장음표시 사용
181쪽
stente nol Cod. XVI, P. II, dei uanostri ili Galileiani, si v de scrillanella massima parte di mano di Galileo. biamo inolire la seguententies laetione di Mons. Angelo Ricci in una sua lettera riporta la da INelli nol suo Stagio di Storia Letteraria Florentina, p. 59, o relativa ulla Vita di Galileo serilla dat Viviani: u Iu essa vita s attribui See alu P. D. Benedello Castelli la risposta at si g. Vincenetodi Graria e alu sig. Lodovico delle Colonabo. Ma i I P. D. Bene dotio mi disse, ch'egliu vi aveva salio uia poco di principio, e che it si g. Galileo gliel au piglio e la suguilo uel modo che sta; ne la delia lura e di iν. Be-υ nedello. n LO flesso Viviani tu sine at Tratiaιο delis Proporrioni P. 105, cosi paria: e L'altra operella o un libretio in solio di manou deI P. Castelli, inlitolato: Errori dei sig. Grenis raeeoui Ollau sua operella det gallaggiar della figura, ma con qualche postillau e rimessa in margine di mano di Galileo. Dat che, siccome datu vellere che te borge delle risposte e considera Eioni di esso P. Ca- ου stelli contro at Gragia D alle CoIombe sono per la maggioru parte di mano det medesimo Galileo, io prendo argomenis diu credere cho e quel Ie opere e queste lassero deliale, se non inu lullo, at ineno in qualche purie da esso Galileo at delio Padre,u o pol da Iut salte pubblicare, o a Iut altribuitele, sorse per nona dar onore di foverchio col proprio nome a suoi cosi de ii ops positori. v Finali uente abhiamo una consorme testimonianga dello flesso padre Castelli, in una sua tellera del 20 Genn o 1615 a Galileo, nella quale si leggono queste parole: a Mi vieii salta ista a grandi u sima deI mio libro, se pero si puo chlamar mio, dove V. S. hau posto tanto dei suo: perlanto Ia supplico a sollecitare it Ii o. nMSS. GaI., P. III. T. VII, aer. 2, c. 36 J E dice questo it Casleui.
p reste Sebbene quel POpera si fuisse stam pando neli'Agosio e Sellembre net 1614, la stam pa non su compila che net genitrio del 1615. Ora se tanta, anai la maggior parte in questo libro su di Galileo, pol remo onestamen le inserim, che net tempo, uel qualew ne conduce va la stampa solio i suoi occhi, egli lasse di cio Occupatissimo. si per te variarioni che pote in quel lemm medesimo veni rui introducendo, si per la maggior possibile eorreZionu
182쪽
c lus τι Fic AZ lo iristessa della stam pa. E repoca appulito nella quale la flampa diquest' opera incomiticio su circa questo Agosio dei 161, , como dat lasoguonio Ietiera dei 16 di detio meso a Mons. Paolo i, ualdo: a Molli u larili mi e stala resa Ia coriosi sima lettera di V. S. M. R. mas o ben vero elio a un silentio di due anni mea spinta e la pron roga di un mose. IIo preso somnio conlento ne i vederint ancora vivo nella memoria di V. S., e per avventura non mi fi stato meus grato che it rilrovarmi ancora fra viventi, dopo una moliou lunga mala lita. Ia quale mi ha in guisa interrollo it filou do' nilei fluit, che non posso accusare a V. S. opera alcunas di nuovo ri soluta is . Si riuovano solamente solio it torchion te risposto agit oppositori det tuto irat lato circa alte coso chos si anno suli' ac tua; te quali cose sono state scrille da un mio u scolare, monaeo di S. t iustina, compagno di Cecco de' non-u chelti, ed at presente letior delle malem aliche nollo studio di
Ma Ie ragioni ii' inserinita, come sopra abhiam dolio, basiano. anzi sono esuberanti, a giusti sicar plena melile la mancanaa di inservarioni dom it . Settemhre deI 161..1l 13 Sellembre, rispondeua it Cesi a Galileo: u L' ordinari au passato non ebbi lettere di V. S.; ma con questo ho ri vula a la sua gratissima e compita lettera at sig. Mirabella, o Phou satis subito inviare, od ancho la sua a1 sig. Porta. Vorrei in i tender che let stesse benissimo per rati grami da do ero ec. . t MSS. GaI., P. I. T. VII. e. 173 . Il . Ollobro, gli riscrive lo flesso Cesi : a Resto anche conu desiderio intenso di udire che V. S. sia assalto libera daIle suo u indispostrioni. n Id. ibid.. e. l78 3.ll 19 delio, gli rispondo Antioco Bentivoglio da Osimo: a Nonu potrei esprimere con parole quanto la cortesissima risposta dis V. S. mi si a stata grata, pote he non solo si e degnata rice vermio nol numero de' suoi servitori, ma anco mi ha data oceasioneu clilio arditamente gli possa seri vere altre volte, se hon nona vorrei che te mie lettere, contenenti eOse che poeo vagitonti, a gli apportassero tanta piu nda trovandola indisposta, come mis avulsa essere aceadulo ne1 ricevere ratira mia, perche io nonu iniendo apportargit incomodo, angi mi sara graria disserire la ri-u sposta e anche tacere in tali occasioni. o V., P. VI, T. IX, e. 208 l.
ij li Gualido tono eoa ria te Leltore Solari.
183쪽
a ho avuto rispi Sia alcuna, e ne flavo con mara vigila sapendo a quanto V. S., e in questo e in Ogni altra sua arione. sia eorimea e compita: quando che dat padre G. B. Bellini, genti luomo luca chese, che veni va da codesie parti, mi su riserito d' una gravea indisposietione che V. S. questi mesi addielro ave a avulo, mau che per graria det Signore adesso si ritrovava in buoni termini. v di cho no si a lodalo Dio Signor Nostro, che taceia elie vadiu sem pre di bene in meglio. n Id ibid. e. 214ὶ Ma te speranae dei Gualdo suron vane. avvmnache it male. angielie datali requie, si aggravasse: laniocho dolente Galileo, olire at mali dei corpo , di xedersi pur tuti avia impedito dalle O servagioni delle Mediere, impose aI suo discepolo e professore in Pisa P. Benedello Castelli di venirie sacendo egit se gui lamente. Onde suppli re in questo modo al bisogno ed alia volonta che lopremeva di conseguire 1a persella leoria delle medesime. E il 26 dello stesso meso di Novembre, it Castelli cosi gliri spondeua: u A stare net tello io xedro Giove a nascere, perche K nella casa dove io abilo, che o in Via Fasoli, ho satio asset lareu una stanZa giusto a proposito: ma per ora bisogna aver pacie et Ea con questi disperatissimi lempi e nugoli peripatetici ... a V. S. attenda a conservarsi in questi tempi, e con occasione mia ricordi a I sig. Niceolo Arrighetii e a tulit gli altri signori midiu padroni. B IL, P. I, T. VII, e. 18. J. Ε it 3 Decembre. cosi tornava a scri vergit intortio questa materia: a Mando a V. S. E. una costituetione dei Planeti Mediceta non avendo poluto sar altro per Ia scelleralissima costiturionea de'tempi; non gia che Ogni mallina non sta in piedi alio 12 ore.
a quando appunt O Giove si leva .... non manearo OSservare cona quella maggior diligenZa sara possibile, B ne mandero, se mia servira it tempo, te costi iurioni per Ogui ordinario. s V., P. VI. T. IX, c. 220 l.
sio Era gia ineomine tala l a porta euerra dei peripatellei e dei frati eonlro Galileo: guerra. cho dovolis alia sns condiario a sars ammonda de Ile sue dol-trine ditiangi at Tribunale della Inquisiriono: guerra, delia quale i' aperta dichia rarione parvo ossero ii famoso motio laneiato eoniro di tui dat pulpito clisania Naria Novella, sulla sne di quesi' anno, da fra Tommaso Caecini dome-uleano: viri Galilaei quid stratia naspieientos in coolum
184쪽
E eost con cercare di servire ii suo maestro meglio che perlui si potesse, gli veni va regolarmente scri vendo in torno questo ar-gomento. Il 19 Decembre, gli dice: a Spero domattina Osservar a Giove e gli mandero te costiturioni. a s Id. . P. I, P. VII. e. 190 :o it 31 delio: a Non mando osservarioni a V. S. Perche te si- a more nugole non vogitono, e qua te mattine dei pochi giornia sereni passati sono state tenebroso per certi nebbioni, che mia lianno impedito 1' osservare M. n IL, P. VI, T. IX. e. 227l: e gli mando net Gennato 1615 quelle che abhiamo recate a pag. 107: e ii 28 dello flesso mese lo richiedeva de' suoi med simi strumenti in questo modo: a II mio occhiale non mi servo cona quella recellen Za cho desidereret; aneti credo che dei planeti piuu vicini a Giove non si a per v erne se non quando sara ait 'Opa postrione col Sole, e pur queste sono lo piu importanti. Se V. S. a giudica hene it mandarmi uno de' suoi occhiali. li proinelluc tenerne quella custodia, che tengo delia pupilla degli occhi misti: a pero saecla come meglio giudica per suo servirio: n IL, P III. T. VII, Sex. 2, e. 42 J: o gli scri vova it 25 Marao: a Non is altro a se e dei non mandargii osservarioni, perche te nugoto io laniana per me: sorsi questa sera, se si manterra it tempO, osservem. n
IL, P. I, T. VII, e. 213): e net Maggio gli mando te inserva aioni da noi recato a pag. 108. Ma ri prendi amo it filo dello explieite testimonianao di malatii a. Il 13 Decembre 161., gli scrive di nuovo ii Gualdo da Roma: u Ilo rice vula Ia gentilissima di V. S. Mi rincresce net cuoro leu sue indisposietioni; placeia a Dio benedeito di riconvalidaria
u accio possa con la dollissima e Onoratissima sua opera rendera celebre, come ha saltis linora, questa nostra ela. n i Id.. P. VI.
li 24 detto, gli serive it Cosi: a Senio particolar contento v v dendo te gratissime di V. S., com8 appunio e stato at riceveru et, 'io ho salio ly ultima sua dei 1' dei corrente: a Irincontro potu ho sentito grandissimo disgusto d' intender cli' ancora non si si au ri avulo dalla sua indispostrione, perche conosco esserio molio a piu necessario attendere alia recuperazione deua sanita che allau saliga degli studj. quai facit mente puo esser cagione di tuito ila suo male, e pero coneorrendo anch'io col parere de' medici. a laudo che V. S. lasci un poco questa saliga da bauda re. n
185쪽
4 Predicatore de' Bernabiti, assorionalissimo ullo dotirino di V. s. . a m ha promesso certi passi di S. Amstino o di altri doliori inu consermagione deI senili non to dato da V. S. a Giosue: quandon gli a vero, Ii mandero: intanto attenda a risanarsi e vada ina villa. Νoi qua avumo come una primavera. n IL, P. III, T. VII, sea. 2, c. 36l. II l2 dotio, gli torna a scri vere it Cesi: a M' o stato carisu simo intender dalla gratissima sua det 29 dei passato, nuo vaa di V. S. e insteme m' o doluto non intender che sia libera delios indispostrioni di corpo e ira vagii di mente. Questi ne inici dela sapore, che si pigliano per impresa it disturbaria dat te suos eroiche e utilissimo invenrioni o opere, sono di quei perfidi ea rabbiosi che non si quietan mai, ne vi e in igitor modo di ah - i balterii assatio che, non sit mandoli punio, aliendere a ri aversia bene per compire pol le sue Opere e darie at mondo a dispello u loro ec. n IL, P. VI, T. IX, e. 229J.ll 13 deito, clitudo it Caslelli uia 'altra sua con questo parolo: a Con the pregandoli sanita, me li ricordo servitore. n I Id.
a ma ove mi irovo due carissime di V. S. non quieto punio a delia sua sanita, che vorrei sentirno buone nuove o che let ira a sandasse ogni cosa e solo a questa attendesse, ehe pol a vera
a tempo di sod dissarsi nel compimonio delle sue emiche impresses o mortificarione de' suoi invidi e rabidi contrari. quali ora au quesio solo satigano di nu orti nella sanita con apportarii - 1 casione di disgusto e satiga. Di graria li lasci gracchiare, eheu pol et sara tempo, o mi saecla saper nove di D, che ne sto an- et si osissimo, ne s' assati glii let, ma sacciami serivere. n IL, P. VI,
a delle sue molestie di mente e di corpo ; o piu che quelle delu 1' animo mi travagliano Ie corporee, pol che in quesio it rime-u dio e piu dissicile e recondito, siccome tielle attre parmi. chea adoprandosi Ia prudeneta e valendosi della sondata e vera silososia. a d alla volonta nostra sola dipende la salute ec. n Id. Ibid.. e. 2,5. questa una curiosa e bella lettera, eo me tulte quelle deI Sagredo . Il 25 dotio, io siesso Castelli cosi re lo indica malato inquella flessa lettera, delia quale piu sopra alibi amo riportato unhrano ad altro sine. a Mons ignor Somm a li bacia te mani. o
186쪽
u lia senilis con ine dispiacere delia sua indispost Eione, e tu' hau imposio che li dia particolar nuova dello stato di V. S. : perou tion la vorrei incoinodar dello seri vere. a L . eiι. II 28 dello. cosi gli scrive t iovanni Cia inpoli da Roma: u Desidereret intendor it in igitoramento delia sua sanita; quanto u at resto sos certo che l'ena inenaa dei suo merito e i,er trionsa rou d'ogni invidiosa detrarione. n IL, P. I. T. VII, c. 2l7 .L'11 Aprile, cosi di nuovo i l Sagredo: u Ho riccvulo laa lettera di V. S. de' qualiro stante col solito inio gusto, e con-u solarione, e sebben si a per la maggior parte di aliena ma-a no, che mi da sospei in che ella non si tro vi in perlatia sa-u nila, nondimeno Ie sei Ovver te Olio righo ulli me di sua manos mi han fallo eredere che almeno ella si a a buon termine deliau recuperarione dolia sua da me desideratissima sanita, la qualu progo it Signore che Io conceda quanto priina e per molli anni o.
IL, P. VI, T. IX, e. 251 sil 2 uaggio, gli scrive Monsignor Dini: u V. S. procuri lan sanita e dia a me occasione di servirla. o I Id., P. I, T. VII, c. 225 . II 15 deilo, cosi di nuovo it Cesi: a La lettera che V. S. a mi scrisse questi giorni passati mi ea pilo sinat mento. ut doleu che non sento che V. S. Sila assatio bene. cruciandomi delleu sue cosi lunglio ed ostinate indispos igioni. La flagiono Ora es h na, e spero certainente si a per ria orsi a Milo. m Iitre ewu guisca quanto mi scri vo di rili radii suori e riposarsi sin cho stiau bene, alienato lota linente da ogni saliga ed itiquietudine: lau progo dunque con tullo 1'animo ad esset tuario quanto prima. v Id. ibid., c. 229J. Il 17 Giugno, gli scrive it Baliani da enova: a Farei in iau seusa con V. S. d' aver sallo partenaa di costi senaa licen Et armiu da let, se non lasso cli'io m 'assicuro clio V. S. sa benissimo u cli' io I' avrei salio pur iroppo volentieri per mio proprio intea resse. Ita maneat di sarto per non dar nda a V. S., Pur troppou travagitata da IIa sua in sermila, la quale prego ii Sig. Id dio chou li tolga quanto prima ce. n M., P. VI. T. IX, e. 254. lIl 20 detio, cosi di nuovo it Cesi: u V. S. si quieti un meo a vallo sati glie, e mi dia huona nuo a delia sua sanita o mi co- mandi, che te son se in pre servitore. n i Id. Dic, e. 25T. Da quest' epoca sino alla fine di Νovembre manehi amo quasi assatio di lettere, ne it herardini ne ii Viviani, hiogra si contem poranei di Galilos ci danno indicarione ver una intorno lo blato e Disiligod by Cooste
187쪽
le oecupazioni dei nostro filososo in quel tempo. Ita una tenera, non perianio, di Luca Valerio a lui diretia da Roma solio it di lo Miloniishre, possi amo ragionevolinente inserire ch'egii continuasse ad emero malato o valetudinario sino aliora, giacche in quella sna Imentevedia mo Io scri vente congratularat con Galileo delia sua recuperata salute in questo modo: u Oll re at venire a rallograrini eon V S. deIa I anniversaria memoria deli institurion lintea, come so, mi congras luto attresi della sua sanita, che da piij d' uno ho inlesa, ondo V. S. u continuera li pellegrini suoi componi menti. a imS. GaI.. P. VI. T. IX. e. 260 . E vista Ia lungliora a dei male fossorio, e la qualitadella incipiente stagione, natural monte s' induco ch'egii si trovasse obbligato a riguardarsi la nolle, e percio ad astenersi dat romer- arst. Pol remmo aggiungere ancora a giustificarione deli' impi ego dei suo tempo noi cinquo inest at quali si riserisce ii nostro di- seorso .cho aliora sorso su da lui scritia la famosa lettera o tralia loa Cristina di I.orena intorno la interpretaZiono delle sacre carieris petio at molo delia Terra; lavom, come e nolo, di queli' anno. sebbene pubblicato sol tanto nel 1639 dat Bornaggero a Strasburgo:
un brano ad nitro sine. Aggiungeremo ancora che non poco dO- vellero preoccupario te severe disposigioni, che Roma era aliora
in procinio di prendere contro ii libro di Copernico, e per river- hero contro di tui; tantoche sulla sino di Novembro, egit si persuase di doversi per questa congiuntura recare a Roma, per dove si in se intorno ii di 28 dei detio meso, come risulia italia commendalitia di quel giorno datagii dat Granduca pel Cardinale deluonte Venturi. P. I, p. 2573, e ilalla data della prima Ielleraclio abbiamo di Galileo da Roma, che st dei 12 Dicembre. ῬSS.
Gal. . P. I, T. IV, e. 56J. Le vicissitudini di quel primo processo, che tenne iungamento sospeso I'animo degli amici di Galil eo durante tutio l' in veraro, oin si eme la qualita delia flagione, spiegano abbasianZa come, sino a prima vera innoli rata, egii non avesse agio O volonta di ri prendere Ie Osservarioni celesti, che ricompariscono at giorno 5 di
188쪽
Un n vo assa Ito d' insermita ven ne heulosio ad impedirili nuovo Galileo dati' osservare. Il di 16 Maggio egit ne da vaparte a Bartolom meo Lionardi di Argensola a Napoli, come apparisce ualla costui responsi va dei di 31 delis. nella quale silogge: a Bicevelli Ia Iesiera di V. S. de' 16 det presente
ii mi duole molio che V. S. non si trovi con intera sanita; per au mi dico lyanimo che V. S. Ia ricuperera in arrivando a respire rar I 'aria di Firenae, che la patria ha polere in maggior cose n.
Soli questi i giorni det ri torno di Galileo da Roma a Firenge. Parii intorno it di ., come dat In lettera di detis glorno colla quale it Cardinale Del Monto Io ri accompagnava at Granduca, che neIlo andare glielo aveva raceo mandato: u nitornandosone ila Galileo matem alico di V. A. S., ii quale net veni r qua mi suu raccomandato da Lei, ho voluto accompagnario con questa mia,u o significare a V. A. S. eoni' si si parte di qua con sua in iteras repulaetione, e con laude di i ulti quelli che hanno trallatou Sem es. Id. , P. I, T. XV, e. 59 ΝΦ ando guari che lasse visitato da quale he nuova molestia uelle sue insermita', eomo dalla semento lettera dei Cesi a lui di-relia solio ii di 25 di detin mese: a Ebbi grandissima allegreχχau dei suo felice arrivo, o mi dole sentir che dopo la mularionu detrastro te abbia noctuto: spem hens che si rinisanc ara colet I' aversi buona cura, at che la prego quanio. possO. n M., P. VI, T. X, e. IJ.
189쪽
Scrivo AIessandro Capoano da Roma a Galileo, it 29 Sellain-hre di quest' anno: a Io devo tanto ali 'infinito valore di V. S., u che ho giudicato aver mancato assai daΙ debito mio in nonu averta saIutala in tanto tempo che parti da Roma con univerii sale disgusto di chi bene Ia conosce: pero vorrei che ii moliou alloilo di questa, con Ia quale te bacio Ia mano, supplisse a1 pasit Salo mancamenio, certificandola che siccome io conosco li suois inolii meriti, cosi mi largero in Ogni occasione sar dimostragioneu di quel che a questi si devo: il sig. Duca ed ii si g. Cardinalea spesse volie la nominai O, D m' hanno imposto particolarmen leu che la saluti in nome Ioro come M; ed io haciando te mani au V. S., desideroso di aver avulso delia Sua salute, is sine. n M., P. I, P. VII, e. 253J. II desiderio represso in questa letlera di aver notiato della di tui saluto, ci lascia indurre che ne corressero in Roma di non buone: e da questa cagione pol rebbero verosimit mento ri tersi tanto Iasiiddelta lacuna cho lo attre minori sino at 12 Novembre, per loquali epoche tuite vediaino nel Codico la Essemerido seneta riscontrodi Osservarione. Ma un argomento di maggior peso Io abbiam Oitello traiialive pii, the mal si retio ed impegnose rinnovale aliora colla corte di Spagna per I' antica proposta deue Longitudini, comeno sa sede la copiosa corri spondenEa tenuia da Galileo si a coleonte Oreo d'Elci ambasciatore di Τoscana in Ispagna, sia col conte Disitirso by Cooste
190쪽
di Lemosy Andrada vicere det rogno di Napoli, parte delia quale
Νelr inverno dei 161 1617 il negorio dolio Longitudini sucondotio si innanai alia corte di Spagna, ehe Galileo avea a riproin mellersene un esito at tulto foditissacente, malgrado te diverso disicolla che gli si veni vano opponendo, e ch 'egli via via risolvevo, como apparisce dalla citata corrispondenaa intortio quesia materia. E avvegnache Ia principale applicarione delia sua dot trina avesso a sarsi in mare, penso di recarsi a Livorno nol marro deI 161 T. sorse per conoscere e ri solvere quelle disti colla in caniche, chedat condurre te osservarioni sulle instabili navi potessero risullar .E veramento immagino ivi quel Binoculo o Celatone, dei qua Ioesso medesimo seco raperien ga con felice successo, inalgrado l'impetuoso vento che agitava Ia harca, in cui sece la sua prova. Felli.
pag. 281 e 663, o Venturi, Par. II. pag. 78ὶ.L' andata di Galileo a Livortio su certamente posteriore at 22 Felibrato, come da una lettera di questo giorno a lui direlia da lyadre Castelli da Pisa, nulla quale leggiamo quanto appresso:
a. . . tulla via se lei si risolve di venire, iratie remo e concluderet nou qualine cosa n lMSS. GaI., P. VI, T. X, c. 21 l. Che net Marro Galileo fosso in Livorno, non puo mellersi indubbio per Ia sua Iettera dei di 22 at segretario di stato Curetio Pi- cliena, datata da Pisa, cho com incia: Fui a Livorno ec. e prindotia dat Venturi P. II, pag. II, nella quale appunio discorredella invenetione det suddetis Binoeulo. Ε det suo ri torno in Fi-renge circa alia meta di Maggio, abbiamo quesi altra testimonianaadet suddelto padro Vastelli in una sua lettera dei 16 dei dolio mese a Galileo: a Mi rallegro det suo felice arrivo in Firenge, chee m e stato significato da messor Gio. Ballista forae Rinuceini l. s
QS. GaI., P. VI, T. X, c. 23 l. Ιl quale Castelli semilava te inservationi dei Satelliti di Giova
