Jacobi Sadoleti Epistolae Familiares in Tres Partes Distributae

발행: 1760년

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condurre qua lunque accordo per hora si lasse , che ponesse fine, o almeno desse un poco dire spiratione alli continui danni, ct calamita

de' popoli Christiani. Et a far quesUossicio de-gnissimo dei luo go , ove Sua Santith per dispositione di Dio si trova , assai ben serve IR persona , che fin qui ha conservata di Padro commune & Pastore di tuiti . Μonsi g, Datario parti a di go. dei passato, cloh Ia nolle se-guente , & hoggi, che sono g. di Novembre , credi amo che si a vicino a illasser giunto , dou 'bradriZZato . Per la sua parten Ea ad unque havo Iulo N. S. , ch 'io pigit carico di rispondere, ct parmi necessario a quet , cli' io scrivero , prima avulsa rvr, in che termine si trovano te eo se della guerra .

tano, trova toto abban donato da Spagnuoli , che non si confida rono peral cunec agioni ha verto a tenere , subito volio I 'impeto dellelae forZe a Pavia, dentro la quale si tro vano Fanti di numero in seimila , Lanaichinec hi lamolio maggior parte , ct certe compagni e digente d' arme sotio D. Antonio Leva Capitano , ct insin' a queaeliora si dice , che la battoeaspra mente . Et per ch h li Cesarei animosa- mente partano S promet tonsi di tener inse- me con Pavia , Cremona , Lodi, Alessandria,& naiano buonissima gente , massime di Fanteria, rinis escati ancora , ct rineo rati per ii denari giunti, come dicono , da Cesare: a spe t-tando tu ita via soccorso d altri tanti, par chela determinatione della guerra stia in questo ,

se ii Rh piglia , o non piglia Pavia , ct perchepotrebbe anco essere , che ta I senten Ea sariae

tarda , ct stariano te cose solae se cosi lung

E et

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spatio di tempo, si ve de manifesta mente hais

scerne una destruitione & consumamento non

solo d' Italia & de' popoli di questo stato, maaneor delli Principi , che si pertinace mente

Puno contra i altro guerreggiano con cosi pic- cola utilita , come si ve de delia vittoria , ct infiniti danni della perdita , S se te cose perseverer anno pari S eguai mente bilanciate , nel una , ne i altra parte honore o utile ; mai una & Paltra danno, & vergogna ne acqui-Ωera; olire che t 'impo veri r si , e 'l consum arsidue tali Principi, S ini nicar si tuiti ii popoli suo i risulta in grandissimo detrimento di tu ita Christianita, la quale e da Turchi Ogni gior no lacerata . & dat heresie, ct seditioni, &male contenteZZe dentro magagnata , essendo ancora di continuo da si crudeli S acerbe guer Te combat tuta , par che non possa hormat piustare in pie di, ma minacci far 'un giorno uuscoppio di tanta rovina , che piu a tempo de Christiani non sara rid rizZata. Questo tanto peri colo S dolore standosem pre a N. S. innangi gli occhi, ita iam presua Santith operato , non per donando , ne Risese , ne a fatiche che si pigit qualche modo di asset tare te tante discordie S dissentionide' Principi, ct olire Ie attre altioni, & monitioni me , ha mandato gili due volte , comesa pete Monsi g. Arci vesco vo, benche questa. seconda non ha patito ii Rὲ Cristianissimoche passa si in Spagna , ed essendosi egii prima fer malo in Avignone , pol an dato a Lione. hora lochiam a Sua Maesta in Italia per adoperario di qua , c me dice , in far qualcheappunt amento , & Ora ultima mente ha mandato Noasi g. Datario a quest'effetio pur di

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appuniar qualche accordo , se si potra , man tenendo Sua Santita quanto puo la neutralitanelle passioni , ct I animo paterno eguale atuiti , salvo iam pre Paniore, & fedelissima congiuntione Mamicitia con Cesare, benchbg agenti di sua Ser. qua vorrebbono troppoacce samente, che Sua Santita si scoprisse tu ta per Ioro , non mi furando ii debito di quella se non con gd appetiti suo i ; circa che fanno instange , ct quere te foris calunniando Ia inquel che merita lamma mente esset commendata τ' che s 'ella in questi tempi tanto dubj Scperi colosi si scoprisse assatio , it che solo glire steria a fare; perchὲ per altro conto non hanno gia da dolersi , essendo debilissima dilarge , sena a te quali vana δ Ia ri putatione , po tria causare una tal ro vina d' Italia, cheptu non saria speranZa di restauraria . Pero confidandosi in Dio , ct confer mandosi ognigi orno pid ne IIa sua sania , ct giusta deliberatione , v uol esse re eguale, S commune a tu

ti , ct punio non mancar di pensare , ct v edere se puo al fin condurre qualche pace , O tre-gua . Et questo suo perpetuo disegno , gliaceresce animo & speran et a prima vester gli stato fatio intendere in nome dei Rh Christiani smo quel me desimo, che voi scrive te esservato proposio a Cesare dati auomo dei Conte Palatino . Pol il vostro affer mare, Cesare ese ebenissimo volto a compositione , ct pace, alia quale si pol rebbe credere S sperare, che anco verrebbe II Serenissimo di Anglia , quando Ce sare se ne mostrasse desideroso, ct confidere b- hos forse N. S. quando con volonta , & δε-tisfaitione di Cesare s interponesse ia simi IL 5 --

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mane ggio di concordia , ridurre Francia aqualche particolarita pili di quello, che volscrivete , che resulter ebbe in utile , & honoredi Cesare; ne I quai caso Sua Santita pol rebbemostrare se gli porta vero amore, Ono , ct sole cose, di Sua Serenita gli sono a cuore piu , che te proprie ; attento anco , che la pace si a necessaria a lutti per esser stracchi, & indebois liti da lle lunglie guerre, conosce Sua Santi tu , che la torna in maggior utile, & commodo

di Cesare per essere ii suo i Regni si di seiunii , ct quasi tuiti e sposti ait impeto de Turchi, &se la guerra ha da durare , non se ne v edendo fine , e v edendosi per molia e sperienZa , cheman teneria nello stato di Μilano , h peso insopportabile , per esser necessaria una spe fain finita , ct perpetua in ovviare alli spessi &subiti assalti. di Francia.

Uorrebbe addunque Sua Santita, havendo voi per vostra prudenZa naeglio in teso Iaconditione de' tenapi, & delle cose , ch io for- se non haro se puto strivere, che voi v 'insinuas e con buon modo , ct tentaste , se Cesares potesse far capace di queste ragioni, S dellaverita ; non che ii propor tali co se a fin di pace non si pota far' aperta mente , ma nota

vorrebbe Sua Santita , che forse par esse a Cesare , che la inclinasse in altra parte , o ad altro di segno , che d 'un puro volere &desiderae pace , ct quando voi ve deste Cesare lasciat si disporre , aliora pol reste pii a si bera mente pro porre ii nonae, & desiderio di Sua Santita , agglugnendo voi quelle persuasioni, S argo- menti, che vi paressero a proposito , ct se Sua

Serenita si rendesse dissicile alia pace con te

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conditioni sopradet te , S alquanto piu largZinente in honor di Cesare traitate, almeno sive desse riduria a consentire una tregua per spatio di qualche me se con te conditioni, chefossero alle qualita de' tempi accommodate , dove N. S. adopera rebbe iam pre ogni suos irgo S autorita , che t 'honor di Celare fosse riguardato , ct queste conditioni di tregua sipotriano traitare , con restar ad ogn uno fiache la durasse , qualche parte di det to stato , ct quel che fosse pili difficile , Se scrupoloso , si depones e in in ano di Sua Santita , odi altri di chi l una , ct i 'altra parte si contentasse :Et se assentisse Cesare a questo, bisognerebbe, ehe mandasse la lacolla a qualche persona discreta , ct piu inclinata at ragione vole, chenon sono a Icuni de suoi agenti qua, po ichea Dici piacque levarci Monsi g. della Roccia , Sse Sua Ser. drietzasse ii mandato in persona di N. S. o rimetiere it tutio in Ius , Sua Santita i accet terebbe animosa mente , ct di tutioquello che facesse , o concludesse si confideria Tender ne buonissima ragione , ct a Dio , S a gli uomitii, ct in primis a Sua Ser. essendoquet Principe giustissimo & Christianissimo , che si liene per opinion ferma : ct questo Sua

Santita non taceve per cupidita alcuna , chepio tosto te sarebbe briga , ct tanto gli sara , se ad altra persona prudente sara dato tal pe-so ; ma per mostrar a tuiti i modi ii gran bi-Dgno , che ve de , S l'estremo desiderio , chelia di pace vi esto discorso tutio ho fatio per In seruttion vostra , voi pol rete usario come git dic here te esser olei e spediente ; pieliandone leparti piu necessarie , avertendo iam pre , che

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rro IACOBI SADOLETI

porgia te quelio , che vi par r. atto a persu dere , lasciando , se cola c' ἡ , che potesse faeso spetto N. S. Et benchb circa la pace paja impossibile concludere hora alcun effetio per molli altri capi pisi particolari , che bisogne-rebbe rasset tare , come d Inghil terra , di Bor-hone, & forse qualch altro ; pur ha voluto , che vi si seriva cosi a I largo, ct che non si pos-ponga cola alcuna , per chb se si potra far tre-gua , ne Ita quale pol s' habbia a consultate ilresto ; voi veggia te da hora it fine , ct Ia forma disegnata da N. S. parendo a Sua Santita ancora potersi assai bene risolvere delli sopra-detii capi, & alcun altri. Ma e necessario , se Cesare vuot' attendere alli consigii delia pace, che mandi un suo fidato , persona prudente, plena mente instruito dei Panimo di Sua Seren. 9 bisognerebbe farto presto per giungere a tempo, ct innanZi, che te occasioni,che si spesso , & forte si alterano, havessero ad escludere Ogni prattica di pace. Et se vi parra , po trete entrare net mane ggio per via dei gran Cancelliere, o delConfessore di Cesare , g iudicando si cura mente di poterio fare. Delle occor renete di costa , ct d' Inghi I- terra non reste rete di raggua gliar N. S. di ognicosa , ancorche minima , che intendere te , perche glie ne iste placere .

Qua alti giorni passati habbiamo Iette re di Uagheria dat Nuntio di N. S. hucimo

in gegnosissimo , .& molt O accorto , che 'l Bascia dei Turco, che liene Bel grado have va

sume, nominato Severin a , ch era eo me un

ria s

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rIa , di tanto maggior importanga di Bel grado , quanto tra Bel grado , ct Buda erano purmolli ripari, massime di grossissimi fumi, co- me Savo , & Danubio , tra Severino & Buda non δ pili cosa , che obsti, che non possino scorrere a suo placere in sino in sit te porte ad on de PVngli ero e entrato in grandissima paura, certo a' havere tu ita la firga dei Turco addosso a primo tempo . Scrive ancora det to

Nuncio , che oltra la potenga det nimico , Iecose d Ungheria sono in ta I di sordine , che se Dio non prove de altrimenti, ve de , ct conosce , che quel Rea me si perdera o Ancora havere te forse in teso delli gran .

danni falli da Turchi a questi me si passati alle Terre, & luoghi deI Se fenissimo Arciduca , &di piis si tro vano hora in Friuli molle mi glia radi Cavalli, benchὲ non sappiamo ancora dove

si sieno voltati. Et quelio , che ancora preme mrte a N. S. i'intender da piu bande , che t Serenissimo Rhdi Polonia per un Μ. Antonio da Pado va mandato Ambasci adore da Cesare at Moscovita,e entrato in grandissimo sospetio, &gelosia,che contra tui non si machini qua Rhe cosa , Scerca di ajutar si etiam con l'amicitia dei Turco , se potra ; cercando Ogni accordo con tui,& a quel medemo e fortando it Rh d' Ungeria . N. Sia non δ mancato ovviare a questi tali so- spetii, con fargit intendere la bucina mente di Cesare , che queli' Ambasti adore era per far la pace , e legite tra quelle naZioni , cheritor nava anco in utile di Sua Serenita . Vor-rebbe Sua Santita , che Cesare gli scri vesse , o per altra via dic hiarasse i animo suo bucino ,

conlartandolo ad unir si con li suoi finitimi,

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Ira IACOBI SADOLETI

acci occh δ s potesse riparare alle large deIΤurco, & lo levasse di tutio in simile solaetio . iuesta mattina h giunto un altro plico

vostro , par a me de 6. Ottobre , che non hab-biamo ancor letto. Altro non occorre hora da scri vervi, se non che a voi mi racco mando ,& mi fare te gratia racco mandar mi at Signor D. Giovanni Emanuel. Da Roma a Ili 4. di Ottobre Is 2Φ. Servitore di U. S. Jacopo Sadoleto .

EPISTOLA XXXIII.

JAC. SADOLETO EPISC. CARPENTO RACTEN. Gregorius Cortesius s. ca)De ejus apud Clementem Pontificem auctoritate gratiσ gaudet, petitque ut haereticoruM libros legendi , facultate in Da iinpetret.

receperam , ut crebra et ad te i iteras da rem , id eo facilius praestabo , quod maxima cum lucri accessione , a me facium Iri non dubito . Primum , qnod pro Epistolis nostris tuas sum accepturus , hoc est , pro inconditis , elegantissimas ; di inde, quod sicut nos discessu tuo a istichos trii esque reliquisti ,

sc a te renovata hac ratione tua memoria , mirum in modum nos recreabis . Et si ea quidem assidue florens , vigensque perseverat, video tamen nescio quo pacto fieri posse , ut cre-

cab De Cortesio , vide superias notas ad Epistola

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bra renovatione, quasi quodam cultu adhibito confirmetur : postremo, quod Grassenti Pont. qui te mirifice diligit & observat, gratissimum id futurum intelligo . Cujus tanta est apud me authoritas, ut hac potissim una de- causa, etiamsi hoc a te mihi praeceptum nota esset, omnino tibi literis meis molestus futurus fuerim. Quare aequo animo feres, si octo meo ad negociorum tuorum interpellationem abusus fuero : quando id non amori meo tantum , quod tamen a te mihi concedendum esset , sed etiam humanitati tuae est assignandum . Quamquam cum has dabamus, nondum erat auditum te Romam pervenisse : quOniam tamen ex dierum ratione id suspicari poteramus , volui meas literas statim subsequi, quae pro itineris dissicultate superata , tibi nostro nomine , gratularentur . Nisi fortasse magis gratulandum pro ea re videtur, quod apud Pont. Μax. gratia, ct authoritate florens , ma-

Rimam bonis omnibus spem attulisti; fore,

ut consilio admonitioneque tua excitatis bonarum artium studiis , tantus brevi ingeniorum proventus appareat, ut omnis antiquitas in certamen provocari possit. Qua in re, minus tibi laborandum este video, quod ejusmodi principem nactus es, qui suopte etiam ingenio, inter maximas dissicillimasque curas, quae ejus animum distrahunt , hanc etiam nonia postremis sit habiturus . Accedit praeterea , quod eorum qui plurimum apud ipsum possunt, jandiu perspectus est , cum magna eruditione, incredibilis etiam amor an plificandi honestissima studia . Damnum igitur, quod e Sabsentia tua maximum sumus habituri, com muni hoc omnium doctorum commodo com

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pensabimus . Veruli tamen ne tibi persuadeas , amicitiam meam impedimento tantum, nota etiam labori tibi futuram esse , unum a te maximis precibus petere constitui, de quo dum tu hic adesses oblitus suin tecum loqui . Nosti , ut opinor , diris omnibus execrationibu que interdictum esse , uti nequis Lutherianorum libros attingat. Id vero sapienter atque salubriter statutum est . Quare gratissimum mihi erit, si pro tua humanitate nςgocium hoc pro me susceperis & confeceris, ut absque aliqua animi mei molestia, libros ejus generis apud me habere , & legere possim . mod timidius forte peterem ni si mihi cognitum e set, istud ipsum quam plurimis antea conce sum esse . Id vero si precibus tuis , si auctoritate tua mihi impetratum fuerit, maximum nobis a te beneficium praestitum esse judicabo . Uale .

IAC. SADOLETUS EPIS C. CARPENTO RACTEN. Gregorio Cortesio S.

Pro DeuItate haereticorum libros Iegendἱ quam petiverat, se euis Pont me Vise , Ponti F-cemque libenter concessisse significat. O Ccupationibus meis factum est , ut serIusquam ego vellem tibi responderim , ad do etiam nunc brevius. Ego tuis literis ac ceptis , statim cum Pontifice Maximo locutus

sum de te , ea quae debui , ct visa sunt dixi . Is ita mihi respondit, ut non solum bene nosset

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