Antonii Augustini archiepiscopi Tarraconensis Epistolae Latinae et Italicae nunc primum editae a Joanne Andresio

발행: 1804년

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분류: 미분류

421쪽

AUGUSTINI

LIBER SECUNDUS

EPISTOLAE ITALICAE

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DI MONSIGNOR ANTONIO AGOSTINO

da lettera vostra e mi dispiacque molio di .aper Iavostra malattia, ma mi piacque delia nuova delia, convalescenza. Attendete di gragia a conservar Iasalute, polche senza essa non si vive ne si gode colla ver una . Che si s marisse la mia lettera mi fu discato: pure ridiro in questa quanto mi ricordero,perche non mi resto copia da mandarvi adesso. Desideravo e desidero Molio piii dopo questa attravostra, che mi facesti copiare quanto si trova inquelli concilj non stampato, presertim la term edottava Sinodo di Anastasio, e eondanate mi in quanti denari per questo vi parra, che mi sara carissimo. Se si potesse ancora conserir un libro alam pato eon quelli antichi esemplari, saria un gran gua

dagno e V. S. gio varia pili It comuni studj, che in sar resuscitar dieci papi, e mille eardinati: in queste due cose spendero volentieri iI mio peculio. Date Ia cura a persona diligente, e pigilate ii denari sopra di me.

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asa Quaato at libro dei nostro arcidiacono Pacifico, se negli autori che cita trovate che esso abbia avu-to pili libri di nol, po treste sario stampare, o e piar; che non c'h libro tanto tristo di antichi, ehe non giovi, come dice Plinio Nepote. Delle eo- se di papi e eardinali non ho che dirui, non mi essendo venula risposta di quel amico che and b in Valenza. Solamente di colui di casa Margarito Cardinale, mi ven ne un' arma, la quale vi mandavaneli altra mia, e 1'ho satia in margine di questa; son tre gioje d'oro cire ondate di otio perte hianche, ovvero d' argento in campo rosso. Padre Ottavio Pantagato sta bene. e mi ricorda spesso di voi, ed ii Faerno vi saluta con ricordarvi di esemplarid'antichi autori, ehe ne diate avulso, oVVero fac, elate scontrarii doue si troveranno.

Vi die eva n et I altra mia che baciaste Ia mancidi vostro padrone in nome mio per Ie sue lettere,e amoreVolezga sem pre mostratami, offerendomi a non essergit ingrato de' beneficj avuti, e sperando

di averti maegiori per largit maggiori servietj colla

occasione che io desidero; e scusandomi di non scriverti per ii templ. Quest ossitio desidero tanto Pili avendo dopo I'altra mia .uto altra letitera di S. S. Ill. e mi pare essee gran discortesia Ia mia non dimostrarii quanto mi si a onorata e cara cosi larga abbondanta di favore. Fate quest' ossinio, P

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dre mio, eon quel calore che siete solito, pote lihvedete quanto h necessario, non che utile ed onesto. Gli vostri fasti gode Ρ. Οttavio fin tanto che gliscrivere te a chi ii debba render. II Varrone tandem aliquando e sinito: se non fosse troppo fastidio aI portatore vi manderia quale uno. Don Basilio c. Zanchi mi stimula che mandi ii testo: staremo a vedere chestato pigliano questi cervelli di Principi, polchhvo-gItono colle sue pagi e mei ter sotioso pra Ii buonipensieri di sua Santita, e dubito che in Lombardia

sare te i primi a patire, e di qua i primi ed ultimi. Sit nomen Domini benedictum. Tulli gli amici visalutano, ed io con tutio ii euore. In Roma alii XVI. di Genaro I 557. I fasti gre ei non ho ri avulo, di graetia avulsate-mi chi ii abbia. Le vostre scrit ture stanno 1alve Presso di me ecce ito quelle che vi mandat. Tullo di V. S. Antonio Agostino. Mastro Paolo vostro Manuetio ha una med a-glia di brongo di Aureliano, che ha nel rovescio una saccia d'un giovane laureato e togato eonqueste lettere V ABAL ΑΤΗVS VCRII VI DR. Io ho pensato che sta costui figliuolo di Zenobia, it quale

Spartiano chiam a Balbatus, e in un libro antico dice Babalatus. Le attre lettere desidero intendere elleaignific no. per certe altre Parole di queli autore

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25 dubitat se lasse Ulpio Crinito eonvenendosi aneoraquei VCRI; pure niti par piu ehiaro quel altro no- me, ela faecia di giovene pili convenirsi ali' altro,perchh Crinito era di assai eth. Se vi aoviene altro, dat emi avulso. Meser Achile Maseo e M. Benedetto Egio mi hanno mostro un Giustiniano d'oro con una Vittoria dietro eon queste Iettere VICΤORIA AUGGG Dubilia mo elie stano tre Augusti. Io penso che si a-no Giustino II e Thodora Augusta ou vero Sophia. Se sapete altro avulsateei. II CONOB. o v vero coeMOB. che si v ede in molle med agite d'oro penso eho significhi Constantinopoli obryzatus solidus, oVVero Comanis obrietatus, secondo ii luogo dove su balintuto , ed ho certe Ieggi di imperatori bassi, che mo- strano di quel obryzato do versi sare 1e monete d' ro mi gliori con la faccia imperiale. Questi sono glinostri trast ulli dum licet. Iterum vale

Goxno in Sabaudia Mon serrato in Pedem.

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Reverendo Padre carissimo. Tre lettere vostre horice vulo dopo 1'altra mia, e per diverse oecupazi ni non vi 'rispondo a tuite, eecetto ali ultima di XII dei presente mandandovi quello che addi mandatodi Gulielmo Tyrio. Quanto ali' ossicio con Monsi-guor Illustrissimo vi ringrazio infinito, e bacio lamatio di S. R. Delli fasti greei desidero che

Pensate come potro ricuperar Ia seconda parte, per-ehε la prima ho trovata, e mi pare che F. P. midisse averta prestata ad uno, che me la renderia presto. Attende te nello scri vermi che potra Ia v atra lettera esser letia da molti. It varrone daris alnostro. State sano e selice. In Roma alii XX. di F

Iteverendo Padee earissimo. La vostra dubitagione e seneta gran dissicotth, mentre che state as sente dat monastero con liceneta dei vostro superiore in abito di religioso , di modo che non essendo apostata Potele ottener di suora quello che pote-ete di deutror con licenga di S. S. Ogui cosa e Pen-Diuitia oste

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e dei vostro superiore qualche pensione ad tempus,ed aleun benefigio seculare, curato piu presto chelleneta cura, ed in comenda pili presto, che in tit Io. La liceneta de1 vostro superiore di star suora non hasta per ottener ne beneficio, nε pensioni. Quando vi venisse occasione di aver qualche cosa, avulsate, che faremo sar la supplica come conven-ga. Non sapiamo ancora dove si saccia questa malea deita guerra, eccetio che per tutio gli amiel ed ini. mici ci destruggono . Aure te locupletato it vostro Iibro eon Parma delli novi eardinati . Fu fatio torto a

xa per questa volta, atraltra si sara peggio, se Dio non ci ajuta. Di qua si dicono mille bugie di guer-

Te contra Ferrara: non credo niente, polche volnon to scri vete, ne mi euro molio, Basta, che Vi- endo vedremo molle cose. Scrivete a1 nostro dellisasti greei. Addio padre onoratiss. di Roma alii XXVII di Mareto deI LVII.

1l Varrone vi mando col primo Totio di V. S. Antonio Agostino

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Reverendo Padre mio galantissimo. Se pur h le-

eito dirui quello che siete, come per attre Parolepotria dir per lod arvi, che non avete niente det frate; voi dire te di me, che non ho niente det spa-guolo; ma con tutio questo e voi sarete della religione che siete, e io della patria mi a. Alia vostra dia6. di Μargo mi par veder quelle tante med agite ebe mi significate cosi a pleno; pure mi rineresce, che stano di cosi bassi imperatori. Quella di Decio giovane dubito se si Iegge eo me voi scrivete. Q. Hero Etr. Mess. Decius: o vero Q. Herc. ra. Mess. Decius; perclih non ci es. endo punit, . ambiguol'un e Paltro: e con quel TR. voglio significar il nο- me di Τrajano avulo dat suo padre, pili presto che Etruscus dalla madre Herennia Etruscilla , se quellache si trova in med agite h madre di questo giova ne. Non so se con libri, o con ali re med agite chia-rirete questa ambiguith. In attre medaglie si trova C. Valens Hostil. Mes. Quintus Aug. Le medaglie dira acriano e Quieto h cosa rara, mandateci dunquenn impronio depinio o di ,olso come vi placerh. Quella Diva Mariniana noti e rara a noi, botichhnon sapiamo chi aia. La varietti di conj in tante

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2 58elio rara cosa e due med agite esser in tutio simili. Forse che son poche quelle che si vedono in comparatione di tanta infinita come si faeevano. Ne mi h verisimile, che un conio servisse per sola una

med agita. Non ho pariato a M. Pyrrho Ligorio . io gli leggero vostra lettera, e vi faro intender iI

parer suo. V. S. dia te mie recommandationi a M. Hannibal Caro, ebe hen che non ci abbiamo communicato troppo, ho molle cagioni di essermi caro Iut, y per mezzo Vostro. Le vostre scrit ture vi mandarba Zologna a la persona che scrivete , pero avisate ilP. M. Gulielmo che te riceva Dei copiar di concilii oti avo e tertio mi h earissimo, purche con que - to stadrar di spade, non si venga alΙ' aumento dico ne iij e di schismati, ehe Dio non voglia. Le emedi qua son pregne di varie cose: di che gia non misuro, tanto fastidio mi danno a vederIe e sentirie, ehe non ho placer di pensar in esse, ma con te eos edeIIa Rota e eon altri studi come chiodo eoa chiodomi eondueo a passar Ii mesi non che 1e settimane gema attender ad altro; omnia vanitas vanitatum

O Uictio spiritus. Padre Ottavio ha Ia podagra, eon 1a quale mi impedirk alcune volte di non po- ter esser insteme: patienga tanto piti. Quelle a me Spagnole non ho scoperto ancora dei Frias. n. deI Casteolae . n Vescovo dice non esser diqueui Frias. Resta che pregate a Din per tuiti

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