Della uera tranquillità dell'animo. Opera utilissima, & nuouamente composta dalla illustrissima signora la signora Isabella Sforza.

발행: 1544년

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Deli'

animo.

37que doppiamente uiue ma per tota conclaiti,deria dico .che se perduiola ilion no per quat.che infermiti . confidat che la sanitate 'habbiada riuocare esset a pati rado tolla a securara 'habbia da suscitare ac se a uecchiezaado rubbo'. lauicina morte tedo debba restim ire . simili discor si parimente ad tur si polrebbono per consola . tione di hi languisse in qualunque altra par te de corpo . Velaga. prego chiunque si duo te d hauer e membra attratae. infernae chesio gli molitiem chea torto si duole.&che possibile e che anchorche uia corpo in Ogni sua parte saassilit, rotio peruenga nondimen o alla tanto bramata tranquilliti 5 che monta che tutio ilcorpo languis . pur ched hoste.ch ed animo se no dogagitardo sies in questo mi sermo i, cheogni dolore che a corpi uenga . o intenso. yri iness,sia.& cosi seniprericercarsi ἄbrieue o scoporteuole patientia , certo .che tutae te querele.

& tuti gli degni che delle inseriniti si hanno,

altro non sono, che una graue aggiunt de no/stri mali . che proposito adiique agglugere alle indispositioni de corpo quella doli animo fetcosi plangendo δε dolendoci farci tuitauia plumiseri pensanio pii che colui chedalciet uede

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le calamiti nostre. uegga limit mente a patieta tia cla qua pol compensa. con opportuno ri medio, d con qualch singolare, Meccellente premi, messe per sorte a lepra ne intellislὸ morbo di tanta schitelli non sarebbe ella ossiciente far che tranquilli mal non ultimo Dina no per quanto iudicar ne posI, conciosi a che ella

non sia altro, che diribito della suprema cotenna

come a gran Platonico Plotino auenne, cilino penetra peror tanto.che artiui ad infeltarn anima. iatu sena fleta animam ui acc5senta,ella ne fadi iussio singola beneficio vi ne leua dat c5sortio de gli uomini.&d quegi liuomini pess fate.che sono piu che a lepra medesima da fuggire bastici.chesii Re de ciet non habbi in odio lastici che lddio iusto giudice si delli agnoti,co me de gli uomini det quale cacritio che appresso di tui, si habiteri it maligno .ne i ingi ulto ita ridauanti alli occhi suoi,non hauesiὸma in horrore i leprosi, ana gli habbia nelle propie caseuisitati, de lor conuit amoreuolmente parti cipat . per la qualiosa de sidereret somniamen

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Deli'animo. 38te.che tuti si studiosi deli eta nostra spendest mi tempo che consumano in uoler sapere a uirtudelle stelle.quel che ne prometti l aspello di i ue.quel che ne minacci Saturno congiunt con Marte que che possi Mercurio, ondenas nole totale comes generino i baleni R da qualforra mosi i mari, si repentinamente gonfieno.lo allogast ro dico, in conosce te serae della ragione. Honde nasca lideboleaeta delli animi. t in fenii ita de discors, similmen te da qua par te surgine petio nostio sissimoderato orgoglio,&s lienata impatientia clo riponesEro in impa

rare i fortificare a fragilita loro . et perche sermoto non sol a Christianu a qualunque altra a

gioneuo creatura mon mi Megnero di farii loniter ripam alle historie pagane ne temero di

dimandare questi nostri impatienti, questi chesono dis picciola leuatura che ogni minima cosa gli perturba, Spriuidi tranquillo stato chepriuili gio abbiano stipiti delli antichi non si edein Mario liuom roazo riuo di Ogni bella usanra citiadina, privo di Ogni polita litteratura ricco sol delle uirtu militari lauersonerito patientissimanitate acerbi siim dolori . 'chepiti hebbedinoi Mutio Pompeio. Zmone

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Uella Tranquilliti

Non se di carne.ud OG.come noysiamo, Te dor, Possidonio Plotino , Teodato, Anas a gora . Constantino. altri mollii che per hora non gli possio tuiti an nouerares ii quali non solcon animo forte . ma anchor gioioso, offeriro noogni crude supplitio ma perche parto iosol de pagani e perche non in rivolgo anchorai s uellar delli essὸmpi christiani e liquali sono in maggior copia Massa piu ueraci . 5templia ino unloco a iunga soΚrdeta delle sante vergi/nelle di Tecla, di Caterina . di Orsola dic cilia kdi Agata e contempliamo allia colui che

per nostro beneficio uni l humana conda ditiina natura si crudeli tormenti per risco tercidalle

mani di Satanasio, &trariae da quella infernalsece sestennes sacciasi pol iusta comparatione di quel cherio sesseriamo con quel che eglisopporto 4 parracci letalera gni graueZZa anai doloes soaueda giodicheremo Que sta P de certo una efficacissima manieridi consolatione la qua nola mai ne conosciuia,ne certata da uani

cercatori

de superbi filosofi

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Deli'animo. 39

rare i qualche famoso templo et uegingio te porte circondate da sordi, da cie chi da mutoli, da scilinguati, da rognosi. Hauecchi Mentati,che mi chieggono limosina conpletosi attici incontanente fra me stes dico,ecco

ii quante cos auengono alli liuom in , per lequali credansi perdere gni lor contenteZZa, dc

dies uotare ne pelago delle miserie perda qualiosa utilis pare, di inostra i qualunque persona si ritro uasM. di ueniriemesie in cotale stato,che

poliedere in che sieno ripostigii impedimentide nostri dolcia perpetui ripos.ma prima cli ioponga fine di ordi questa mi picciola tela .rd, per quanto lisio debo giuditio in c5porta,

conoscere a mondo,donde dipenda laticia quiete deli animo,anchora che net principio delisiolauor assa apertamEte 'habbia dimostrat, di co adunque,chei sordo non hicagione solscisite per contristarsi , ne per reputarsi infelice, Con

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DeIla Tranquillitaciosa che peria spiragii mollissime molesti ali

animo peruengano in uolete uotii chiara mente conosceres che conda sorditi non habiti alcuna infeliciti e ponete mente che sem pre litordi sono col iso riceu uti. cobris lasciati neniat o di rado, per uede ui sordo, 'inteneris cono gli animi nostri di pieta nescio a torto i5 ciosi cosa che est non oda lectu singlie ne euillante negli porchi molli de mal creati huc mini Glisse que prudente rcco tanto da Homero celebrato con 'artificio si procaccio diesse sordo 'o che ne a natura, ne calo alcu noui si grato beneficio cortese esse gli uolle nopoleti altrimenti l accorto capitano paria secti

ro dat maligno canto delle sirene . O felici. 'Ea uenturati sordi se ii or bene conoscessero. alle uolae considerassΘω.che per esse que spira gli riniurati no possino penetrare allanimo bilingie errori, false opinioni klasciue canaoni egi ὀ uero, chesi sordo Luietato deli udire chicon insegnatas maestreuol mano occhia ris nante luto.o' 'arguta cetra Dina egi caene an chora arimente liberato deli'udi gli accenti assini rit, grugnis porchi uria i lupi abbata icani ruggir i leoni fremeriti orsi strider e cui

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ghiali re similinente prohibito ascolla tesqua

querate sciocche risate de paZzaroni di di/rotti planti de disperati mi ricordo esserini ac contato da mio maestro che essὸndo egi neste ultime parti di Calauria, uago dicii appassar neli 'Isola di licitia alcuna uolta desiderόd esse sordes, per no intendere e dolorose strida che si facetiano in ulti que paesi perda morte det Sirico.cio que uermine. londe si trahe esset, Ricor-

domi similinente ch egi mi rac niO.che sten do sul ago di Como, in una terra deita Riscio γnico si post ne gli orecchi de bombagio per non scoliare gli infiniti piant di quel uogo nati perche a tempesta gli hauea tollata sperata ri colla Gl sordo a fine e liberato da molle rodition essendo nold altra cosa pili spesi insanna ti che dati parole Sono gli orccchi parte decorpi nostri molio pericolosa spetiat mente i principi ' quali gon fiat da pestilente fiat de pensim lusingilieri,con estremo dano se xaltrui, a mina miserabit naen te conducono . Se per esse sordi, non ciu lectio it fauellare con altrui, fauelliam colo stessi ricordeuoli delueti di M. Tullio in chi o con se stzsib pariare,non cerchi di paria con altri: benche 1 sordo colli

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antichrabon deuot mente parti leggendo Psauilo detti . Placem anchora in questo cas i consi io dei sopradetto hesit cicco si consoli con 'aluto delli orecchi Mi sordesco fauore de gli occhi si sostenti, et perche dispiacere cideue tanto leue sordi ecci fors per questo uietam di non pote comprendere. di che to ni δέ che numeri consista it diapente i dia γpasson. ό l attre nuisicali proportioni Helen egii non ode con gli orecchi dei corpo te dictrenti delle uoci humane delli organi. H altri in stiti mentici comprendendo ne pero neli animo filo te agioni non gli de egi bastari essendo sempre pia da preazar la dileitatione deli intelletis che quella delli recchi e ma ponianio caso che notitia alcuna non possa hauere de numeri musicalia non basteri alia beata uita lacognitione de numeri delia turtu e in quella essercitarii qui non pu/gii uocere a sordita Souigna id haue uigiorno credulo di se assordita uella qua cola non ne feci stima alcuna sol dissi concla monte a ciet leuata Hesti ringra tio Signor di tutio cita cheis dat ac benedirosem pre ii nome tuo pol che non ii aveniatod esse sorda auanti che per i udita io riceuessi la

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Deli'animo tua fanta sede . Selen hora non potro di piucantar il lusignivolo, a calandra.o it pancro siletari, indri et erori orecchie de cvor mio alle melodie celesti, ikalle diuine uoci & se non udiro per 'auciat chi partera di me , O a me tot diro almeno quel che mi ragio lacra nci uor

ne anchiragioni per fami conoscere , che a. cita non si pollente a conturbariae conciosiache gli occhi de petio G non que delia fronte, nano quelli che amar & cari tenere si deon, ct

perche si reputationi techi tu infelici doli illii-

minati fior se uede non possono piari amata luce de soles consortita si dilaueri alii per adi tro uedula, di saper eli animo loro comedia

fatia: se ciechi nati mal non a uideres facilfu seinpresopportar il desiderio delle o se non conosci ut . concedo hera hor inai1ti non uedrano piu i glorioso spetio det telo ne rampieret delia terra, di varie cosse uestita, ne i granpadri Oceano, ne i aliter Re de fiumici non si torritem loro ii pote cotemplar 1 magno id dies nella mente de quale ilucono non sol le

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Della Tranquillita

cose satae ma quelle anchora che si hanno da fa-re,uista assai tu chiara, tropposui gratiosa a riguardare se mirar non potri lac cato e fronaute ualli . Duerdi prati te pelonche ombrose di lettos colli i floridi cepti cristalline fonti crapidi fiumi,5 que che plura ogn attracos uaga bella si iudica, cloyrhumana eΠ giri potrassi per agetiolinente raCConsolare, nouemendo ali incontro te soprabondanti cloa che, te puzzolente carogne, i monti di letamq&tante attre brutae cosse da far per stomacaggineusci te pietre de muri . posseno ueramente dira ciechi , chelauεdo perduio la luce de gli occhi. habbiano perdum i sollecit ministri della ola deli auaritia.& della iussuri . Hocio considera' to piu uolae comeda tu lucida parte dei corponostro trana spe da misera anima in solliss/me tenebre, in profonda adigine a sommerga ilionde volontieri consoris 1 ciechi,ali'udiri uoce delio Spinto Santo.che si dolcemente nammonis i non ricertar maide cose,che simgono, perche tutae temporali sono, Veramen te si come nella luce trouansi molli dolori cosnelle tenebre . .ella bula notae scorgonsi molle allegreetae Letaesi,che auendo Antipatro filo

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