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XII. E quelli, eome strat che si cliscoechi Felidoni, a volo l' ampla via dei venti iE quando al bel Mugnon volgono gli occhi Si libran sulla sponda , e riverenti. Curvano it dorio, e baciante i ginocchi ; i si celano a let, che a passi letiti Sul molle sen dulla selice terra Tra te frescit' erbe, e i fior s' aggira & erra. XIII.
La fama allor che mal non chlude, e serra Le cento bocche ingranditrici, e i cento Occhi , la tromba ui repente asterra, E gli da stat , , e t arge in uia momento Dei bel Sisis Inario Ceecbio entro la terra ;. Clio una don etia che ha qui tralia ii vento
Non hasb , e inonorato intorno at crini, . Ma che di mitra in guisse alto si siUrge: I venti sono arronc igitati , e chini, Iuti it torrion det cccurgolo si scorge Ass i lonian ; tal per . pili ore in mare Vedi it Fanal, nd ancora it Porto appare.
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XVI. Costor qui granti la bellarae rare Contemplari fisi . et quelli scorci sanno ..ine d devoto sincivi suta figurare In quei Pastor esie a Bette arae vanno. Postia preudotiis in meam . altri a sellare . .
Cia reo flagello a re Hac is danaa; E il semotam ceu lo con Rarre Moti che dan mille ferite ali arte. XIX. Volar si vede in quina . e in P a Ur Il ereseon spesvexante , e ira stella . la taceata . et in p Mar la marina con quia tanti inciunt, s' Le starpe a sutis stoli come an marte Barae Dolun ae essi, e cremar D i cammini. ε ν ta salta in alio, e quia plaga piis basib. Chi glaavolis, e tutis is is stacasio. l
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U Annina etin meeteto a lor si prende spata
Di quella danta, e la Bave mano Dona ora a questo , ora a quel babbuaso e la sanno saltar come un Volam,
Crescere a, monito tam bella Sdegno . e dolor no sinate, e l' opportuna
Gli abbi in squarciato it caldo petis,e i panni XXII. A tu, ehe in dolae oblis gli nniun, Issamii Sopiti mei da ro Cupido it vo O,
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parso di potve , o di viril filii CrePei geometrici campi urto ii destriero; E d' onde nasce it Sol sin Ove muore Tutte spio r alte cagion dei vero λ. Sa d' ogni eth le leςgi , ed i costumi, E dolei sparge S eloquc neta i fiumi . . XXV. Per l' intricate spine , e per i dumi Delia vindice Astrea it pid non stanco
Mucive, e librando i detri , ed i coitumi Sotira gge a morte it reo pallido, e blanco ; Paule it pubblico dritto at regii numiSul volto a prir , COn cuore ardito. e franco E at filo pos ente dir crollas , e trema Sut criti dei Pretice ii barbaro diadema . XVI. Costui che in se par che russea , e frema S' auat anta ii dottorat paludamento Strino la verga immortale , e suprema , Ε di pι iecia barba adorna it mento . Vanno at stio fianco la fugace tema,
La strage , e l' onta , e it pallido spavento ;E quat silvestre setolosa porco Vola per via di fango intritis , e sporco. XXVII. Suli' aia giunge , e vede ur, orrid' orco o
, Alla Donetella la Cresta rapiva r. si grusolando baci come uia porco Sopra it hel vel , tra l' uno tu lo ghermiva Ιl magnanimo Mago in sero viso Risaige in megeto e a ogniun' giunge improoiso .
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D' in torno a quello a talia si ii segnato, Di duplice colore agile stuolo, E Ia solla dei pid confusi , e mista Dei spetiatori occultato alla vista . XXX.
Bacone allor con saecla orrend3,. trista .. t Crid i . . o canulia it mi O tanno trallente, Io . vi sero sentir , se alla mia v ita . Non. rende te la Donna alma , o Lidente. Io squarcero la nube orrida , e trista. Clie imprigiona ii MI Sol netl' riente . Volca piu , dir ; ma ι' empla turba , e sella Gli ride sui mostaccio , u lo cor Ila. XXXI.
Rode la rabbia lat mago te budelia , , , ionda alta it braccio, e la possente. προγInllitica hil mente urta . e flagella Su i curvi sanctii , e te quadrate terga. Mentre te mitre a due mani martella, Fh ancor- dat i. santo ossicio. e pio si atterga Vede , pli gran maravi glie inusitate i :
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Ogni an per terra te membra ha spiegate Impiceolisee, e l' antic' uomo perde ;Le mani, e i pth si fan branche uucinate, Non si trassorma it collo , ma si perde r' Isblenian le schiene punieggiate Di nero, e blanco, e tra quel meeteto h un verta ἔ vengon rane , e la riuareiata hoccati largo capo, e ii capo it tergo imbroeea. XXXIII. Bianea h la pancia, e velenoso se ea Sprinis che turba mni chiarissima onda a
In testa delia mitra hanno una cocca Occhium, orlata, veriloggiante, e tonda. La voce ingiariosa a spinte fi camila ventrata eavemosa immonda ;E graciliando in ranco suono , e stram Saltis dati' aia , e vanno in un Pantano.
XXXIV. Sparetata l' ais , E ripulito is plano Tosto Baeon ta bella Creta prende ,
L' ad: in in torno at hei voleto prano . . E gri ... ai Numi uni ilamente rende , La verga allor ; miraeot movo, e strano Fugga dat mago, e in aere arde , e s' accende, E in cerchio avvolta vibra x mille a mille
Sulla Cresta immortal lumpi, e schitille.XXXV. Deir aurea lueo is propinque ville
Rifulseae tutis, e i tapetrati amori Battean per l' alto te canore squille, si versaeuan Mil' alto a, nembi i fiori Nerea ,. Cidippe, in Aretusa, e mille Ninso dat cavi Gilii ustilaon suori, Di plani abitatrici, e di colline, Clii ha Ι'arco at tergo. e chi ghirlande a. erine. La
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Clutulendo u labro inarcher, lis ci glia . Vedesi
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Spesio la Ninis ualle membra belle e Che men grati di questi han lor hi sit I giardin, deli ' Esperidi famosi. . - 1XLII Sennon chl la lor pace, e i lor rilmsi Τut b,r s velle uia servido Avvocato, Che let fragil Pontorino, e degli algosi Fiast. sa strage , e gia di vin bagnato Ondeggiar se quel desco , e gli odorosi , Fram menti versa in quc sto, ed in quel lato. Talchd uia vero porcii fatio h il cena colo he prima era dei Numi l ' abitacolo. XLIII. La sorge vii Colle P a cui non mai se osta colo L estivo raggio, o la stagion piis rea esto h dei Cappuccini it taberna colo , Gue a spash la donna andar shlea . Con un barbone in strato , cli' h un miracoIo pra deli' atrio it Fortinar si se arii gendo in vaso rasiegato , e scemo
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Pel giogo delia Doccia erto, e supremo Che Ombrosa fronte iii ver te nubi in aleta Un Romitu 2go con ardi re ostremo Segue la Donna con la gamba scaleta rL' Atlante Flesolata , quel caPO scemo Tosto discaecia , e dalla rutrue s bal Za; Indi dat dorso suo scuste la torma, E il ligni pede stuol della Ri forma . XLV. Qui della Cresta la leggiadra serma Uti seroce Leon rende gentile Priscia l' invidia femini nil trassorma In duro fiasib, e rende abicita, e vile ;Deli' empla gelotia cancella Ogni orma , Miracol nuovo ognior da Battro a Titer Pol vola a cinger tra gli astri pia belli Di Berenice la chioma , e i capelli. XLVI. Dunque accoppia te o di infe i Mi drappelli Proseque ii , a te e a lei rundete otiore: Splenda dei crini sopra i biondi an ili Sempre la Cresta che v I se alnor . Veglino a sua custodia alati, e sitellii geni , e sugga il villan tradit. ire ;Bacon si a s o campione . Ei cosi dii te, E it Fato in marino it gran decreto strisse.
