장음표시 사용
511쪽
Iiano, e Cario, e Ferdinando; eceovi in eontrario
una holla di Cario quarto, dove inserisce un attradi Federico II. dove tanto Pun quanto I altro si diacono Imperatori eletti avanti la coronagione. Leg-gete in Giovanni Cocleo lib. IX historiae Hussitarum, dove trovarete queste scrit ture con te date e sigilli autenticamente. Io mi rallegro con voi stelfine de' vostri Fasti e comentarj, e desidero infinitovederii. State sano. In Roma alli IX di Luglio deI 58.
dirui qualche cosa, che non vi dispiacera , in torno at Vostro pensiero de jure latii, e tante attre belle cose elie avete pensato e domandato: e in Vero in queI. Io vostro arbore mandato mi h di belle eose, ma desidero ancora meglio. Non dubitate che to mostri a nes suno, ne che lo mandi; ne manco seopriso it vostro
Pensiero in quel Iuogo di Asconio, ii quale pud esseruero in se la quat cosa desidero, che la confirmate eon altri libri di autori), ma quelle parole son Pur tro' po lontane di quella sentengia; e voi supplite tanto parole, che λ impossibile che si intendatio, e sari
512쪽
gossissimo Asconio, se con quelle avesse in teso queIIo elie dite. Na io ne credo che si a vero, ne elie Aseonio te volesse dire. Una verita e clie molio pluriellinente li Latini aveano la Citi ad inan Ea Roma uaehe I'aliri, come presto vi diro: un altra vi consesso, che quando si da la Citta a tutio lan popolo, non era a tuiti permesso it suffragio: pol clie ne a quelli, che si a vano ab antiquo in Roma, era concesso a tutii, verbi gratia donne , Putti, aerarj OV vero
Ceriti; h dunque ruerisimile, che Ii magistrati presenti e passati, e quelli di gran censo pili prestodessero suffragio, e avessero la citia di Roma . QueIlo h verissimo, che Ii latini erano sederati e non citi adini Romani, ma di quelli che non erano cit-tadini erano i pili vicini ad aver la citia, e per quem sto solo credo, che jus Ialii fosse in tanto preeta.
Volete saper per quali modi ave vano Ia eiit, olire dei magistrato det quale sorse avete qual- the antorita a me ignota : io vi dico, che per una via molio pili spedita e bella , che mette Livio net Ar Inhro , stirpe domi relicta; te qualitre Parole volentieri seri veret in Asconio, invece dique te pete i magistratus gratia, bcnche sianotroppo discoste , ma it gratia non .si trova in libris critii a Perina . Leggete tutio quel luogo di Livio
513쪽
date doue dice Romae censos, mi censos: e pol ea sociis ac nominis latiMi, cancellate ac. e pol un ut ei ves Romani fiebant, e il O siquis ita civis, e pol la sciando attre cose, do ve orna a partar di questo unaltro ac nominis, e avanti tulit S. C. scri vete tulit ex S. C. di modo che colui, che lasciando un figliuolo in casa sua veni va ad abitar a Roma colle suo robe, divent ava citi ad ino romano. Volete uri'altra
v ia, leggete pro Balbo Cornelio di due latini sederati di Tivoli, che per accusar e condemnare due se innatori C lio e Marone divent arono citia lini romani ex lege Servilia Repetundarum. Ulpiano in quelli xix titolitro validinuo vo pariando de' latini Iuniani,che erano liberti, melle ii modi di a ver jus Quiritium, e numera questi, beneficio principis, Iiberis, iteratione militiae, uape, aedificio, o si ter enixa sit mulier. Potete v ederit titulo iii. Il Ius Quiritium non h solamente questo ili liberti latini per diventar citi adini veri, ma etiandio quello che in attraserissi, significa la proprieth certa de' Romani, comedicendo Iure Quiritium uominus est; cosi jure Quiritium emancipatus tertio e manu ac potestate mittitur. Renche quello di Liberti h piu noto, pere hh si soleva impetrar, e senaa Ia gratia dei principe si
avea in molli modi, come v edete in Ulpiano.Quello che dite essersi concesse tui te quest
514쪽
3 2Iulia data O aequata suoragia omnibus: penso thesia falso: perchh io trovo, clie Cesare Dittat ore finita la questura colonia5 latinas de petenda cioitate 'agitantes adiit: leggete Suetonio cap. 8. questo fatanti anni clopo Ia legge Iulia, e ancora Ie colonie
Iatine non avevano la citia. II medestino, credo, chesi prova per te colonie Transpadane di Strabone, ilquale su consule dopo L. Iulio Cesare autor dellatcgge Iulia, eome penso: edessendo questo Consulato ii primo anno dei Marsico dubito. elie non sus- ser in questa Iegge compresi altri che li Iatini, e al- eunt pochi che non ribellarono: pol di mano in mano bisogno stender questo beneficio ad altri velli
anni segnenti ad instar di latini salti citi adini lege
Iulia. Delle colonie dubito , e non penso, che altem po di Cicerone avessero plenum jus civitatis. Di munieipj e prefellure son quasi chia ro che erano in tutio simili a' Romani; eccet to certe cose, verbi
gratia la administratione dei municipio per leggi, emagistrati, e sacerdoti. Cosi delle preset ture ad aleune si mandavano presetti, ad ali re si permet- leva certa Ombra di republica. Le cur te se condo it 'Padre non eratio d'altri, ehe di quelli primi, elie a bita rono 1l Palatino solio Romulo, e dulla Sua PQ sterit, , e non trovarete darsi Curia a niun Citta-dino nuovo. Il Ius Italicum credo si a la citi ad inan- lza data alii italici, perelix avanti la sociat guerra l
515쪽
non credo si trovi questo nomo. Ε conne Ius Latiivuoi dire Ius quo latini erga P. R. utuntur: cosi Ius Italicum, Ius quo Itali erga P. R. utuntur. Fuudi populi nou h nome di differenete di popoli, verbigratia come si dice Iiberi e stipendarj cli qnali non so co-
me lasciat e net vostro arbore). Ma li populi liberie Ii federati secondo Cicerone quando si faceva una legge a Roma, la quat legge se non lasse de Iure publico Romano, ma d'alire cose, verbi gratia de Testamentis, de municipiis, se piat eva a quel populola accellava como logge det suo populo, e si dic evastando populo di tal legge per dirsi contento di us ardi tal legge nella patria sua: il medes imo dice de' municipj Gellio, e credo che dica ii vero. Hor Ru Vengo ni vostro arbore di divisioni, edin una parola mi dispiace, quando fate Ie specie minori simili ad altre superiori. Verbi gratia aut Cis eς RO. aut socii. Socii aut latini aut italici, aut Provincialos, ouorum assiqui sunt coloni ciMes Romani, aliqui latini coloni. Vedete come in molli modi si tro vano ciues Romani solio quel genere socii, ii quale sate differente deli altro cipes No. e cost lilatini sono differenti di italici, e sotto Initiaici fa- te coloni latini . Li sederati ancora sate differentidi municipi, e sono molli in unicipj sederati, a tui ei li latini. Tanto elie desidero una bella divisione
cho non abbia queste diffieolt, . che Ii munieips
516쪽
sossero e si chiam aεsero sederati, leggete Cicerononelia 3 Plii lippica, e uella oratione pro Archia. It me. desin , di fetio hanno lo quattvo divisioni det populo la prima aut ραιricii taut Plebs aut nobiles; plebs Gut Patri cir aut Plebej; nobiles aut patricii aut plebej'. come puo esser disterente la una specie dat P altra, se si colitie ne sotio quella' Quella aut plebs aut Optimates e superstua e salsa , perche niol-ti senatori nobili e patriij non si dice vano plebs, ina populares a differenga delii Optimati, e superflua per chh deuota uua certa qualita Ιa quale non fac eva differenga Perpetua: ed una medes ima Persona era in uri atto POpia are, ita un altro Optimate , e molli citi adini non si curavano nulla: tanto checulta questa divisione mandateia al bosco per amormio. La quarta ancora non ε divisione, lua contumelia dei populo Romano, che sate turti plebej, e
di essi uita parte libertini, ua' altra codegj. non solo me pio vate questo; ma di gratia d te di penna Per cortesia. La terga ancora e dissicile prima nelI .uso di senatus pro senatoribus, si pub pati re it pompuIo cIudere Ii sena ori et equiti' si uso poche volte. Perche la cosa pili comune h la disserenga ινι-
517쪽
, 3 5 me Senatus comprende ii conegio congregato, chego verita; iI nome populus ii senatori equiti e plebei. II medesimo dico di quel senatus O equestem
ordo i, populus Romanus ; dimostra aversi fallo
nor alli equiti per qualche dimos trazion particolare che fecero, non gli toglie di sotio quella parola
pulus. Equiti patricj M plebej, e plebe patriciae plebeia desidero intender bene: avete molli altri
in cout rario; in a io ore dero quanto mi proveret econ ragioni ed autorita. Desidero qualche divisio-nc delli stipendiarj, vectigali, e liberi, ed immuni. Item delli dediticj, volontarj, e necessarj. Desidero saper quat e it pili antiquo municipale consule,
o magistrato, sorse Coruncanio; perchh in tutioquel gran te inpo indietro ui uno fu tale. Non credo clie avulo it suffragio potessero avere ii magistrato Romana, e come eos a disserente lo nota Festo .Pariando de 'municipi. Manco eredo, che licoloni civium Romanorum, e li municipi avantila guerra sociale avessero privilegio di non esse rhattuli. Vorrei intender te autorita che avete. Lacosa dei comasco petaso che lasse di Marcello, euon Domitio . Scritio si ii qui ed andando a ve-dere questo dei Comasco in Cicerone ed altri autori, ho trovato quanto voi di te henissimo seritio iii Appiano in greco; perche l'interpreti latino e volgare pigliano vn bel granchio, net lib. ij de bellis
518쪽
tradoti, che non si sapeVa questo bel Punto, se non si stampava in greco. Credo bene che vi sarete ac- eorto ancora voi di questo luogo almeno ii Sigonio , e sorse Messer Paolo : ma andate tentando lebrigate. . Vogliovi avvertire di uti luogo neli' Epistola ad Atticum e he sa a questo proposito, ed importa assai lib. V, do ve P. Vittorio sa una buoua annotatione, ep. XI pag I3, dove M. Ρaolo ha fatio uti astet. risco, ed interpreta malissime. Marcellus sedendi eomes, et si ille magistratum non gesserit, erit tramen Transpadanus. Padre intavio molli mosi sonoch ha emendato cosi. Wrcellus foede in Comensi, at si ille magistratum non gesserat, erat tamen Transpadanus. Ita mahi picietur non minus stomachi nostro Caesari fecisse, sed hoc ipse Oiderit. Ri- prende Marcello di aver battrito uta magistrato, edun Transpadano, e pensa ebe avra osseso etiam a Pompeio, ii quale chiam a nostro Cesare , perchh suo
padre diede jus Latii alli Transpadani, come dice
Asconio, e seco colonia Como secondo Strabone libro V. Marcello se condo Suetonio volle toglier a
519쪽
nio altrimente, e finchε vi scriva altro Ieggete ι f. en ut magistratus civitatem RO. adipiscerentur. Voglio tro var ancora meglio, se Potro, e voi satelo
ait resi; il gratia non si trova in due libri che ho visti scriti a penna. Ecco quanto importa it conserire e il eercar Iibri. Vengo ora at S. Martino di Gugmati, ii quale hstato richi amato dat suo patrone, e baciato it pie de a N. S. h partito per Ie poste la via d'Isprue; dove per barca andara a Vienna. Ho pariato eon luidi voi molle cose , ed ultimamente rice vulo it vostro laglio , ii quale non gli mostrat, perche non mi parse degno, ed era toglierla expetiatione: finiato ii Ebro se Io pol rete mandar per v a det S. Var-gas. Ali' andar in I, pensateci bene, non andate albuio, ma con Ia torchia innangi di cose Certe. Ηo pensato di trovar te iam igite di Sabini, di Albani, di Etrusei, di Latini, ma non Posso or Rmandarie. State sano. In Roma alii XVI di I nglio , 558- vostro A. A. V. di Alli .
d' oggi otio, e vi ho compassione delia colera cheprendesti delle cose sevii te det amico: sapete hene
520쪽
ahe iI modo di vindiearle . non senerne conto. IlIuogo di Strabone mi piacque assai, perchh agia .e li Questori ed Aedili, de' quali si poteva dubitae
non essendo gli maggiori magistrati. In greco stain Strabone assai meglio, eo me ancora in Appiano: ed Asconio hisogna corregerio, perchh dica quei me desimo. L'epistola di Gelasio de Lupere alibus si copia per chε ε 'unga, aspellaret e I'altro Rabbato Lo eose di Festo desidero, perelth sono in esse tutio quanto. Ε'scriti ala copia turea, ed ora si scontra, est sa la tavola, e te annotationi. I vostri fasti v edero volentieri. State sano. In Roma a a 3 di Luglioe 1558. Il Cardinat di Ρisa va legato in Viennae in po-
Tutio di v. S. A. A. Vesco vo d'Illi se
Reverendo Padre carissimo. Alia vostra iungasarb io brevissimo. It vostro libro de Fasti, che scrive ate mandar mi con quella, non arrivo qua; e iI corriero nega esserit stato consegnato . Le emenda-gioni sopra Festo ebbi, e mi surono gratissime , e Vixesto obligato, e a M. Cario Sigone , at quale risPQR Diqitiam by Corale
