장음표시 사용
501쪽
emo, i andare ino alle congliietture. Son certoehe li Cittadini di Roma diedero la Citta molto disserentemente ad altri, e senEa darli it privilegio delia Citta diedero alari privilegi. Α molli diederola Citta intieramente, come su alii sabini e Etrusci elie Permessero abitar seco, e cosi a quelli di Albae altri, come la famiglia Claudia, che tuiti queoti
fecero Veramente citiadini, e abita vano dentro di Roma, overo uel agro Romano, e erano distribuit inelle tribu etc. Poco disserenti di questi surouo al- eunt municipj, de quali e 'e pur assai disserenZe, main tempo dei Consulato di Cicerone appena mi sa-Prete dir che cosa ave va manco uno di Tuscolo, o di Arpino di quelli che erano antichissimi in Roma . Benckh Padre Oitavio v uole che questo si intenda di quelli municipi che veni vano ad abitar in Roma, delia quat cosa io non son hen chlaro, e Pili presto
credo it contrario. La cosa di piu importanga che ave vano i citi adini di Roma era lo aver magistrati in Roma, e colui che ave va privilegio di aver magistrati, ave va tuiti li altri privilegi di citi ad inanga Perseita. II secondo privilegio penso che tasse primvilegio dei non esser bat tuto se condo Ia legge Porcia e Sempronia, te quali lcggi erano sola mente date a favor di citi adini veri. E che di questo non si valesseroti latini ho un bellissimo testimonio di Sallustio nol Iugurtino, doue dice di Τ. Turpilio Silano, il
502쪽
quale era presetto e avea solio di se centurioni e tribuni: condemnatus verberat que capite poenas soluit: nam is cipis ex Latio erat. Ma avvertite,
che fa questo avanti it primo Consulato di C. Mario , e avanti Ia Iege Iulia γα cloitas latinis data, Ho pol autorita di Plutarco uella vita.de Gracchiche dimostra sin al tenipo di C. Gracco e di M. Livio Druso potersi verberar Ii latini; ma vedete digratia tutio quel luogo .di Plutarco, perche vi servira assai per conoscer te disserenae inter jus Quiri. tium O jus Latii, e un altro Iuogo di Appiano dove parta delle cose di C. Gracco. Ma pereste quel tu go di Sallustio e pili moderno, si v ede, che la Iegge di Druso, dove dava alii latini questo privilegio, ando in sumo. Noi diremo ii medesimo di tuiti li muniacipi, perchh nella Verrina VII di Cicerone uodet
quanto rumor sa per esser Verberato P. Gavio municipe Consano neI tempo della pretura di verre. Caedebiatur Mirgis ιιι medio foro Messanae cipis Romanias . . . . o lex Porcia legesque Sempronia Giungete a questo un altro tuogo di Cicerone e Tabiri, quando Domitio sece balter uri Comese o CO---co come vi place dire) esse ado Transpadano, alqinale diede Strabone jus latitur coloniae, e Cesare
503쪽
to Livio e pleno d'esempj de civitate data sine suor gio e pol suoragium datum est. Dubito io se in tu ite
comit ij per due magistrati have ano suffragj tuiti 1 municipj, e sorse qualche eolonia. Delli latini h valuogo elii aro in Livio Lib. XXV sitelis allata est,
ut Sortirentur, ubi latini sufragium ferrent ed eranul giudicare. Dei suffragio di latini neI dar magistrati eredo che si debba intender il luogo di Aseonio doue parta di Strabone, benelth ii luogo e scor-retto. Benche era disserenaa tra li suffragj di verieit indini, e di questi, secondo che si xede Dei det toluogo di Plutarcho; e questo voleva torre C. Grac-co. La disserenga era forse Pesset chlamati Ι'ult mi , secondo che si puli comprender dalle parole di Livio sopradette. Altro privilegio h de connubiis, per che la regola is che nuptiae sunt inter ciὐes Romanos tantum, inter quos solos connubii jus est: filii ex eo matrimonio nati, soli iusti sunt, O in potestate Parentum . O hi succedunt parentibus . Acerta parte di latini fu tollo questo secondo Livio
lib. 8, quando surono viati ii latiui uel Aio ab V. C. dei quat luοgo forse potete v edur quid sit jus
Latii veteris: Caeteris connubia, commercia, O cotis silια inter se adempta. Uu citi ad ino ro in ano pigii se a per moglie uua municipale, come si v ede uella
Philippica 3 deIIa madre di Augusto, della moglie
504쪽
33 adi Philippo e di 'Marcello. AI contrario Marcia in ille di Catone, Iulia di Mario. Hernicorum tribus populis die e Livio lib. IX an. 447. Alatrinati,
Verulano, Ferentinati, quia maduerunt quam ciMitatem , suae leges redditα; connubiumque inter ipsos, quod aliquandiu soli Hernicorum habuerunt, Pemmiasum. Anagninis, quique arma Romanis intulerant , ciuitas sinc suoragii latione data, concilia , connubiaque adempta ; O magistratibus, praterquam Sacrorum curatione, interdictum . Connubium inter ipsos dimostra Che non erano communi con liromani: connubia cutempta dimostra,che non a-vessero privilegi di connubio se condo Ie legi Romane etiam quelli, che si sacessero tra due Anagnini A. Gellio Iib. 4 c. . v uole, che dopo Ia lege Iulia I, latini avessero jus connubii; almanco aliora muta-rono ii modo delli sponsalie j. Il quinto privilegiosa remo de commerciis; erano certi contraitian ora solamente fra' Romani, nexa, simulationes, manci-Pationes, adoptiones , sacramenti contentiones, in
jure cessiones, ed altri, con ii quali si acquistava pleno jure it dominio , uel saltem fiebat jure quiri-
Mum dominus. Quando non si saceva cosi, si dice Va RV re in bonis: per questo jus eommercii non e-Ta con tulit; come si v ede nelle parolo di Livio . Deile eredita fato 1' ultimo eapo, perchh son certoehe sol,li Romani pαt vano ossex eredi de' Romani Diuili sed by Cooste
505쪽
e ii ies tamenti si saeevano Romanis cipibus praesentibus: inter se tamen alii poterant institui ct instituere heredes. Legati pero, ed attre cose ex testamento potevano aver li latini; e benehh non miricordo di certo testimonio, mi hasta che nella Ora-
tione pro A. Ceeiuna si dice: Sylla ipse ita tulit doctoitate, ut non sustulerit horum nexa, atque haere
ditates . Iulet enim eodem jure esse, quo fuerint Ariminenses, quos quis ignorat XII coloniarum fuisse; O a populo Romano hareditates capere Potuisse Θ Non h dubbio , che delle colonie erano due sorti, civium romanorum et latinorum. Le XII co- Ionie inobedienti chlama latine Livio lib. XXIX ;ma mi da fastidio in Cicerone quel det to a P. R. ha- reditates capere potuisse, e credo si a guallio. SecOndo la legge Iunia Norbana eredo che fosse soli Augusto una sorte di liberti, che si dice vano liberti latini: questi avevano molli modi di divent ar cit ladini, hoc est jus Quiritium assequi: e questi latini mentre vivevano erano poco manco che citi adini; ma net morir suo non face vano testamento, e ilpatron Ioro era Signor della eredita . Ques o vi posso dir ora de' latini ; resta pol de Italicis per un altra volt a che ora son straeco, e defundis populis. Ho trovato quelle epistole di Libe- Tio, e so copiar quel che resta'. Ηo ric evulo duc alere vostre mandate in Vienna. Nel Festo si lavora
506쪽
33 nel P, vorrei ad Ogni modo te vostre emendationi
o dei Sigonio. Il Cardinat Sant angelo h eombatinio dat Vese ovo di Massa, e dat Flordibello per quesantiquo esemplar, ii quale ho io. Credest, elie esset ii vogliano per il Sigonio: non penso restituirio fin- non Aia finito. I vostri libri desidero vedere. Non altro. Son tutio vostro. In Roma a due di L-glio I 558. M. Ρaolo potete eomunicar te cose de Iure Iouit, e darii te mie raeco manda gioni, e at Sigonis. Vostro in inito e per tutio A. Α. Αliff.
x XXIII. R. everendo Padre earissimo. Il mio hysteron Pr
teron sara sarvi nn bel capello per tante cose triste Come seriveter e se pensassi, che sareste eost neI vvenire, vi pregaria a non mi seriver mai. Non soquat furia vi faecia dic quel tanto male di quel a-mieo, nε maneo per quat demerito mio dite di me due eose ladre e peggio, che io abbia dato allo Straria te arme di cardinati, e che voglia scoprir a M. Paolo tutii i vostri socreti de jure latii. Di gratia, Padre, imParate a viver da quelli che sanno, e par lato altrimente: ehe nouis di prosessione ne d1Chr
507쪽
sitano, di religioso , ne di uomo da bene dir male dei prossimo, suspicar male detramico. La eosa dei Strada sta come sem pre vi ho det to; che non vide, ne ebbe da me quelle arme, e elie me impo lava, ne Importa confessario 3 Di M. Paolo ebbi una lettera sola, dove mi prega che gli scriva quelloche sento de jure Latii. At quale io rispondo che vi domandi a voi, quello ebe vi serivo: git ardate in cheeosa vi offendo' se eon uoi parto confidente mente, come eon pili intrinseco; e a lui dimostro esser mi Vol piu caro e prima conscio di mi ei sensi' Non vis crissi aliora intieramente per pigliar tempo a ri- spondcr piu accurata mente, come seci it sabbato seguente, e credendo esser ira voi ogni amore volegeta, vi pregat a dimostrargii la mi a lettera. Non soquali stano i vostri seereti de jure Latii, e sorse misaria caro saperti, ma sieth a tempo a non publicar-li, e io potro vi ver seneta. Colui nella sua lettera non domanda it parer vostro, ma ii mio; non so per quat superiorith mi possiate commandar a non die
ad altri quello che per cortesia di eo a voi; e Diovolesse, che Ogni letterato facesse eosi di non li rincrescer di palesar i suoi coiicetii: quel sugir, chenoti vi si a ruhato it hel punio e di poveri, est quod dem furi lupoque, diceva il mio Precettore Alciato.
Tanto cher Padre, se volete che si amo amici, deponete questi pensieri a parole, O quod tibi non
508쪽
pis, alteri ne feceris, e perdonate mi, se vἱ seri voeon qualche liberta, che it grande amor che vi porto per vostri grandi meriti mi sa passar la linea, per toglier questo pic colo neo, che mi e parso troppobruito nel Pultima vostra. II Iuogo di Asconio mi ε parso sem pre suasio ,nh credo trovare te mal niuno, che essendo di eoi nia Iatina, aves se magistrato in Roma: io leggeret cosi: idest ut ferendi magistratibus suffugia cipitatem R. ad iscerentur. La mutatione e poco di petendi a serendi, ii magistrat. puo servira tuiti casi, di tusgratia ovvero tusgria a suffragia. Piace cosi alpadre Ottavio ancora. Piu a basso si potria legger, Erant enim aliae quibus jus cloitatis dabatur ; aliae item , quae latinorum essent e non come alcurilegge, quibus jus ItaIiae dabatur. Il Iuogo deII Oratione pro A. Cecinna, dove dice: D a P. R. hereditates capere potuisse deve dire a cioib. Ro. per cithin libri seritii si trova, come mi dice ii Faerno, a C. R. e eos, diremo, che li coloni latini pote vanoesser eredi, ed avevano commercio net far nexi; equasi it medesimo dico Ulpiano tit. XIX instit. I ancipMio locum habet in ter cloes RO. O latinos coloriarios, latinosque Iunianos, eosque peregrinos, qui
bus Commercium datum est. Commercium est emcn
509쪽
Citia; ait Altri su tollo it commercio, it connubio, e li consigit. Hebbero pol la Citta con la legge Iulia, colla quale recuperarono, come credo, it commercio e connubio, ed hebbero ii suffragio pili in-
Le Curie sono sola mente set te Saucia, Titia, Tifata, Foriensis, Rapta, Veliensis, Velitia, se vox avete dieci, avete ire piis di me; ma guar date non si ano delle attre Curie, doue si te neva ii Senato, come ostilia, o come Gerusia e Calabra , te quali sono altre, che le XXX. Le famiglie pol rete saeit mente accomodar dalla altra mi a lettera, pure mi potet e rimandari e Comst vi placera, clie non ho tem po a faticar per uoi solam cole. Ho visio la inscri-Eione Fel trense, desidero saper che voglia dir luel Ber. Vons. e fatemi intender quello, ehe riseris peii vostro amico dei MENEN. che dubito si a la syllaba duplicata. Non vi ho seritio come vidi Ia Inscrietione deI Rubicone, credo che tra Cesena E Sa-Vignano, Ia quale son certissimo che e moderna Esinta. Senon stamparo it Festo in Roma, penso certo the ve lo mandaro; e se potet e mandarmi quelle orregioni, mi saranno carissime, e essendo degne de Isigonio, come spero, sara nominato, e se sono Vostre ,
510쪽
principe. Di tentar Ia sortuna at sicuro non mi dispiace. Lo minaccio di N. S. contra li apostati si dubita, che si publicarano fra pochi di, angi intendo, che son mandate publicar; fiamo nicunt amici dei P. O. ia confusione per agi utario, o egii non Vuole: dico percho non si perda la sua Badia. Vol credo,
elio non avete che perder, nε sorse siete compreso.
Ho visio Ie risoluetioni vostre nelle eose det imperio, e ho letto at cune istorie, e mi pare gran eos a che non si sappia bene lorigine di quelli set te Ε- Iet tori, e mi maravistio di S. Tommaso, e di Ostiense,
eo me si fiano persuasi di questo errore, se h errore , e voi mi accennate in una vostra potermi dar la casione perclie Ostiense dica cosi Ni graetia scrive tela .
Ptolomeo Iacense fa consessore di S. Tommaso, eo me egit dice; ma so pravisse a tui: ecco questi tre ac limente si ricordar anno di quel Ia5o. e di molli anni prima; coitie sono cosi ciechi che dicario esser eos a tanto antica quella, delia quale pote- vano esser testimon j y per ii contrario Ie rasioni
vostre mi pajorio evidenti. Assirmate voi che niuno si disse Imperator eleti avariti Pederico ter , ma si bone esso , e Mutatio 'Disiliam by Corale
