Antonii Augustini archiepiscopi Tarraconensis Epistolae Latinae et Italicae nunc primum editae a Joanne Andresio

발행: 1804년

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si trovasse uella coronagione deit'Imperatore a B Iogna col corrotio dei padre, ina non so se su saltala cerimonia, che credete, di sario Coprire. Io credo certo, che subito ii fu satio honor assat, e tanto

piu si farti a'suoi primogeniti: li maggiori suoi non erano grandi , ne Duchi, ma conti e secondogenitid'una altra casa di Toledo, che ora son rimasti eouti di Oropesa di poea iaculta. Quello stato di Oro-pesa edi Alba si comparo da ua Arci vesco vo di To-ledo non e CC. anni, e su dato ad un nipote diqueti Arcivesco; ma essi erano nobili gentiluomini di cognome di Toledo, det quai cognome ch qualchememoria uelle Istorie in quelli tempi e cento anui piu indie tro. Εssi dico no che Stephano Illan , chevuoi dir di Iuliano, venisse d' imperatori di Lonstantinopoli a Toledo, e sosse capo delia sua casa , laquai cosa non h certa ne a me verisimile. Pur oggidi h assai illustre casa, e net pleno della luna, Per chh tui te te case e cose sanno te sue diminugioni ecrescimento, e si ecclissano ancora e si perdono. Della disgrazia dei patriare hi mi r incresce. Io sontuito vostro. In Roma alii a 3 di Aposto i557. Antonio Agostino.

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XVI ll. R everendo Padre carissimo. Ho ri letto quelli tu ghi di Taeito lib. XV e XVI e deIta figliuola Diota Ponaea son parole clitare Memmio Regulo O Verginio Rufo Cos. natam sibi eae Poppaea filiam Nero

ultra mortale gauesium accePit . appella itque Augustam , dato O Poppaeae eodem cognomento Oc. Quae fluxα fuere quartum infra mensem defuncta infante. Rurrusque exortae adulationes censentium honorem Diυae, O puluinar, aedemque O Sacerdotem. Questo dice net XV, pol ne i XVI ulla moriedella moglie, non ve do, ebe si a saltu Diva. Corpus nou igni abolitum, sed Regum exicrnorum consuetudine dissertum Odoribus conditur, tumuloque Iuliorum infertur. Ductae tamen subblice exequiae, laudavitque ipse apud rostra formam ejus, O

quod DIVINAE I FAMIS Parens fuisset, aliaque

fortunae munera pro pirtutibus. Non c'h altro inquel luogo , e bencite pol nella morte di Thrasea si diea: O cum Deum honorcs Pomaeae decernuntur sponte absens funeri non int fuit O postea. Du uem animi est Poppaeam Dipam non crevere, cujus in acta D. Iulii O D. Augusti non jurare. Queste Parole te intendo della figliuola, deIIa quale solo sonCert O tasse Diva, altraitiente sariano ambigue. Delli grandi e Signoti di Spagna ho satio una lista, dOVe

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qua. Esso si dice Doci Ferdinando, ed h il tereto Du- ea, suo Padre Don Garcia mori senga litoto in vista

det suo Ρadre, I' avo Dou Fadrique idest Federico Duca II, eugino deI Re Cattolleo , ii bis avo DonGarcia Conte II, e pol Duca primo avanti dei a 47a; padre di costui su it primo Conte Don Ferdinando fatio uel I4 O vel circa, costui su figli uolo secondo genito di Garci Alvaren Signor di Oropesa, fratellodi Doci Gutierre Gomea Arci vesco vo di Toledo, il

ni. Cost ui ebbe Alba dat beni elie furono tolti allisigliuoli dei Re Ferditiando I. di Aragona, e Ia diedea suo ni pote che su ii primo Conte: sono reputati grandi Ii tre Duca solamente. Non ho altro che dix-vi. Adio padre. In Roma alli 4 di Settembre. Vostro A. A.

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Reuerendo Ρadre earissimo. Mando vi Ialista deI-Ii Arei vescovi Toletani piu copiosa che non era inquel libro vecchio mio antiquo, net quale erano final Cardinale Egidio dei quat fu quel libro . Quanto alia decisione delle questioni di grandi crede va avervi satissatio quando vi scrissi, se mi rihordo bene, chequando non fosse it primogenito dei duca in disgrazia

det Re, che saria seneta dubbio grande, e se questo Viserissi quando it Duca e suo figli uolo erano in cam pagna coiresercito contra di noi, ora che abbiamo fatio 1 a pace, e tuiti due son Venuti tanto cortese-Inente a Roma ed innam orato questa corte della sua PresenZa e magnanimita, I'onor di gran Signore debito per natura at figli uolo come at Padre, e per sucessione di tre duca suoi progenitori; che volete che vi scriva altro, se non che non mettiate Piu in dubitagione eos a tanto certa e chiara' La ostra opinione det Bene Calete mi piace. Dei libro di Plutarco mi rincresce, e dei non potervi volvater di vostri libri di Cardinali. La guerra coI Duca di Ferrara dubito che si sara con Ie Eattere egondole e altri legni: polche it catarro di questo anno elie ebbero te persone h venulo tanto gagliard alli sit uini. Di qua abbiamo avnto la parte nostr Rmirabit mente: e si dice attresi di Florenza e TQ e Diuitired by Cooste

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na; non so se in Lombardia vi siete ancora fgua E-zati come not. Orsa, Padre, mandat emi una huonam ancia: ho trovato un gran libraccio pleno d 'arine

di gentiluoinini di tu ita la Spagna , Sicilia, Napolie Roma, Majorica, e Sardinia; di tuiti re, duca, eeitta principali det mondo, di tuiti Cardinali deltem po di Papa Lione. Una salica maravigliosa, maseritio in lingua Catalana, e arme lagitate colle sorbice e incolate sopra la carta , Ia quat cosa e piulaboriosa che necessaria ne utile. Dite su presto Presto, che volete, che il libro non h mio, e Io voglio restitu ire avula risposta di questa lettera. Dite ancora a M. Cario nostro come per lettera di Bare elona delli a a det passato risponde quel gentiluomo Gerundense, come avendo rice vuto te no-

stre lettere , venne a Barcelona per impetrar laticeneta di eseguir, e ave vata impetrata, e PensaVRmet ter in esecutione la instruEione mandat agit. Non altro. Sou vostro. In Roma alii a5 di Sellem

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Iζε verendo Padre carissimo. Ebbi te due vostre

lettere longhissime e gratissime, ni a non vi risponder b tanto a pien Per esser trOPPo occupato conia venula deIle audientie ed attre faccende; ma insost auaa solamente quanto alle dedicaaioni di libri

tra quelli due principi pigliaria quel che ora e pili

sublime, e piu amico di vostro patron, id est i I Re di Spagna , benche Ι'altro si a pili propinquo ait imperio; ma sara un Re di scae chi seneta l'sgiuto det svo Ni pote. Quanto alla divisione di fasti nou mi dispia-

, eccet to che pila Presto eo minceria la terga parie dat creder di Constantino, che d alia morte; pure ini rimetici a voi. Dedicar a diversi un medesimo voluine, una parte ad uno, ed una ad un altro, ε cosa usitata da antichi come M. Varrone, e da moderuieome Gregorio Lilio vel libro de Diis. Quanto alle persone, mi placeria, che mi dessi per compagno , olire lipadreottavio, it vostro Arcives ovo Salernitano ii quarto saria it proto notario Gulielmo Sirleto: questi due nelle cose di Cristiani non si scand ali ZZa- Tanno di esser chia mali; ed insegnere te a sar a qual- Crino una competente promoetione . In altri libri pi-gliate Ii stat elIi det vostro Cardinale, ed ii vostro Ce erale, e M. Angelo Massarello, ed ii Cardinale di Tobili, ed altri signori , o amiei. Quanto alli signori

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ili Spagna vi inando Ia lista; credo, ebe manean Pochi; quanto alia questione dei figli uolo des Duo ad' Alba non si pub dubitar, che non si a grande per debito. Delle arme di Imperiali, che vi maneano hodato memoriale a M. Angelo; ed a M. Alexandro Sculteti: non hola risposta ancora. Di Patriarchi latini eredo neli' Epistole di Lion IX, e di Iunocentis III si trovano ale uni, e sotse sono di grechi, e net te Decretali, onelle Inscrinioni; ed Eo visio tin libro de patriarchis d 'un vescovo Famagustano, ed rinaltro libro de Episcopis Germania sta inpato in No-rimberga in 8. del 49 satio per Gas par Brusellio . Lisi tro vano gli arcives covi di Magnntia, e suoi su GDaganei ConstanZa; Argentina, Spira, Augusta e c., dice rimus Primus, credo e se ha satio altri libri; perii concilj ancora si cava ratio infiniti. Quanto alle a

me di Re di Spagna e d' Inghiltera non potete errarnel dar at Re d'Ingliittera Parma elie porta oggi dat tempo che si chiam a Re di Franga, per ch. prima non portava i gigli, ma secondo quel che credo, it re lio pardi. Benche ho letto, ehe i thopardi sonodi eerti pari di Franga come o it D dea di Normania dia, e che occupato qnet Ducato dat Re d 'In his tera prese quel, arma; mi chiariris meglio. Quanto

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Barcellona i basioni rossi in campo d'oro: i Re di Nauarra la catena d'oro in campo rosso. Non potet e errar guardando, se quel Re, di chi volete Parine, possede va quel reaine che dico. Ma li Re Goti di

Spagna porta Vano altre arme se arme porta vano. IIvostro libro di Cardinali rivedero. Le attre cose mi placer, , che si stam pino; e mi place ii modo elie scrivete, echesia te in Venezia, dove mi pote te scri- ver Ogni settimana; ed oram si si pub scri ver ogninuova, perchis sono aperte te catarat te delia pri-gione e porte . purchis non si a per me iter d'altri. Tenet emi in graetia di Monsignoro Illustrissimo, enella vostra ,e di M. Caro, e M. Cario. Di Roma alli

vi mandat octo dI sono . vostro. Α. A. Emendate net vostro libro it cognome deI cardinal Gries, perchh non sta mai bene, ma sate eos, IRRIES, In vn Proemio dite, ehe non si dica Paρα Hilarius, ma Hilarius, non so che volete dire, sor- se racmarus, overo Hilarus Aggiungete Ia morte delii Cardinali Siliceo, Mignanelo, e Compostella-uo, e la resutatione di Peto. Due Cardinali Iacobatii sate Auditori di Rota, e non su pili che uno ilprimo Domenico. Antonio di Monte su Auditor di

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Rota edella Camera eodem tempore quando su promosso, e metiete cos, preserendo la Rota, come e distile, e voi credo che lasciate Ia Rota uel libro.

I te verendo Ρ ad te earissimo. Messer Angelo Inidisse a vervi mandato tui te te armi di quelli imperatori, che volevate, eccetio quelle di Franconia, edi Naasau, Ie quali due vi mando con questa. Seae spetiate in Parma la veituta det Caraita, mi saria earo che aspellassi otio gior ni pili, perchε non sarii gran cosa, che vada io ancora die tro, come mi die ono molli; pur intendere te per altra, o per altriti vero, e et v edremo volentieri. Ηo letto questi diit libro dei Robertello fulto contra it Sigonio, e contra Paolo Manutio, non lascia te di cauar qualchecos a Per Voi, ma con giudigo, per chε dei granchi ancora tui. Non posso scri ver altro. States auo. Di Roma alii XVI d' Ottobre 3557. Vostro A. A. A tergo. AI R. Padre car. v F. Onolito Panevino.

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altro, uti su data alii XV di questo; ed io aveva ,ed ho tante occupationi, che vi ri pondero breve- mente, e sorse a poclie eose di quelle molle, chevorreste. Comincero dalle dedicazioni, te persone non mi dispiacelono, gli epiteti vostri assai. voi Iivorreste, perche vi Pare che batteEEate clase uno dei suo proprio litoto: questo ditelo dentro nella epistola, e sare te secondo rufo d' altri, e non allascat esea con perdono). Manco voglio quel Caesar augustano, ne queIl' Hispano; ecce ito se non duo come molli , che per uno spagnuolo son uu galat,tuom O ec., e quando mi vo tono lodar assai, diconoche su peccato, che lassi spaguolo. Ringraetio bere

vostra cortesia ed amore vole2ga, che vi movete a

farmi capo de' vostri ami ei e dedicar mi una eos grande e. bella opera. Α Ρadre ottavio chiam e rete abbate di S. Maria di . Illibraccio dclin, te arme lio prestato a M. Angelo: h una gran satica

ma non h assai inti era; ma so che si cava ranno Pa

rece hie per uoi. Nelli titoli di libri di fasti, non dite delle persone, ehe hebbero TRIB. PΟΤ. Ben-chh dentro si met tono, ma credo si an pochi, chenon foss.ro Cesari; pur e' e M. Agrippa e Tiberio a vanti che lasse Cesare, e quale un altro. Di tens s Diuitiasti by Coos e

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