Francisci Rossi iurisconsulti florentini Monumenta posthuma latina et italica

발행: 1781년

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LATINA ET ITA Lio

Pasian Mercurio, e la dove fianimemia La pia benigna, e mansueta ssera prodano is nave ali' aurea reggia Della Dea es Amarunta . e di Citera r

Alr appari r dellai mii donna alterae Venere s', arresto per me avigila

. Che verace bella non lega i cuori Tra i laccioli coperti in grembo as fiori.

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XXXII.

Vaream Ii monte in un aperto plano Sorge una rocca , ove ristretto freme ,

Ptigioni ero d' Amor, I' orgosio umano, La loriea , lo seudo, e l' asta geme ito un gran sata , e alia siniura minoMitre , e Tiare , i ahi realignato semel Giacean disperse , e Honorato , e inflanto Soria Ia abbia un regio Metuo, e it malo. XXXIII. I sospie lievi, i baei, e te carerete Gli accorti furti , it tacito sorrisb.

' aprono in terra spessis it Paradisb.

Liete paure , e timide allegrarae .

Stansi raccolit in un solis drappello Deir amplo Prato entro un ameno Ostello . XXXIV. Pindon dat rami di un frondose alloro Zampogne, e flauti, e I' apollinea lira E con I' eburnea cetra, e ii plettro C orora possente armonia quivi s' aggira rStringe ii socco, e ii coturno , ed ii canoro Carme sciogliendo i dolei sensi i spira , Volan per l' eua te musiche note, me es placeri es amor, sin esca, e cote .

XXXV. Le larve degit Amanti errano in fostra Ciar immagin dei ben ta pia persetta,

Varia h la forma, e varia san lor mestra ueste macte detr alma sempliceita. Per loro ii singo s' imbianca , e s' inostra E mes oggetto deforme s' imbelleria. V' h il signo che per I' Ombre i vanni stote, E eon salse lusinglie it cor Perquote .

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LATLNA ET ITALICAXXXV .

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e M iitro viva ilamma arde, e ris letide. Ο qiis tramio ehe lauido scintilla, Per P ampla luce che so vibra e accende; Cosl la Donna mella Dea stavilla, tE r una ali' ultra it lume toglie, e runde . Uenere quindi a se dati' alto appellam Taumante la figlia Iride bella .

XXXXIII

E le comanda, che te fimbrie sparte : '. Det suo celeste vel 'sti, e recida . . E Hove piuila luce it Sol coli arte. - - rilaeente lembo ella dividar

L' Iride ii 'manto suo squarcia, e disparte In langa ρriseia, ed agit fres l' assidi Sparse de guanete di vermiglie rose r Allor la Donna, e Venere ii as se

i in

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XLVIII.

La gelosia gli prepara una gabbi AE con te spine gli punge ii sedere, Di poeti ea bava.egli ha te labbia

Sparse , e versa perdio come un paniere; Tal Poli ino sevra it Mar solea Alcide rampognar per Galatea.

Alsin si vene per te mostre intorno Serpe Miar quot Meandro ii bel ricamo, Qui si stringe la vite at pioppo attorno E r eura ossire ait' Acanto it torto ramo; a te Ninse agit auget rea it faggio, e l'orno Tendon te reti , e at muto armento Ι' amo Del drappo augusto i invalieri in giro La bella inclita Donna ne vestiro. LI. Tosto che si bel Drappo a cader venne Sulle sue membra, e tutia la reci e . Divento un superbissimo Andrienne, Che alle braccia, ed al im di iei s' avvisse. Si dilato alla man, stretto si tenne Suvra la vita, e al busto se te avvinse, E intorno at fianco, e at piε formando un vano Scese ondeggiando a spolverare it plano. Poscia

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LATI, ET ITAL Icti

LII. Postia ron lieta fronte, e allegro eiglio. Cantando inni di lode a Citerea Asce ro it bellissimo nariglio, Che it sotietto di piriata in gia spinaca , E in un)-nientis at Terragrin di pigito Deltero, e mentre Ogni an quivi scendeabour' essi uia st sol d' Amori a gri lar venne Viva la bellia Donna, e ii suo Andrienne.

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94R MN A

CANTO E ROICOMICO

ANτο fa Cressa, e ii vel seri co , e nero Che delia bella Annina it crine adorna, Degna d' ornar l' orie Atal senti ero fisura ogni astro maggior che ii Sole aggi orna, Ed ii Guerrier . che tari bondo, e altero Delle nutre fiacco l' iri a te corna , E dallo stuot villan la Cresia tot se Indi umile adorolla, e it voto sciolse. II. agris mio . cui Felis stesb aeeol I primi eri vagiti, e Urania thesia Lo si linguagnoi di sua mano sciolseonil' . a i ta lingua tanto dotiores iis ; uesti. et ei Carni, che dat scit mi tot Angeletia che ho neli' alma impressi, ,s iuvidia invola at dente, od ait' artigi OCon lieta fronte, e con allegro ciglio.

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Tra uia Caralel di latre e di cinabro; E la pasta dei cutir .v ole che sta

Pol se a meite in petio, e Vola ' .a a

Ne insuperbi, tanta nadria nel Petto Gloria deli' immortale opera illustre. Che nd sorbito acciar, nd avorio ischietis,Nh lucent: or fia che risplenda, o lustre. .

. me brilla lo spiriodi costes, Che sermonia es amor tuiti i trosei, Specchiau

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Decchia si amore, e s vagheggia in let,

E intanto chiam a Psiche sua gradita, E le dice; una Cresia far tu dei me di serico vel sia tuitia ordita, Che cairi ben la testa, e stringa i hei Capelli , e faceta in sulla sei lite uscita .

E sal la punia torrcggiar che lassi Alti segni di giola ovunque passi. 'IX.

Alior la Dea volgendo addietro i passi

Neli' ossicina femininile a volo Tutia lieta, e ridente a poser vassi,

O.' ha di Nin se operatrici uia stu Olo, Or te sorbi et, or l' ago adopra, e i bassi Veli pi ego sulla testiera a scolo, Ed in brev' ora it gran lavor compose 'Pol correndo ad amor dictio, e si ascose.

Ammira amor te belle . c luminose Fila che forman l' eisgiam c resta, E qua tu vi scuopri, quanto vi a scose La Di fregiando or quella parte, or questa iE r ecl. aceo ramo in cui dispote Nobit ricanio, che perentro ha int4sta La lepre, it cervo, e gni animal vagante, La valle, it rivo, it fior, l'erbe, e te piante. XI.

Quindi ii serico vel sopra te sante

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