Deliciae eruditorum seu Veterum anekdotōn opusculorum collectanea Io. Lamius collegit, illustravit, edidit 12

발행: 1742년

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182. xiere volgemmo lungo te mura , e ventiasmo dietro a.' Servi, e mi die tro a Saninta Reparata , e dat Palaeteto dei Podesta,e dat Palaetao detr esecutore en tram monet PalaetZo de Signori , senZa essere quasived uti da persona , perche tutio ii popolo era nella via larga , e da Casa nostraa aspeltarci, e per questa Lagione non uoltero i Signori en trassimo di di per nota sar maggior tumulto nella Terra. Da Signori summo ricevuti graZiosa mente , e ringraaia tigit con quelle parole si richied eva , volIero che inseme con pii altri Citta dini rimanesiimo in Palazincon te iuro, Signorie , e cosi secemo. Trovammo, prima che Hugneisimo, exa stato confinato Messer Rinaldo , diormanno suo figliuolo , Ridolia PeruEeti, e molli altri Cittadini; e la Terra erapacificata , benche continua mente in Piaseeta, e in P lagro uetano buon numero di fanti armati, per sicurta dei Palageto. λ

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ni, Ugolino Martelli, e Antonio di Ser Tommaso Masi. Questi Priori confina-rono molli Cittadini, e cosi poserono a sedere molle famiglie sospetie, e fecero molle cose in favore dello Stato; e a loro tempo spiro la Balla data a piu Citta-dini, e finirono ii Ruit tini, e rimasero Ie borse per s. anni in mano degli Accoppiatori, cloe te borse dei Priorato ;e potranno de' Priori e Gonialoniere di iustietia , quelle vorranno fare a loro pia-cimento. E det mese di Gennato prossimo fui it primo tratio delle borse deliosquietino per Gonsaloniere di Giustiria ,

g al mio tempo non si confino, ne si fece male a persona. Ma Francesto Gua-dagni, e seu altri , i quali trovai ne liemani des Capitano delia BaIla, di ave.

vano rassermo la Io operat in forma non morimno , ma surono con dennati in perpetua carcere , e cosi almio tempo seei levare certi fanti armati , che stavano alla porta dei PalaZZo ,ridurre it Palaeteto , e la pia2Za come λ- levanci stare innanti alla. novita , e feci Prolungare la lega con la Signoria di

Venetia per IO. anni.

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Dopo la morte di Niccolo .da UZZano , e dopo l' ultima Guerra di Lucca, eo mincia rono come intra vvlene nella quiete delia Repubblica ) e' maligni uomini generati nella Citta tra la parte di Cosimo, e di Messer Rinaldo delli Albigi , aribollire in modo , che net 33. essendo creato Bernardo Guadagni Gonia Ionieri con la sopradde ita Signoria , Meffer. Rinaldo eo me piu ardito , e capo delia parte Ugranesca , e inimicissimo a Cosimo, avendo levato da specchio ii Gonialonie-di ri con molle persuasioni pera essere eloquentα , dispo se Bernardo a ritenere Coissimo violentem ente, nche spesso mostra L. se essergit amico, e stato in questa parte, e in quella io voltava, che molli usassero dire , egii non saperebbe quello si vo- Iesse ; pur final mente , com 'e deito, avenis do non che persuaso, . ma quasi costretto Bernardo a ri tener per forta ' Cosimo vin PalaZZo , e ristretto nella bacteria, e dato

in custodia di Federigo Malaccolli da Siena , faceva Ogni opera di torgii la vita violente mente, e sea gli altri Mariotto

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lora i signori seeero o ni scirga di persuadere a Federigo dem lan beverone avia velenato a Cosmo, ma Federigo comeuomoda bene rispose , che gli uomini nobili non si conosce vano ne at nascere, naal morire, perche neti' uno tempo , neli 'altro non era dissereneta dasqueui , a gr ignobili, ma ne costumi: vivendo si manifestava P animo di clascuno, e cheper essere nobile non voleva usa rei costu mi ignobidi . Cosimo per paura dei veleno non voleva mangiare, allegando non avere appetito. Un altra volta fu tenta

to Federigo in quei giorni da due degliotio delia Balla, i nomi de' quali non

mi son noti , che Io pregarono fulse contento lasciarii entrare la nolle nella stan ga di Cosimo , dove Io vole vano strango lare, e cosi morio ge tiario nella Plagra,con mostrare si lasse calato dalle. finestre, e rotio la fune , a quali bardi tamen te negando rispo se , che non voleva .acconsenqtire a simile crudelia. Μa stato Cosimo: qualche giorno seneta mangiare , Malan

volta li domando , perche nono mangi snon dubitar di veleno, pensa che io serino Genti luomo e Ni pote di Messer. O . Iando ne mal acconsentiro:cbe sotio lacustodia mia sa osse so i mangia . sicura mente , he quello ordinerui par Loc, se

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xa comune a te. onde Cosimo laeriman do lo bacio, e dipol sicura mente mangio. E sea pochi di trovandosi a cena seco unamico dei Gonialoniere chlamato it Faringanaccio, Cosimo accennato Federigo mentro cenavano si partissi, rimasto io,il Farganaccio gli uso quelle pariae si ri-Chiedevano a persuaderio, disponersi ilGonsaloniere a salvargii la vita , e conpremio offerendo di riconoscere la salute sua da lui ; final mente lo persuase in m do, che ii Gonialonieri pressi da un certo Ser Μichele Notato di S. Maria Nuova li ducati scio. Onde Cosimo su confi- nato come pel ricordo suo si dice . Ha avanti che Cosimo comparisse , da uncerto Piero Ginori fu molio dissuaso , insino a dirit, tu ha1 il eapo duro , la tua

dureZZa ti torra la vita , e a noi sera causa d' ogni male ., Ma Cosimo confidato , o dati innocenZa sua, o menato dat fatio suo, volle comparire , e mettersia quel perteolo, che ogni savio debbefuggire, perche chi lo sostenne non sep-pe vincere ; imperoecha niuno degli ami. ei di Cosimo in quel tempo , benche ne

avesse molli, pili che non aveva la parte avversa, mostro, o conifatii, o conparole dolersi ma tacitamente soppor tando tanta iniquita , statae cheto elast

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no, si Ivo ehe un Piero di Francestodit Ser Ghino, perche seneta rispello rispo se a Ila tirannia degli inraneschi lodando molio i costumi di Cosimo, e quasi e . me insuriato per tutia, a Citta a ognu ino si doleva con potenti parole deli' esilio di Cosimo . Fu consi nato Averardo a Napoli, ma a ni uno non increbbe ; ma di Cosimo st, infiniti ne rincrebbe , per te: pietose , e virtuose sile opere verso i Citta- dini , e povere persones. Con dissicolt, do po la cacciata di Cosimo fit dato autoin, rita alia Signoria di leggere gli otio di Balia , estet te da Vespro insino alle 9. Ore si neta vincerta, pur sinat mente straccae. ced/. Segno evidente quanto poco pia-

cesse quel modo di Governo . Fra' qualieletio su Guido di Bese iΜagalotti, a Priore Rinliti, che furono quelli dux che voltero strangolar Cosimo . Ridusso no una volta ii numero delia Balia a minor numero dubitando di Osimo , o quando it Cavaliere di Messet Lodovim da Roneo porto a Cosimo it partito dehsuo confino i Cosmo quasi per paura si Venne merio, dubitando non portasse la

rendo, e mostrando esseroeontento d' ogni

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Ioro iudicio, e sopra tutio pregando aves- sono cura non fussi morio suora dalli sua inimiei. Onder ii Gonialoniere la sera alle tre ore Io meno a cena a casa sua, e pol lo fece accompagnare da due de-gli otio di Balia alla porta 'con . molli tanti, e per ii camino mentre andava ali' esilio su da molli Capi di Parte riscaldato a ritornare addietro offerendo Ogni favore per ripatriario ; ma lui rin graZiando elascuno con i savie parole', Condusse a confini. Dopo i quali Messer. Rinaldo conoscendo in quanto pericolosi trovava la parte , conforto 1' esalta-Σione de' Nobili ; e con molle ragioni si csforeto persuadere questa sua oppinione ; iana su rigorosamente ributiata da Mario ito Baldovinetii rano de' Signori aliora ,

e gli su posto silengio. Onde Messer Ri- Naido dolendosi della fortuna protest Hli part iani suoi, polche ili consigito

non m accellato , perpetuo esilio e ruina.

Dopo Ia caeciata di Cosmo in confinato Messer Agnoto Aeciaioli , ma prima

Preso e villanamente colIito per avere ritio una lettera molto amichevole a C

smo , e confinato a fare impresa di ri- tornare e tutio per essere satiosi pubblico inimico a Messer Rinaldo, e su net tempo che Manetici di Tuccio Scamprella.s tr o Gonialonieri, etc. Phis

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PHILIPPI GREDDITI

PETRUM MEDICEM

δε magnanimi sui Parentis t. i. a imitationcm

INgrati ac segnis animi erga te genito

remque tuum , Clarissime Petrei, me. . rito possem existimari: si illud i doctrinae, sive artis, quod in Bononiensigvmnasio, vestro maximo beneficio sum adsecutust ad memoriam, di quasi grati animi testimonium , i pignusque meae in familiam vestram observantiae non refundere . Siquidem ingenui pudoris est si teri semper per quos profeceris 2 Μihi vero

qualiscumque fortunarum aut honoris a ςessio hactenus in patria contigit, unige nitori tuo aceeptam refero. Quo sit, uepro animi corporisque .viribus quam me- . morem benefletorum . vestrorum. Erga m

vobis cupiam exhiberi. Imitatus priscos illos Romanos, qui pro re in beIIo. beneae seliciter. gesta spoliorum L primitias

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Marti, belloque parta navali Neptuno , messes Cereri, Mercurio insuper lucri portionem, dicabant . Ego vero quid potissimum muneris - magnitudini Hanimi tui conveniens possem afferre, diu ac multum mecum ipse cogitavi. Etenim bona fortunae scio nisi quantum suadeat ii manae vitae ratio, haud magni abs te fieri , veluti lubrica atque caduca . Animi vero bona , etsi permagni semper seceris, tamquam solidiora, ex iis tamen quidpiam elaboratum aliquid eX petendum erat ex alterius uberiori officina quam ex tenui Philippi tui tabernula. Malui tamen has meas lucubratiunculas quantNIascumquei rudes di ineptas tuo nomini dicare,quam omnino nihil ad te dare munexis , memor Parthorum instituti, quibus nefas erat eorum adire Principem absque

munere.

PROOEMIUM.

Soleo mecum saepius ipse addubitare ,

utrum nobis mortalibus magis co

ducat, ad recte vivendum bene institui ;an feliciter nasci. Utrumque qui adsequitur, qui rarus est, vere felix atque beatus dici potest. Sub siderum benignitate nasci, hae summi opificis Dei est .

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Recte vero prolem educare siram , ac b nis instituere moribus , nostrum est Quo fit, ut vocem illam magnanimi Regis Philippi Μacedonis miris ad caelum extollam laudibus. Qui ad Aristotelem scribens inquit: Filium mihi genitum ΑΙ xandrum scito , quod equidem Diis habeo gratiam non perinde quia natus est , quam pro eo, quod eum nasci contigit temporibus tuae vitae. Spero enim fore, ut educatus eruditusque abs te,dignus exs- stat, & nobis, di rerum istarum succecsiones

Quam optimum sit optima Paeque

que quum optimum si optima quam R. que sibi ad imitandum proponere: eo gitanti mihi , quem tu tibi potissimum

ad optime vitae cursiim indipiscendum deligere posses institutorem , nullus hactenus occurrit genitore tuojLaurentio sanctior . Etenim si diligenter ae omni ambitione remota , eius per omnem aetatem , domi, forisve gesta, inspicere voluerimus: nihil profecto ab eo dictum 6c factum ut bono ac optimo cive non dignum inveniemus. Vidimus aetate nostra peris ni tos Italiae Principes, ac primores vitam

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