Delle priuate rappacificazioni. Trattato di Rinaldo Corso dottor delle leggi. Con le allegazioni ..

발행: 1698년

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menti non si pud fingere. Niente

pertanto si ta di nuovo nolle Rimessioni ; ma si rimetton te parti sem-plicemente net primo stato, la dove

erano, an Zi che niuna ingluriata ne fosse : dunque ni una parimente in-giuriata ne resta. Che quanto v'Edii 4 Giseguale, tutio s' attribuisce alPuti-

Iita Pubblica ; come net precedente Capitolo E stato detto. Ho specificato ancora it Fatio ; perchὰ sopra ili 3 Falto solo ὀ lecito fingere. Ε quincid introdotio, che alta Rimessione si Venga per l' ingiuria sola di Fatii. ora da questo rimetier te parti nel primo stato, penso, che derivi ii no- me della Rimessione. Ne mi place ilcredere, ch'ella ita cosi deita, percho si rimetia l'ingiuria: ne meno, perchisi'ingi uriante si metia in podesta del-l'ingi uriato. Conciossiaco sachὰ l 'una di queste opinioni ha la ragione trOP-po generale ; perche in tuite te paci si viene alta Rimessione. L'altra opinione pecca ; prima, che quella , RE,

prima sillaba delia voce latina, Re-

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missio , suoi di notare un' atto reiterato : e quivi viene a toprabbon-I76 dare; perche l'ingi uriato mai non si messe ait' arbitrio deli'ingi uriante volontaria mente s che non serebbe stataingiuria , come si disse ) nὰ l' ingiuria me altra volta si messe ad arbitrio

deli' ingluriato . onde ora meiten do visi, e volontariamente, fa un primo, e non un secondo atto. Tuita-Via, perche non o sempre vero , chequella, RE, di noti un' atto reiterato; perche volgarmente s' usurpa , CheRimettersi in un' altro, sia in qualun-177que modo commettersi alia discre-Zion sua ; quasi di se stesio si toglia,e ad altrui si dia; non mi fermando I 78 in questa oppoligione, pallo ali'altra molto piu gagii arda. L' ingi uri ante solo si rimette . Dunque chi v Uole , che la Rimessione di qui sta deita , rdalle it nome dati' una delle parti, edalia pisi debole . L'altra , e la pia nobile, lascia Dori . Non E dunquem egito abbracciarte amendue , se sipub Θ Certo si . E questo riesce di- I79

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chiarando, come io faccio. Ma dira alcuno, la mia Opinione peccare an cli' essa neli' esseritroppo generale ;conciossi acolachξ in tu ite te Rappacificagioni si rimetton te parti nel primo stato. A questo lo ris pondo ,

non esser inconveniente, che un No-

me solo sia generale, e particolare ;i8o come si vede appressb 1 Legisti deli' Adogione , e delia Mano messione .r8i Maggiormente quando particolare siristringe ali'atto p id nobile, e pili frequente. Cosi fra'Grammatici ai VERBO E nome generale a tuite te parti deli'Oragione. Tuttavia o particolare ancora a quella parte , senZa Iaquale ni una deli' attre pud concludere una perseita sentenZa. STUDIO generat mente significa ogni applicaZione d' animo ; in particolare lo Stu-18a dio delle lettere . SUONO d qualun-que strepito ferisca l' aere; e 1i prende per la sola armonia de' Musici instrumenti. EPOPEiΑ noma Aristotilei 83 ogni imitagione, che si se colverso, e colla prosa; ed in particolare quellas

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si Ia, che si se col verso Eroico . Co-I8 3 MUNIONE chlamano i Teologi ii Sacramento deli' Altare ; e sono nonisi dimeno tuiti gli altri Sacramentie Comunione . ANGELO E nome con-I8s i Veniente a tuiti I nove Cori ; e si ri-ι strigne at minimo Coro solo ; delquale e percio pio proprio, perche dii questo numero Dio elegge pio spesta

Messaggieri, ad annungiar la volonta sua , ed in servigio nostro. L' attor pertanto della Rimessione ha merii lato aVer questo nome in particolas re ; benche sia generale a tuite le: Rappacificaetioni ; per essere ini tuite loro piu nobile , et pia frequen-

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che Patro delia stimessisne sis piis

nobile , e pia frequente di quanti velle R anacis

nobile di quella di Parole. Atte-soche pili onotata co sa E aver pronte Ie mani, ρhe la lingua : cosa It ri-r86 medio , che quem ingluria guarda epid nobile di quelli , che te Parole

nan per Oggetto . Ε questo rimedio E la Rimellione ; la quale , quando per tal ril petio non si voglia chlamarnobile, acciocchὐ i delitii non si favoriscano ; certo ella non potra fa-187re, che non si chlami nobile; perchὰ produce pili nobile effetto ; provUedendo ait 'ingi urie, che sono pio gravi . Ε perche ni una parte con vitupero resta nella Rimessione : che se ben

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hen Puna si rimulte ; niente perli con-I 8il f ssa, che torni in suo disonore; ma

role non is cosi; cometomostrerbdi1otto. Appretib nelle Rimessioni, citu mi dai; O iab . Se mi dat, ni uno Onor guad agni ; considerato it van-taggio tuo, ed ii disse uvantaggio mio; e considerato ancora, che at poter da- i re, S'a gua lia at vero dare; comedi, 1 opra n dille . Ni una pari mente in- ,, giuria ne riceVO io , quantulaque tuit nai dia ; e la ragione e , perchὰ ciis Presto consentimetito. Se non mi dat, i 89,l mi sono sbia mente messo a pericolo. lii Assa nulle Parole , quat meZZo si pudii tro Vare, Per lo quale io mi metia si ii lamente a pericolop Questa ad unque i. E la cagione , per cui la Ramessionei. ancora E piu frequente. Imperocchθε tuite l'ingi urie di fatio per lei si le- , Vano; ma quelle di parole sparto nesi. termini det secondo grado ) re- .

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fia piu facile Rappacificarsi

CAPITOLO XI.

PArra , so certo , maravi glioso , udire, che te Paci pili facilmente si concludano sopra l' inglurie di Fatto , che sopra quelle di Parole . Ma la verita nondimeno ὀ cosi ; co- me ho detio nel fine dei precedente Capitolo. Ε per questo nul lungoragionamento, che io feci de' meZgide)la Pace, nivno meZZo mai proposisopra l'ingiurie di Parole; perchὰ ni uno ve ne conobbi . Solamente unone propos sopra i Fatti leggieri ; ilquale ierve ancora alle Parole delprimo Grado. Ma queste dei sucondo son prive affatio d' ogni meZZo: I9o e la ragione E , perchὰ nelle parole non ha luogo la Fingione. E sonoci

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solamente due est remi : il vero, ed ii ist

bigra Zia, Traditore ; o se auro qualchecosa affermaro in tuo grave pregiudi-Zio, s non caso, che tu abbia mentito, o lab) forZa d, che quello, otia Vero , o falso. Se o vero , e che io

lita mi ridurrb teco pili , se non cheamen due resteremo clisonorati. Perche ii partare deliberata mente Contro la verita, disonora . Che questod proprio it MEN TtRE . Per lo quale, se io metto la mi a vita in paragone, Ogni uolta, che altri mi menta, deb-blio pol da me stesio mentirmi Θ Ce to egit E molto maggiore quel disonore , che l'Uom si se da se stello , che quelio , che riceve dati' arbitriod' altrui . Queste me desime ragioni lyrim pedistono, che io non posta Rap- pacificarmi teco, quando t'ho inglu-riato con false parole. PerchE, se ioE a non

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non mi disdico, par, che tu ci con- 193 senta. Se mi dil dico , confessis nel passato quel, che vergogna mi ὰ, confessar di presente: cloe, d 'aver mentito. Ε questo tanto mi vitupera , quanto se io mentissi aliora. Ecclun'altra ragione, la quale impedisce, che non possi amo venire ad Ugualita nelle parole. Perchὰ ne' fatii colui patisce at tempo delia Pace, it quale lace at tempo deli' in giuria, comed stato dimo strato . Onde, se tu miliai dato, io ti posso dare; se mi halmesib a pericolo , io ti posso metiere a pericolor e per meZgo delia Fin-2ione, it nuovo fatio toglie via lyantico . Ma nolle parole quest' ordine non si serva : che s' io t' auro detio Traditore, o mentito net tempo del-r ingluria, tu non mi di Γraditore .nὰ mi menti net tempo delia pace. Ma io stesso son quegli, che mi di Ddico , e mi vitupero da me medesimo: nὰ per te seconde parole cessante prime ; ma restano eguai mente .

L questo non si pud alia Pubblica

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utilita attribuire ; perciocchὰ segui-rebbene un' inconveniente, che ipiugravi delitii serebbono piu leggier- mente puniti ; e pel contrario . Pid i 9 grave delitto E l' ingiuria di Fatti .che quella di Parole. Ma nel P ingiuria di Fatti, dato, che tu mi dia, non rice vo ingluria alcuna , come di so-pra si disse ; perch ὀ son paZiente , enon me lo reco ad animo ; e piu to-so myaggua glio teco favendotima Lsimamente dato) che altra mente. Senon mi dat , io mi sono scua mente I9s messo a rischio ; e chiarissimo ξ, che inguisa alcuna io non resto disonorato. Ma nelle parole io non divelago pa-Ziente ; ma resto agente : e restando agente , bisogna, che io abbia lyanimo a quel, che faccio, cloe alle parole , che io dico ; ne mi posso per questo sculare, di non avermele reca- I96 te a petio ; perchὰ io P ho conoscita, te , e deite Volontaria mente : ondem'ingi urio senZa dubbio da me me-

desimo. Appressb non e possibil mai tetro vare it mezZo , e la sospensione ;

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