Anecdota litteraria ex mss. codicibus eruta

발행: 1773년

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RE UERENDISSIMO PAD RE

D EDITORE DI QUESTI OPUS COLI.

IZ dono, che a mi factio di queste pocia Leuere

Italiane instrue net Tomo seciondo de nostri Aneddoti, ὰ un piccolo contrassegno dei molio , ebe vi debbo, e che vi debbo ben volentieri. Lacara amiciqia, di cui m' onorate, ed ii comodo, chegenerosamente ne' miei letterarii passate i m' aceo

date delia bella Biblioteca Imperiali confidata allamo ira dire Orione , sono i motivi di queso mio dolia ethyno debito. Capisio quanto poco vi doni, ma lacostituetione di questa Raccolla composta di sioli Opusi ii ἡ tale, che in esse agit amici non possiamo donare, ebe piccole eost. Eccovi preci mente it casio deli' antico proverbio , che i pic coli regali alimentarior amici zia , ed i grandi colla lor mole l' opprimo no . I pochi Autori di queste Lenere sono notissimi a Vol, ed a qualunque cadranno sotto gli occhi a quindi ἡ inutile it partamene a lungo. La prima,heneb8 sotto nome di Monsig. Giovanni Guidiccioni Tresidente di magna, dees attribuire ad Annibal Caro , che aliora gli fervia di Segretario. Ma sa

deli' uno , o deu' altro , sono amendue nomi cari alle M se, e cetri a tuiti not. re tre L itere d' Antonio' AIUini te troveretestecondo it solito plene di erudiaetione, e mancano nelia ccolla di Lucca. Matteo Bruno si

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desti quale viarete essere lui non meno amante delle belle Lettere, che delle Pandeue . In fine te due del arino, che da me copiate sivis originale devons , st non per astro, egeret grate , pere mitte vi quellamedesima fortunata mano, ebe sirisse tant alare belis , ed elaganti cos. una di queste stemnia ancora alia noria di si grand' vomo , perJe accenna ta sua

is basieria a Menaria, ed una Oragione da lui x citata is quella mugiuntura, edi cui non mi poeta' aver statim menetione. Ma per tornare H nnot Ne regalo , non lo crediate interamente pero θο- aliato dinteresse . 'N'i vin mo con rio impera vi se re pm a comunicaret te cost , che avete

sta' vostri mansritti, e che posseno abbellire la ιμ- tinuaetione di quesi' opera , la quale dalle molle via

ebe manchirmo di materiali opportuni , cte metice ne piovons da tune te parti, ma Mamiamo di ammis it placere di otteneme ancia da mi; glacebὰ i doni diventano pia cari per la mano det Donatore. Vale.

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3 si in

Di Annibale Caro a nome di Monsi. Gi vanni Guidiccioni Presidente di Romagna al Card Camertingo in Roma Q. ΟN mi e parso investime anc in i Rangoni, perche, Mon -Rmo , questa mi e riuscita una cosa degra di grandissima consideragione , emi parreine far contro c scienZa , se S. S. non la intendesse bene . Iodam loro ii possesso det Castello, Ogni volta, che essi non potranno di manco; ma fia cedita V. S. Rma, che tanto e l' odio , che portano a questi Signori , e tanta la ostinaetione, e la paura di tornare loro sotto , che impossibile cola e , che abbiano se non it loco rubnato , perche gli uomini sono risoluti di δε-handonar ii Castello, e vendino , e porta via quel , che potano , abbruciare , e minare ii resto , e tengono questa deliberaai

ne 0 Cavata dat Libro Llle piabiliae Riformanis delia Te di Sas inanopegnato lettera Α in sine.

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ne con tanta costanga, che mi is ricordare

dei Lici contra Bruto , e dei Saguntiat conte Annibale , e sono certo , che, si questa coli va innanZi, Sua Santita fa ma

nifesta perdita di questo Castello , ii quale

per tuiti i rispelli e bene , che lo manten-ga , e che stia solio a questo governo, tanto pili , che per redimersi offeriscono disborsare socio. seudi, cosa, che mi pare impossibile a un Castelletto , come quello. E quando con tanto servore desiderano ilgoverno Ecclesiastico , e con la morte, econ Ogni generagione di calamita non sipossono indurre a servire ad altri, mi par , che si debbano raccorre, ed aver loro compassione, c non ruinare, e mandare a dispe sone un popolo , per dario a chi a ognimodo non to puo tenere , ed a Signori, at quali non sono mai per servire . Abetto , che U. S. Rma mi dia avulso della mente di S. Beatitudine sopra questo, ed a V. S. Rinaum timente mi raccomando . Di Forti alli xx. di Febraro ΜDXL.

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Molto magnifico Signor mio .

AVendonii risoluto di stare in Sicilia

i tuita questa estate per molle necessarie cause , E serra , che scriva a V. S. alcinne cose, che piu volentieri riseriarei allavista vostra ; ma in questo meZZo desidero, che per lettere ragioniam un poco insieme delle Medaglie, ut saepe . In una di a gento di quattro dram me in circa, e unED cole nudo con una clava nella destra , conia quale alta percuote, e con la sinistra lienem toro per ii corno destro, con certe te tere fuggite . Ha di rovescio un' altro Erco ἰle nudo sacrificante , Ovvero turificante, perche colla destra vvota una patera sopraun' altare, ii quale altare e circondato da un serpe. Colla sinistra Ercole tienci la clava, appOggiata in terra, edietro lui h una grue, Ovvero altro uccello. Le lettere sono suaste, i

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ma simili a queste ΗΥΦΙΑΣ . Desidero sapere, se V. S. ha viis altra simile , e conquali lettere, ed interpretagione. Ho in bronzo vn' stra Medaglia, desta quale penso

aver trovato una bella interpretaZione, ben-che esti non e bella , ma brutta, e mal co servata . Da un canto e la testa di una domna pili onesta , che bella . Dali' altro canto Portano due giovani due persone seria gliomeri. Io credo, che sia moneta di Catania , e la testa delia Pieta , e Ii due giovani melli due fratelli, che portarono suoi pDdre , e madre suora desis terra in uiuincendio ; de' quali is mengione Pausania lib.X., e Virgilio, ovvero altro autore netl'Aetna alia fine: Namque optima proles A bion , fraterque pari sub munere fortes Oc. Cr do , nelli nomi fosse varieta fra gli Storici. V. S. mi fara gragia di chiarirsi e con M daglie, et con Libri, se seno suot di strata, vero in esia. Fra te indaghe dei Sirac sani, ho alcum con una aesta, come di Gi W, - molio piu bella , che te ordinarie,

i . - con

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con queste lettere ΖΕΥΣ . ΕΛΕΥΘΕPIΟΣ .c 'altra parte e un sulmine . Pedio , ches ritrova in Aristotele lib. v. Politicorum , che morio Gerone li Siracusini secero una statua d' oro a questo Giove, per esserglitolia la servitu dedi delatori des tiranno. si interpreto un' altra con queste letterenella testa ΔΙΟΣ. ΕΛΕΥΘEPIOT ,edietro un' Aquila con un fulmine ΣIPAΚΟΣΙΩΝ - Ed ua' altra colla testa di Diana ΣΩTEIPA, e con un fulmine di r escio, volendo dire, che Diana, e Giove si aveste liberati; e che Diana sese Nume tutelare de' Siracus

ni . Credo , che lo dica Diodoro Siculo libro vi.,dove dice delli pesti delia Entana di Aretusa sacri a Diana , e deli' Isola Ort, gia , la quale era una parte delia Citta di iracula appreta Cicerone, Virgilio, Livio ,ed altri. Questi pesti credo , che siano queli' illas , che si vedono nella bella Medaglie Siracusane di argento attorny di una testa di donna colla quadriga a rogescio . Silio Italico libatav. v. 3 3. Hic Are bus i Z a suum

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suum piscoso fonte receptat Alpheon sacraei portantem signa coronae. E perche ho una Medaglia , e torie piu per pariar piu a gustodi V. S. dove e una testa di una bella do na coronata di seglie di canna, con un toro di rovescio con due pelci ΣΥΡΑΚΟΣ 1ΩN ,aυendo letto, che li fiumi si facevano co- me tori nella favola di Acheloo , ed Ercole , ed altrove , sono in pensiero , che siala testa di Aretusa, ed ii toro, Alfeo pikoso. Non voglio tacere un' altra fantasia di attre Medaglie pur Siracusane con unPegasodi r vestio, te quali in argento, e rame si trovano molle in Roma, e qua, ed io seguendo Giulio Polluce , quelle , che non a vano lettere,l' interpretava Medaglie di Corinto . oravedo , che Bello sente , ed altri Corinti vennem con Archia, e fondarono Siracula , eometrovo stritto da uno Storico moderno,il quale cita Tucidide libro vi. , Strabone lib. um. , Dionis. Alicar. libro L, e l' i terprete di oerito, ma non dice dove 'V. S. mi laccia gratia di vederio, dove paria is Teocris

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Τeocrito di Bellorosente . Questo Archiais dicono, che Asse delli descendenti di Alceo figli uolo di Ercole; e per questo penso, chein alcune Medaglie di Siracula si trova una testa di un giovane con l' exuvie d' Ercole, la quat testa io credeva , che fosse di Aleusandro . Non so , se ho ragionato a gustodi U. S., pure auro dato occasione, chemi risponda , e che mi faccia, s ere , se ilSig. Annibale Caro si trova in Roma , alquale dia li miei saluti strettitana mente, e prosit Ι' affinita con Sua Santita , e Camerino . Addio . Da Palermo alli 3. di

Giugno dei Μ. D. LX. Di V. S. A. A. .

L ET TER A III.

Dei medesimo ad Onoris Paxivinio μ) . Reverendo Padre singolarissimo. I A vostra delii 1 o .di Decembre mi trovassior di Lerida nella Visita, dove non hoi Medaglie , ne Libri per satisfar at desiderio

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