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gli occhi nostri casta per fame tengono an chora temptui esse, di uerre, di ciuili bri Oe nelle quali brutti de propio Heli 'altrui sangue a casa pur troppo pessici ritoritano Amiamo adsique i figliuoli 'auendo ne δε non hauendone . hiediamos ad Iddio con questa conditione se tale a uolunt sua det tutio ri/mettEdocilem pretieli arbitrio di sua Maesta per godere o di quella tanto amabile tranquilliti
et se autene che nati ci moiano monte ne di speriam di mantera che contro Iddio sile
chi. 4 mondo si scandaleetetici dando di nolsospitione che a resurrettione de corpi non si credes Veggone io pur molli per a morte defigliuoli plagnere dirottamente pelarsi a barba
pello, O quato pia tono at signor Iddio qu sti planti disdicon non solo i lihuomini christiant,ma anchota pagani mi uuietae Sriaue letto,cne essὸndo morta ad Η rodes fista una sua figliuola deita per nome.Pa natenaid aversiforetati si Atentes di mitigar gli it dolore dandosii contro it costume delia patria sepol tura dentro a citia a quale sit cedendo pol non dopo molis a morte di El-
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pinice sua minor figliuola & ne piti, ne meno lamentandosi gittandos i terra.& stridendo seneta krba it conueneuole suo opragius egit Sesto filosofo 4 dopo molle parole gli disses che piugrato presente alla figliuola morta far no polreb be che di inscitigarsi quelle uane lagrime, o at meno moderatamente plagnere se adunque sc5 ueneuole os paretia ad lihomini pagani , ilpiangeresi passati figliuoli quanto meno conueneuole essὸ dourebbea no christiani conda ferina speranga della,
surrettione 2 spetiat mente essor/tandoci Paulo i non c5tristarcene,& ammonedoci l E clesiastico tanto amor
uolniente at non dolersene la ali etiam . 'i, o m deiu mor
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Della Asserenet delle inglutie 4 debras frena stra . cap. iiii O TR EST E agetiolinente dirmi alm istino Helle ficulta δε de figliuoli mela passere leniermente & non malain geuot mente me ne dare pacen a io non ho a nimo di sonerir punio te ingluries perci oche tuti te uolte che mi odo uillan glare subito misento perturbare ogni nata quiete. Ierito mi occupare d'un fastidio insopportabile et ioci diseco , che se animo non hai di sesteri te inglurie
chesti sono falle ri vardi quelle che tu stes se at ignor Iddio in pu es t comporta si
patientemente potendoti Con ut minimo ccinno riuolgere in minuta potuere it che per non
solo non se madi pluat aluta col uago splendore de Sole col grato lum della Luna con aritimi de gli elementi coci saporiti rutti della terra, io mille altri stromenti della sua in finita prouidentia . At magno Iddio de ad ui que ingemarsi di rassi migliarsi illuo Christiano. 8c pensar chea ingluria non gli possa molto at tanti penetrare, non tando 'ingi uri altro che una patientia di qualche duro male it qua
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le non pilo cadere net Christiano, cui Ogni cosa per nulla suo solamente a gratia. xla disgra tia de Signo Iddi, et per tanto it anno dei l honore dei corpo . o de beni caduchi non liuiene in consideration come cotidi momento,
havendo Ogni suo bene riposto in ladio. iman E do sol d ladio contento & per amor didui repti tando a morte essὸ laesita Mil danno tin'utilisi1 moesuadagno Deli perche noti armiam notadunque di patientia per amor suo contra tuiti isinistri casi che alieni ci possit, spetialinente
mourandoci conn infinita sua patientia.& condat ungasofferena delle inglurie che non douemo istimare.ne far conto delle uillante chedi scori
le anime nostre Christo crucifissi, contemplito bene.partitamente considerito & certamenteuedrallo igitudo per vestir lui prigioneri legato per liberario,, scioglieri da lacciuoli diaboliseci, ratio sacrificio per purificario da ogni interna macchii uedri ch glista lasciam apri ille, to per chiudergii 'infὸrnes uiar te mani cheprima cons beli ordine fecero ii mondo Δ pol ne mondo i liuom formarono per amor suo
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da pungentissimi chiodi sorate 4 capo corona to 'acutissime spine, per coronario pol delia ce teste gloria. Consideriamo unloco intentamEtes ingrati chelaoi iam, che 'ali rear nostrane utene dat suo dolores la saniti nasce alia in firmiti sua dualla sua morte ne derivada uita uergogneremoci di non uoler sopportare una minima parolueteta per amor suo . habbiamo ar/dire d ofindere ii proslimo se ibo uale ei si e lasciat si rigidameae stratiare Gem che sol quo sto rispello ci ouerebbe far cadere Pira desabbattere o Hegno ne suo maggior furoredia gnia moci ad unque di essὸrtio solo amoreuoli, ubi/dienti a tui. ma infino ad gni uili imo hu mo per rispello deli infinita sua bonia: sorcia/
nimo pol che ueggiamo quelli.che mal non conobbero Christo uidati sol dalla natural ru dentia hauerto si ben saput fare. Non ci iii alcuno di noi che si maggior di Cesare ne d ardire, ne di consilio me di prudentia ne d'im perio donondimeno guardiam quel che di luiscrisi Catullo. ωche brutti uersi ne compones se cxpur dalla sua magnanimitigo uernato,non sol non si uendicό de si infami uersi a non ne
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Della Tranquilliti sece pia uia minimo segnes Chi se pila grave.
ccomunato di Catones sugii pero di fende do una causa non sol suacciata a toga in sputatoglida Lentulo ne uiso: ne a molirό ditariae stima, an Ti a conuerti in motaeggiameia to dicendo cli est sem pre testificherebbe cotrodi chi asserinasi cne seneta bocca e Mi uuiene haver leti,d'un gio timetto, squale, havendo udito per qualche tempo Zenone.istimato in que iecoli tin ottimo filosofo richiamato pota casa dat suo padre., addi mandato chefrutto haueuetitio negli studi delia filosofi . ri
sposse. io telo ostrero padre tor& non lincendo pero , ne secendo ne altro scgno incontanente Pauiso it adre, che la speti atta perchedi uenista ualet sessi stata dei tutio gittati: seneta far iungo indugio incominciollo crudelissi/inamente i battere Sopporto 1 figliuolo conincredibit patientia rira deliadreci purauita/uia essendo richiesto di da qualchegtulo de pro filio che hauesse fatio, gli risposse questi sono frutti che riporto dati a filosofia, chelo opporto si uolsitieri rira tua.&de battiture che da uella me ne en no mors ela superba filosofiapuot mostrarci si bella disciplina Marmariae
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d'unas perseita patientia, quanto manior con fusione esse dourebbe la nostra essὸndo no net sacrosanto uangelo si iungamente nudriti. havendo peressEmpio ii Saluatore in ognito satentato per amor di not. Diceu Bione esset troppo gran male it non pote sollieri it male Souuiemini d'haue letis .che ess)ndo Anacarsi in unionuito battuto destin insolente iotiane, altra tendetia non ne sice saluo che gli dista se tu gio uanea presente non opporti it uino semat auii tene, che tu in UcCChi, Conuenerati altu dispello opportar acqua . ii ueramentegran modestiada sua di attribuire at uino ringitiria delitotiane, spetialmente ricordando i .che Chiunque stemperatainete lolcue in quella eramassimamente alia quale meglio si conuerreb best acqua .che questi cotales esse uolte iunio alia uecchiata si costretto induogo di uino alerdeli'acqua morie hebbe tanta patientia uia barbaro di Scithia sol informato de precelli flos fici molio pii ne do uerenam pur hauer no i, aquali, ὀ pro post la croce .l arsanno Ἀl 'an goscia, per uida di condurci ali eterna fallite Io consigliere volontieri gn uno .che quando assalito sussedali 1ra si ricordane de consigito,
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che diede ii Atenodoro ad Augusto diceri do i iiij cometira o ncominciasib aratia inare , non prima facesse, ne dicesibiosa alcuna insin che tutae pro nuciate non hauesse te xxiiii. lettere deli alfabetio litem per cortesia uotche si pronii set ali adiram . per Ogni mini in fuscellino che ui si travolga ra ted . a tedite ii cieto, bestemmiate i giorno de nasci mento vostro, dc se ii mondo susse di uetro . logittereste contro de muri, item si prego' se uia paZZo,dun sancitillo, o uero un'ubbriaco uiuriaue ui calperiaue ui spignesta et fango, secesseu cadere uorresteio piglia la spada inmano, contro di tui combattere e non credo
gia ioci saluo se simile ad esso non suste 4 qu sto non procederebbe per saltra agione sal
uo che stratio stessi direste.1l sanciuilesta.& dicesinet saper quello, ch et si faccia o che si dica ne paeta latagione ὀ da surore occupata, ,el subbriaco tragione Ada uino sommersa et chealtra cos Liaeli liuomo iniquo, maluagio &oltraggioso saluo ch gli estiuod ragione.ub briaco di colera Moppreta dat furore Let che si remino no contro illaZeto che 'ridando ciminacciaue e cacheremino uerameae discostarsi dilui,
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dalui, nesci commouerem putato noli animo nostro scosi facclamo ad unque con questi altriingi uriosi liuom inici pregii iam Iddio che lorri metiati sentio ne capo altitiant i tutio noltro potere facclamo guis a diluon medico . a quale, quantulaque ii frenetico siccia, dic qua todi male ei possi . egi per non lascia di foueniri odi tutio vel .chelli accia mestiere, ne si rimane di castigario purili egi pensi di potergi gioua
re o quante uolte citas clamo no stollamen/te prima uincere dati colera che intendiamo ilueroa non ponendo mente cheri adirars o peringi uria, o per altro danno che si ricetia si unentrare in furores essendo da sati dissinito non altro essera ira che unlricue furore lenche nolposcia con it a costume, Scon impatientia
nostra io facclamo diueni troppo ungo furore. Piacque per tanto ad Ennio nobi poeta di dire, ched ira sude ui principio di parata est me parcerto che ella si non sol principio di parria.ma spesso it fine della uita nostra Legit emeramente affetio degnosti e ui si ponga gni studio per stirpario pol che non solamente offende altrui maoffende gra mente se stesso . cacclamo adui que dino questa perturbatrice di tranquilliti
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con a quale far non si ptio cosa alcuna ille mi furatamente altaria len con ob bero quoi ma ligni esseti Archita Tarentino . Platone polche tam temetiero di trappassa illiusto modo dicastigare idor peccanti suciditi iociosi molle uoltei edulo alchini signori ad irarsi fieramente contro de seruidori, per hauergli otio uia bi/Chiero di uetro. conturbarsi comesse quel bura chiero stato fuste terno eschesi ministri loro non lasset liuomini ha credo certo , che, se ad sit occasse simile eskrciti, ii haut ebbonorotti l centinata . Certo che saria assa meglio ilricordarsi, quanto piti graui errori facclamo no itutio litorno ienche di natura nostra tanto su
perbi . Morgoglios sanies che mal non citaredi commetier tali, O sciocchi,ό anagloriosi,
che noi siam, consideriamo unloco con I nuta diligentia te attion noulae, seneta dub/bio ritro ueremo che non bl uia bicchicro cosa si fragile in spes ci troueremota haueri otio ramicitia fra pili stretii parenti rimeicolando ciprosontuosamEte in quelle cosse che nouo uetia mo, otio anchora spesso con a nostra uenenosa lingua,4 peruersa volonti l unione, chestra
