Delle priuate rappacificazioni. Trattato di Rinaldo Corso dottor delle leggi. Con le allegazioni ..

발행: 1698년

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ua a riceverne IaPertanto h necessario,

che egit conosca cib, che si fa, farsi per ridurio ad ugualita col suo Av- vectario ; e sappia certo it vantaggio, che esio ha, ed ii dilivvantaggio, cheha l'altro . NE bisogna , ch'egii ita in modo alcuno ingannato da chi vis' intromette. Angi di pid bisogna .che r ingluriato nel venire alia pace, abbia a mente , e conosca , che eglisi muta it caso ; perchb chi die, rice- Ve ; e chi fece patisce. Essendo dunque egii stato it ricevitore, e pagiente net tempo deli'ingiuria ; or che la pace

si conclude, diventa datore, e agente. Ε per tanto, benche a patire non vi concorresse l'animo suo; bisognanondimeno, che a fare vi concorra. E se bene non vedde volentieri in-giuri arsi; si rappacifichi nondimeno

ass volentieri. Tanto piu , che dovendo effer nella pace te cola uguali ; con-viene , che l'animo deli' uno, e deli' altro in un medesimo fine concorra.

E cid basti, quanto at volgere in contrario

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trario la Dissinigione deli ingluria. Quanto at volgerne i segni; niente Etanto naturale, quanto discior te co- se col medesimo legame, con cui sono state legate. NE patio , nὸ solen-Is6nita alcuna di parole basta , per torvia te cole satie ; e far quelle , chenon sono, essere; e non esserquelle, che sono . Chiara cosa o dunque , is T che i fatii hanno a tor via i farti ; leparole te parole . Tuttavia questa

regola si distingue secondo i gradideli' ingiuria ; li quali ho detio do-

Uersi non meno considerare : perchequel Grado medesimo , che vendica, is sitffciente ancora a concludere lapace. Diversamente perd ; intantoche, se un pugno vendica una menti

ta ; nel rappacificarii, basia poterio dare ; senga che egli sidia. Nel tem- po delia Vendetia ii non dare, non

basta ; perchE, se si potesse, si dareb-be. E questo non potere, Volendo, tanto ὀ blasimevole, quanto lodev Ie ὰ non volere, potendo. It che si se, is8 quando nella pace si perdona . Si D a come

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come se Pittaco, l' uno de' seue Savj della Grecia : at quale avendo i Magistrati di Cuma dato un Fabro nolle mani, che ucciso gli ave va it figliuolo , acciocche egli a suo arbitrio lo puniith; tutio che secondo leleggi gastigar lo potest e ; non dimeno 139 con raro elampio lo libero, dicendo: Meglio E perdonare, che vendicarsi.

opera, e semenZa non mica da infe-dele ; ma da animo veramente Cristiano. E Biante , un' altro det me- desimo numero, addimandato , quallasse opera da Saggio, rispose: Potere, e non Voler nuocere. E pel contrario disse , che dei paZZO era pro prio, Non potere, e voler nuocere.

Questa E ad unque la diversita , percho uno stesso grado di Uen deita altrimenti vendichi ; ed altra mente rap-

pacifichi . E di qui pari mente si hapro vata la conclusione , che io posidi sopra, quando dissi : ogni volta , che i segni deli' ingiuria fossero statiptu, bastare, se si pro uvedeste at mag-gior solo. Perche siccome ii maggior

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grado ha solio se ii minore a vendicare; cosi a concluder la pace. E per questo ne' segni deli' ingiuria io miguardai di agglugner per terga speciei fatii, e te parole insteme. Per questi gradi ancora si vede, che alcuni fat-ti son tanto leggieri , che te parolebaliano a compensargh ; non altrimenti, quando ii rappacifican te parti , che quando elle S' ingluriano onde se uno avrfi fatio una fica ad un' altro, overo levatogii la maschera dat viso, e venga alia pace; bastera , che gli dica, che glie n' incresce; e che se certo , che eiso non merita angi lo crede degno

questo da luid'ogni onore appresso ogni periona Ma gran dubbio e , se uno avera me-

nato, e non collo, come s' abbia da

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siderata Ia circostaneta deli' in giuria ;la quale se bene sta nel primo grado, ed ossese solamente ponor dei corpo ;nondimeno ne mise ancora l' utile apericolo ; e se to avesse collo, ingiu-riavato net tergo grado . Molio per tanto pid grave ὀ quest' ingluria, chel'alire dei me desimo grado. Dico delprimo. Onde rivoliandole at contra rio ; siccome do versi lare ho dimo- strato ; at medesimo pericolo debbesottoporti l'ingi uriante , at quale esto posse l'ingi uriato. E quinci si cono-ide, che non bisogna , come dissi disopra, che gli ita stata fatia promessa di poter venire sicuro. Ma appretaso questa ragione ecci ancora l'altra; che se colui patisce nella pace , ilquale se netl'ingiuria; dunque costullia da pati re it peri colo , ove misel'altro. E se per avventura gli ve

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Corrompere un servo, benchὰ non gli rielca, vien punito non altrimenisti, che se l'avesie corrotto, per l'animo, che v'ebbe caltivo ; cosi chiun- 16oque si muove a voler dare , bencha non dia, debbe esser punito : che for- se un'altra volta iacendo un'atto simile , ne gli succederebbe peggior Ventura. Ε questa appunto E la ra- i6rgione in quel Testo e1pressa. Ma dura alcuno : Se di non aver collo si da colanta soddisfagione , d'aver colloquat si darap La morte certa. A cibris pondo, e confesso, niuna soddisfa-zione trovarii maggior di questa. Manon e per tanto inconveniente , checosi la presti colui, ii quale menb, enon colle; come quello, Che meno, e colle. Imperoccho l'animo deli'u

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λει questo, colui, che non colla, quando fece it segno deli' ingluria, non polo: ad unque debbe per lo contrario ilsuo ne mico potere, net tempo delia pace, fare ii segno det rimedio. Perche o mutato ii dare net ricevere: e tanto e ora ; potere , e non volere ;quanto sarebbe stato innanZi , averVOluto , e potulo Di qui o lectio Comprendere, quanto lodevol sianel

Ie Rimessioni non dare , benchὰ si Possa; po iche per dare niente pili si acquista: aggiugnendoci quel det Pe

trarca ,

cosi cessi ii pericolo causato da quelle utilita, che deite si sono . Delle quali clascuna in due casi specialmen

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te, posto, che si determini di dare , persuade , che egii ii dia . L' un ca l 1o ὰ, quando chi si rimette, E frappa-I

l tore ; acciocchE se gli tronchi la via di vantarii, e dire, che venne sicuro alta Rimessione; e che altrimenti non ci serebbe venuto ; e se gli fosse stato dato, che averebbe fatio, e deito, e simi glianti cose . L' altro caso E , 16squando l' in sulto E stato latio di not-te , o in luogo attramente ascoso; acci occh E sia punito deli'opre occulte colui, che non ardisce di mantener- Ie in pale se. Ed avverti sim si nelle ri- messioni, che l'ingiuriato , dando .usa te sue ragioni. Perche tale E laConvenZione precedula, quando l'in-giuriante si viene a rimetiere. Onde, heiach E dato gli sta ; non pertanto ri ceve in giuria : sicco me quelio , checi ha consentito. Avvertista non di-i65 meno l'ingi uriato d'altra parte, chequantunque l'ingi uri ante gli si rimetta, egii non ha perli , se non moderato arbitrio sopra di tui. Onde nol i6rpud ferire ; ne uccidere ; ne crudel-

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elso it figliuolo d'alcuno, viene alia pace , sicuro delia vita , col meZZodella Rimessione ; non s'lia da lamentare , se col mezgo delia stessa Rimessione, ponsi at pericolo d' una ferita, parto di istio , non di ragione ; at- te chE I'ingi uriato pud talora passeare i termini ) quando solamente har 68 menato un pugno. Questo a me non Par Poco, che ogni ingluria di fatio, quantunque gravissima, si tolga colmergo della Rimessione. La quale , acciocchὰ meglao s' intenda, che CO-sa sia, cosi nel seguente Capitolo diffinisco : eleggendo di traitariae separatamente; per esser cosa notabile, enon degna d'effer semplicemente messa a mischio.

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ritia .

CAPITOLO IX.

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