Francisci Rossi iurisconsulti florentini Monumenta posthuma latina et italica

발행: 1781년

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sturio si serebbe, se prosondamente, e senZa passi ne meditando, si ravulsas ero in not. L' esempio degli altri h una 'vola aperta per noi, e gi' in contri lanasti che si vedono accadere glornat mente in quelli, che operano seneta la guida di una giustaragione sono vn vero ammaestramento di comedo iamo condurre not stessi ; Onde tentamo amente quella Senteno di Siro Ex vitio alterius f piens emendat siuum. E queli' altro detis sapiente in noscito saepe alteri, nunquam tibi. me sis a vera che sia mellis perdere un amico, .che un bet tiro.

CAPITOLO XIX. E MεcLio dissimulare che Vendicatii. cosi c' in

segna la Legge divina, e la morale filosofia . durique sera sempre meglio l' astenersi dat bessare.

D mordere un amico, che perder l' chcasiona dicoiripari r vivace , e spiritose . Nel primo easo ii Precetis obbliga a perdonare at nemico che ti haossessi ; net secondo easO la massima d' uomo prudente ii costringe a tener pia conto duli' amico chenoti ii ha osse , che a largit un' ingiuria per dire uri bel motio. Talunt sono deli' umore di non per- donare alle loro lacrite, e arguteZZe, ancora a e sto dei sacrifitio deli' amico. Ma questo h un sen- timento da gente spensierata , e senZ a consideraZione. Un bel motis risparmiato in un occalione nonci se perder nulla ; ma aZZardato , e lanciato contro uti amico ci se perdere t 'amiciria, chu h qual-che cosa da tenetii conto nel Μondo; dunque d

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a pere periettamen te una scienZa costa tutia lavita; aneti si puo dire che non si siniste mai d 'im- Parare e che quanto pia si studia pia si conoscedi non sapere. Pero quelli che pretendono di sa-Pere Ogni cosa son tanto mediocri in tutio che sipuo dir che non semio nulla; e ι' Enciclopedia si dice , non si troua . Convben danque negli stadi. Vere uno scopo, e a qaello tirare tuite te nostra linee, perce. netana scienaa . tanto i lata, e separata dati' attre ; che non ricerchi quatche notiata dei sint confini. G prefazione di Vitruvio di- retra at prosetari d' Arestitettura prori che l' Architerio per ben professire la sua arte deve saper mol-

te cose che contornano , e confinano con 'uella, maquesta deve ess)r la scienta deli' arte , e deli stre cosela notitia. Cosi h la Giurispradenta che ricerca lanotiata di tuite te cose umane, e divine ma la scienaa si riduce at solo giasto , e ali' ingiusto. Columella nel Proemio det suo Traitato de Re rustica dice l' iste per fax vedere quante cose son necensarie sapersi per ben apprendere l' Agricoltura ; maancora questi stadi devono larsi per acqui stare te oppor.

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tune notiZie, e tuite adoprarie per Ι' acquisto delia scienEa principala. E' un grande ignorante quelloche non is 1' Origine di una cosa , e che prinnunetia quella regola, perchh l' ha solo imparata a mente , o leggendola sentendola dire 'da altri . Le verith son tutis connesi. tra loro, e una damano ali' altra. Vi sono certi materiali, che sono

gl' ingredienti delia fabbrica . Per esempio l' Istoria Romana, e Barbaria son nece it,rie saperii da un L gale, perchἡ da quella Istoria traggono l' origineae Leggi ; ma non E necessirio saperta come l' Ist riografo deli' Imperatore , o det Re di Francia . La Lingua greca h necessaria per la Legge perchhvi sono tante Leggi, e Costitueti inii Meche, e final- mente ii Corpo cli Ragion Civile fa compilato da

e est ario est Pr il Faeciolat . In somnis tuiti gli studi

polli,no molio conseri re allo studio principale, matulte te linee d cmo tirarsi at centro Al principale studio. L'istes si dice deli' ac qui stare, o com- prare una Libreri a s bisogna fitare che cosa si v uolsare con questa Libreria salta per nostro privato

scorso. La Libreria privata deve avere uno scopo, eo me per Hempta .lo studio della Giuri rudelira r In qaesta Libeteria dunque ci devono o ci Pollono

cauere tuiti i Gassici greci , e Latini. Tulli i Libri d' Istoria Romana, e des Μedio Evo. Libri di

Arte, Critica , di Logica , Dialettica, an coria odis di Fifica huona, Libri d' eloquelara, o per Ie Lex gi canoniche l' Istoria Ecclesiastica , e dei Concili. Pol tuiti i Libit d'Etica, di Politica, di Gius nata- π1le , di Gius. della sunti, O sia delia Giuris prudenaa

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x 4o universile . E final mente tuiti i Repetenti buonidella Squola dei Cui acto , e fino at tempi nostri imigliori Interpetri . Finalmente ci vuole tu ita laraccolla dei Pratici almeno fino in mille volami, con tu ita la serie delfe cose giudicate det Paese. Una Lil reria cosi composta dar, frequente occasione di ricorrere at principi delle cose, a indagarnei' origine, a sapere it perch. di quello che si viioledimestrare; e far, un Giureconsulto illuminato. Maintendi mo bene che it principat memero , e loscopo principale deve estὰr quello della Giurispr denta che s' intende di professare. e H non voler avor pretisdies λ is mauioredi tuiti i pretiuineti

CAPITOLO XXI.

R ' u odi o che si picea di spregiudieato si re de nella societa o insessiribile , o ridicolo.

Non volendo semitare ii modo di pensar comune vestir, come gli torna comodo , e non come Portait costume, o sata credulo un pazzo da tuiti ; coia

dei suo modo di nutrirsi. di mobiliare la casa, di divertirsi ; perchh quantunque posse esser verissimoche in molle cose vi si a da megli orare , e da vive re con maggior comodo . con minor dispendio. econ maggior liberta, nulladimerio pero non si puo negare che molle cose , e quasi intre hanno una tacita convenZione sociale . che ci obbligano allareciproca osservatio . Onde subito che si manca a questa consuetudinaria , e tacita convenZione , si

Palla per uomini particolari, e strant , che son ris

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rio che apparisca neli 'aria, e tuiti vi per guttanoeon i motti, e con te besse s talchb non si troinpiu nsi amicietia , nd stima di alcuno. Cadono quin sti vente net discors di religione , e qui si chesi dimostrano total mente diversi dati' altrui pensi re; e si tirano addosb la taceia di miicredenti, edempl. Onde non vi h chi non gli detesti , e non gli aborrisca, perch. tra rediscono at precetti sin damentali delia societa , tra Ie di cui leni vi hquella della religione, tolla la quale non puo sera meno di non consondersi tutio ii buon ordine, e ii sistema delle cola . Dicono finalmente eme ne tutio quello che gli altri credono ester male , ed ait' incontro si dichiarano di credere che sia male tutis quella che gli altri credono che sa b ne. La quat mani era di pensere gli is considerare Per sorsennati, in vece che gli arrechi eredito , e

in qualche cola dicessero bene , ma est endo nati

dom che tutio questo h stato stabilito 1 neeessirio adattarsi, ed esser uomini di Ogni paese, e d' omigiorno. E pero credo che non vi sia maggior pringiuditio di quello di non voler aver aleun pregi dietio a

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Cis r Uomo fisserente , ν mansueto renis pia Dueri i mali delia vita .

Iuravo h il sentimento d' oraris, che diee. θ Dolus fit patientia, quisquid corrigere es nefas: E veramente quando un male h inevita bile per nol, siasi questo o fisico, o morale, gia chε h impossibile , che con te nostre serae lop amo allonianare da noi ; aliora sinrendo it tu seto con I azieneta . si rende pia tenero, e piu tollerabile ; altrimenti aggiungendo at male la nostrasmania , e una smoderata inquietudine, it male si viene ad accreaeexe, e ingrandi re d' assii. n vi h nelle di raetie altro mexro Per non rovinare aseisito , che quello di rimetters at volere d' Iililio, e ali' ordine delia ProvvidenZa, che ha stabilitoche te cole sano cosi determinate, come accadono, aliora si prova qualche sollicuo di spirito ; simi si vuole portarii alle querele, ait' escandescenaee, e ai furori . quat sera quella rissessione che vi posta alleggerire la pena Z Niuna certamente . Lapaeticiara E quella che mette in calma Io spirito, it furore E quolio che lo melle in tempesta .L' animo costante non si perturba , e si fi e cocsermeetza tutio cio che gli avviene , stando in queste due cola tu ita la semina della dottrina Socraticacies net sostri re, e neli' astenersi.

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GLi -Mi Ni non lodano glammai gratuitamente, e senis interes e . E' necessirio, che o qual-che cosa di bene si acquisti a chi loda, o obe ciperda qualche cosa quello che h Iodato. elli che sis di gran nascita sono semproincessantemente risperiati ; Don vi h it pisi gran privilegio tra gli uomini ι alI' incontro quelli cheson pia infelici son sempre disprezzati . quaMhδnon sta bastante la lor miseria , se non si aggiunge

te besse , e it dii preetis. Gli uomini sono veramen te inglusti, e crudeli . Fa d' uom est et diace, e umano con i suoi sa- miliari, e consolargit per meeti di questa mansue ludine. della dis raetia delia loro condit me. E' solo essetio della tortuna che si trovino in tale sta' , e che noi samo sispra di loro. Si deve scansare, e iuggire it gi uoco, per es

da con dei cattivi gi Orni. Dali' altra parte δ Br-za di star iam pre in guardia per non es er gabbato. cd h una pessima cosa it passeniar sem e nes

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L' aria grande tira a se delia stima, in un' aria dolce, e onesta tira a se deli' amore. Siamo a bastanta felici quando troviamo it -- stro conto con not stessi, perchh si trova it bene quando vogliamo ; impariamo questa legione , e non stremo mai annotati delia vita. Per essere gradiis, e di buom compagnia bsesegna pensar sottilinente, e net momento, it chesi chiama presenza di spirito. E questo noti s puo fare se non da quelli che hanno io spirito eccellente, e molia immaginazione, e memoria . Bisse

gna se per bene la lingua , e conoscerne tutis te Gnegete, tulte te baie, e tuite te delicateare. Deveogni uno accomodarsi alia portata di quelli con iquali traita, e prendere in certo modo ii punio,

e it grado det loro spirito r Si deve mainarsi dimostrar di voler esicre sempre it priiacipat segmetodella conversagione. Aliora si h graditi , e s piace quando si ascolla volentieri gli altri, e senisgelosia , e si lascia che gli altri ancora abbiano dello spiriis. I deis arguti son rari, e dependono dati' occasione, e cilla Qrtuna. Tulli i racconti non rior stono bene ; non si post ono fare spesib, e quando vi siamo impegnati , si procuri di fatali brevi , eehe vi sa qualche cosa di particolare, e piccante, che interessi ad udirgli. Sopra tutis si scansino iraeconii deli' istes. cose, perch. troppa E la notanel sentire quello che gia sappiamo, Sopra tutio quelli che vGitono divenire abili.

e graditi nella convcrsazione siano persuasi, chenon potano a tal segno arrivare se non amano dileggere reni glorno. Polcha senza Ia lettura ognipia bel naturale divi e sterile, e sicco .

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et i, ν l' infingardamine, e la salsa

, hanno inventato quello che si dicebuou senio, o altrimcnti sense comu , Per est luderela neccssiis delia se i ta liositiva, e uello studio uelle cose per clementi. Dicono adunque che coliolo buon seni si puo ess)r Legali, Medici, e Te logi, ed ogni altra cola che uno voglia esibre, cti ridono di quelli che consumano te notii.e igiorni a rivoliare te carte degit Scritiori antichi, o moderni. Ma per verita coitoro non sanno quel Io che si dicono; perclid doυ' δ questo buon sen- ω , e questo seni comune se non d collivato Quando l' opinione di uno non δ mai uniforme a quella deli altro, o quello che 'uno giudica esserhuono I altro lo giudica effer cattivo ; nh vi hchi concorra neli' Opinione deli' altro ; e sino nelle cose dei sensi vi h chi sente difi)reii temente dati' altro

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altro. E pure in una discordia cost grande di iudito P intelleituale, di tutio ii iisico, e di tutio ilmorale, net che si vede che una parte degli uomis ni si ride deli' altra, vi h chi asshrisce ei Erei unbuon senso, o vn senso comune, Questo buon se so, non ε altro, che il giusto criterio capace didistinguere e separare ii vero dat isti, ii gius odali' ingiusto, ii ςerto dat probabile, dat verisimi te. dat dubbio. questo puo otteners. nh lamente umana pud assinarsi in tal sorma da sormarii questo giusto criterio, se prima non ita per meZZOdi un lungo studio, di una assidua meditaetione so-pra tutio lo scibile, sopra te ragioni addotte dat pisi insigni Scrutori tanto antichi, Che moderni,

formati i principi Hsciente , sistiti i rapporti,

conosciuia la lega, la catena , la dipendenZa ui unodali' altro. Questo h il buon sensio, che h frutio dello studio ; i' altro che datio studio non nasce hun puro capriccio figlio deli' ignoraneta, e deli' goglio. eliq che unicamente puo determinare gliuo ni η convenire nelle cose morali non E altroche it postivo sis lato, e stabilito tra loro Iκr convenzione , o per legge ; ImperciOcclid se non visosse la Legge che punisse , e vietasse l' omicidio. e si doven. giudicare per via di buon seni , t 'vomo inutile, O dannoso alia societa si polrebbe impunemente uccidere, e l' omicidio non solamente non serebia uia delitto, ina uia atto serebbe da Eroe ; come dice , bencbδ salsὸ mente, Ciceroneneli' oraetione pro Milone i dove eccet tua ta la ragiOne che l' omicidiu su ςommesib a diseia , tutio ilrestante delle ragioni sanno odere che lasciando tuom at seni comune ella d un' Mione molio gloriosa 1' uccidere un uomo cattivo e sersi Ia giustigia

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