Le vergini prudenti di don Benedetto dell' Uva monaco casinense. ..

발행: 1582년

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Vn largo campo dedicat a Marte F po tridentro a Cittari altera L scalda, ese re issio da quella parte ,

Ond a no vienua lucesuaprimeri. Cingonio intorno intorno arbori, e parte

Alti palogi aguis,d 'una fra. Evari archi, tr ei, colos , e oggehrendo bello in distisat orae. Antenor qui aliouenti olea

ercitaGapie come a cauallo sim 'ardito Garet on 'arco tendea Perio coccarpoinelbfigno infallo. dat ecchio lauerrier nuouo apprende , Ome se pugni, esi fenda, vallo. Vulsouente, nepoti in nobiuiocom de di Troia la ruina, etfoco.

I Pres dente e se noto 'intento Contra hi non in ria vittima, sale, Odori, e incensi ali foede 'ardimento. onando a romta imperiale A iu dino, e di due reco auento. Ch nonsol danna a morte chi nol face

Zisse a chino acria esisse tace. Non

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Non fu menter cercar silua, ne montes Che per boccaui rei, he molli sono Delia fecit GIE ST trouo, ne i fonte Primiero era contei, di chbo, tono Ondes eschi re sues edite, e proni e Commis in orgulioso, horribal uono Che con velocepi correndo instetia Traesserpres,alui aliouinetia. Os enca indugiar 'empta massa Asar a reda delicata e bella, Et osuentura a 'incontra persi da

Che sui carro venia con una ancella.

Fors per visita quakhe contrada, Epurgar, o rigar planta nouella, Che per sua cura negli Eugani colli Spuntauan uni diluoui ampolli. Eperche tale aliun Ar a dipinse Laconobber de carro at Bappo nero Et a uel signo, ni inemici inse, Et hebbe, magno Conant in 'impero.

Chi di qua, chi diti ver et 'inse,

Si comesormosuo veloce, efero Di famelici vestri a lepre, o Dama, Che lasecun primo diuoraria brama.

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το lo , che di queli 'atto elusu accorta Subito, angue a cor orse in alta

Perda aura, e ne diuennesmona Laguancia, pocosa, piu colorita.

De raro metto, eda agion non scorge. E come quella, che non pur di mente, Asa di corpo era immacolata, e pura, Et a que laser bar gemma, hepente D Enipercossa straggio, haueagran cura. Diui, donis venia ι infamegente, Dondesii grande a ei venia paura.

Per fulgi ratia in Hetro, careo tolli et ii en a de trier sentandoscisse.

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E certa has eme, che suo D Ou' colle. Agno puro di DIO, obel et lasciando osse 9 qua usi per not aluari endenti,

Deb porgi man a a tua da , quando In pergit si duri, est molesti, i se comportar, che da tuo alato in lando Messa, da gente ria macchiata io resti. AD ongia, non son di te senserui, Vuento te, oro et tuo, tu te conserua s len, he macchia si corpo non riseue Doue, cor consentendo non trabocchi Alatio sola hensar, trono Gegreve PDn far ch a me Signo talpruoua occhi.

Cossi sibi , e bestiaceo deue Non menda in merce Aledo questi occhi Prima ne perda, orae gli anni ter, E quanto saluo te perde poti ei.

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SANTA IUSTINA . Pga si sion cerca e non λ vero si peggio

Pertentiwomosa de tuo bellome, Non viti, ignor mi, orca ti biggio, A porta dure, e fatico et me. Vt che tu promette ti, o crede de Vio, AIo tramisol quand io res onda, e come: Talche per meo si confonda, o uti

Chiunque adora, segni, e is i muti. qui acque, e fauilla si vide si cisto, E con ampi moratro, che antendesse. E comesuo ta 'hor tenero gelo Ritenne ii marmo is inocchia impresse Preserti in tanto, e les arciar si velo Ele sciollier e chiomesionde, es esse. Empi , he fate 'ouefuror timen ZAL nharete volsen debita pena. Massimiano, e tu que D pena anco Colsacrilego sanguem erat. Per una plaga che esai ne ancos Ille eterne saetie at cor haurai. Tardici 'haue per eguitato illlanco Drappello di GIES V saccorgerat. Di tanto fallo ob misero, ira puta Trinios putio ae rigida vendata.

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Cosi mal concia lamenarongli empi Dinantus quello Imperator crudele, Che infeci impieta ulti altri essempi, ora si asti hebbe veleno, e fele, Cui far dichrinitani acerbisce in Ua tu dolae, che 'amirosita, Elmeis E conglur,coi suose luaci inpreme

Aprini,dolae a steti itfer Pannos otio perdeo di quelsu fele amaro,

Esent dentro a cor non so ne assanno, Apieta insteme e cruristagios Iraro. Pur ritenne contei 'usat scanno, Si he guerrier de 'astra in fuga andaro. E con parot disdgnose, e corte

Leuimando Anome, edisua sorte. Con otio di istitia, e pieta misso Aguisa 'huom, chidera rischio suo is Homa campata a perelio tripo, Di cuip nyando, impallidisce ancora. Ris se iam anima di CRISTO

Sonhum serua luimio core adora

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SANTA IUSTINA . I ses turba a quenta libera sua voce I Proetio crudet, partesii scorna Asa suo celando quel. 'entro gli coce VPaltra volta a ragiona se torna, Edice : non si tu quanto astrui noce Contrat Romano imperio alet a te corna rsiua audacia e la tua 'forse non sicii tiragioni o innant i a cui tumi. Saper i nome tuo, non 'astrui Elio, E tu ri pondi quel, ch'altri non here. ito ancor non hai, si come os bo

Non cantio mari usatesve maniere Per vento, o temperatos,onda marina,

Adice, che chlamata si . GLUSTI . Elparia comisciat ostre si uendo adoro. Congiunge a nome. GIE SV CRISTOssu lo gliuoldii Io credo, e comprendo,

che fel telo, eda terra, e quento honoro. Perch agi Moli uoi. 'effer comprendo marmoreo deglibuomini lauoro,

Privici' ni poter, priui di sensi Sacrifici non se, ne porgo incest.

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I fmianos a rinponia audaced gnos disse sui bisogna astrarte.

O rendi honore et con nostra pace, Eluasallateial Signor nontro Alarte:

O di poni moris se non ii iace Ecco come si tuopato in dues parte Et agitiditio io alti consigii Se tedii mesio, Salpeggior canesi. io ris se a tui. Non haue lene, C 'a cos grande inrignita discenda

i on curo desis tue, .ci 'astrui pene. Contenta assat, chel cor non miri renda.

Ache pii tardi, e de to bene, Cottuo tarda ai, he piu tardi apprenda Se resimi mori si afflaue, Ne maggior desederis i mio cor have. Hegaeo, conosco e siquet, ch elisio Ilio Stoltis sonis 'e ferto scio risui, Ne mi puote Vanna que idos' lio, OB ii stra ante nubii ver edulo. E mi rimembra ancor, chel misium glis, bis , di de uo partis enuto, Felia mi disse, unias ibisco vn Angue Ti Lura da noe con torti l sangue.

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Eada piu ostre it crudos ei non tolle, Ma partendo lasci quenio decreto stolis,

Ne comando dinoi cura, o diuisio Come peruersa incantatrice, e folle Non merione hauer placido, e leto.

Comandiam unque, ne dis 'ad ca uia, Per che nusi attre afascina non baggia. it,c si quella beata Donna Grati a Signor ne res humili, e pie, ga di tonio insanguina lagonna, Ptolasene atriel, che a te vie. siuais osse di marmo una colon Sc re illelpello a lepercosse ris. operche si colpo, contromptu certo Montra, alabando e braccia, iliato aperto S auea

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Haueagia poste is inocchia a terra, Et a peltatua homai tranquilla, ne .siuando si re eritor aflada asser Con ' a mare, di ei conu 'astra it crine Spinge a punia eiel feris non erra, Che passando rouo 'astro confine. Trema te membra, impallid, vel vjo, E cadde come orsiuello, o recjo. Empia, feroce man, dunque que petioci' norimento astrui non ais aprio , esu dicantitam ricetto, i se iri Ombragiamaici in pens e rio,

Feri potenti si crudo esset to

Spigner a diatra n cor humano ardio Gaio onlibuom tu fonti Megera, O se non quenta, una sacrabit fera. Agis non 'ossendi no perda ferita,chil disti crude cosiprofonda, L 'alma ch'era prelon, trouὸ ' Ocita E liberta ne ripori gioconda. E certa d 'arricia, di donia ita Si grande aduersita chiam econda.

Renche moris giouanetla, e quando

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