla Signoria, e obbediret a quello mi fussi comandato e benche non facessono ottenere lassi libero, pure la venula loro giovo assai, perche c' era di quelli confortavano iussi morto , e ebbono promissione non mi serebbe fatio offensione nella persona. Per. smil modo
co da Μodena, suddito dei Marcheia a
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comandargit, che se io gli iussi messo nelle
mani, non ne facessi altro conto , chese sessi Messer Lionardo suo figli uolo; eche se ne fuggisse meco, e non dubitasse di danno, nὶ di nemuna altra cosa . Μiriten nero , siccome e deito, in sinoa' 3. di Ottobre per due cagioni, la pri ma perche potessero ottenere nella Balianeli' ordinare la terra a loro modo; Che quando non si riceva , minaccia vano chemi fareb bono morire, e per questa Paura gli amici, e i parenti, che si trovavanonella Balia, deliberavano quello era loro messo innangi . La seconda fit, che cre det tono , che per tenermi in prigione, eaver fatio io non mi potessi valere delmio , farci fallire ; it che non riusti loro , che non per questo perdessimo credito ;ma da molli Mercatanti forestieri, e Si. gnori, ci fu offerto, e mandato a Ueneώaia gran somma di denari. In fine ve-dendo non riusciva loro ii pensero di farci fallire, Bernardo Guadagni, offertogli dadue persone denari, cloe dat Capitano della Guerra fiorini scio. e datio Spedaia lingo di S. Μaria Nuova fiorini scio. i quali ebbe contanti, e Mariotio Balduinetii per megro di Baccio d' Antonio di Baccio fiorini 8oo. a di δ. d' Ottobre lano ite mi irassero di PalaZZo, e menom mi
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mi Hori delia Porta a S. Gallo: ebbinno poco animo , che se avessero voluto denari, l) a verebbono avuli diecimila , opiti, per ustir di pericolo . A di . di Ottobre ii di di S. Francesto arrivat a Cutigliano nella montagna di Pistola, e sui accompagnato da duedegit otio della Guardia, cloὶ Francosco Soderint, e Cristolano dei Chia-ro. Dagli uomini della montagna fui presentato di blada , e cera, come se sessi Ambascindore . A di s. mi partit, e venni a Fassano Terra dei Marchese di Fer- rara , e fui accompagnato da pili di ao. uomini della montagna. A di 6. arrivata Modana, e ii Governatore ch' era Messer Piero . . . . ven ne a me per parte
det Signore, mi visito , e presento , e lamat lina mi se dare compagnia , eguida . A di 7. arrivat at Bondeno , e l' altra mattina per acqua andat a Francolino ,1 et ii due gloriai per aspellare Antonio Uguccione de Contrari, che per parte deIMarchese mi fece molle offerte. Α di II. arrivat a Uenexta, dove mi ven ne in- contro molli Genti luomini nostri amici, instem e con Loreneto ; e fui riceviato ,
non come confinato, ma come Ambastiadore. La mattina sequente visitat lata,
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Operato per la. ima salute , ' mostrando riis conoscere Ia vitabda quella : sui rice vu-to con tanto onore e tanta carita , chenon si pol rebbe , dire , dolendosi deIli assanni mia , & offerendo la Signoria,
la Citta , l' entrata loro ,.per Ogni mio Contentamento , e la Casae da molli Genti luomini sui ivisitato , e presentato. Adi 13. mi part j per an dare a Padova , come m' era comandato, e in mia compagnia venne Messer Iacopo Donato , e m alloggio in una sua bella casa fornita di panni, e di te ita , e di cose da mangiare per Ogni gran. maestro; e stet te me-co per insino ri tornat a Uenezia, che su-rono circa a di 2O. A Padova ven ne a casa a me a visitarmi per parte della Signoria di Veneetia , offetendomi tutioquello potesse sare per loro ini mi a com- PlacenZia . Ho voluto fare; ricordo deli Onore che mi su fatio per non essere ingrato in farne ricordo, e ancora perchisu cosa da non credere , essendo cacciatodi casa , trouar tanto onore , perche si suo I perdere gli amici con la sortuna ; fareplicato a Lorengo P onore avevo rice-vulo , e per via de mercanti s e per un maZetieri de' Signori, che venne i meco in sinoa Padova , at quale in comandato nonne do vesse partare. .. o Di
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7 Dipol 'dei mese di Decembre chis dendo io di. :gragia a Signori di poterestare a. Padova, e a VeneZia, e per loterritorio della Signoria di Veneria, essendo de' Signori Bartolom meo de Ridol- si Gon saloni eri di Giustigia , fu deliberato, e ottenni di potere stare per il ter- Titorio Veneetiano , non m ' appressando a Firenge piu che 17O. miglia , e questo fecero ancora a complacie ngia della Signoria di Venezia , la quale per loro . Ambastiatore, che fu Messer Andrea Do- nato, ne richieiano la Citta , bene appic corono questa graria solio gran Pene , non si potessi piu rimito vermi, o far migragia di confini, come appare per la declaragione fatia.
At tempo di questi Signori fu con-
sinato Puccio, e Giovanni d' Antonio di Puceio, i. quali erano miei principali amici ; e di pol at tempo de Priori seguenti, cli' era Gonialon iere Mariotio Scambri linia , fit confinato Messer Agnoto Acciaioli, per certe novelle aveva scritio a Puccio e anoi; te quali in vero non erat Od' importanZa , ne da esserne cacciato . Ricordo che a di I. Settembre I ῖς.
entrarono de' Signori Gio. di Mico Cappone, Caea di Buonaccorso Pitti , Nic- colo dit Cecco Donati Go vernato re di
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Giustigia , Piero P Antonio di Piero Felis triano, Toto Martini per artesici, Simone
di Francesto Guiducci, e . . . . di
leni ; e come furono traiti tuiti l buo. ni Cittadini , presero vigore , e consoristo , parendo lasse tempo di u ite dat mal governo ave vano, it che prima aveis rebbono fatio, se avesiero avulo Signori. Che auessono voluto attendere perche in vero tutio it Popolo , e tuiti l buoni Cie-tadini, flava no mal contenti; e subito venisne a me a Venezia Antonio di Ser Tom. maso Masi, mandato sta piu Cittadini , perche venissimo verso Firenete, offerentado , quando sentissono summo presi , si
folleverebbono, e metterebbonei dentro; e cosi da molli parenti, e amici erava mocontinuo sollecitati . Parveci volere intendere ranimo de Signori con dire, non volevamo sare contro at volere della Signoria; e per queso mandam mo da Veneria a Firenete Antonio Martelli, perchε sentisse da' signori la loro in tenetione , da quali ebbe buona risposta che venissimo, e cosi per sente proprio ci avvisb per sua lettera; la quale avula ci partimmo da Venegia a 29. di Settembre Lorengo e io Cosimo , e Λverardo rimase a Venezia
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Lago. Stemmo in casa deis Magnifico Uguecione, it quale inseme eos Marchesea nostra richiesta . aveva ordinato granquantita di Fami nella montagna di M dena, e deI Frigano, e ancora 1 G. Ca- valli aveva a suo soldo, perchε venissonoson nol, eom' era prima ordinato; e a dix. d Ottobre essendo Ia mattina a udir Mesa, avemmo un Corrieri d Antonio Salutati con lettere, per te quali ci aoisiva; come sentendosi per la Terra l' animo de Signori, e presentendos la nostra venuta , i nostri nem iei avevano pressi rarmi a di 26. eio , Messer Rina Ido deluΛlbieti, Ridolso Perurti, e pili altri in numero di 6oo. persone: di pol la sera maneando loro l' animo, e essendo me22ano d' aecordo per parte det Papa , Mes ser Giovanni VitelIesehi aliora vescovo di Reeanati, e dipol Arei veseovo di Fiarenge, e mi Cardinale , it quale era molisto mio amico, si ridussono a S. Maria Novella dove abitava ii Papa ; e sen ten do che gli amici nostri erano provvisti , edi gente , e d armi , per tema di loro perAsone, Messier Rina Ido, e Ormanno suo figliuolo , e Ridolfo Peruari, si rimasero
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I8ocon loro si parta chi in qu , e chi in ah, e andaronsi a di sarmare. It perclicti Signori fecero venire dentro gran nume ro di fanterie, che solo , di Mugello, edet V Alpe, e di quello di Romagna, venn tia casa nostra, piu di fanti goOO. e cos secero venire la Compagnia di Niccoloda Tolentino; e a di 29. il di di S. Μijehele fecero partamento in su la pia Zeta,Eove su tutio it Popolo armato , che fanumero grandissimo e bene in punio, det tero Ia Balia a, . . Cittadini, ,ean nullarono quello avevano fatio I' anno
passato , e it primo partito e deliberarione che fecero, su che Cosimo e Loren-go lauero restituiti ne' primi onori , eannullato tutio quello lasse satio contradi loro , che non vi fu q. fave in contra-etio confortandoci per parte di tuiti a venire presto. E letta deita lettera subi-:to la mandammo a Venezia , dove se nae fece gran sessa , e noi andammo a visitare it Marchese, it quale di mostro mag-igior allegregeta di noi rinpraetiainmoto de
favori, che et aveva prestati, e a. dI Z. ci partim mo di Ferrara , e a 3. summo a Modana , dove summo ricevuti con .grand' onore in casa dei Marcheis, e ven neci incontro ii Governatore e it Po
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I Idl 4. venim mo . . e per la via iam pre ei fit satio Ie spese dat Marchese e per tutio trovammo senti , che eran, ordinati a venire con noi, i quali licen-'aiammo, perche non era di bi gno ; e as. Tenim mo a Cutigliano , e pol a Pistola , Q appunto in capo deli' anno in quel meiadesi modi , cloea s. d' Ottobre, e in quella medesima ora, rien trammo in m quello det Comune , e in quel medesimo luogo . Di questo ho satio 1icordo perche ci su det to da pili per ne devote , e brione,
quando summo cacciati, che non passereb-be P anno che saremmo restituiti, e tornerem mo a FirenZe . Per la via trovam. nio molli Cittadini, che ci Venivano in contro , e a Pistola tutio it Popolo fi Ω-ce alla porta per Pederet cosi armati, quando vi passammo, che non volemmo enim re dentro. Uenimino a gi 6. a desinareat nostro Iuogo a Careggi , dovem grangente ; i Signori ci mandarono a dire
non entrassimo dentro , se non ce lo fa- cevano intendere , e cosi secemo ; e tr montato it Solo mandaron o a dire che venissimo, o cosi ci movemmo eon gran compagnia, e perche tu ita la via , si stimava facessimo in sino a casa nostra , ,era plena d' uomini, e di donne , Loo
