Francisci Rossi iurisconsulti florentini Monumenta posthuma latina et italica

발행: 1781년

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sa troverebbe da contarne ben piccolo numero in comparaZione delle attre notii , o degit altrigiorni amari , e turbolenti .

Se cosi dunque E la morte , io dico, che ella d guadagno ; pol cla tutio it tempo susiegucinte parche cosi non ita nulla di pisi, che una sola tal

Ma se pol ii morire . come un viaggia re diqui in un altro tuom , e se son vere te cosse checi vengono dette , che in Mel medesimo tu mo sano tuiti i gia morti ; quat bene vi puo citcre o iudici maggiore di questo Θ ImperOcclid sv alcu-no arrivando nel paeis dei nacrii δ liberato daquesti che qua pretendono di ess)r Giudici, trovera i veramente Giudici, che quivi si dice cho am ministrino la giustigia Minos , e Radamanto , edEaco, e Trittolemo, e gli altri che tra i Semidei furono i pia giusti nella lor vita ; vi par sorte choquesto viaggio sta per est er poco vantaggios Op E

mcnte sarehbe quivi maravi glioso stare ; potendosi incontrare Palamede, ed Aiace sigilo di Telamone, o te altri vi . de gli antichi , che rim in giusto via-digio si a morio. Aon mi sera discaro per quanto io penso it paragonare te in te con te loro suciature, e cio este Iἀu knporta i I pauir quivi ii tempo 1 minando , e indagando , eome io se con questi di qui, chi di loro h sapiente , e chi non to es

tcrrogare colui, che coiaduste contro a Troia quella numerosa armata , o Ulisse , o bisiis , o altri insi-

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niti che dir si vogliano o uomini, o donne , ii ra-gionar co' quali in quel luogo , e l' a scollargit, e Γ interrogargii sarebbe aflatio inurrivabile felicita . Almeno per queste cose quei di ta non mi conda ne ranno alla morte ; Imperocch δ si per attre ragi

ni sono piu selici quei di la di questi di qua , est ancora perclid ei sono per tutio it resto deltempo immortali i

Come molli per mezzo di una simulata paetria Hercitano quella audacia, clis λ necessaria per far Fortuna ,

m L PUDORE, e la verecondia sono due mereti per si conseri a re onestamente la sua est ima Zione , eper vivere secondo te Leggi umane , e divine. Maconviene OPervare , che coloro i quali vogitono sergran progressi , per renderit audaci simulano lapatria ; ad est et to che it loro ardi re ven gascusato con la taccia della strava ganga ; fossi ono volentieri questa opinione purchh gli ita permesbdi fare quel che loro place , seneta la vera laccia

Socrate ave va tuom in e hi non conosceva Olire la moriste una pena , o felicita . o premio delic agioni morali. Per no i h pili consolanteia morte se la nostra vital stata virtuosa, ed . solo tertibile per e hi ε stato

scellerato , e non ha espia to in vita i suoi delitti . Il bene, ε il male se non ha premiis, O pena nella vita , deve in conse guen Zadelli attributi deli' Autore

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CAPITOLO V. E TN υobio prudente non deve mal suggire il

giudieio popolare nelle cose particolari circa Ia distribuatone dei gradi , e delle dignita ; l ercii hin questo ii Popolo nun s 'ingantia , e se s' inganna qualche volta fia molio piis raro di quello che' inganneranno i i Ochi Vomini che far doves id rotali distribu fioni ; per questo si dice vox Populi vox Dei ; solamente ii Polvito erra laeti' klee g ncrali , e in questo ii suo gludi 1io non si dee segui lare . Erro it POIvilo quando volle comandare in Roma eguai mente che L Nobilia . Ma dopo che glita accordato di eleg gere it Tribuno della Plebe . Venendo alla Idelia delia per ita non erro . perchh

tit Diee tin celebre vostri di segni , dar preta

Autore, che bisogna con alii emuli, ed invidiosi.qualche diserto simulato. perchh seno vascurati l . vero, che non offenda i veri disetti.

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iconobbe non esserui tra i plebei persona capaeedi governare ; Onde to scelse deli' ordine patrietio, come osi erva il nostro Segretario Florentino. Cosi in generale it Popolo desidera mutagione di Lemi ;ma quando si viene at particolari conosce benissimoi disetti deli' esecuetione . Cosi h vero che anco γμε gli Vomini s' ingannino nei generali , nes par ricolari non s' ingannano

me rarisme voste sanno si Gmini essere

I. L sECRETARio Florentino, di cui h questa massima. Ia prova con l' esempio di Giov. Paolo Baglioni Ti-ranno di Perugia, it quale essendo uomo facinorosio, incestuoso , e pubblico parricida , avendo nelle sue fibrae Papa Giulio II. che temerari amente lo spoglio det suo dominio, non ebbe tanto coraggio di uccidere it Papa , ed i Cardinati, e si lascio debellare. Ed in vero tutio it glorno si vedono uomini cani vi fare delle azioni onorate, e ali' incontro uominionorati fare delle a Zioni cattive ; perchh gli uomini alte volte atterriti, o stanchi dei mal fare, vo rebbero ri tornare alia repudietione d' uomini da b

ne; e quelli che si sono proposti it principio del

ne Operate . deViano , e degenerano da questo principio , parendo loro di Imter col proprio credito gia acquistato occultare , e celare la cattiva aettono i si siccome niano opera uniformemente alprincipi . ma dependentemente dalle circostange,

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dissimili nelle loro isteste operagioni ; chi da uia si te spinto, e chi dati', altris , che varia a propo et ione delle circo stange dalle quali si trova di tem-

po in tempo circondato .

uti soNNo, e la spera naa sono due doni d' Iddio I. per mitigare te miserie delia vita umana . L'abuso di questi dae doni conduce a funeste cons

guenete. E siccanae it dormir parcamente ristora, eil foverchiamente dormire corrompe , e guasta lamacchina . COεὶ IO sperare moderatamento , e senZant taceo puo lusingi re to spirito , e ali' incontrol' abbandonarii total mente alia speranZa lo deprime, o rende l'animo inerte, e stupido; e final mente conr infaulto evento si rendo l' uomo duichilato , edξstruito. Pero bis Ogna operare, Come se nulla d vesse dipendere da fortuna , tria solo ualla nostrai1idustria, e fatica ; sacendo it conto che dalle n stre operaZioni, sudori , e sati che doviamo cons guire it premio ; Che se alle voltu ci solletica lasperiura di qualch e fortunato accidente, non ci d vianio abbandonare a questa lusinga e ma sacrificati tuiti i penseri suli' altare della speranga , semitia-mo a operare , e faticare net nostro esse relato, cheil certo prevalera sem pre ait' incerto , o mai ci:roveremo delusi , e ingannati assatio.

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- 3. . .

st Esriis, A povERTA , e) la sublime ricchegeta I son sottoposte a durissi ine conditioni. Il simile δ deli' Infima Plebe k e delia primaria Nobilia. Neli' infimo stato si trova la penuria delle cose familiari se Ia mane anga dei comodi delia vita , lostento . ii dispregeo, o la turpe miseria. Nello ita. to supremo della condirione vi δ i' OZlix. l' accidia . l' ignoranta , l' ambietione , l' invidia, i I vigio , e ii quotidiano iussi, che im verisce la casa. Ma nello stato di meam vi h la dot trina , e laseieneta di qualche onesta professione, l' occupagi in ne di tutio i, gi Orno . la sollecita cura delle cos familiari . il lassiciente iacto per man tenerit, e lauecessita di condurre la vita savia , e onorata PeI non vinare se stella . Dat che Ogniun vede quanto fiada preferi r si questo stato di meaeto agit altri due. 4 4 vero che la ricchezeta ancorchε grande renda,' uomo felice ; perchε non E possibile che da questa causa ne derivino se non est et ii d'ogio, di vi

leneta , di capriccio . e mai di temperanga . d' -- cupa Eione , di moderaZione es spirito , che sono inaugeti che rendono giustamente l' animo tranquillo, neI che consiste la vera felicit . . Un Uomo cheabbia la mente illuminata , e savia, it corpo ancora salio , e che abbia sussiciente entrata , o lucroche gli apporti te cosse nec est arie h it pisi felice ditulli gli altri ; si dira sors e che tutio questo si pab

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trovare mi Grandi, e nei Plebei . Non dico che nonsa possibile, ma E ben molio difficile ad accadere. come l' est,erieneta dimostra. Potchd la mente iam, e illuminata non h in quelli che non studiano . come sono i Nobili, e i Plebei. E la nostra mentate ε come la terra, la quale non collivata continua- mente produce triboli, e spine. It corpo sano non

xendono infermo coli' intemperatara dei cibo , edella bevanda , e con la debaache. i Plebei conia penuria delle cose necessirie per sostentarsi , eeon la crudel salica dei corpo , onde nascono imali dei penosi mestieri. Final mente ii tanto chebasti non h , nis si trova in alcuno dei due ;mentre i primi non hamo mai astagnamenti fuit cienti a satiare te nobili loro voglie ; i secondi non trovano mai sufficiente pascolo at loro estremihi signi . E se queste cose si possono factimente conseguire , sembra che agool mente nello statodi meeteto si conseguli cano,

cie I' educaetisne gregaria, e comune δ migliore . di quella helia , e domestica.

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gia re con chi studia, per vincere net premio della

locle. Comineta ancor di bucin ora a pretulere mametudo , e un sistema di vira , con fare a vitelis date ore i suci scolastici lavori , a quelle alti e oreat pretentarii alia se uola a certe altre a ripos arsi se i': ulcir di cata due volte it gloriaO IO ren de av-vearo a prellarii iaci linente alla latica . Quesie ., e

senili cole te quali in uia gio vine di baon indole

pro lur de uno maravi glioli esset ii , non si polio iis ottenere nen' educazione domestica , nella quale Epid facile it riuscir negliitiosi , ed essere da lix ser- ivit si adulati , e inus perti dei vivere, senZa in collatrare quogi 'inge i dei condisce; li, i quali ritve gliano la niente est' onesta emalagioiae Non dicoche te seuole pubbliche portino tanto at saxato cucogntaioni , quanta ne puo arre caru i' crini caelos domestica; ma io gia sola persuaso che qaelio non init Orti molio ; avvongathb quando l' ingegno, dei, sanci ulli non . matum abbastaneta , e. non hani oesi acquislata la foreta di combinare, e di asbciare tu idee , rictio quello che niostrano di sipere E usi. Ombra vava talali. diranno turto quello clie glisara fatio dire . e se vorranno sapere da grandi quello che si cretleva che ibi eli ero da piceoli, sir, di necessit. . che ricomiticino da capo i loro studi, aliora quando avranno la sorga della combinaetione, per Eslere se veriti. tui te coimHe.tra loro, e ilfarne uso opportuno non h da perlone imbeς illi. e tenere, ma da ingegni maturi. e perseiti. I grana'

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g ' INviurA nasce da tin bene che l' invidiosios corge in uia altro, di cui Vede privo sessossis ; It compatimento nasce da un male , cher uomo conosce, che uri altro soGe. Or sicconieis seri pre mugito possedere ii bene, che fiffrire il male; . cost h chiaro che d meglio ossere invidiatiche compatiti. Nd i inporta che l' invidia sta rit,e-gliata da un odio contro di noi ; la compastione datin amore che altri ha per not. Perclid siccoine la cagion di quos ' odio viene come si h detto chaun bene che noi godiamo, e la cagione di quest' amore iras ce da una disgrazia che ci conviciae sos spire; sempre . vero che torna molto meglio iltrouarsi in una felicita , che l' effer duti in uua miseria . Se vi foste maniera, che nesta civit socie- ta noti vi sosse elii si prendesth pensero dei filii l' altri, imirehb' essere che fi poteste desideraredi non eslere invidiati . Ma polchd E impossibile che samo lasciati stare, e che non vi satio mollicite Voglico cratrare ne i satia nostri ; cosi h dinecessita ii desiderar pili tosto P invidia , chei u

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mettes in un partito , e attaccas a quelis , me unico mea per giungere es nostro fine.

δε ιι tulte te sile intra prese 1 sccome egli h indifferente con gli altri, cosi gli altri sono indis- ferenti per lui ,1ah vi h chi lo protegga , o loaluti nolle sile intra prese. Ali' incontro quello chesi met te in uia Irartito di per ne potenti, e cUr teggiando i capi di quel partito , e face nilogii certe, e aduland gli, viene ad ac qui starsi te loro amici Zie, e servendo tuiti gli altri. collegati, s' acquisia ilmerito della proteaione delia lega ; questo sar, shm-Pre maravi gliosa mente Protetto, e portato avanti

negli onciri Me nelle cariche ; perchδ δ intereste diquet partito it somentare la se teneta degli alleati ;E ben vero Pero che quantulaque questo sa l' unico megeto di andare avanti per gli ambi Ziosi, come r es perieneta pia volte ha dimos rato, non di-meno si dee avvertire, che se ii partito trionis sigiunge secti mente allo scopo desiderato; ma se ait 'ineontro ii partim rovina si h irrimediabiimendi perduti ; mentre sic come ii nostro bene, o ii nostro male non dipende dat te nostre sorχe, ma dat te al-trui; cosi h inevitabile l' esser sollevati o depressi in proporetione delia forZa, o delia debolegra dei nostro se stegno. Del resso, mosb sem pre a uscitaquesto peri colo, it mezeto piu grande per sollevarsi h quello di elatrare in uia partito. Ge

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