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nel si iamiam nes caso retto, quando si parta di persona rasione vole, come : quuli disse: quem riosse. Pariandos di altro, si dice: queso , ς quello. I Prono-
Regelazo. Inomi sem miniti, i qualinei singolare non finiscono in ri , net plurale finiscono in , I: E. g La Madre, Agmano , ι a nutrice: nel plurale si dice: Le Μadri, te mani, te nutrici. Alcuni nomi nel plurale hanno la desinenaa simile at neutro de 'Latini: E. g. e bracci , ae ginocchia , ip mura, o i muri, de cor. Na, e simili Regula a I. Λlcuni nomi mono usarsi in mascolino, dc inflamminino. E g. Iι fine , e ιafine: iijonte, ς la fonte. Altri meglio insem minino, come, latrave, la Serpe, la Lepre, la fronte. ' .RMOloaa. Le lettere deir Alfabeto si possono es. primere con l'Articolo massolino. che equivale alneutro; ocon I Articolo lamminino, soli intenden- doci la voce, terrera. Sipuo dunque dire: il P, it se ,
de' verbi, osservareteis eguenti avvertimenti. Prima , it Preterito imperfelto deli' indicativo finistela sua prima singolare persona in A, e non in O, do ven
Persona dei plurale net preterito perlatio della prima Conjugarione si finisce in omeglio assai , chein
Orono , dicendosi et Amarono, e non amorono. Nel
turo dei a prima Conjusaetione, si muta ιυ in Ε, A
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cendosi 1 Amerὸ, e non Amarb. Cost ancora nel pre'. terito imperietto det Congiuntivo, si dice: amerei, meresti: e non amaret . amaresti. Nella prima perΩ na dei plurale neli' impersetto, si dice: Amerς amo, Ierae Onmor e non ameressimo, legieressimo a
ιο , ii verbo, nella prima dei plur te deli' Indicativo presente ia , fiamo: neli' impersetto, era νamornet suturo, net Congiuntivo, la prima, ela tereta persona singolareth, sia , e non sii: nel plurale .fiano, o sieno, e non si ino. Neli' imperistio deliotiativo, si dice pili spem 3 in prosa : stis, che lassi .
ustiva. Ii verbo, Pado , vat, vada, vanno, prende in prestito alcane voci dei verbo, andare. Onde dici amo: Andia mo, andata, anda va , andat, apdasti&c.
Regolaas. Osservate questi Preteriti, dove si dicerti vidi , misi, promisi, νοπι , ρarvi , per et . beu vi, morti , ars , ardemmo , ardoι , Uedemmo , ve esti , ve- , esset e non si dice: volsi , parsi, persi, bebbi, morsi, ardet, che adesso sono esclusi dati buona, e retia Lingua Italian δ. - - Reeola a 6. I Participii dei preterito, in Prosa, sis. Eliono accordarsi net genere, e net numero col nome, It quale si riseriscono : E. g. H)scritia una Ietteraet e non hostritto una lettera. Cosi, hovedula Roma horitrovati i miei compagni; hbvedute molle Pro
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i6g rgae ra: Si dice in prosia: Concediato , vedulo , renduis to, perduio, conceputo, Paruto, voluto, doluto, avulo, e non conc so, Usto, reis, perso, concepito, paris , volsuro , dolisto, auro. Cosi ς credulo , e non creso. Iomison riso; io mi son credulo; io mi son di- lettato; io mison prome sis e non hὸ riso. hδereduro , ιδ dilertato; perche cosi dicendosi , perderebborola natura di Participio preterito, e riterrebborola ma-ntera de verbi attivi. Retola a T. Questo vocabolo, Santo , quando ἐti- toto, posto innanaeia nome proprio, che incomines da consonante, gelia via I ultima sillaba nel singolare E. g Sau Francesco; San Domenico . non quandod semplice aggiunto, non dicendosi. D: Ma, un Santo Religioso . Re ola Notate questi vocaboli, perfarne scelta de ni igitori: causa, adeo , benissimo, massime.
. Neglio ii dira: cogione, ora, ollima mente , messima
mente , δ principalmente. osservate di pili questi al-
ubblvire, letio, Princ*e , mede o, insisme , ij et- tuose. Querii dunque utarete nello scri vere, e net par- lare I e lasciarete ii dire: Doi, bagio, forsi, camiscia, Oglio, doppo, glaccio, augumento, scordarsi , smi nutre, estate, mi ele, fatiga, dubio, dubbito, Regi, volontieri, pregione, Iacrime, Ie redini, obbedire, o se figio, Prencipe, medemo , assieme, disettoso. Letola a9. Questi vocaboli si possisno esprimere in due modi, potendosi dire: Iacro, e sagro: proprio , e
propior edi oto et ale, eali: arme, edarmi: arma , e arme in singolarer vesta, e vester fronda , e fronder opinione, ed oppinione: Florenta, e Firen-2e . fraude, e seode: Iaude, e lode: anebe, & ancora.
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quando signisca , qui, quae, quod 3 ondeguardati di direr il libro, quale io tr die di: ma, it quale o it medi. Lascia l'Articolo, quando significa, quaIis, . quis , dicendosi: tale e l'uno quale e 1'altro.
Overor quat di voi mi ha chi amato Regola 3 r. Notate queste due parti cole, ei, evι , delle quali ce ne serviamo in dare risposta ad alcuno . Quando partiamo dei luogo presentea nol, dobblaeso dire: non e e. Sedi luogo separato dat nostro . si dirae non vi e . Μeglio o dire : Meiocche tv facci, che, ας-
Retola 3 a. Le preposetioni, phre, e contro, si con-giungono col Dativo: E. g. Contro a me : stire a me inma la preposetione, contra, si unisce col Genitivo, o coir ACcusativo : E .g. Contra di mee contra me . La
floro. Quando mi siegue una consonante, che nonsa, S, conaltra consonante, aliora si trotica tutia,
Pultima sillaba, esidice, per esempio; Re; delF gnore; deIPrineiste; neIRΘ; nel Signore; neIPVIn eme. Nel plurale si dice: de ι signor ; ode' signor saee Prineipi, o de' Principi. Ne' quali nomi si aggiunge la, o si leva coir Λpostrose . - Regola 33. Notate quello modo di partare, ediscri- vere con la preposiZicine , eon In singolare non si di-Ce z con it; ma col, o collo: E.g. Col tuo favore 3, collo studio delle lettere. Nel plurale si dicer Co'overo, coi , e non, coni: per esempio; co' Principi, e coiPrincipi. Quando pol seguitae vocale, o Sconun'altra consonante, si dice; eongis oculi: E. g. Congntaomini; cogit studii. Si puo anchedire i coli uomo, e Con Puomo; colle dita, o con te dita. Retolo 3 . Nella nostra Lingua volgare si ustra γal
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ni accorciamenti, o troncamenti, levando ruitima vocale dalle parole, che finiscono in I, E.g. Uuol, gnor, os in cambio di vuole, signore, sono, siamo. Regolari Le particole , che finiscono in consonari , te, come , cou, usta, per aggiungono a se stesse Ia littera , I, nelle parole, che cominciano da, S, coi unaltra consonante; Lg. Inistritto, con isperaneta ,
mentq; poiche cagionano durereta ne i proseriri is si di-duinue: buona famiglia , buone Citta , te mani, te immagini, i miracoli. Meglio anches ara it dire: una' sola volta; che, una sol volt . Si dice pero: Suor: Maria, e non, Suora Maria. Si troi cano questi duenomi , quello, e bello , dicendosi; quel Principe, belprincipe . Nel plurale; quei Principi, Mi Principi. Hel medesimo modo si getta via I ultima sillaba ne traggettivo, grande, in menduet numeri, e generi. E.g. Gran Principe, gran Principi e gran Reina, gran Reine. EVOM 37. La, T,puo addoppiarsi in alcime voci;
E. g. Zizetania, meras , νοχzooec. Mai perosi addop- pia innaneti alPI, accoppiato con altra vocale; E. g. aetione, orazione , benedietione che per molio tem-m ritennero it T latino, sbandito astatio da queste , , attre simili voci. Retola 38. Laspirazione , Η, si deve usare inqueste voci; ebe. ebi, methe; h4,ha , bai , banno. Netra Itre voci det verbo, averes pub lasciare, come,
Regoia 39.i La lettera, X, de' nomi latini si trasporta in , S, negP Italiani , ora in S semplice, ora in dop-pia . Quando la parota latina comincia dalia preposi-zione, eae, aliora la X si trasporta in S sempi iee, co. ςsAemplum, exercitu i neir Italiano si scri v e e
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sir Ue Deseretio. Intulti gi' altri casi trasporta in
re , e altrimenti ἔ saero, e fagro . Ε queste regole bastino alli novelli studenti saevanetii, pia regolare, almersio in parte, Ia Lingua liatrana.
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Ο Unde plurima' voeabula EeeIesiastiea diluci- i' data deducuntur , atque ordine ab in phabetico referunturi Α, a, a, Domine Deu/: ecce neseis loqvi, sono parole di Geremia Proseta, ed δ un'interjegione dichi si duole, geme, o ammira . Ah Signore Iddio i ter dieit , propter defectum aetatiso scientiae Aoquem
. Adono , p l. Questa parolad nome Ebraim, e valelo stesso .che direr Domine. Appreta Giudit si legge; Adonas Domine, magnus es tu Sono due nomi , ches ghisca nolamedesima cosa, come Abba Pater. Fit autem baec duplicatio ad majorem e ressionem dominationis divinae. ita Lyran. in Iud. c. I 6. Argumentum. Sileggono negli alti Apostolici qu ste parole; quibus oe praebuit seipsum vivum , post passonem suam in multis argumentis, hoc est , I E SUS per multa sensibilia signa , oegesta, seu Vera , probavit, severὰ resurrexisse. Ita Carth. in acta Apost. c. I.
Aurum obryzum. Oro mondissimo, preZiosissimo, ramnato, e di ottimo colore i Renes eius accincti auro obryzo , id est , auream Zonam babuit circa lumbos. Leste reni erano cinte d'una cintura, o cingolo d'Oro. Ex Carthan Daniel. c. I o. Anathema .P.b. Voce greca, che significa separat ,
scommunicato , e diviso, e sequestrato dallaCOmunione de sedeti. Si lepge deli 'Apostolo; optabum Q. pse anathema esse a Christo pro fratribus meis. Fensu
; Usabam , ncri posset, anatbema esse , idest, δε
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innotescat. Nam per Marrisam vitu actrua, perdatenam vita contemplativa Ag maxur.
α ιιus in actione 4 fed in occupata mane . Ibi toto Μο /μ 4 . . V .: deliciis in ens . Ibi meliorem partem eleg t , qIuferetur ab ea in aeternum. Sic ille tract. de Theol gia sacra in Asiump. B. Mariae Virg.
X role et Tunc Herodes occidit omnes pueros μ brma
' Blissphemia. Nel tempo, cheia sepellito torpo
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restasse ignoto, acciocchei figliuoli dIsrael, inclina isti ali Idolatria, non to dissotterrassero, edadorassero come Dio, succedette uncontrasto tra l'Arcangelo ΜieheIe, e trail Dia volo, ii quale voleva mani se stare, doue fosse sepellitod Corpo di Μoisd, perindullial P Idolatria. Ma r Arcangelo Michele, come Principe, e Proteitore della Sinagoga, si oppose alDemonio, che non ardisse ci3 fare, egit sece questo divietor Imperet tibi Deus Do Satanasso, Iddici conla sua potente pntesta, ed imperio, raffreni, ed im-: disca la tua malvagita , accio he non siicagione di sigran male alsuo Popolo. Non est auIur infer- νι judicium biasphemiae. L'Αrcangelo Μichele non ebbe ardire di proserire sentenaa di bestemmia , o maledietione , come cosa a se non conveniente. Ex Dι m.Cartib. Tirino, ει aliis in Est. Sancti Iudae Apostoli is Quindi restano dilucidate leparole dei tanto Aposto- Io, dicendo: Cum Aviebael Arebanetas eum Diabolσdisputans altercaretur de Μο seomore non est ausus in-Dννe judicium blaisbem in ; sed dixis r Imperet tibi Deus. Dali' esempio di S. Michele Arcangelo ogni Cristiano deve astenersi di proferire parole ingluriose . e civileditioni , contra de' Prossimi .
In senso morale significa it fine delia nostra vita. Et tentationibus Daemonis , ealeaneo ιnfisiantis , facilius resistit. Pid facit mente resiste alle tentaetioni det Demonio, che tende insidieat restremo, e fine delia
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della insis, eost ehlamata; perchfl si dIce dat Sace dote sopra it Popolo , radunato insieme nella Chiesar ovem, perche ine a compendiosa mente raceoglie roraetioni di tuiti gl ristanti. Dipol, significa Ia Liamosina, raceolia in aluto della Chieis, e per sussidicide' Poveri. Quindi si rendono intelligibili velle pa-Ie, chesi leggono appresso it Breviario, nella Decli-eagione delia Basilica det Salvatore: Ubi collactae
bant ster unam sabbati. nove si faeevano te Collet te, ei te Limosne, inun giorno della settimana: Caelibatus . Celibato, stato, o modo di vi vere seniaeta Μatrimonio. Caelebs, qua fidueens vitam Clutumo Quasa menando vita di spiriti celesti, o vita Angelisca. Caelebs . ItalIce , Celibe . Condio. Condire, o rendere saporose Ie vivando con condimenti . Quando si trova congionio con unodi questi Λblativi, Bassamo, vestruuentris, significaimbais mare: ut, Reliquiae eorum uniuenti/ conditae , p. l. L e loro Reliquie imbaismate. Contristo. L'Apostolo, strivendo a gis Esesi, d ee e Nolite eontrisfaνe Spiritum sanctum. Sant' AtDselmo cosi espone it sudetto passo e Nolite talia mere; quae spiritui sanctofie displiveant, ut reredat a vobis , qua offensur, ef eontristatus. Sic ille in Eph. e. q. Credo. ΛIle volte signisca consdare, fidare: ut Non eredes vitae tuae. Non ei siderat delia tua vita. Crederese alien . Fidarsi ad Alcuno. suum anima mihi eredidit. Miconfido, miscopnil suo Cuore. Canislium. Quando appresso la sagra seritium si tro va congionio col Nome Divinor ut, Consuram Del. Consilium Dominι , aliora dinota Decreto , Divina ordinaetione, edisposiEi et ut, Confitium autem Domι Βι ιn aeternum manet. Psal. me es , Deeνerum, is propositum voluntatis Div nae nullo modo dismip t Ex Lyran. in Psalo Cornieularius . Cornicolario Fiscale, lidi cui VScio portava seco .l' obbligo di assistere alle sentenete comta de' Rei.
