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Nov. 18. deir Imperador Leone, stimo necentio 'I. servi una breve genealogia di questo Principe ; giacche nella maniera di pensare di uti uomotan molia parte te sue naturali inclinarioni, alle
quali contribuisce molio la nascita. a. Tessere iuna breve storia di tuite te Novelle in generale. 3. Dirvi Foccasione, per cui fu nita la nostra Nov. 18. . e spiegarvene ii tempo, e 'i luogo . 4. Rintracciar la ragion naturale , da cui su mos Leone, e l'utile, che 'l pubblico De ritraeva. F. La graveria delle pene contra i Tra res seri im-
poste eliminare. lil patie di Leone si chlamb Basilio , la ma- ldre Eudocia. Nacque Basilio in uia picciolo luogo delia Macedonia di famiglia bassissima ,e ol cura. Fu cosi povero , che si fece soldaato . Nella guerra contra i Bulgari solio Leo- ine l' Armeno restb prigioniero . Dopo molli an
seminudo con una bisaccia in collo, ed una mareta in mano se ne venne in- Costantinopoli .
Ivi cerco qualche tempo la limosina ; pol si accomodδ con un Signor di Corte per goVernarei cavalli . Riusei cosi bene in questo impiego , .che t Imperador Michele appatrionatissimo per queste bestie lo prese per suo studiere, e gli p se tanto affetto , che gli dieti per moglie Eud
eia sua favorita ; e di grado in grado per te sue buone qualita, e per i meriti di Ludocia , ch
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era moglie non meno sua , che deli' Imperadore, i inalia alia cariea di Graia Ciamberlano ; quin-di l 'allacio aly Impero . Basilio per ricompens,lo sece uccidere , e rello solo Imperadore. S'in sinub nella graZia di Basilio uia tal Teodoro Santabareno, Manicheo di credenaa , Mago di pro- sessione : questi ordi una calunnia presso it Pa-dre a Leone , che lo pose in pericolo della vi ta : ma dopo tre mesi di carcere su liberato per intercessione di un Pappagallo che parib in suo favore. Forio it famoso Patriarca di Costantinopoli, autore dello scisma della Chiesa Greca, deposto , e da orto anni chiuso in un Monis ero , per guadagnarsi l 'animo di Basilio fece una fin-ra, . e chimerica Genealogia, iacendolo discendere da Tiridate Re d' Armenia , e disse , che il
loro , che da oscuri principj son giunti ad una luminosa comparis , di esser tenuio per nobile , aggraetid Foetio , e lo rimise nella sua dignita . Mori Basilio di di semeria l' anno 886. Leone re sto Imperadore i te quatito sue Arelle si eranfatte Monache ; de' tre suoi Fratelli Costantino
era morio ; Alessandro era flatuo ; Stefano eraPrete. Leone salito ait 'Impeto sece gastigar Santabarem , e depose Foetio , in tuoso di cui faetereo Patriarea Stetino fratello di Leone. Eb Leone quattro Mogli : Teofane figlia di Marcia-nicio , donna di ottimi costum , e che iacea --
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ios DISCORSO I. SULLA NOV. 18.racoli, talchὸ i Greci l' adorarono per Santat. Questa moti l ' anno 891. Durante la di lei vita Leone amava Zoe figlia di Stigliano , vellova di Teodoro , che si dice avvelenato da Leone per
na moria Teosene , t 'Imperadore sposδ Zoe , per amor di cui diede molle cariche a Stigliano : lo dichiarδ Maggiordomo , col litoto ancora di Βασιλεοπατωρ , Padre deli Imperadore; e niente si facea in Corte, che non pali isse per te mani dei Maggiordomo. Mori Zoe senEa figli do- po ventu no mesi di matrimonio , e mori in cosi mala fama , che sopra la cassa , ove su posto ilsito corpo , si trovo seritio : Infelix filia Babylonis . Leone pigi id la terra moglie Eudocia, chemori in parto . Piglid la quarta Zoe Carbuno-psina . Ma perchὸ te seconde , e terZe noZZe erano nella Chiesa Greca permes le se , ma soggetrealia penitenga ; te quarte pol erano compresesetto ii nome di Poligamia , e affatio Vietate :Leone per ser dichiarar valido it suo matrimonio , sece convocare un Concilio in Costantinopoli , dove per dispensa gli su accordato ciocchὸ
mandava, per impedire , che cgli non promulgasse una legge , come avea risoluto , in cui ordinava effer lectio ad ogni uomo aver tre , O quattro mogli insteme . Era stat tanto elatrato ingrazia di Leone un certo Samonas Saraceno ,ed era stato inaletato alia carica di Grati Ciamberlano: questi accusδ la Imperatrice a Leone , che si tenea per Drudo it BIacciere, che era un
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DELL' IMP. LEONE. IOIbel giovane di Passagonia: Leone non gli credE,
anat lo depose , e lo sece Ar Monaco ; e dichia- tb ii Bracciere graii Ciamberlano. Final mente mori Leone di flusso di ventre gli it . di Mag-gio I anno sit. Egli su dedito alle sciente ; sadiscepolo di Foaior credε molio ali' Astrologia ;gli si attribui scono at cuni oracoli , e voglionO , che sa stato Proseta. Ci restano di tui uia Tratiatato di Tactica , e scunt Sermoni falli da lui , secondo it costume degi' Imperadori Greci , alPopolo in certi gloria deli' anno. Fece mettere insteme , e riordinare tutio , clocche vi era di
Giustiniano ; lo divise in sei Parti, e in 6o. Libri lo publich in greco solio it titolo, Βασιλικα νομηκα. Le sue Leggi si osservarono in Oriente sino alla distruetione deli' Impero Greco . VΟ-gliono alcunt, che Leone fosse figlio deli' Impe- rador Michele ; io non seprei determinario, glacche Michele, e Basilio aveano ugus ragione sula Mad te di tui. Si ricava dunque dati' esset Leone figlio di unPadre vile , traditore , e che sagrificava l' onordi sua moglie est 'ambietione; angi figlio di una adre , moglie di due mariti in un tempo: Dalla storia delia sua vita i) , che egli era di antimo effeminato , e molle, imprudente , pleno divanita, che. pensava da Sofista, e non da Impera lore . Sin qui la Storia Bizantina . Veniamo alte Novelle: Niente di esse ci dicono te Istorie. Ma io seguendo it melodo degi' Interpetri, e M'
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1os DISCORSO I. SULLA NOV. 18.
Dottori dat te stesse Novelle ricavero la Storia. Ilmelodo de' Dottori ἡ di far partare i Giureconsulti, e gl'Imperadori di Storia, di Medicina, di Teologia, di tutio in somma, e farti dir tutio altro di quel, che hala pensato . Tra gli es ritu finiti ne dird duer Bariolo nel confI34. propone questo casio : Se uno scolare ἡ stato molli
anni lontano datio studio : an perdat matriculamis Unιversitare Bononia r e dice : Videtur quod sic crg. g. de acq. rer. dom. L. Naturalis. S. Pavonum dove Glso paria de' Pavoni , e de' Pa-lombi , che vanno , e xengono da loro nidi .
Tanto ha che ser questa legge colla quistione ,
quanto ha che fare uia Uomo col Paone, o conaltra bestia di natura serina . Innoceneto IV. sui T. de conjug. servor. c. I. propone questo case :Se uti servo nes tempo stestis e richi esto da sua moglie dei debito maritate , e dat Padrone di unservitio importante, a chi deve prima sedissere; e conchiude per la moglie r quia de debito re dendo se cito expedit : e cita a proposito la L. Infundo. Τ. de Rei vend. , dove dice Cesse , che se uno per errore semina , o planta nel suolo al-rrui , ed ii Padtone det svolo vostia dargit ilpreetao della cosa non pud egit iplantaria . Ilpiu , che si potrebia da cio ricavare a proposito della quistione sartibia , che ii servo va , dou lo manda ii Padrone, ed ii Padrone resta a seminar nel solido della moglie dei servo . Pud an
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DELL' IMP. LEONE . Ioss' introducono Cristo, la Madonna, e 'l Dia volo a partar di Legge, e citare i Digesti, e 'l Codice, e vir cose graetiosi is me. Su questa manicradi pensare io dico dunque , che Leone se geloso , e proibi alia moglie di apri r la finestra, arg.
Nov. S. ibi: Ne ad liberius loquendum, quam mulieri decorum fit, fenestram aperiat. Anai nonia facea iacir di casa, nὸ tener conversazione , o sestini, arg. Nov. 3i., ibi: Si qua solum extra
ades mansit, aut cum hominibus, cum quibus nouisceret , convivata est, hanc lex a nexu matrimoniali separat. Onde per darie un onesto Iratte-nimento ; la sera si univano nella gran Galleria
dei Palaeteto imperiale Egli , sua Moglle, it Parriarca , e Stigliano, e qualche volta , ma dira-do , vi si trovavano alculii Vescovi suffraganei , arg. Nov. 6. ibi: Haecum Patriarcha in Metropolitanis diligenter expendores . Nella conversa
zione si discorreva di varie cose ; alle volte di Feste Nov. 1 . si ordina, che mon, si ha da s licar te Feste : alle volte di Santi , divoetioni. di Messe. μι. 88. Nov. Alle volte di gin-co di tesori, ae ineantesimi, e di magie. Nov. 87. II. 64. Alle volte di gallanterio , di casia, di perae ve hie di ritati. Nov. go. De purpura segmentis, O particulis . Nov. 8 I. Alle vol- te in somma di Pesta, di Musica, di Casini, di Figliante, di Aborti, di Battesimo, di Morte , come dat te Nop. 19. 16. 7 . 9o. Oc. E per-chE Leone per lo pili stava in casa a Dardar usta moglie, arg. Nov. 98. ibi: Observa u*orem.
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aio DISCORSO I. SULLA NOV. 18. Fa la spia a tua mogite: Egli per non perdere ii tempo si divertiva a far leggi, credendo, nien- re esser pia proprio per la gloria di uti Princi
remus, ad legum correctionem processimus . . . id scientes ad moderandam Rempublicam legum rectam
constitutionem Omnium esse prastantissimam . E suquello appulato , di cui si. era dii orso Ia sera
in colaversaetione, la mattina egii striveva la leg-ge arg. Proaem. ibi e Rerum vicisstudo, mul-riformis status ortum legibus p rabere. E lo conserma Gotofredo , ivi r Ex corruptis moribus civium optima Leges nascuntur. Le sue leggi Leone diriggeva ora at Fratello, ora at Socero, cloὸ
a colui, che introduceva ii discorso , sul quale nasceva pol la Lesge. E percid si chlamano Novelle , perchε dalle novelle , che raccontaVanota sera it Patriarca , e it Maggiordomo si forma- vano te Costituetioni la mattina da Leone . Cad- de ammalato it Patri arca, e nella sua malattia loservi attentissimamente un Clerico ; onde egit per gratitudine disse una sera a Leone: Fratello mi opochi giorni mi restano di vita , voglio aver laconsolaetione prima di morire di vetar Suddiacono questo mio Clerico ; ma perchὸ egii non hapiis, che 2 o. anni, e te leggi ne richiedono 23. xi prego a sar una legge se questo. Leone subito si pose a seri vere , e in poche righe sece lalagge richiesta , che ἡ appunto la Nov. 7 F. Oue sta su P ultima diretia at Patriarca , perchε poco
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DELL IMP. LEONE.dopo egit mori per imperietia de' Chirurgi , chenon secero bene it inglio di una gangrena , arg. v. Ios. ibi : Medici sane quidear non praecise integra membra secari jubent. Resto amitto Leone per la morte di suo Fratello I onde se nestava tutio it glorno per divertirsi nelle stanis delP Imperadrice a discorrere colle Damigelle . Tra queite ve ne era una bellissima. L' impera-dore subito I' adocchid , e avendole set te molle espressioni, ed offerte , non fu possibile di ridur-la . Final mente te diise : se muore mi a Moglie , io ti sposero, o almeno ti terr5 per mia concubina . II concubinato in que' tempi era permeiaso. Riseppe tutio cib P Imperadrice . Pen fatevoi , Accademici, quai strepiti ella facesse . Subito ne caecio la Damigella, e stet te molli glor- ni inῖrugnata con suo marito . Per molio che facesse Leone, non vi fu verso di capacitaria; evolendo egit una nolle esercitar te funZioni ma-
trimoniali , la Moglie gli disse : Sin tantochὰ in
imia ni una legge contra te terra noZye , e 'lconcubinato , mai non ii fard esercitar meco ilmatrimonio . Onde Leone la mattina sece te Nov., ς 9ι. contra queste due cose , dove cosi
glie: Haud dubie conjὶ tutam in tertium matrimonium poenam , quod non exerceatur . Pow dopomori ZOS; Leone , e Stigliano ne furono inconsolabili, e se n' andarono suora di Citta in un
s lodano questi Casini. si ne ritornb Leone in
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Costantinopoli , e dopo I 'anno dei lutio non potendosi pili contenere pigi id la terra Moglie .della quat cosa ne cerco scusa a Stigliano , arg. ἐύου. iii. ibi : Nihil adeo ad conservandum genus humanum est necessarium , atque quod costa miro attributum est subsidium. Ma cid non ostante Stigliano piu si afflisse , e ii ritiro in un casino con logge di bellissima veduta , arg. Nov. iis . che 8 P ultima ; e poco dopo se ne mori. Coti Leone fini di far leggi , perchὰ non eb pili , chi gli raccontaile Novelle . Onde io conchiudo , che di queste Novelle ne abbiamo Obligatione a Stigliano , ed a sua Figlia ; e che in conseguenta , se ene neti ediZione di Gutosredo non vi sano date di tempo , o di luogo ; puo fissarsi l 'epoca di ess dat giorno det secondo matrimonio sino ali anno det terro matrimonio di Leone, cloε dali' anno 891. sno ait 'anno 8 96. Questa ἡ la vera Storia delle Novelle in generale : delle Novelle io dico, te quali incontrarono si male presso i Popoli, che , a riserva di po-che ι non surono mai osservate , secondo thv viso
li non intefero aflitto, quat sosse ii carattere di Sovrano , e di Legislatore , che essi indegnamen-re portarono . Giustiniano nes notabilissimo g. Sed naturalia : T. de jure Nat. Gent. ct Cis. Insi, concede 'al Popolo la potesta di abrogar lalegge scri ita colla contraria consuetudine, che e
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quanto dire rendere i sedditi uguali at Sovrano, sottoporre la somma Potesta at giudietio de' Cit radi ni , rovesciare insomma i fondamenti deli 'as soluto dominio. Leone pol in tuite te sue lesgi non comanda , ma argomentaleon i sedditi . IlLegislatore non deve mai spiegare te ragioni pa
ticolari , su cui si fonda ; michε in tal caso ogni Cittadino ha ta liberta di esaminare , se leragioni, se cui senda ii Legislatore , san buo
ne ; ed essendo impossibile, che una ragione, an- corchὸ soda , persuada te menti di Ognuno , ne
segue ii dispreaeto, e 'i di sese della Legge. Se uragion della Legge E la sola volonta dei Sovr no , supponendosi la volonta dei Sovrano sem. pre giustissima da sedditi, la legge , in cui non si spiega, se non il volete dei Principe , deveeseguirsi da ognuno, perchὸ ogia uno deve ubbi-dire at volere delia Somma Potesta , it cui giudice E solo l 'Autor delia Natura. Ma quando ilia Legislatore splega la ra on della Legge , aliora
non comanda , ma discorre , non ordina , mapix suade, non vuole , come Sovrano , Ma s 'insinua, come Oratore : in Amma non E Legislator , ma Filo G : onde rende ii seddito.ugualea se , e lo costituiste giudice dei suci ratiocinio; iacchὸ nella Societa Civile i Cittadini non pos-lono far uso delia volonta loro depositata inmano det Sommo Potere , ma posseno ser uso perb dei discor , e in conseguenZa esaminare , se ii rari ocinio, se cui si splega eskr sondata lalagge , sia es atto. E per verita nelle antiche leg-
